Ci mettimo all’Opera!Inizia l’oratorio estivo 2018

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Al via un’altra estate ricca di forti momenti educativi per i più piccoli e i loro animatori.

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UN’ESTATE A TEMPO PIENO DI GIOCO, FORMAZIONE, PREGHIERA, CULTURA. I PIÙ PICCOLI ALL’OPERA PER SCOPRIRE IL VALORE DEL LAVORO, DEL RISPETTO DEL CREATO E CONTRO LE INGIUSTIZIE SOCIALI.

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Inizia in tutta la Diocesi di Milano l’oratorio estivo: 250mila i ragazzi coinvolti, 50 mila i giovani volontari!!!

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La proposta prosegue idealmente l’avventura dell’estate scorsa. Dopo aver contemplato il creato come splendido dono di Dio è ora di rimboccarsi le maniche e darsi da fare: «Ora tocca a te, allOpera! Tu prendi questa vita e giocala! Avrai il coraggio di chi il mondo cambierà…», si canta in uno degli inni dell’Oratorio estivo 2018.

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A prendersi cura dei bambini e preadolescenti nei 1000 oratori ambrosiani saranno gli animatori, adolescenti e giovani dai 15 anni in su: circa 50 mila in tutta la Diocesi. «Ragazzi improbabili» li ha definiti l’arcivescovo in occasione della presentazione dell’Oratorio estivo in piazza Duomo. Ragazzi improbabili perché, «mentre il luogo comune li definisce egoisti, loro invece sono generosi; mentre il giudizio universale prevede che ciascuno pensi per sé e usi il suo tempo per fare quello che vuole, pensano agli altri, hanno intenzione di dedicare le prossime settimane per far radunare i più giovani, invitarli alla preghiera, organizzare per loro i giochi e i laboratori».

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PROFESSIONE DI FEDE dei nuovi animatori e MANDATO EDUCATIVO per l’Oratorio Estivo 2018

Sono chiamati i ragazzi e le ragazze che faranno la loro Professione di Fede davanti a tutta la Comunità. Questo gesto è il segno di un cammino spirituale che li abilita a prendersi cura dei ragazzi che verranno loro affidati. Preghiamo il Signore perché questi giovani ragazzi sappiano testimoniare nella vita ciò che ora professano nella fede.

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Volete impegnarvi a testimoniare in mezzo alla società l’amore crocifisso e risorto del Signore Gesù con una vita di preghiera, di fedeltà alla vostra vocazione, di generosa dedizione ai fratelli? Sì, con la grazia di Dio, lo vogliamo.

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Volete impegnarvi a testimoniare in mezzo alla società l’amore crocifisso e risorto del Signore Gesù con una vita di preghiera, di fedeltà alla vostra vocazione, di generosa dedizione ai fratelli? Sì, con la grazia di Dio, lo vogliamo.

Ricevi il Vangelo e testimonialo nella vita!

Siamo felici di presentare all’intera comunità e, in particolare, ai bambini e ai ragazzi, gli animatori dell’Oratorio estivo di quest’anno

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Carissimi, con gioia la comunità cristiana accoglie il vostro entusiasmo alla vigilia di questo Oratorio estivo. Animare le giornate dei nostri ragazzi non è compito facile né scontato. Richiede passione e pazienza. A nome della comunità, vi ringrazio per la vostra disponibilità. In queste settimane vi affidiamo i più piccoli tra noi: sono il tesoro prezioso della nostra comunità, la nostra riserva di futuro. Abbiatene cura! 

Grazie, Signore, per il dono della vita, per il dono dei nostri amici e per le persone che ci vogliono bene! Grazie per averci creati a tua immagine come opere meravigliose del tuo amore. Anche quest’anno abbiamo accolto il tuo invito a fare gli animatori dell’Oratorio estivo. Ci impegniamo a giocare tutte le nostre qualità e le nostre capacità a servizio dei più piccoli e delle loro famiglie. Signore, in queste settimane desideriamo scoprire quanto siamo preziosi ai tuoi occhi e quante bellezze hai creato per noi. Donaci occhi capaci di stupore e un cuore sempre grato.

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FESTA PER IL 25 ° ANNIVERSARIO DELL’ORDINAZIONE SACERDOTALE DI DON GIUSEPPE

ordinazione-1993003La liturgia Eucaristica che stiamo per iniziare, assume un particolare significato. Oggi la nostra comunità parrocchiale è in festa. Vogliamo, infatti,  ringraziare il Signore per il dono di Don Giuseppe, nella ricorrenza del suo venticinquesimo anniversario  di ordinazione sacerdotale. Dire qualche pensiero su una persona amica  è sempre difficile e il più delle volte inappropriato. Se questa persona è anche sacerdote, è ancora più complicato. Essere amico, infatti, vuol dire condividere gioie e difficoltà, rispettando il ruolo che ognuno ricopre.

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In questi anni, noi tutti con Don Giuseppe, siamo cresciuti in “età” , e speriamo un po’ anche “in sapienza e in grazia”, perché il sacerdote è uomo di Dio. Caro Don Giuseppe, in questo periodo storico, in una società che si definisce liquida, abbiamo nel cuore una richiesta da farti: Ti chiediamo di aiutarci ad essere la “Chiesa del grembiule”, come sognava Mons. Tonino Bello. Una chiesa finalmente libera, che esce dal chiuso dei propri privilegi e dalle mura del tempio, per farsi presente e vicina a ogni uomo, là dove si vive e si lavora, là dove si costruisce la città, si soffre e si muore.Forse un po’ con te siamo già “Chiesa del Grembiule”.

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CONFIDIAMO NEL SIGNORE POICHE’ LUI PUO’ PRENDERE DELLA POVERA E MISERA ARGILLA E FARLA DIVENIRE ORO PURISSIMO CHE RISPLENDE NELLA CASA DEL PADRE!

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Ci hai insegnato ad alzare lo sguardo, indicandoci sempre il Crocefisso come punto di riferimento, insegnandoci una spiritualità concreta e creativa… pensiamo alle tue omelie… Ci hai aiutato ad accogliere e ad avere attenzione alle povertà… Pensiamo agli invisibili… Questo era anche il sogno di un grande Padre della Chiesa: il Card. Carlo Maria Martini, da te tanto amato. Un sogno che sta diventando sempre più realtà con Papa Francesco.

Grazie di tutto, caro Don Giuseppe, la preghiera del Beato Card. John Henry Newman,  ti accompagni nella stupenda avventura di annunciare con entusiasmo il Risorto:

“Guidami, luce, amica, in mezzo alle tenebre: guidami innanzi… Non ti chiedo di vedere l’orizzonte lontano, un solo passo mi basta…. Tantissimi auguri, con stima e affetto.

 

“Un prete uscito dal nostro Oratorio”

di Luca Zaninello

Circa 40 anni fa, io e l’amico Marco Rizzi iniziammo l’esperienza di educatori in San
Gregorio con un gruppo di ragazzini, classe 1968: dopo tre anni uno di questi disse
che sarebbe entrato in seminario.
Ancora oggi questo tipo di notizia desta sempre un po’ di sorpresa, ma allora
non ci stupimmo più di tanto: si vedeva che questo preadolescente aveva una sensibilità
e un’attenzione alla parola di Dio particolare. Ed è così che con grande gioia oggi festeggiamo i 25 anni di Giuseppe Facchineri.
Se non ricordo male Giuseppe era abbastanza angosciato dalle materie umanistiche che
il seminario gli proponeva, quei latino e greco non sembravano essere proprio delle
passeggiate: tuttavia lui aveva chiara la meta da raggiungere.
Abbiamo avuto la fortuna di vederlo crescere, maturare, diventare sempre più convinto
nella sua scelta: tutte le volte in cui ritornava in oratorio ci raccontava della bellezza
e dell’intensità del suo cammino, e quel sorriso che non ha mai perduto comunicava
subito la gioia di avere trovato la propria vocazione. Ho il ricordo di diverse vacanze
estive e di capodanni trascorsi insieme, con la preziosa guida di don Antonio Riva, che ci ha aiutato a crescere come cristiani e quindi come uomini, e che credo abbia trasmesso a Giuseppe quello stile pastorale, sano e vero, che mi sembra lui abbia fatto suo. Man mano che trascorrevano gli anni che lo avvicinavano al giorno dell’ordinazione sacerdotale, in tanti dicevamo che Giuseppe sarebbe diventato un ottimo “prete da oratorio”: la capacità di stare con tutti i ragazzi, quell’allegria contagiosa, e contemporaneamente la profondità di comunicare la parola di Dio con serietà, sono
tutte qualità che ne hanno caratterizzato la crescita.
La prima Messa in San Gregorio fu una grande festa, attorniato dalla sua famiglia e
dai tantissimi amici: qualche mese dopo don Giuseppe iniziava il suo ministero come
coadiutore nelle parrocchie dell’Annunciazione e poi successivamente di Santo Spirito.
Come era prevedibile, il suo carisma con i ragazzi ha lasciato segni molto positivi: in
particolare, mi ricordo quando mi parlava dei pellegrinaggi in Terra Santa o dei viaggi
che aveva organizzato con i suoi giovani, uno addirittura in Uruguay, se non ricordo
male; inoltre, la sua attenzione alla bellezza dell’arte, lo ha portato a usare questo
linguaggio per avvicinare ulteriormente adulti e giovani.
Proprio quando era a Santo Spirito che ci fece vedere i mosaici che aveva saputo realizzare coinvolgendo i suoi parrocchiani in un percorso artistico, ma soprattutto educativo: noi suoi amici eravamo stupiti per l’idea pastorale che stava alla base di tutto ciò e della qualità del risultato finale.
Poi nel 2007 don Giuseppe viene nominato parroco presso la comunità della Beata
Vergine Addolorata in Morsenchio, dove tuttora si trova: ho un ricordo ancora molto
chiaro della celebrazione in cui lui fece l’ingresso ufficiale in quella parrocchia, ma sono
stati soprattutto gli anni successivi, in cui mi è capitato di andarlo a trovare con incontri
sporadici, che mi hanno fatto percepire i bellissimi frutti che lui aveva aiutato a far crescere. Tutte le volte respiravo un clima di accoglienza, il sorriso e l’allegria delle persone sapevo bene da chi derivavano; ma fu soprattutto in occasione del crollo parziale del soffitto della chiesa, mi pare nel 2011, che don Giuseppe ha saputo far camminare unita la comunità la quale, rimboccatasi le maniche, è riuscita a
superare un momento e una prova decisamente impegnativi.
Quante volte l’ho sentito dire: “ringrazio il Signore per la comunità nella quale mi ha
messo, mi sta dando sicuramente più di quello che io sto dando a lei”.
E desidero concludere riparlando ancora dei mosaici, che don Giuseppe ha creato
anche in quest’ultima parrocchia: credo che il primo di questi risalga al 2008, nella
Cappella della Shekinà (Santa Presenza), poi ad esso ne sono succeduti altri. All’inizio
di quest’anno il suo amico padre Marko Rupnik, sacerdote artista sloveno, è passato a
trovarlo e, oltre a ricevere una straordinaria accoglienza, non ha nascosto la sua sorpresa nel vedere le opere artistiche che quella comunità aveva realizzato,
in cui la sua influenza e il suo stile erano decisamente palesi. Ma oltre ad apprezzare
i mosaici fatti in questi anni lui ha visto “l’altro grande mosaico” che tutti insieme
hanno realizzato: la comunità riunita intorno al Signore. Allora anche noi, tua comunità
originaria, ci riuniamo attorno al Signore per ringraziarLo della tua vocazione, del
bene che hai lasciato fra di noi e preghiamo per il tuo ministero sacerdotale.

Tantissimi
auguri don Giuseppe!

Il cancro del “familismo”!

Oggi viene inaugurata a Gerusalemme l’ambasciata degli USA. Pubblichiamo il commento a questo episodio di cronaca fatto dal Dott.Venturoli, che mette in evidenza le dinamiche che muovono dentro le famiglie, quindi anche le nostre, rilativamente a ciò che induce a compromessi, complicità, omertà, privilegiando il proprio interesse rispetto al bene comune. L’analisi di Venturoli, che va letta con calma soppesando i passaggi del pensiero,  evidenzia linguaggi e strutture che sono alla base della cultura deviata delle famiglie… si proprio cosi, quello che intendete ora… le famiglie mafiose; dove un certo modo di intendere i legami, unito a un uso prepotente dell’illegalità, somatizza violenza e scelte che creano una cultura deviata. Ovviamente il paragone vuole essere volutamente provocatorio, ma sufficientemente stimolante nel valutare cosa capita nelle nostre famiglie quando si toccano i propri interessi; quali sono i valori prioritari, su quali scelte si converge, che passaggi si ha (o non si ha) il coraggio di agire.

Si parte da un episodio che sembra lontano da noi (ma è una miccia che innescherà tanto) e tra le righe si intravedono dinamiche molto, molto a noi contigue.

“La politica estera di Trump è decisa con il marito di sua figlia, suo consigliere di fiducia per le questioni questionig mediorientali.
In passato la famiglia era considerata il principale luogo di socializzazione, oltreché di iniziazione alla fede, propedeutico alla entrata, da adulti, nella posizione già assegnata, nella società civile.
Non era al di sopra della dimensione pubblica e, a volte, censo e interessi politici potevamo andare a discapito dei legami famigliari e di sangue.
La storia è piena di padri, figli, madri, fratelli, sorelle, zii e zieassassinati o assassini, per questioni di potere.
Oggi in molti ambiti si mischiano relazioni famigliari e funzioni pubbliche:

imprese, professioni, politica, spettacolo, organizzazioni mafiose e criminali, con un
tendenziale predominio dei legami famigliari sulle pubbliche funzioni.
Unità di misura di queste relazioni “pasticciate” non è quella degli affetti, come si afferma, ma la complicità su interessi collusi, condivisi e goduti.

Ne è conferma la lotta all’ultimo sangue che avviene tra questi consanguinei, ad ogni spartizione di eredità.
Vi è una responsabilità anche della Chiesa Cattolica in questo ribaltamento di valori.
Nei Vangeli si esorta a vedere i bisogni del prossimo e ad agire nella carità e giustizia, senza nulla sottrarre alle persone con cui si vive.
Oggi gli interessi della famiglia, per molti post-moderni vanno “difesi” anche “ a discapito” del prossimo.
Costoro per la famiglia giustificano, l’evasione, la corruzione, l’appropriazione indebita, la raccomandazione.
Ideologizzare la famiglia significa giustificare tutte le nefandezze che possono accadere al suo interno.
Difenderla sempre e comunque anche quando c’è un padre pedofilo, una moglie “complice” (per non rompere la famiglia naturalmente) e fratelli ciechi; oppure quando si fanno carte false per evitare tasse, porta a queste aberrazioni.

La famiglia è, o dovrebbe essere, il luogo sacro degli affetti, dovrebbe entrarvi il memo possibile la polvere del mondo. Li si viene educati alla relazione con se e gli altri.

La famiglia Trump ha deciso di spostare l’ambasciata Americana a Gerusalemme città, per metà, occupata dall’esercito israeliano e, per l’altra metà già appartenente, dal ‘48, allo Stato d’Israele, soggetta all’autorita’ di un Governatorato Militare, a sua volta soggetto al diritto internazionale.

La famiglia Trump, usando il potere che gli hanno dato gli americani, ha calpestato il diritto internazionale a discapito di una vera convivenza tra i popoli. Viene spacciato come atto di pace ma, in realtà è un atto di guerra, che radicalizzera’ ulteriormente le divisioni.
È la rappresentazione fenomenologica di come il familismo se arriva al potere è devastante per la società così com’è lo è un cancro nel nostro organismo.”

Dott. Venturoli Sandro

PREGHIERA PER OPERARE SECONDO LO SPIRITO DEL SIGNORE

Signore Gesù, tu  Maestro e Signore della mia vita, ti invoco affinché diventi sempre più coraggioso testimone della bellezza della tua costante Presenza. Per questo ho bisogno che tu mi possieda totalmente, perché io riesca a essere una cosa sola in te e diventi espressione profonda e limpida della tua volontà.

Spirito Santo, ti prego di aiutarmi a essere docile ai tuoi suggerimenti e segua sempre il tuo Vangelo. Illumina e guida in questo giorno i miei passi. La luce della tua presenza illumini il mio cammino.

Aiutami e consigliami in ogni situazione, affinché la mia vita possa far brillare un raggio della tua santità e l’ amore per la tua Chiesa.

Mi rivolgo a te Maria, Madre del Buon Consiglio, certo della tua preghiera e del tuo aiuto.

AMARE…continuare a cercare l’altro

L’opposto del “buon senso”, non è il “mal senso”, o “senso malevolo”; ma, il “non senso”. Fare cose prive di senso o delle quali si è dimenticati il senso. Su questo piano l’abitudine, che pur garantisce stabilità può svolgere un azione mortifera. Abitudine e grigiore paiono sinonimi, nella continua, inebriante, ricerca di sensazioni “forti”.Senso”, è una parola “rumorosa”, quasi onomatopeica, indica significato e direzione,, è dinamica, in movimento; ricorda più il fruscio dell’aria, che la staticità; è qualcosa che si precisa continuamente, si scopre progressivamente; un po’ come l’amore, o la fede, che non è il continuo ritorno alle emozioni dell’inizio, ma il lungo viaggio alla scoperta e conoscenza dell’altro, delle sue mille possibilità e fragilità. Mai si potrà dire di “conoscere” la donna o l’uomo, il figlio o la figlia, che si dice di amare, o di conoscere Dio. Chi lo afferma ha semplicemente smesso di amare e di cercare, nell’altro , ciò che ha solo bisogno di essere fecondato per potersi esprimere.
Il “buon senso”, a volte, lo si confonde con Il “senso comune”, o ” comune sentire”, ma questo si riferisce a una cornice culturale; e non vi è nulla di più “provvisorio” e “transitorio”, delle cornici culturali.
Un paio di generazioni nella migliore delle ipotesi.
Tutte le nefandezze che l’uomo ha provocato, sono transitate attraverso strade lastricate di buon senso.
La ricerca di senso e significato è lo scopo di una vita, e dovrebbe esserlo di ogni vita, sin dai primissimi anni, perché ne abbiamo a disposizione una sola, senza possibilità di replica. Ci servono genitori e insegnanti, che insegnino, non l’attaccamento a cose e persone, ma la ricerca e la scoperta di significati.
E non vi è un “senso” comune, ma personale: io, con la mia biografia, le mie caratteristiche di personalità, le paure, i desideri, le speranze, le fobie; nel rapporto con me stesso, nella relazione con le persone che ho incontrato, a partire da mia madre e mio padre, con la donna che amo, con l’ambiente, la società.
Il senso di quel che faccio, non è dato dal fare ciò che fanno i più, la maggioranza, e nemmeno nel soddisfare “desideri”, chiamati, “bisogni”, in realtà “pulsioni”.
Solo questo ci consente di viverla in pienezza, la pienezza della nostra umanità, non accontentandoci di vite vissute parzialmente, completate da qualche inconsistente surrogato: sesso, soldi, potere, sostanze inebrianti, o sballanti, dominio su altri esseri umani. Surrogati ! Le donne esprimono, senso e significato, in tutto quel che fanno, ma noi lo chiamiamo “agitazione”. Hanno imparato ad adattarsi ai nostri schemi mentali, è ancora lì subiscono, perché alla sostanza sono “prevalente”madri, quando amano.
Siamo ancora molto lontano da una vera democrazia tra i “generi”.

Ecco, faccio nuove tutte le cose!

Domenica 14 e 21 maggio i nostri ragazzi e ragazze di 5° elementare e 1° media hanno ricevuto il  sacramento della Cresima. E’ il dono dello Spirito santo che nel sacramento amministrato dal Vescovo ci dona la forza di vivere in pienezza la VITA NELLO SPIRITO DEL SIGNORE GESU’, RAFFORZA LA NOSTRA FEDE DI DISCEPOLI PER VIVERE NELLE DIFFICOLTA’ DEL NOSTRO MONDO CON LA LUCE DEL SUO VANGELO.

In queste 4 domeniche di maggio abbiamo vissuto la MATERNITA’  della Chieda che continua a generare nel tempo – come una vera Madre – figli di Dio. E’ il frutto della Pasqua che abbiamo celebrato e che ci orienta alla PENTECOSTE (4giugno), solennità che ci abilita a vivere prendendoci cura del fratello con misericordia e amore.

Siamo certi che tutta questa GRAZIA DI DIO che si è riversata sulla nostra comunità darà buon frutto secondo la grazia di Dio nel cuore di ciascuno.

Ecco, faccio nuove tutte le cose!

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ORATORIO – (luogo dove si prega)

Non tutti sanno che l’oratorio è nato con san Filippo Neri nel 1500 e poi riattualizzato da san Giovanni Bosco nell’800.

Nato come luogo di raccolta per i più abbandonati tra la gioventù, è stato uno strumento missionario prezioso nella storia per raccogliere bambini ai margini della società e destinati alla miseria.

Ogni giorno nel nostro oratorio si prega, in cappellina o sul campo, per custodire il cuore di tante attività con i ragazzi e le loro famiglie. Questi tempi di sosta ricordano a tutti il cuore prezioso dell’oratorio… portare tutti a Gesù Signore, accendendo nel cuore il desiderio di santità… ora piccoli discepoli, per essere nel mondo grandi testimoni del Vangelo. Allora il gioco non è solo intrattenimento e babysitteraggio, ma momento essenziale per realizzare la comunione e crescere come amici e fratelli, come ha fatto il Signore con tutti noi.

Il Padre benedica e sostenga il servizio paziente e amorevole di chi si dedica all’Oratorio.

don Giuseppe Facchineri

Una Lamborghini e una grigliata

Tra le tante iniziative per sostenere il pellegrinaggio dei nostri animatori a Santiago de Compostela si sono aggiunte due ulteriori iniziative.

Il lavaggio auto con la sorpresa di un amico che ci ha portato la sua Lamborghini che ovviamente ha incuriosito e sorpreso i nostri ragazzi.

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ma non con meno dedizione li ha fatti dedicare  a modelli più  semplici

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Un ringraziamento a tutti coloro che ci stanno aiutando e grande apprezzamento a tutti i ragazzi che con entusiasmo e buon impegno stanno “guadagnandosi” questo pellegrinaggio.

Sabato 13 alla grigliata hanno partecipato 200 persone … siamo rimasti sorpresi e contenti per tutta questa partecipazione e ringraziamo in modo speciale i genitori che instancabili hanno supportato i ragazzi… un bell’esempio di buona integrazione tra le varie generazioni che ci riempie di speranza vedendo crescere e maturare la nostra comunità.

Vi aspettiamo alla FESTA DEL GRUPPO SPORTIVO SABATO 28 MAGGIO dove i ragazzi organizzeranno un “mercatino delle pulci” e domenica 11 giugno per il torneo benefico di BURRACO preceduto da un brunch. Presto daremo tutte le indicazioni per partecipare.

Grazie a tutti! don Giuseppe

SANTA MESSA CON IL RITO DELLA CANONIZZAZIONE DEI BEATI FRANCISCO MARTO E JACINTA MARTO

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OMELIA DEL SANTO PADRE

Solennità della Beata Vergine Maria di Fátima
Sagrato del Santuario
Sabato, 13 maggio 2017

«Apparve nel cielo […] una donna vestita di sole»: attesta il veggente di Patmos nell’Apocalisse (12,1), osservando anche che ella era in procinto di dare alla luce un figlio. Poi, nel Vangelo, abbiamo sentito Gesù dire al discepolo: «Ecco tua madre» (Gv 19,26-27). Abbiamo una Madre! Una “Signora tanto bella”, commentavano tra di loro i veggenti di Fatima sulla strada di casa, in quel benedetto giorno 13 maggio di cento anni fa. E, alla sera, Giacinta non riuscì a trattenersi e svelò il segreto alla mamma: “Oggi ho visto la Madonna”. Essi avevano visto la Madre del cielo. Nella scia che seguivano i loro occhi, si sono protesi gli occhi di molti, ma… questi non l’hanno vista. La Vergine Madre non è venuta qui perché noi la vedessimo: per questo avremo tutta l’eternità, beninteso se andremo in Cielo. Continua a leggere SANTA MESSA CON IL RITO DELLA CANONIZZAZIONE DEI BEATI FRANCISCO MARTO E JACINTA MARTO

Prenditi tempo

Prenditi tempo per pensare
perché questa è la vera forza dell’uomo.
Prenditi tempo per leggere
perché questa è la vera base della saggezza.
Prenditi tempo per pregare
perché questo è il maggior potere sulla terra.
Prenditi tempo per amare ed essere amato
perché questo è il cammino della felicità.
Prenditi tempo per ridere
perché il riso è la musica dell’anima.
Prenditi tempo per dare
perché il giorno è troppo corto per essere egoisti.

Pablo Neruda

La grazia dell’incontro con Gesù

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I bimbi della 1° Comunione (2° turno) – 7 maggio

Il 30 aprile e il 7 maggio nella nostra comunità sono state celebrate le Prime Comunioni.

La chiesa sembrava pervasa da una ventata di aria nuova, da sguardi di vivacità e da un clima di vera festa.

Il sacramento che questi bambini hanno ricevuto è davvero molto grande: il pane della vita è entrato dentro di loro, dono d’amore e sostegno quotidiano!

E’ per questo che tutti, piccoli o grandi, ogni volta che riceviamo l’Eucaristia non possiamo che essere felici e grati.

Durante la celebrazione del 7 maggio, 5 bambini hanno anche ricevuto il battesimo.

Un momento di grazia per la nostra Chiesa che come una madre continua a generare nuovi figli in Cristo.

La festa delle prime comunioni è stata una festa per tutti: guardare questi bimbi, così belli e luminosi, ha riempito il nostro cuore e il nostro spirito.

La grazia dell’incontro con Gesù ancora una volta ci ha rinnovato!

Valentina Mainetti

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tutti i bimbi della 1° Comunione 2017

La gioia di un imprevedibile incontro

La Comunità del Piccolo Gruppo di Cristo ha ricordato  il sessantesimo anniversario di fondazione con un pellegrinaggio a Gozo nell’isola di Malta dal 22 al 25 Aprile scorso. In quei giorni abbiamo avuto la gioia di incontrare la piccola comunità di Gozo (Malta). Ci siamo poi recati a visitare la grotta, dove san Paolo, in viaggio per Roma per essere giudicato dall’imperatore,  fece naufragio a causa di una violenta tempesta (cfr. Atti degli Apostoli 28, 1-10). La meta più importante è stato però il pellegrinaggio al Santuario  della Madonna   di Ta’ Pinu, per ringraziare il Signore e la Vergine Maria per i sessant’anni della Comunità.  Dopo un breve percorso  a piedi, siamo arrivati al santuario per la celebrazione della Santa Messa,  presieduta dal  Vescovo di Gozo Mario Grech. Al termine della Santa Messa abbiamo avuto la felice sorpresa di incontrare Padre Marko Ivan Rupnik (oramai famoso teologo e mosaicista in tutto il mondo) che, sulla piazza antistante la basilica, stava lavorando alla costruzione dei suo preziosi e caratteristici mosaici. Ci siamo intrattenuti con lui portando anche i saluti del nostro Don Giuseppe, suo allievo, invitandolo a visitare i mosaici nella nostra parrocchia. Dopo aver inviato a Don Giuseppe le foto del nostro incontro, Don Giuseppe e Padre Rupnik si sono sentiti telefonicamente, esprimendo la gioia di questo imprevedibile ma gioioso incontro.

Galliani Augusto

Nadia Tra il Vescovo e p.Marko

I nostri parrocchiani  con il vescovo di Gozo +Mario Grech e padre Marko Rupnik

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p.Marko Rupnik coordina il cantiere

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Un GRAZIE per Santiago

Sabato 29 aprile si è svolta un ulteriore inziativa a favore dell’esperienza estiva dei nostri animatori a Santiago De Compostela; un splendida “paella” alla Valenciana per 150 persone!!! Grazie di cuore a chi ha partecipato e un grazie infinito ai genitori dello staff della cucina. Con quel menù e quelle quantità …. insuperabili! Grazie!

PS: vi aspettiamo domenica 7 maggio, alle ore 11,15 per lavaggio auto… anche interni!!!

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Cristo Signore è risorto! Alleluja

crocifisso risortoGuarda le foto della Veglia Pasquale 2017

Preghiera del perdono

Signore,
guarda e proteggi me e tutti noi;
guarda i miei limiti e aiutami a superarli;
guarda le mie infedeltà e perdonami;
guarda il tuo amore e abbi misericordia;
guarda la mia confusione e diradala;
guarda la mia debole fede e rinforzala.

Fammi guardare dentro il mio cuore
e riconoscere lealmente chi sono.

Purifica il mio sguardo
e aiutami a superare antipatie e giudizi.

Illumina il mio sguardo perché mi accorga
di come vivo la mia vocazione.

Il nostro reciproco sguardo mi apra a ogni persona
e mi trattenga dal ritenermi migliore degli altri.

Il mio sguardo sia il tuo sguardo, per te, con te, in te.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo,

nei secoli dei secoli. Amen.

Piccolo gruppo

GESÙ RISORGE DA MORTE

1Corinzi 15,1-8

1 Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, 2 e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l’ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano!
3 Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto:

che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, 4 fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, 5 e che apparve a Cefa (Pietro) e quindi ai Dodici. 6 In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. 7 Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. 8 Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.

1. GESÙ RISORGE DA MORTE (MT – 28,1 -6a.8)

 2. I DISCEPOLI TROVANO IL SEPOLCRO VUOTO (Gv 20,3-9)

 3.GESÙ SI MANIFESTA ALLA MADDALENA  (Gv 20,11-16)

 4.GESÙ IN CAMMINO CON I DISCEPOLI DI EMMAUS (Lc 24,13-19.25-27)

 5.GESÙ SI MANIFESTA ALLO SPEZZARE DEL PANE (Lc 24,28-34)

6. GESÙ SI MOSTRA VIVO AI DISCEPOLI (Lc 24,3643.4548)

 7.GESÙ DÀ AI DISCEPOLI IL POTERE DI RIMETTERE I PECCATI (Gv 20,19-23)

 8. GESÙ CONFERMA LA FEDE DI TOMMASO (Gv 20,24-29)

 9.GESÙ SI MOSTRA AI DISCEPOLI AL LAGO DI TIBERIADE (Gv 21,1-6.9-13)

 10. GESÙ CONFERISCE IL PRIMATO A PIETRO (Gv 21,15-19)

 11. GESÙ AFFIDA AI DISCEPOLI LA MISSIONE UNIVERSALE (MT – 28,16-20)

12.GESÙ SALE AL CIELO (AT – 1,6-11)

 13. CON MARIA IN ATTESA DELLO SPIRITO (AT – 1,12-14

14. GESÙ MANDA AI DISCEPOLI LO SPIRITO SANTO (AT – 2,1-6)

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Ecco l’Agnello che porta i peccati del mondo

2017-03-21 17.46.07Guarda le foto del Venerdì Santo 2017

Ogni volta che il sacrificio della croce, con il quale Cristo, nostro agnello pasquale,

è stato immolato (cfr. 1 Cor 5,7),

viene celebrato sull’altare, si rinnova l’opera della nostra redenzione.

 E insieme, con il sacramento del pane eucaristico, viene rappresentata ed effettuata l’unità dei fedeli, che costituiscono un solo corpo in Cristo (cfr. 1 Cor 10,17).

 Lumen Gentium n.3

Una cosa sola in te

Signore, mio Dio,
mentre recepisco
la bellezza della tua costante presenza,
sperimento
la mia debole corrispondenza alla tua Parola.

Ho bisogno che tu mi possieda totalmente,
perché io riesca a essere una cosa sola in te
e diventi una profonda espressione
della tua volontà.

Il tuo amore è così grande
da perdonare i miei peccati
e innalzarmi nella tua santità.

Aiutami a realizzare il tuo progetto su di me,
affinché la nostra unione sia completa
e io sia in grado di rendere visibile
il tuo misericordioso amore. Amen.

Piccolo gruppo

Une seule chose en toi
Seigneur, mon Dieu,

tandis que j’accueille

la beauté de ta constante présence,

j’expérimente la faiblesse de ma réponse à ta Parole.

J’ai besoin que tu me possédes totalement, pour que je parvienne à être une seul chose en toi et que ju devienne

une profonde expression  de ta  volonté.

Ton amour est si grand que tu pardonnes mes péchés

et m’élèves  dans ta sainteté.

Aide-moi à réaliser ton projet sur moi,

afin que notre soit complète

et que je sois en mesure de rendre visible

ton amour miséricordieux. Amen.

Piccolo gruppo

ANNUNCIAMO LA TUA MORTE NELL’ATTESA DELLA TUA VENUTA

2017-03-21 17.45.45

Dio Redentore,
eccoci alle porte della fede,
eccoci alle porte della morte,
eccoci di fronte all’albero della croce.

Solo Maria resta in piedi nell’ora voluta dal Padre,
nell’ora della fede.
Tutto è compiuto,
ma, allo sguardo umano, la sconfitta sembra completa.

Sul ruvido legno della croce, tu fondi la chiesa:
affidi Giovanni come figlio a tua madre, e tua madre,
da questo momento entra nella casa di Giovanni.

Tutto è compiuto.
Tu hai dato la vita, apri il nostro cuore a questo dono totale.
Sul legno hai elevato tutto a te.

O Signore,
disceso dalla croce raggiungi l’uomo in lacrime,

per dirgli che l’hai amato fino in fondo.

Ho desiderato ardentemente celebrare questa Pasqua con voi

dscn4059Guarda le foto della Messa in Coena Domini

Pane del cielo sei tu, Gesù,
via d’amore, tu ci fai come te.

No, non è rimasta fredda la terra.
tu sei rimasto con noi
per nutrirci di te, pane di vita,
ed infiammare col tuo amore tutta l’umanità.

Sì, il cielo è qui su questa terra
tu sei rimasto con noi,
ma ci porti con te nella tua casa,
dove vivremo insieme a te tutta l’eternità.

No, la morte non può farci paura:
tu sei rimasto con noi
e chi vive di te, vive per sempre.
Sei Dio con noi, sei Dio per noi,
Dio in mezzo a noi.

MESSA CRISMALE IN DUOMO  2017

Mi abbandono a te

Signore,
fammi conoscere la bellezza della tua chiamata
e il dono della tua costante presenza.

Aiutami a capire il tuo disegno su di me
e ad ascoltarti e imitarti con filiale docilità.

Fammi comprendere a che punto sono
nel cammino della vita cristiana:
quali sono i difetti da superare
e le virtù da conquistare.

Mi abbandono a te,
perché tu mi aiuti sempre più a fare
la tua soave volontà.

Te lo chiedo con cuore nuovo,
più grande e più forte,
per Cristo Signore nostro. Amen.

Piccolo gruppo

Je m’abandonne à toi
Seigneur,

fais-moi connaitre la beauté de ton appel

et le don de ta constante preèsence.

Aide-moi à comprendere ton dessein sur moi à t’écouter et à t’imiter avec une filiale docilité.

Fais-mois percevoir à quel strade je me trouve sur le chemin de la vie chrétienne:

quels sont les défauts à surmonter

et les vertus à conquérir.

Je m’abandonne à toi,

pour que, toujours, tu m’aides à faire

ta suave volonté.

Je te le demande avec un cœur nouveau, grand et fort,

Par le Christ notre Seigneur. Amen.

Piccolo gruppo

MERCOLEDI DELLA SETTIMANA AUTENTICA

Gli occhi del Signore
non abbandonano chi lo ama
e chi spera nella sua bontà.
Egli ascolta il lamento del prigioniero;
per il mistero della sua morte
dona libertà e vita.

 

Mt 26, 14-16
Vangelo secondo Matteo.

In quel tempo. Uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.

 

Il tradimento di Giuda ci introduce nel Triduo Pasquale. Un inizio triste e scoraggiante. D’istinto ci sentiamo lontani da un gesto simile. Ma a ben vedere mostra subito com’è il cuore dell’uomo. La tentazione del denaro, di salvarsi a qualunque costo quando le cose precipitano, la delusione e il desiderio di rivalsa, la paura che rende vigliacchi…e mille altre realtà oscure che in modo consapevole o no abitavano nel cuore dell’apostolo Giuda in quel momento.

Tutte cose che ci appartengono, che sono anche nel nostro cuore

Da questo inferno del cuore ci salva Gesù, … amandoci da morire!

 

MARTEDI DELLA SETTIMANA AUTENTICA

Is 53, 4; Ap 5, 9

Cristo si è caricato dei nostri mali,
ha preso su di sé le nostre colpe.
Ci hai riscattato con il tuo sangue, o Signore;
uomini di ogni razza e di ogni lingua,
di ogni tribù e nazione.

Vangelo secondo Matteo.

Mt 26, 1-5

In quel tempo. Terminati tutti questi discorsi, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso».
Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, e tennero consiglio per catturare Gesù con un inganno e farlo morire. Dicevano però: «Non durante la festa, perché non avvenga una rivolta fra il popolo».

Fino a due giorni prima Gesù ha ripetuto quello che sarebbe successo, eppure i discepoli non comprendevano. Noi siamo fatti così. Sappiamo tutto e tutto va avanti come se nulla fosse. Un rischio terribile.

Ma Gesù non si lascia deludere o scoraggiare. Sa cosa occorre fare perché possiamo guarire. Sa bene che senza la sua vita rimarremmo eternamente così.

Ma se il Suo spirito, effuso dall’alto della croce, scende su di noi 

… allora possiamo cambiare, invece di sapere tutto… impariamo da Lui a vivere in umiltà, abbandonati al Padre … veniamo resi come Lui.

 

Sal 118 (119), 161-168

Dal profondo a te grido, Signore; ascolta la mia voce!

I potenti mi perseguitano senza motivo, ma il mio cuore teme solo le tue parole.
Io gioisco per la tua promessa, come chi trova un grande bottino. Odio la menzogna e la detesto, amo la tua legge. Sette volte al giorno io ti lodo,
per i tuoi giusti giudizi. Grande pace per chi ama la tua legge:
nel suo cammino non trova inciampo.
Aspetto da te la salvezza, Signore, e metto in pratica i tuoi comandi. Io osservo i tuoi insegnamenti e li amo intensamente.
Osservo i tuoi precetti e i tuoi insegnamenti: davanti a te sono tutte le mie vie. 

 

 

Vegliate … per non essere rintronati!

LUNEDì  DELLA SETTIMANA SANTA

Fratelli, seguiamo il cammino di Cristo che conduce a salvezza.
Egli morì per noi, lasciando un esempio.
Sulla croce portò nel suo corpo i nostri peccati
perché, morendo alla colpa, risorgessimo alla vita di grazia.


Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: “State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo” – Lc 21, 34-36

 

Per leggere i segni dei tempi, per attendere il Maestro e il suo ritorno nella gloria, abbiamo urgente bisogno di vegliare, di vigilare, di stare attenti, desti, pronti. Se il nostro cuore si appesantisce, non siamo più in grado di riconoscere la sua Presenza, di leggere la sua dolce presenza nei nostri cuori.

Gesù parla di dissipazioni e ubriachezze che ci fanno cadere nella dimenticanza, la grande tentazione a cui reagire con la quieta preghiera e la meditazione della Parola di Dio.

Dissipazioni, cioè lo spreco del tempo, l’ossessione dell’organizzazione della vita o del benessere, cioè un gettare via le energie che – in verità – a ben altro ci dovrebbero servire… Ubriachezze, cioè l’intontimento generale che ci provoca stress, la tensione sul lavoro e nella scuola … un continuo stato di ansia sotterranea.

Stiamo svegli, presenti, amici … che il Signore, in questa giornata, ci trovi quando passerà a bussare alla nostra porta. Aiutaci a vegliare e pregare, Maestro, per avere la forza di restare fedeli nelle fatiche di questo mondo, custodendo la tua Presenza … anche in questa giornata! 

Buona Settimana  SANTA, l’ “Autentica”.

Non chiudere la tua porta, anche se ho fatto tardi.
Non chiudere la tua porta: sono venuto a bussare.

A chi ti cerca nel pianto apri, Signore pietoso.
Accoglimi al tuo convito, donami il Pane del regno.

 

Andate a preparare la Pasqua

ASINUS PORTA MYSTERIA 

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Guarda le foto della Domenica delle Palme 2017

Il dizionario biblico lo descrive così: «L’asino palestinese è assai robusto, sopporta bene il caldo,si nutre di cardi; grazie alla forma degli zoccoli, ha un’andatura molto sicura; infine, il suo mantenimento è poco costoso. Suoi unici difetti sono la testardaggine e la pigrizia».

Tiro avanti come l’asina di Gerusalemme,  che nel giorno delle Palme fu per il Messia una cavalcatura regale e pacifica. Non so granché, ma so di portare Cristo sul mio dorso Sono io che lo porto, ma è lui che mi guida. So che mi conduce verso il suo Regno, dove sarò a mio agio per sempre in verdi pascoli.

Tiro avanti a passettini, per sentieri scoscesi, lontano dalle autostrade, dove la velocità impedisce di riconoscere cavalcatura e cavaliere.

Quando inciampo in un sasso, il mio Signore viene certamente sballottato,ma non mi rimprovera mai niente.

La sua gentilezza e pazienza verso di me sono meravigliose: mi lascia il tempo per salutare l’incantevole asina di Balaam, per sognare davanti a un campo di lavanda, per dimenticare perfino che lo porto.

Tiro avanti in silenzio.  E’ incredibile come ci comprendiamo senza parlare; d’altronde, non capisco bene, quando mi bisbiglia qualcosa all’orecchio.Le uniche parole che ho compreso sembrano dirette solo a me e ne posso testimoniare la verità:”Il mio giogo é dolce e il mio carico leggero” (Mt 11, 30)Parola d’animale, è proprio come quando portavo alacremente sua madre verso Betlemme, in una sera di Natale.

“Ella pesava poco, perché tesa solo verso il futuro che si portava dentro”.

Tiro avanti nella gioia.  Quando voglio cantare le sue lodi, faccio un baccano del diavolo, pieno di stonature. Allora lui ride di buon cuore, con un riso che trasforma i sentieri in piste da ballo, i miei zoccoli in sandali alati.In quei giorni, ve l’assicuro, se ne fa di strada!

Tiro avanti, tiro avanti come un asino che porta Cristo sul suo dorso!

SETTIMANA SANTA - volantino orari BVA 2017

Entrare nella Pasqua …da discepoli

dscf1580TUTTA LA CASA SI RIEMPI’ DI PROFUMO

 Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. 4 (Gv 12)

Ecco un gesto sorprendente, di un amore senza calcolo, libero, gratuito. 

Maria versa del profumo sui suoi piedi: profumo preziosissimo, il nardo, olio ricavato dalle radici di una pianta che cresce nelle montagne dell’India settentrionale.

Giuda lo valuterà in trecento denari, salario di trecento giornate lavorative. 

Il profumo di questo amore GRATUITO riempie la casa!

Entriamo nella Settimana Santa, come discepoli

…. che non sannno già cos’è l’amore (si fa la fine di Giuda!),

ma che IMPARANO ad AMARE GRATUITAMENTE,

senza chiedere nulla in cambio.

Gratuitamente, senza pretesa di riconoscimenti e contraccambi.

Questa è la Pasqua:

assoluta gratuità

ad altissimo prezzo,

amore fino alla fine.

Preghiamo perchè il buon profumo dell’amore totale e gratuito di Cristo Signore  riempia di questa sua grazia  tutta la casa della nostra vita.

Buon cammino pasquale a tutti!

don Giuseppe Facchineri

 

 

Non ha senso… la Croce

La Croce non ha valore… per chi confida solo nell’efficienza materiale, nei programmi tecnici, nei progetti sociali;

non ha senso… per chi non vuole dare spazio alla vita interiore, per chi ritiene che i problemi umani si possono risolvere scavalcando l’uomo, la sua libertà, il suo cuore;
è inconcepibile… per chi desidera prevalere, vincere, comandare, possedere;
è faticosa… per chi non ha speranze sull’uomo e le sue possibilità;
è dolorosa… in una realtà in cui arroganza, mediocrità, diffidenza sono chiamate normalità.

Invece è germe d’amore la Croce… per chi sa che l’esperienza realistica della vita ci dice che il dolore, la sofferenza, la morte riempiono di sé la nostra storia e che l’amore, solo l’amore, è la speranza dell’uomo.

L’uomo è un mistero, il suo cuore un abisso

Quando Sant’Agostino 1300 anni fa scrisse questa frase, veniva da un lungo cammino interiore, che aveva attraversato , con coraggio e descritto, nelle “confessioni”.
In fondo ha anticipato quel che, la psicanalisi prima e la cosiddetta scienza psicologica in seguito, 1100 anni dopo, hanno confermato.
Nell’uomo vi è una parte, una dimensione, un luogo, indicibile, indescrivibile, incomunicabile, che chiamiamo inconscio, o non conscio per dirla con Faggioli.
In quegli abissi albergano energie distruttive ed autodistruttive, ed energie costruttive; demoni e angeli, ombre e luci.
I demoni sono alimentati dalla nostra solitudine, ( condizione ineludibile, che nessun frastuono, voce o nota può ridurre) e dalla paura della morte, che ci induce a una voracità, verso la vita, in tutte le sue dimensioni, anche a discapito dei nostri simili.
Le energie costruttive sono alimentati dalla nostra natura relazionale, costitutiva della nostra personalità; dal bisogno di amore e incontro, profondo, veritiero, che permeano la nostra memoria fisiologica e il nostro presente.
Ogni essere umano è lacerato da queste contrastanti energie, da queste tensioni opposte.
È mia convinzione che buona parte del disagio di noi moderni venga da questa, divaricazione di energie, che si incontrano e contaminano in una sorta di “terra di nessuno”, che delinea l’ambivalenza e contraddittorietà di noi umani, nel rapporto con se, con gli altri, con l’ambiente, con la storia.
Perché, quindi, un uomo di 45 anni, con capacità cognitive integre e un buon
livello culturale, ( faceva il mediatore finanziario, dopo avere trasformato una passione nel suo lavoro); in grado di distinguere il bene dal male, con conoscenza del valore delle norme e delle leggi ( è stato carabiniere, dopo essere stato selezionato, formato); con volontà, carattere e coraggio e buona percezione di se e delle proprie capacità, ( non è facile cambiare lavoro, passando dalla sicurezza del dipendente, alla precarietà del professionista); perché un uomo così uccide i suoi figli, piccoli e inermi, completamente fiduciosi nei suoi riguardi, a martellate ? Quante martellate ha dato, prima che morissero? Dicono cinque! Li ha uccisi con un colpo secco? E quando il secondo ( non poteva ucciderli contemporaneamente), ha cominciato a gridare, forse a scappare, con quale determinazione ha ucciso anche lui? Quante ore, giorni, ha pensato a questa soluzione, come la migliore per se e i suoi figli maschi?
È stato un raptus, il pensiero lo ha invaso all’improvviso, oppure ha programmato la cosa, aspettando proprio il momento in cui era solo con i due piccoli maschi?
Forse la scientifica ricostruirà l’evento, ma quel che è accaduto nel cuore di quell’uomo, solo Dio può conoscerlo.
Vi sono comunque dei paradigmi culturali, che possono fare da linfa a queste esplosioni distruttive,sui quali varrebbe la pena indagare!
– Uno dei frutti nefasti dell’individualismo autosufficiente, ( così necessario al capitale finanziario per erodere alla base ogni spinta verso la socialità) ; è l’incapacità di chiedere aiuto.
Chi chiede aiuto ammette la propria debolezza, la propria vulnerabilità; è uno sfigato!

Inoltre si da per certo che nessuno ci aiuterà, perché ognuno penserà principalmente a se stesso. Terribile questa sfiducia sull’umano, questo dover dimostrare, agli altri e a se stessi, che ce la si fa da soli. Vi sarà comunque, per ognuno, nella vita, un momento in cui dovremo accettare la nostra impotenza, lasciarci aiutare, attraversare quella frantumazione di idoli e maschere, che ci siamo appiccicati addosso.
– Il proprietario dello sperma che ha contribuito a introdurre in questo mondo il figlio, spesso si sente padrone di quel corpo e di quella vita: lui sa come deve svilupparsi e andare. Non sono solo le madri ad essere condizionate a volte da questo schema, in parte comprensibile: per trentatré mesi ( 9 dentro il corpo della donna), quell’organismo e’ vissuto dipendendo totalmente da loro.
Anche i padri, sono, spesso “inconsciamente ” condizionati da questo schema.
Possiamo lasciare aperti i varchi ai demoni distruttivi o chiuderli e, allo stesso modo, aprirne alle energie costruttive.
Non siamo schiavi di un destino, abbiamo la capacità di fare spazio, all’una o all’altra energia. È la nostra libertà e capacità di scelta, tra il bene e il male, dentro e fuori di noi.
Occorre imparare lo sguardo interiore, il modo in cui si formano i nostri pensieri, a prendere confidenza con le nostre emozioni, consapevolizzare, radicalmente, la nostra dimensione relazionale; interiorizzare la nostra dimensione trinitaria: persona unica e irripetibile; la dimensione sociale e comunitaria come condizione costitutiva della nostra identità; apparteniamo ad un unica specie umana e abbiamo la responsabilità di contribuire alla costruzione di un destino comune, al di qua, molto al di qua di culture, lingue, tradizioni.
Questa antropologia dovrebbe essere insegnate nelle scuole a partire da quelle dell’infanzia.
Quell’uomo non può essere giudicato. Solo pregare per lui e i suoi figli si può e cercare di lenire le ferite della madre e della sorella.
Perché l’uomo è un mistero, il suo cuore un abisso.

dott.Venturoli Sandro

Foglietti del TEMPO PASQUALE (aprile e maggio)

23 APRILE 2017 – II DOMENICA DOPO PASQUA A   (scarica PDF)

30 APRILE 2017 – III DOMENICA DOPO PASQUA A (scarica PDF)

7 MAGGIO 2017 – IV DOMENICA DOPO PASQUA A- COMUNIONI  (scarica PDF)

14 MAGGIO 2017 – V DOMENICA DOPO PASQUA A CRESIME (scarica PDF)

28 MAGGIO 2017 – VII DOMENICA DOPO PASQUA – dopo l’Ascensione A professione di fede (scarica PDF)

 

GRAZIE Papa Francesco!

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Qui puoi guardare  LE FOTO DELL’INCONTRO CON PAPA FRANCESCO ALLE CASE BIANCHE

Qui puoi guardare  LE FOTO DELL’INCONTRO CON PAPA FRANCESCO A SAN SIRO

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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Vi ringrazio per la vostra accoglienza, tanto calorosa! Grazie, grazie tante! Siete voi che mi accogliete all’ingresso in Milano, e questo è un grande dono per me: entrare nella città incontrando dei volti, delle famiglie, una comunità.

E vi ringrazio per i due doni particolari che mi avete offerto.

Il primo è questa stola [il S. Padre l’ha indossata], un segno tipicamente sacerdotale, che mi tocca in modo speciale perché mi ricorda che io vengo qui in mezzo a voi come sacerdote, entro in Milano come sacerdote. Questa stola non l’avete comprata già fatta, ma è stata creata qui, è stata tessuta da alcuni di voi, in maniera artigianale. Questo la rende molto più preziosa; e ricorda che il sacerdote cristiano è scelto dal popolo e al servizio del popolo; il mio sacerdozio, come quello del vostro parroco e degli altri preti che lavorano qui, è dono di Cristo, ma è “tessuto” da voi, dalla vostra gente, con la sua fede, le sue fatiche, le sue preghiere, le sue lacrime… Questo vedo nel segno della stola. Il sacerdozio è dono di Cristo, ma “tessuto” da voi, e questo vedo in questo segno.

E poi mi avete regalato questa immagine della vostra Madonnina: com’era prima e com’è adesso dopo il restauro [mostra il quadro alla gente]. Grazie! Io so che a Milano mi accoglie la Madonnina, in cima al Duomo; ma grazie al vostro dono la Madonna mi accoglie già da qui, all’ingresso. E questo è importante, perché mi ricorda la premura di Maria, che corre a incontrare Elisabetta. E’ la premura, la sollecitudine della Chiesa, che non rimane nel centro ad aspettare, ma va incontro a tutti, nelle periferie, va incontro anche ai non cristiani, anche ai non credenti…; e porta a tutti Gesù, che è l’amore di Dio fatto carne, che dà senso alla nostra vita e la salva dal male. E la Madonna va incontro non per fare proselitismo, no! Ma per accompagnarci nel cammino della vita; e anche il fatto che sia stata la Madonnina ad aspettarmi alla porta di Milano mi ha fatto ricordare quando da bambini, da ragazzi tornavamo da scuola e c’era la mamma sulla porta ad aspettarci. La Madonna è madre! E sempre arriva prima, va avanti per accoglierci, per aspettarci. Grazie di questo! Ed è anche significativo il fatto del restauro: questa vostra Madonnina è stata restaurata, come la Chiesa ha sempre bisogno di essere “restaurata”, perché è fatta da noi, che siamo peccatori, tutti, siamo peccatori. Lasciamoci restaurare da Dio, dalla sua misericordia. Lasciamoci ripulire nel cuore, specialmente in questo tempo di Quaresima. La Madonna è senza peccato, lei non ha bisogno di restauri, ma la sua statua sì, e così come Madre ci insegna a lasciarci ripulire dalla misericordia di Dio, per testimoniare la santità di Gesù. E parlando fraternamente una buona Confessione ci farà tanto bene, a tutti! Ma anche chiedo ai confessori che siano misericordiosi!

Grazie di cuore per questi doni! E soprattutto grazie per essere stati qui, per la vostra accoglienza e la vostra preghiera, che mi accompagna nell’ingresso a Milano. Il Signore vi benedica e la Madonna vi protegga. E per favore non dimenticatevi di pregare per me.

E adesso preghiamo la Madonna.

[Ave Maria e Benedizione]

E arrivederci!


© Copyright – Libreria Editrice Vaticana

TRIDUO PASQUALE 2017

SETTIMANA SANTA - volantino orari BVA 2017

ORARI per le CONFESSIONI PASQUALI

E’ bene prepararsi alle celebrazioni pasquali celebrando bene e per tempo (non all’ultimo momento) il sacramento della confessione.
– Don Giuseppe confessa il sabato  dalle ore 10.30 alle ore 12.00 in chiesa e dal martedì al venerdì dalle  ore 17.30 alle ore 18.30 in oratorio.

– Don Vittorio confessa il  giovedì dalle ore 10.00 alle ore 12.3 in chiesa e mezz’ora prima delle messe.

Solo durante i giorni del Triduo Pasquale i sacerdoti saranno presenti in Chiesa nei seguenti orari:

Giovedì 13 aprile – ore 16,00-18,00

Venerdì 14 aprile – ore 10,00-12,00 e 16,00-18,00

Sabato 15 aprile  – ore 16,00-17,30

 LUNEDI’ 10 APRILE ore 21,00: Incontro di preparazione alle celebrazioni del Santo Triduo per Coro, Ministri, Lettori e Collaboratori

Viaggio nelle Case Bianche

Il quartiere popolare Case Bianche sorge nella periferia sud est di Milano e comprende 477 appartamenti in cui vivono più di 1000 persone. È questa la prima tappa del viaggio del Papa a Milano. Ma perché il Papa ha deciso di iniziare la sua visita proprio da qui? Per capirlo siamo dovuti entrare nelle case e incontrare chi in questi quartieri ci abita da sempre. Palazzi abbandonati a se stessi dalla proprietà, Aler, che ha permesso che in questi anni si sviluppasse un racket diffuso degli alloggi popolari oltre all’incuria delle strutture. “Se non si interverrà subito – racconta Oscar Strano, presidente del Comitato inquilini di via Salomone – questi palazzi imploderanno, nel senso letterale del termine”.

 

Pellegrinaggio in TERRASANTA

Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio” (Sal 83,6)

Qui puoi guardare  LE FOTO DEL PELLEGRINAGGIO 2016

Il viaggio verso un luogo sacro rivela l’incessante ricerca umana di Dio. E Gesù descrive se stesso come la strada (io sono la via…Gv.14,6) in grado di svelare il mistero dell’essere umano e la via per arrivare a Dio. Per questo il pellegrinaggio dove trasformarsi in vita. Non deve trattarsi dunque solo di un movimento nello spazio ,ma di un percorso interiore. Il pellegrinaggio deve essere “esercizio di ascesi operosa, preparazione interiore alla riforma del cuore”.   In Israele, in Palestina, in Terra Santa, o nella Terra del Santo?

 La ricerca delle proprie radici1Ascoltatemi, voi che siete in cerca di giustizia, voi che cercate il Signore; guardate alla roccia da cui siete stati tagliati,alla cava da cui siete stati estratti2Guardate ad Abramo vostro padre, a Sara che vi ha partorito; poiché io chiamai lui solo, lo benedissi e lo moltiplicai.      (Is 51,1-2)

 16Se le primizie sono sante, lo sarà anche tutta la pasta; se è santa la radice, lo saranno anche i rami. 17Se però alcuni rami sono stati tagliati e tu, essendo oleastro, sei stato innestato al loro posto, diventando così partecipe della radice e della linfa dell’olivo, 18non menar tanto vanto contro i rami! Se ti vuoi proprio vantare, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te.  (Rm 11,16-18)

  • La ricerca di quella Parola che risuonò in quei luoghi 2000 anni fa e che ancora oggi risuona per me!
  • La ricerca di culture differenti in un mondo pieno di contrasti.

Il rapporto tra arabi ed ebrei, la situazione difficile dei cristiani divisi in molte confessioni. Israele è l’ombelico del mondo, un microcosmo di problemi che toccano tutta l’umanità.

 RITORNIAMO A GERUSALEMME! A Gerusalemme non “si va”, ma “SI RITORNA” Questo vale anche per chi vi accede per la prima volta, ma perché là è presente la nostra consolazione. Si ritorna alle fonti (la fonte di Gihon!), alle radici, alla madre, in un rapporto intimo e consolante. 10Rallegratevi con Gerusalemme,  esultate per essa quanti la amate.Sfavillate di gioia con essa voi tutti che avete partecipato al suo lutto.11Così succhierete al suo petto e vi sazierete delle sue consolazioni;succhierete, deliziandovi,all’abbondanza del suo seno. 12Poiché così dice il Signore:«Ecco io farò scorrere verso di essa,come un fiume, la prosperità; come un torrente in piena la ricchezza dei popoli; i suoi bimbi saranno portati in braccio, sulle ginocchia saranno accarezzati. 13Come una madre consola un figlio così io vi consolerò; in Gerusalemme sarete consolati.  (Is 66,10-13)

Consolazione è rifugiarsi presso chi “sa già” la nostra pena e non c’è bisogno di raccontare; qualcuno che capisce e condivide le nostre ragioni e siamo sicuri che in ogni caso si schiererà per noi (Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Rm 8,31). Consolazione è stare sulle ginocchia della madre e percepire “da cuore a cuore” che siamo il suo unico interesse, il suo unico compiacimento.Questo si può trovare a Gerusalemme, perché “lì c’è il nostro Dio” e perché: Le sue fondamenta sono sui monti santi; 2il Signore ama le porte di Sion più di tutte le dimore di Giacobbe.3Di te si dicono cose stupende, città di Dio. 4Ricorderò Raab e Babilonia fra quelli che mi conoscono; ecco, Palestina, Tiro ed Etiopia: tutti là sono nati5Si dirà di Sion: «L’uno e l’altro è nato in essa e l’Altissimo la tiene salda». 6Il Signore scriverà nel libro dei popoli: «Là costui è nato». 7E danzando canteranno: «Sono in te tutte le mie sorgenti»(Sal 87).  E Dio sa se abbiamo bisogno di essere consolati! A Gerusalemme non “si va”, ma “SI SALE” Gerusalemme è la città della presenza di Dio (la shekinàh); il suo nome arabo è El Kudz (la Santa). E chi vuole avvicinarsi a Dio, deve in ogni caso “salire”, fare una “ascesa” (o ascesi). La Bibbia ci insegna che esistono due città: Babele e Gerusalemme. Babele è la città che gli uomini costruiscono per se stessi: “Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra»” (Gen 11,4). “Farsi un nome” per gli uomini di ogni Babele, equivale a fissare lo scopo della propria esistenza, scegliere da sé il senso da dare alla propria umanità. Determinare l’esistenza a partire da quaggiù e costruire una torre che raggiunga il cielo. Babilonia è dunque l’immagine di ogni umanesimo fuori dalla legge di Dio, autosufficiente e che pretende di dare una interpretazione definitiva dell’esistenza umana…… Gerusalemme invece è una città piccola piccola, circondata da colline molto più alte, lontana dalle grandi vie di comunicazione…… ma è la città che Dio ha costruito per gli uomini. All’uomo è stato ordinato di dare un nome a tutte le cose, ma egli non può dare il nome a se stesso. Dio solo può rivelarci il nostro nome. Gerusalemme è il laboratorio di quella umanità che impara a “farsi chiamare” da Dio, cioè a ricevere da Lui il senso e il valore della propria esistenza.

A Gerusalemme non “si abita”, ma “SI STA”  Quale gioia, quando mi dissero:  «Andremo alla casa del Signore». E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme! (Sal 122).  Se dal punto di vista politico e storico è sempre stata una città contesa, dal punto di vista strettamente religioso essa è la città di Dio: “…… ora mi sono scelto Gerusalemme perché vi dimori il mio Nome……” (1Re 8,16).  Gerusalemme appartiene solo a Lui e perciò è una città accogliente: tutte le religioni vi “stanno” senza che alcuna possa vantarne l’esclusiva. Beato chi “sosta” a Gerusalemme! A Gerusalemme non “si resta”, ma da essa “SI RIPARTE”. L’esperienza spirituale ricordata sopra, del “ritornare”, del “salire”, dello “stare” si conclude con il “ripartire”. Perché a Gerusalemme Dio rivela a ciascuno il proprio “nome”, cioè l’impegno della vita, che deve essere svolto, vissuto, dispiegato nel luogo che Dio a ciascuno ha fissato. Non ci sono nemmeno tombe in Gerusalemme (solamente fuori). L’unico sepolcro che c’è, è vuoto: anche Gesù è ripartito…… e similmente ha detto ai suoi: “…… avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni in Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (At 1,6). Dopo essere stati consolati, santificati, dopo che ci si è intrattenuti a Gerusalemme, bisogna “ripartire”, scendere nel mondo, nelle città che sono Babilonia, dove Dio ci ha collocati. Senza paure (perché Lui conosce il nome che ci ha dato), ma con una grande nostalgia; bisogna tornare tra gli uomini, affinché Gerusalemme svolga la sua funzione, perché sia quello che deve essere: la città di Dio, la Santa, la Madre alla quale tutti gli uomini tendono e che tutti gli uomini attende. Gerusalemme è la sola città il cui nome valica questo nostro spazio e tempo ed entra nel mondo futuro: essa è la sola città che abbia un destino eterno: 1Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. 2Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. 3Udii allora una voce potente che usciva dal trono: « Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro  ed essi saranno suo popolo  ed egli sarà il “Dio-con-loro”. 4E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;  non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate»” (Ap 21,1ss).

La Chiesa deve uscire da se stessa verso le periferie umane

Ecco il discorso di Bergoglio che convinse i cardinali
Reso pubblico dal cardinal Ortega. Fu pronunciato alla congregazione generale, alla vigilia del conclave che elesse Francesco.

Ecco il discorso di Bergoglio che convinse i cardinali ad eleggerlo: "Chiesa deve uscire da se stessa"

La grafia è minuta, difficile da leggere, ma del tutto comprensibile, in lingua spagnola. Sono gli appunti originali scritti dal cardinale Jorge Mario Bergoglio per la congregazione generale del 9 marzo 2013, pochi giorni prima del conclave. Fu questo testo a far crescere il consenso intorno a lui, fino alla successiva elezione.

Il cardinale cubano Jaime Ortega, dopo che i contenuti erano già stati resi noti in passato, ha chiesto a Francesco una copia del testo originale ricevendo anche l’ok per la pubblicazione. Diramati in queste ore, a quattro anni di distanza dall’elezione, gli appunti ridestano stupore. In particolare, come scrive “Il sismografo”, il quarto punto. Bergoglio dice la sua sul futuro Papa, un uomo che, attraverso la contemplazione di Gesù e l’adorazione di Gesù, aiuti la Chiesa “a uscire da se stessa verso le periferie esistenziali, che la aiuti a essere la madre feconda che vive della dolce e confortante gioia dell’evangelizzare”. Francesco spiega cosa significa evangelizzare. Implica “zelo apostolico” e “presuppone nella Chiesa la ‘parresìa’ di uscire da se stessi”, per andare “verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali: quelle del mistero del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, quelle dell’ignoranza e dell’assenza di fede, quelle del pensiero, quelle di ogni forma di miseria”.

Bergoglio ricorda anche i mali che affliggono la Chiesa, in particolare l’autoreferenzialità, il “narcisismo teologico”. Il futuro Papa ricorda l’Apocalisse, dove è scritto che Gesù sta sulla soglia e chiama.

Evidentemente il testo si riferisce al fatto che “Lui sta fuori dalla porta e bussa per entrare…”. Però a volte “penso che Gesù bussi da dentro, perché lo lasciamo uscire. La Chiesa autoreferenziale pretende di tenere Gesù Cristo dentro di sé e non lo lascia uscire”.

E ancora: “La Chiesa, quando è autoreferenziale, senza rendersene conto, crede di avere luce propria; smette di essere il ‘mysterium lunae’ e dà luogo a quel male così grave che è la mondanità spirituale (secondo De Lubac, il male peggiore in cui può incorrere la Chiesa): quel vivere per darsi gloria gli uni con gli altri. Semplificando, ci sono due immagini di Chiesa: la Chiesa evangelizzatrice che esce da se stessa; quella del ‘Dei Verbum religiose audiens et fidenter proclamans’ – La Chiesa che religiosamente ascolta e fedelmente proclama la Parola di Dio -, o la Chiesa mondana che vive in sé, da sé, per sé. Questo deve illuminare i possibili cambiamenti e riforme da realizzare per la salvezza delle anime.

Partita multietnica

Continua la collaborazione con il centro di via Fantoli e la nostra Comunità. Oltre ai momenti di incontro e di scambio, ci sono anche i momenti di gioco come una bella partita a pallone, ottimo riscaldamento muscolare e tecnico per il quadrangolare che  faremo sabato 18 nel contesto di una grande festa in cui condivideremo il gioco, la musica e il cibo con tutta la comunità. Piccoli segni che costruiscono dal basso una cordiale e possibile capacità di vivere insieme.

Vi aspettiamo tutti sabato dalle ore 16.0

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Santiago de Compostela si avvicina!!!

lavaggio autoFINANZIAMENTO

Domenica 19 marzo, dopo la Messa, alle ore 11.15, nel cortile dell’oratorio,  gli animatori adolescenti che vivranno il pellegrinaggio a Santiago de Compostela, sulla tomba del grande apostolo s.Giacomo, vi invitano a partecipare a questo momento di autofinanziamento per sostenere le spese del viaggio e senza gravare troppo sulle finanze delle famiglie, che in viale Ungheria non navigano nell’oro…anzi.

E’ un modo semplice con cui i ragazzi lavoreranno e raccoglieranno fondi.