Festa liturgica della Madonna della ADDOLORATA martedì 15 settembre 2020

Il 15 Settembre la Chiesa celebra la festa liturgica della Madonna della Addolorata. Iniziamo l’anno pastorale della nostra Comunità Cristiana con questa festa. lo facciamo ogni anno e in modo ancora più intenso in questo anno segnato dalla pandemia del Covid-19.
Se ci fermiamo a riflettere possiamo prendere consapevolezza di come la Vergine Maria sia realmente sempre accanto all’umanità in modo costante nella storia, attraverso i secoli. Non c’è un periodo in cui la Sua materna protezione non si sia rivelata in qualche modo dentro il vissuto umano, la Sua mano sempre tesa in soccorso del povero e del sofferente, Lei sostegno degli ultimi e degli indifesi. È bello pensare a Maria come ad uno scudo contro il male, considerarla il nostro baluardo di difesa dal maligno nella tentazione, la nostra soccorritrice nelle difficoltà.
Ci siamo abituati a riporla su troni dorati, a posizionarla sulle mensole piene di fiori dei nostri altari, a rivestirla di abiti ricamati e luccicanti che spesso dimentichiamo che Lei è stata una donna vera, vestita di umili abiti, che ha conosciuto il lavoro e la fatica, il dolore e il pianto ed è diventata madre dell’umanità sotto la croce di Suo figlio.
Maria non è lontana! Si inginocchia accanto a tutte le madri che in silenzio si preoccupano per i propri figli, si siede vicino agli anziani soli, accompagna i bambini e i giovani in questo travagliato mondo pieno di insidie e pericoli, sostiene i padri di famiglia che faticano per mandare avanti la famiglia, cammina accanto agli uomini e alle donne provati dalla sofferenza, piegati dal peso delle responsabilità, delusi dalla vita. È una presenza silenziosa e discreta che si manifesta nei luoghi e nelle situazioni più impensate e paradossali; laddove Dio “sembra” assente interviene lei che ci aiuta a ritrovarLo, a riscoprirLo.
Maria, dunque, è la nostra compagna di viaggio nei percorsi tortuosi dell’esistenza, e non si mette problemi a camminare accanto alle nostre miserie ben celate dietro una facciata di benessere fisico, che spesso non corrisponde a quello spirituale e morale. Lei, Regina del Cielo e della terra, sveste volentieri gli abiti di broccato abilmente ricamati d’oro fino, per indossare camici di ospedale, divise, grembiuli, tailleurs, jeans felpe e scarpe da tennis. È la migliore compagna di viaggio e non possiamo non ringraziarla.
Vi invitiamo a prepararci bene alla solenne Messa del 15 settembre alle ore 21.00, partecipando venerdì 11 alla recita del Santo Rosario nel cortile dell’oratorio, dove, intorno all’immagine della Vergine ci raduneremo (seguendo scrupolosamente tutte le indicazioni di sicurezza) per affidare a Lei il cammino delle nostre famiglie in questo momento particolare di ripresa.
Chi confida in Maria non si sentirà mai defraudato.
(San Giovanni Bosco)

SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA

PAPA IN PREGHIERA

IL PAPA PREGA PER LA FINE DELLA PANDEMIA – 27 marzo 2020

Francesco ha presieduto uno storico momento di preghiera sul sagrato della Basilica di San Pietro con la piazza vuota, ma seguito dai cattolici di tutto il mondo, sempre più minacciato dalla diffusione del Covid-19. “Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori”, sappiamo “che Tu hai cura di noi”, ha detto prima dell’adorazione del Santissimo Sacramento e della Benedizione Urbi et Orbi, alla quale è stata annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria

In una piazza San Pietro vuota e lucida di pioggia, in un silenzio che echeggiava milioni di preghiere e un bisogno universale di speranza, si è posato lo sguardo del mondo. Alla voce emozionata di Papa Francesco si è unito il respiro affannoso della terra, in ansia per la pandemia che in questo tempo di Quaresima sembra adombrare e sospendere il futuro. A partire dalle ore 18.00, l’universalità della preghiera e l’unità spirituale hanno dato un timbro corale alle speranze del popolo di Dio, con Francesco solo a incarnare in modo plastico l’essenza del ruolo di “Pontefice”, di ponte tra la terra bisognosa di risposte e il cielo a cui chiederle.

Un’umanità provata ma protesa a Dio ha vissuto questo straordinario evento, trasmesso in diretta mondovisione, ha ascoltato la Parola di Dio con le immagini che lentamente mostravano, alternandole, due “icone” sacre care a Roma e, grazie al Papa, diventate note a ogni latitudine, quella della Salus populi romani, da sempre venerata in Santa Maria Maggiore, e il crocifisso ligneo della chiesa di San Marcello al Corso, che protesse l’Urbe dalla “grande peste” e davanti al quale Francesco si è inginocchiato il 15 marzo scorso. Un Crocifisso che per l’angolatura delle riprese contro la pioggia è parso talvolta piangere e condividere il lutto di tanti sul pianeta.

Di seguito il testo integrale dell’omelia pronunciata da Papa Francesco al momento di preghiera straordinario in tempo di epidemia:

TEMPESTA SEDATA

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.

È facile ritrovarci in questo racconto. Quello che risulta difficile è capire l’atteggiamento di Gesù. Mentre i discepoli sono naturalmente allarmati e disperati, Egli sta a poppa, proprio nella parte della barca che per prima va a fondo. E che cosa fa? Nonostante il trambusto, dorme sereno, fiducioso nel Padre – è l’unica volta in cui nel Vangelo vediamo Gesù che dorme –. Quando poi viene svegliato, dopo aver calmato il vento e le acque, si rivolge ai discepoli in tono di rimprovero: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» (v. 40).

Cerchiamo di comprendere. In che cosa consiste la mancanza di fede dei discepoli, che si contrappone alla fiducia di Gesù? Essi non avevano smesso di credere in Lui, infatti lo invocano. Ma vediamo come lo invocano: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (v. 38). Non t’importa: pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro. Tra di noi, nelle nostre famiglie, una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire: “Non t’importa di me?”. È una frase che ferisce e scatena tempeste nel cuore. Avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a Lui importa di noi. Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati.

La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità.

Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.

Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi. Il Signore ci interpella dalla sua croce a ritrovare la vita che ci attende, a guardare verso coloro che ci reclamano, a rafforzare, riconoscere e incentivare la grazia che ci abita. Non spegniamo la fiammella smorta (cfr Is 42,3), che mai si ammala, e lasciamo che riaccenda la speranza.

Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, e di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” (cfr 1 Pt 5,7).

Tu mi basti, Signore

Signore Gesù, Tu sei i miei giorni, non ho altri che Te nella mia vita.

Quando troverò un qualcosa che mi aiuta, te ne sarò intensamente grato;

però, Signore, quand’anche io fossi solo,

quand’anche non ci fosse nulla che mi dà una mano,

non ci fosse neanche un fratello di fede che mi sostiene,

Tu, o Signore, mi basti,

e con Te ricomincio da capo.

Tu mi basti, Signore:

il mio cuore, il mio corpo, la mia vita,

nel suo normale modo di vestire, di alimentarsi, di desiderare

è tutta orientata a Te.

Io vivo nella semplicità e nella povertà di cuore;

non ho una famiglia mia, perchè Tu sei la mia casa,

la mia dimora, il mio vestito, il mio cibo,

Tu sei il mio desiderio.

 

d. Luigi Serenthà

Ai miei ragazzi … per essere GRANDI!

Miei cari ragazzi e ragazze, stiamo vivendo tutti un momento particolare e strano: la nostra vita per alcune settimane, probabilmente mesi, vi chiederà un cambio di passo importante e penso che tante cose che abbiamo imparato nei nostri incontri di formazione, all’Oratorio Estivo, alla vacanzina, ora diventano fortemente REALI!

Cosa vi sta succedendo?… Non sarete più padroni del vostro territorio di esplorazione. Vivrete in uno spazio limitato, confinato. E dovrete starci. Non solo perché ve lo chiede la legge, ma perché ve lo chiede la stessa vita. Volete vivere? Allora quella vita ora dovete proteggerla. Non è tanto la vostra vita, in gioco, in questo momento. Non siete a rischio voi. Uno strano incantesimo del virus COVID 19 rende voi bambini, adolescenti e giovani apparentemente non suscettibili o pochissimo suscettibili agli effetti clinici del virus che sta piegando il mondo. Voi non venite piegati dal virus. Ma molte altre persone sì.

I vostri nonni. In parte anche noi adulti …i vostri genitori. E poi le persone vulnerabili in termini di sistema immunitario. Ovvero chi sta facendo una terapia antitumorale e altri. Per loro oggi, tutto diventa una minaccia. Bene, è a loro che in questo momento dovete pensare, prima di tutto,  A CHI E’ PIU’ FRAGILE E DEBOLE. E’ di loro che vi dovete occupare… e preoccupare.

Tutto ciò che abbiamo imparato in questi anni in cui vi abbiamo insegnato quanto è importante vivere PRENDENDOSI CURA DEGLI ALTRI, soprattutto dei più piccoli ORA DIVENTA UNA SCELTA IMPORTANTE DELLA VOSTRA VITA.

Ma dovete anche pensare a tutto il personale sanitario che in questo momento sta combattendo una guerra che rischia di essere superiore alle forze in gioco. Medici, infermieri, paramedici: Anche oggi, di fronte al moltiplicarsi dei malati infettivi che hanno invaso i nostri ospedali, loro lavorano a favore dei loro pazienti. Ma al tempo stesso, sono in trincea contro un nemico che, anche per loro, rappresenta un rischio, molto più che per noi.

Essere adolescenti, giovani uomini e donne porta un bisogno di muoversi per il mondo. E’ stato così fino a poche settimane fa. Ricordate che voi siete i figli che hanno potuto godere di enormi possibilità e libertà. Ora siete quei bambini che noi adulti ed educatori abbiamo preso per mano per farvi crescere nella capacità di vivere la vita nella fede e nella bellezza del Vangelo.

Lo abbiamo continuato a fare anche quando i terroristi volevano convincerci del contrario. Volevano farci chiudere nelle case, pieni di spavento, impauriti dal rischio connesso alle loro azioni omicide. Noi non ci siamo piegati. Abbiamo continuato a spingervi nel fuori, a dirvi di andare, di non fermarvi. Niente avrebbe dovuto piegare il vostro diritto alla libertà.

Oggi, però, vi diciamo l’esatto contrario. Vi chiediamo di rimanere in casa.

Hanno dovuto chiudere le scuole. Pensate che i nostri bisnonni e i nostri nonni questo diritto non lo avevano e lo hanno conquistato per voi. Molti di loro a scuola ci andavano fino ai 12,13 anni. Poi tutti a lavorare. Molti di loro, al compimento del diciottesimo anno, si sono trovati obbligati ad andare in guerra. E molti vostri padri, al compimento dei 18 anni si sono trovati obbligati dallo stato a regalare un anno della loro vita per addestrarsi alla difesa della nazione, facendo il servizio di leva. Voi siete stati “sollevati” da tutto questo. Ed è stato un bene per la vostra libertà.

Ma oggi, questo ritmo si è spezzato.

E voi dovete imparare una competenza che forse non siamo stati molto bravi a trasmettervi noi adulti. Quella competenza si chiama responsabilità, ed è ciò che differenzia un adulto da un bambino.

L’adulto è quello che sa le risposte e le fornisce al bambino che gli fa domande. Tutti noi di fronte a questo virus, siamo pieni di domande: “Perché? Quanto dura? Come si fa a sconfiggerlo? Come posso essere certo di non averlo preso?”.

Siamo tutti bambini di fronte al COVID 19, fondamentalmente irresponsabili, perché queste risposte non le abbiamo. Le stiamo trovando. Le stanno trovando gli scienziati e i ricercatori che lavorano giorno e notte senza tregua. Ma c’è una risposta che ci compete: possiamo limitare la diffusione del contagio diventando responsabili e limitando la nostra zona di libertà personale. Significa che per un po’ vige il “coprifuoco”.

Tutti dobbiamo fare grandi sacrifici.

Voi dovrete imparare a studiare da casa. Vi potrete incontrare a due o tre negli spazi privati, anziché pubblici. Non possiamo farla noi per voi questa cosa. Dovete convincervi da soli che è un passaggio necessario.  Dovete cominciare a dirvelo nei social, di persona, quando vi contattate e quando vi parlate. Dovete imparare che questa è, oggi, l’educazione tra amici che serve al mondo, di cui voi dovete essere protagonisti.

Dovete vivere questo tempo come tempo di impegno.
Continuare a studiare, riempire lo spazio di vita confinato che avete disponibile di bellezza e di significato.

Questo è un tempo di sacrificio.
La parola Sacrificio è importante perchè vuole dire “rendere sacro”. Non c’è nulla di più sacro della vita e del suo valore. E oggi la vita va difesa. Più di tutto. Più di sempre.

Responsabilità e sacrificio: non ve l’avevamo mai chiesto prima di oggi in questo modo così forte. Ma oggi non possiamo non farlo. Per favore, ascoltate con tutta la vostra intelligenza questi pensieri per essere veri cristiani, cioè uomini e donne, anche giovani, che vivono nel mondo con la cura e la premura del Signore per la nostra umanità.

Da oggi, per un po’, queste saranno criteri chiave che vi daranno accesso, tra qualche mese, di nuovo al vostro futuro… che amerete di più. Molto di più di quanto succeda ora. Perché vi apparirà più sacro. E voi, in quella sacralità, sarete diventati più responsabili.

Anche questo è crescere. Anche questo è prepararsi alla vita adulta che vi aspetta. Vi penso tutti con affetto, prego per voi e vi benedico con tutto il cuore. Don Giuseppe

Ecco ora il momento favorevole!

Prima domenica di Quaresima    Milano – 1 marzo 2020

omelia dell’Arcivescovo + Mario Delpini

  1. La parola inopportuna.

Ci viene rivolta oggi una parola che suona inopportuna. Risuona una di quelle parole che possono mettere di malumore, come un intervento maldestro, come di un richiamo che sconcerta. Una parola inopportuna mette a disagio, sembra venire da chi non comprende la situazione.

E la parola inopportuna è quella di Paolo: ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!

È inopportuna questa parola, ma non possiamo tacerla. Suona come maldestra e sconcertante, ma non possiamo rifiutarla.

Questo inizio di Quaresima, così strano, senza messa, senza ceneri, senza prediche, questo è il momento favorevole.

Questo momento di allarme e di malumore, di strade quasi deserte e di attività rallentate proprio nella città frenetica, questo è il momento favorevole.

È una parola inopportuna, ma è stata proclamata. Non possiamo lasciarla cadere come un seme che vada perduto. Risuoni dunque ancora, illumini questo nostro momento, chiami a conversione, se è una parola che viene da Dio.

  1. Il momento favorevole.

Vorrei perciò giungere a tutti, farmi vicino a ogni fratello e sorella che ascolta, entrare in ogni casa, visitare ogni solitudine, guardare negli occhi ciascuno di coloro che vivono male questo momento, accompagnarmi a tutti coloro che sono preoccupati per i loro cari, per i programmi di studio, di lavoro che sono saltati, per gli affari che sono sfumati…

Vorrei ripetere per tutti la parola inopportuna: ecco ora il momento favorevole!

Ecco il momento favorevole per cercare Dio: vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Non c’è niente che possa sostituire la partecipazione corale all’assemblea domenicale. La differenza tra partecipare alla messa in Chiesa e seguire la messa in televisione è la stessa che c’è tra stare vicino al fuoco che scalda e rallegra e guardare una fotografia del fuoco. Ma in questo momento in cui non è senza pericolo radunarsi in assemblea è possibile dedicare lo stesso tempo che si dedicherebbe alla messa al silenzio, alla meditazione della Parola di Dio, alla preghiera. Sono certo che lo Spirito di Dio ci aiuterà ad ascoltare l’appello di Paolo, ci incoraggerà alla conversione, ci darà ragioni per partecipare con intensità inedita alla prossima celebrazione eucaristica.

Ecco ora il momento favorevole per abitare il deserto, per esercitare la libertà, riconoscere l’insidia del tentatore e prendere posizione. È il momento favorevole per dire sì e per dire no: chi vuoi adorare, Satana o Dio? di che cosa vuoi sfamarti: della sazietà che intontisce o della parola che illumina? Quale immagine vuoi costruirti: quella che esibisce la vanità o quella che cerca la verità propria e altrui?

Ecco il momento favorevole per essere liberi.

Ecco ora il momento favorevole per esplorare le vie del digiuno gradito al Signore. Ecco il momento favorevole per cercare la riconciliazione, per praticare il buon vicinato, per spezzare il pane con l’affamato, per farsi vicini a coloro dai quali tutti si allontanano.

Ecco il momento favorevole per essere uniti nella lotta contro il male. L’allarme dei medici, le decisioni delle autorità, le pressioni mediatiche si sono rivelate di straordinaria efficacia nel lottare per contenere la diffusione del virus. E se noi fossimo tutti uniti, con tutte le forze della scienza, della amministrazione pubblica, della pressione mediatica per combattere la diffusione di ciò che rovina la vita di troppa gente? Se noi fossimo così uniti nel contrastare le dipendenze, la diffusione della droga, dell’alcol, del bullismo forse cambieremmo il volto della società.

Ecco il momento favorevole per diventare saggi ed evitare lo sperpero. Se abbiamo tempo perché sono interrotte o ridotte le attività ordinarie, possiamo evitare lo sperpero: possiamo usare il tempo per fare del bene, per pregare, per studiare, pensare, dare una mano.

Se abbiamo parole, invece di parlare dell’unico argomento imposto in questo momento, possiamo usarle per dire parole buone, per dire parole intelligenti, sagge, costruttive.

Tu sei il mio DESIDERIO!!!

Come una cerva desidera trovare un po’ d’acqua, così l’anima mia desidera Te, o mio Signore (salmo 41)

A Milano chi vuole andare alla Messa non può farlo perché l’arcivescovo Delpini ha disposto di non celebrare più Messe pubbliche fino a nuovo ordine, che sarà quello stabilito dall’autorità sanitaria. La sua decisione era stata preceduta, e poi seguita, da altri vescovi ma, naturalmente, quella del vescovo di Milano è quella che fa più scalpore.

Il cattolico che apprende, con tristezza, di non poter partecipare all’Eucarestia, se n’è dispiaciuto, certo, ma non ha pensato di essere venuto meno a un precetto (se l’ordinario del luogo dispone che non c’è la Messa, alla Messa non ci si può andare…), né ha creduto di trovarsi di fronte a una Chiesa “senza fede” che, invece di credere al Padre Eterno, ha cominciato a credere a San Roberto Burioni; né ha borbottato che “i santi preti di una volta si stanno rivoltando nella tomba” e che “ci negano di fare la Comunione proprio adesso che ne abbiamo più bisogno”. Perché i preti – anzi i santi – di una volta, facevano esattamente lo stesso. Emblematico il caso del venerabile Angelo Ramazzotti, vescovo di Pavia, che nel 1854 durante l’epidemia di colera dispone che ai moribondi non si dia il viatico perché, anche se non era chiaro il come, era evidente che il colera si contagiasse.

Insomma la Chiesa, fin dai tempi del Vangelo, sa che il sabato è per l’uomo e non l’uomo per il sabato. Il riposo rituale ebraico richiamava il riposo di Dio dopo il compimento della creazione: compimento nel quale Dio si compiace con sguardo di immenso amore. Nel momento in cui l’arcivescovo di Milano, e non solo, ha sospeso la celebrazione delle messe per prevenire il possibile contagio e la diffusione del coronavirus, bisogna vivere questa momentanea sospensione guardandola con lo sguardo di Dio che guarda la sua creazione compiuta e “vide che era cosa buona”. Viviamola con lo sguardo del Padre che ha cura delle sue creatura e le ama sopra ogni cosa.

Nella Messa il centro sono il corpo e il sangue di Cristo che elevano a dignità divina l’umanità: preservare le persone da un contagio, collaborare alla prevenzione, è un modo di celebrare lo stesso Mistero, magari valorizzando altre strade per essere intimi con Dio: per esempio quella della Comunione spirituale o quella di unirsi in preghiera al tocco delle campane.

Rinunciare alla Messa è anche un modo per sentirsi più vicini a coloro che feriti da situazioni particolari già normalmente non possono accedere al Sacramento e per poter provare quel Desiderio ardente di unione col Signore che dovrebbe animare ogni Eucarestia, ma che a volte è un po’ soffocato dall’abitudine e dalla frenesiaIn questo momento di forzata immobilità, di pausa determinata dall’emergenza, possiamo ritrovare gli spazi e i tempi dell’orazione perché, proprio in questi istanti di paura e di presenza della fragilità umana, possiamo vivere la preghiera come unione con il prossimo. 

Questi giorni di emergenza a causa del coronavirus possono farci idealmente procedere proprio in quel cammino assieme, annullando ogni differenza di razza, di religione, di lingua. Il coronavirus come altri malanni è un rischio per tutti. Quando si è nella precarietà si ha bisogno di ritrovarsi uniti contando sulla solidarietà e sul superamento di dissidi irrilevanti facendoci apprezzare davvero il senso della fraternità.

Come i discepoli chiusi nel Cenacolo, siamo pieni di paura e spavento.

È il momento in cui Gesù entra con la sua luce e dice: “Pace a voi”.

Buon cammino di Quaresima!

Foglietto Della s.messa del 1 marzo 2020 – I di Quaresima

Parrocchia B.V.Addolorata in Morsenchio
parrocchia.bvaddolorata@gmail.com – tel/fax 025065261

http://www.chiesamorsenchio.com

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Kyrie Tu che sei venuto nel mondo per salvarci, eleison. Kyrie Kyrie Kyrie eleison
Kyrie Tu che continui a visitarci con la grazia del tuo Spirito, eleison. Kyrie Kyrie Kyrie eleison
Kyrie Tu che vieni a visitare il tuo popolo nella pace, eleison. Kyrie Kyrie Kyrie eleison
Dio Onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna. Amen.

ALL’INIZIO DELL’ASSEMBLEA LITURGICA
Assisti, o Dio di misericordia, la tua Chiesa, che entra in questo tempo di penitenza con animo docile e pronto, perché, liberandosi dall’antico contagio del male, possa giungere in novità di vita alla gioia della Pasqua. Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

LITURGIA DELLA PAROLA
Lettura del profeta Isaia                         58, 4b-12b

Così dice il Signore: «Non digiunate più come fate oggi, così da fare udire in alto il vostro chiasso. E’ forse come questo il digiuno che bramo, il giorno in cui l’uomo sì mortifica? Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore? Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”. Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio. Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono. La tua gente riedificherà le rovine antiche, ricostruirai le fondamenta di trascorse generazioni». 
Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

Dal Salmo 102
(in canto) Il tuo perdono chiedo Signore, tu sei grande e buono.

Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Non è in lite per sempre, non rimane adirato in eterno. Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe.  

Quanto il cielo é alto sulla terra, così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono; quanto dista l’oriente dall’occidente, così egli allontana da noi le nostre colpe. Come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono.  

Egli sa bene di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere. Ma l’amore del Signore è da sempre, per sempre su quelli che lo temono, e la sua giustizia per i figli dei figli, per quelli che custodiscono la sua alleanza e ricordano i suoi precetti per osservarli.   

II lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi               2Cor 5, 18 – 6, 2

Fratelli, tutto questo viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio. Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: «AI momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso». Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza! Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Il Signore sia con Voi. E con il tuo Spirito
Lettura del Vangelo secondo Matteo

Gloria a te, o Signore                                                                           4, 1-11

In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, dì che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Parola del Signore. Lode a te o Cristo

DOPO IL VANGELO
Ecco: ora è il tempo propizio, ecco: ora è il giorno della salvezza. Prepariamoci con molta pazienza, con molte rinunce, con armi di giustizia, per grazia di Dio. Nessuno si faccia trovare, nel giorno di redenzione, ancora schiavo del vecchio mondo di peccato.

Fratelli e sorelle, la voce dello Spirito ci chiama a seguire Gesù nel deserto della Quaresima: con cuore libero, eleviamo le nostre suppliche a Dio, Padre di misericordia, perché sostenga il nostro cammino verso la Pasqua: Ascoltaci, Padre buono.

All’inizio del tempo quaresimale, ti chiediamo di sostenere il cammino della Chiesa, perché rinnovi il proposito di seguire il Signore Gesù, ti preghiamo.

Per chi si sente troppo lontano e perduto: fa’ che scopra la tua misericordia e il tuo perdono, ti preghiamo.

Per noi tutti, perché questo tempo opportuno ci renda più attenti alle necessità dei fratelli, ti preghiamo.

A CONCLUSIONE DELLA LITURGIA DELLA PAROLA
Perdona, o Dio, le colpe dei tuoi servi e purifica il nostro cuore perché possiamo cominciare con volonterosa letizia i giorni della penitenza quaresimale e meritiamo di ottenere gli aiuti che ti chiediamo con fede. Per Cristo nostro Signore. Amen.

PROFESSIONE DI FEDE BATTESIMALE

 Rinunciate al peccato, per vivere nella libertà dei figli di Dio?  Rinuncio.

Rinunciate alle seduzioni del male, per non lasciarvi dominare dal peccato?    Rinuncio.

Rinunciate a satana, origine e causa di ogni peccato?  Rinuncio.

 Credete in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra?  Credo.

Credete in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che nacque da Maria vergine, mori e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla destra del Padre?   Credo.

Credete nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna?  Credo.

 Questa è la nostra fede. Questa è la fede della Chiesa. E noi ci gloriamo di professarla, in Cristo Gesù nostro Signore. Amen

SUI DONI
Ti offriamo solennemente, o Dio eterno, il sacrificio che inizia la quaresima; fa che l’esercizio della penitenza e della carità ci allontani dai nostri egoismi e, purificandoci dalle colpe, ci faccia degni di celebrare la Pasqua del Figlio tuo, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito.
In alto i nostri cuori. Sono rivolti al Signore.
Rendiamo grazie al Signore nostro Dio. E’ cosa buona e giusta.

È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre, qui e in ogni luogo, a te, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno. In Cristo Signore nostro si nutre la fede di chi digiuna, si rianima la speranza, si riaccende l’amore. In lui riconosciamo la tua parola che ha creato ogni cosa; in lui ritroviamo il pane vivo e vero che, quaggiù, ci sostenta nel faticoso cammino del bene e, lassù, ci sazierà della sua sostanza nell’eternità beata del cielo. Il Tuo servo Mosè, sorretto da questo pane, digiunò quaranta giorni e quaranta notti, quando ricevette la legge. Per meglio assaporarne la soavità, si astenne dal cibo; rinvigorito dalla visione della tua gloria, non avvertì la fame del corpo né pensò a nutrimenti terreni: gli bastava la parola di Dio e la luce dello Spirito che in lui discendeva. Lo stesso Pane, che è Cristo, tua vivente Parola, tu ora ci doni alla tua mensa, o Padre, e ci induci a bramarlo senza fine. Per lui, uniti ai cori degli angeli, tutti insieme innalziamo a te l’inno di lode: Santo, …

 Mistero della fede
Tu ci hai redento con la tua Croce e la tua Risurrezione: salvaci, o Salvatore del mondo.

ALLO SPEZZARE DEL PANE
Come è dolce il tuo spirito, o Signore! Coi tuoi prodigi hai reso grande il tuo popolo, in ogni tempo e in ogni luogo lo hai sostenuto. Tu sei il nostro Signore, soave e fedele, ci attendi con pazienza, disponi con bontà tutte le cose.

Sac. – Obbedienti alla parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento osiamo dire:
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,  venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,  e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.

 Liberaci, o Signore, da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni e con l’aiuto della tua misericordia vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo.
Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria nei secoli.

 Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”, non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa, e donale unità e pace secondo la tua volontà. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

 La pace e la comunione del Signore nostro Gesù Cristo siano sempre con voi.
E con il tuo spirito.

 Beati gli invitati alla cena del Signore. Ecco l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo.

O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma di’ soltanto una parola e io sarò salvato.

ATTO DI COMUNIONE SPIRITUALE

Gesù mio, credo che sei presente nel Santissimo Sacramento, Ti amo sopra ogni cosa e Ti desidero nell’anima mia, poiché ora non posso riceverti nella Santa Comunione, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. (Pausa di silenzio) Come già venuto, io Ti abbraccio e mi unisco totalmente a Te, e non permettere che io mi separi mai più da Te

DOPO LA COMUNIONE
Nutriti alla tua mensa, o Dio, ti chiediamo: donaci sempre il desiderio di questo Pane che ai nostri cuori incerti dà vigore di eterna sostanza.Per Cristo nostro Signore. Amen.

RITI DI CONCLUSIONE

Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito
Kyrie eleison Kyrie eleison Kyrie eleison

Vi benedica Dio Onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen
Andiamo in pace. Nel nome di Cristo.

INIZIA LA QUARESIMA…al tempo del coronavirus COVID-19

Comunicato stampa n. 08/2020

LA QUARESIMA AMBROSIANA INIZIA DOMENICA 1 MARZO CON LA SANTA MESSA PRESIEDUTA DALL’ARCIVESCOVO MONS. MARIO DELPINI IN DIRETTA SU TGR LOMBARDIA – RAI3

 LA CELEBRAZIONE AVVERRÀ SENZA PUBBLICO, IN ACCORDO CON L’ORDINANZA REGIONALE E TUTTI I FEDELI DALLE LORO CASE POTRANNO UNIRSI IN COMUNIONE SPIRITUALE 

RIMANGONO SOSPESE LE S.MESSE NELLE CHIESE PARROCCHIALI

 Domenica 1 marzo, tutti i fedeli della Diocesi di Milano, stando riuniti con i propri famigliari in casa, potranno unirsi in preghiera con l’Arcivescovo, mons. Mario Delpini, che dalla Cripta del Duomo di Milano presiederà la celebrazione eucaristica della “Domenica di inizio Quaresima”. La celebrazione sarà trasmessa in diretta su TgrLombardia – Rai 3 per tutto il territorio regionale a partire dalle ore 11.00.

L’iniziativa, che non ha precedenti, è nata per ottemperare alle misure emanate dal presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, di concerto con il Ministro della Salute, Roberto Speranza, in merito all’emergenza epidemiologica da CODIV-19.

La celebrazione, presieduta dall’Arcivescovo, avrà luogo nella Cripta dei Canonici del Duomo di Milano senza la presenza dei fedeli che potranno in ogni caso assistere alla S. Messa in collegamento tv, grazie alla collaborazione di TgrLombardia, che interpreta così il suo ruolo di servizio pubblico.

Seppure in questa forma del tutto particolare, dettata dall’esigenza di tutelare la salute pubblica recependo le indicazioni delle autorità competenti, al momento della comunione tutti i fedeli saranno invitati a recitare la formula della Comunione Spirituale.

Sempre allo scopo di favorire la partecipazione alla vita della Chiesa, pur in questo momento del tutto eccezionale, come previsto dal diritto canonico nei casi in cui non è possibile partecipare all’Eucarestia, l’Arcivescovo invita i fedeli alla preghiera individuale e in famiglia, utilizzando il sussidio disponibile sul portale www.chiesadimilano.it.

 don Walter Magni,
Responsabile Ufficio Comunicazione Arcidiocesi di Milano
Portavoce Arcivescovo

per fortuna c’è Francesco

Per fortuna c’è Francesco che ci ricorda cos è il Natale per i Cristiani!

Per tanti oramai è lo spirito del natale … ma noi non crediamo agli spiriti!

per tanti sono i centri commerciali… ma noi non siamo consumatori!

per tanti è il calcio … ma noi viviamo di ben altre priorità

per tanti sono le mangiate … ma noi siamo più di animali che si cibano

Un discepolo sa di chi é, a chi appartiene e sa le sue priorità. Grazie a papa Francesco che ci ricorda cosa viene prima a Natale!

Admirabile signum

LETTERA APOSTOLICA  DEL SANTO PADRE FRANCESCO SUL SIGNIFICATO E IL VALORE DEL PRESEPE

  1. Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia. Rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Il presepe, infatti, è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. Mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui.

Con questa Lettera vorrei sostenere la bella tradizione delle nostre famiglie, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe. Come pure la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze… È davvero un esercizio di fantasia creativa, che impiega i materiali più disparati per dare vita a piccoli capolavori di bellezza. Si impara da bambini: quando papà e mamma, insieme ai nonni, trasmettono questa gioiosa abitudine, che racchiude in sé una ricca spiritualità popolare. Mi auguro che questa pratica non venga mai meno; anzi, spero che, là dove fosse caduta in disuso, possa essere riscoperta e rivitalizzata.

  1. L’origine del presepe trova riscontro anzitutto in alcuni dettagli evangelici della nascita di Gesù a Betlemme. L’Evangelista Luca dice semplicemente che Maria «diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio» (2,7). Gesù viene deposto in una mangiatoia, che in latino si dice praesepium, da cui presepe.
    Entrando in questo mondo, il Figlio di Dio trova posto dove gli animali vanno a mangiare. Il fieno diventa il primo giaciglio per Colui che si rivelerà come «il pane disceso dal cielo» (Gv 6,41). Una simbologia che già Sant’Agostino, insieme ad altri Padri, aveva colto quando scriveva: «Adagiato in una mangiatoia, divenne nostro cibo» (Serm. 189,4). In realtà, il presepe contiene diversi misteri della vita di Gesù e li fa sentire vicini alla nostra vita quotidiana.
    Ma veniamo subito all’origine del presepe come noi lo intendiamo. Ci rechiamo con la mente a Greccio, nella Valle Reatina, dove San Francesco si fermò venendo probabilmente da Roma, dove il 29 novembre 1223 aveva ricevuto dal Papa Onorio III la conferma della sua Regola. Dopo il suo viaggio in Terra Santa, quelle grotte gli ricordavano in modo particolare il paesaggio di Betlemme. Ed è possibile che il Poverello fosse rimasto colpito, a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, dai mosaici con la rappresentazione della nascita di Gesù, proprio accanto al luogo dove si conservavano, secondo un’antica tradizione, le tavole della mangiatoia.
    Le Fonti Francescane raccontano nei particolari cosa avvenne a Greccio. Quindici giorni prima di Natale, Francesco chiamò un uomo del posto, di nome Giovanni, e lo pregò di aiutarlo nell’attuare un desiderio: «Vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello».[1] Appena l’ebbe ascoltato, il fedele amico andò subito ad approntare sul luogo designato tutto il necessario, secondo il desiderio del Santo. Il 25 dicembre giunsero a Greccio molti frati da varie parti e arrivarono anche uomini e donne dai casolari della zona, portando fiori e fiaccole per illuminare quella santa notte. Arrivato Francesco, trovò la greppia con il fieno, il bue e l’asinello. La gente accorsa manifestò una gioia indicibile, mai assaporata prima, davanti alla scena del Natale. Poi il sacerdote, sulla mangiatoia, celebrò solennemente l’Eucaristia, mostrando il legame tra l’Incarnazione del Figlio di Dio e l’Eucaristia. In quella circostanza, a Greccio, non c’erano statuine: il presepe fu realizzato e vissuto da quanti erano presenti.[2]
    È così che nasce la nostra tradizione: tutti attorno alla grotta e ricolmi di gioia, senza più alcuna distanza tra l’evento che si compie e quanti diventano partecipi del mistero.
    Il primo biografo di San Francesco, Tommaso da Celano, ricorda che quella notte, alla scena semplice e toccante s’aggiunse anche il dono di una visione meravigliosa: uno dei presenti vide giacere nella mangiatoia Gesù Bambino stesso. Da quel presepe del Natale 1223, «ciascuno se ne tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia».[3]
  2. San Francesco, con la semplicità di quel segno, realizzò una grande opera di evangelizzazione. Il suo insegnamento è penetrato nel cuore dei cristiani e permane fino ai nostri giorni come una genuina forma per riproporre la bellezza della nostra fede con semplicità. D’altronde, il luogo stesso dove si realizzò il primo presepe esprime e suscita questi sentimenti. Greccio diventa un rifugio per l’anima che si nasconde sulla roccia per lasciarsi avvolgere nel silenzio.
    Perché il presepe suscita tanto stupore e ci commuove? Anzitutto perché manifesta la tenerezza di Dio. Lui, il Creatore dell’universo, si abbassa alla nostra piccolezza. Il dono della vita, già misterioso ogni volta per noi, ci affascina ancora di più vedendo che Colui che è nato da Maria è la fonte e il sostegno di ogni vita. In Gesù, il Padre ci ha dato un fratello che viene a cercarci quando siamo disorientati e perdiamo la direzione; un amico fedele che ci sta sempre vicino; ci ha dato il suo Figlio che ci perdona e ci risolleva dal peccato.
    Comporre il presepe nelle nostre case ci aiuta a rivivere la storia che si è vissuta a Betlemme. Naturalmente, i Vangeli rimangono sempre la fonte che permette di conoscere e meditare quell’Avvenimento; tuttavia, la sua rappresentazione nel presepe aiuta ad immaginare le scene, stimola gli affetti, invita a sentirsi coinvolti nella storia della salvezza, contemporanei dell’evento che è vivo e attuale nei più diversi contesti storici e culturali.
    In modo particolare, fin dall’origine francescana il presepe è un invito a “sentire”, a “toccare” la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sé nella sua Incarnazione. E così, implicitamente, è un appello a seguirlo sulla via dell’umiltà, della povertà, della spogliazione, che dalla mangiatoia di Betlemme conduce alla Croce. È un appello a incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi (cfr Mt 25,31-46).
  3. Mi piace ora passare in rassegna i vari segni del presepe per cogliere il senso che portano in sé. In primo luogo, rappresentiamo il contesto del cielo stellato nel buio e nel silenzio della notte. Non è solo per fedeltà ai racconti evangelici che lo facciamo così, ma anche per il significato che possiede. Pensiamo a quante volte la notte circonda la nostra vita. Ebbene, anche in quei momenti, Dio non ci lascia soli, ma si fa presente per rispondere alle domande decisive che riguardano il senso della nostra esistenza: chi sono io? Da dove vengo? Perché sono nato in questo tempo? Perché amo? Perché soffro? Perché morirò? Per dare una risposta a questi interrogativi Dio si è fatto uomo. La sua vicinanza porta luce dove c’è il buio e rischiara quanti attraversano le tenebre della sofferenza (cfr Lc 1,79).
    Una parola meritano anche i paesaggi che fanno parte del presepe e che spesso rappresentano le rovine di case e palazzi antichi, che in alcuni casi sostituiscono la grotta di Betlemme e diventano l’abitazione della Santa Famiglia. Queste rovine sembra che si ispirino alla Legenda Aurea del domenicano Jacopo da Varazze (secolo XIII), dove si legge di una credenza pagana secondo cui il tempio della Pace a Roma sarebbe crollato quando una Vergine avesse partorito. Quelle rovine sono soprattutto il segno visibile dell’umanità decaduta, di tutto ciò che va in rovina, che è corrotto e intristito. Questo scenario dice che Gesù è la novità in mezzo a un mondo vecchio, ed è venuto a guarire e ricostruire, a riportare la nostra vita e il mondo al loro splendore originario.
  4. Quanta emozione dovrebbe accompagnarci mentre collochiamo nel presepe le montagne, i ruscelli, le pecore e i pastori! In questo modo ricordiamo, come avevano preannunciato i profeti, che tutto il creato partecipa alla festa della venuta del Messia. Gli angeli e la stella cometa sono il segno che noi pure siamo chiamati a metterci in cammino per raggiungere la grotta e adorare il Signore.
    «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere» (Lc 2,15): così dicono i pastori dopo l’annuncio fatto dagli angeli. È un insegnamento molto bello che ci proviene nella semplicità della descrizione. A differenza di tanta gente intenta a fare mille altre cose, i pastori diventano i primi testimoni dell’essenziale, cioè della salvezza che viene donata. Sono i più umili e i più poveri che sanno accogliere l’avvenimento dell’Incarnazione. A Dio che ci viene incontro nel Bambino Gesù, i pastori rispondono mettendosi in cammino verso di Lui, per un incontro di amore e di grato stupore. È proprio questo incontro tra Dio e i suoi figli, grazie a Gesù, a dar vita alla nostra religione, a costituire la sua singolare bellezza, che traspare in modo particolare nel presepe.
  5. Nei nostri presepi siamo soliti mettere tante statuine simboliche. Anzitutto, quelle di mendicanti e di gente che non conosce altra abbondanza se non quella del cuore. Anche loro stanno vicine a Gesù Bambino a pieno titolo, senza che nessuno possa sfrattarle o allontanarle da una culla talmente improvvisata che i poveri attorno ad essa non stonano affatto. I poveri, anzi, sono i privilegiati di questo mistero e, spesso, coloro che maggiormente riescono a riconoscere la presenza di Dio in mezzo a noi.
    I poveri e i semplici nel presepe ricordano che Dio si fa uomo per quelli che più sentono il bisogno del suo amore e chiedono la sua vicinanza. Gesù, «mite e umile di cuore» (Mt 11,29), è nato povero, ha condotto una vita semplice per insegnarci a cogliere l’essenziale e vivere di esso. Dal presepe emerge chiaro il messaggio che non possiamo lasciarci illudere dalla ricchezza e da tante proposte effimere di felicità. Il palazzo di Erode è sullo sfondo, chiuso, sordo all’annuncio di gioia. Nascendo nel presepe, Dio stesso inizia l’unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati, agli emarginati: la rivoluzione dell’amore, la rivoluzione della tenerezza. Dal presepe, Gesù proclama, con mite potenza, l’appello alla condivisione con gli ultimi quale strada verso un mondo più umano e fraterno, dove nessuno sia escluso ed emarginato.
    Spesso i bambini – ma anche gli adulti! – amano aggiungere al presepe altre statuine che sembrano non avere alcuna relazione con i racconti evangelici. Eppure, questa immaginazione intende esprimere che in questo nuovo mondo inaugurato da Gesù c’è spazio per tutto ciò che è umano e per ogni creatura. Dal pastore al fabbro, dal fornaio ai musicisti, dalle donne che portano le brocche d’acqua ai bambini che giocano…: tutto ciò rappresenta la santità quotidiana, la gioia di fare in modo straordinario le cose di tutti i giorni, quando Gesù condivide con noi la sua vita divina.
  6. Poco alla volta il presepe ci conduce alla grotta, dove troviamo le statuine di Maria e di Giuseppe. Maria è una mamma che contempla il suo bambino e lo mostra a quanti vengono a visitarlo. La sua statuetta fa pensare al grande mistero che ha coinvolto questa ragazza quando Dio ha bussato alla porta del suo cuore immacolato. All’annuncio dell’angelo che le chiedeva di diventare la madre di Dio, Maria rispose con obbedienza piena e totale. Le sue parole: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38), sono per tutti noi la testimonianza di come abbandonarsi nella fede alla volontà di Dio. Con quel “sì” Maria diventava madre del Figlio di Dio senza perdere, anzi consacrando grazie a Lui la sua verginità. Vediamo in lei la Madre di Dio che non tiene il suo Figlio solo per sé, ma a tutti chiede di obbedire alla sua parola e metterla in pratica (cfr Gv 2,5).
    Accanto a Maria, in atteggiamento di proteggere il Bambino e la sua mamma, c’è San Giuseppe. In genere è raffigurato con il bastone in mano, e a volte anche mentre regge una lampada. San Giuseppe svolge un ruolo molto importante nella vita di Gesù e di Maria. Lui è il custode che non si stanca mai di proteggere la sua famiglia. Quando Dio lo avvertirà della minaccia di Erode, non esiterà a mettersi in viaggio ed emigrare in Egitto (cfr Mt 2,13-15). E una volta passato il pericolo, riporterà la famiglia a Nazareth, dove sarà il primo educatore di Gesù fanciullo e adolescente. Giuseppe portava nel cuore il grande mistero che avvolgeva Gesù e Maria sua sposa, e da uomo giusto si è sempre affidato alla volontà di Dio e l’ha messa in pratica.
  7. Il cuore del presepe comincia a palpitare quando, a Natale, vi deponiamo la statuina di Gesù Bambino. Dio si presenta così, in un bambino, per farsi accogliere tra le nostre braccia. Nella debolezza e nella fragilità nasconde la sua potenza che tutto crea e trasforma. Sembra impossibile, eppure è così: in Gesù Dio è stato bambino e in questa condizione ha voluto rivelare la grandezza del suo amore, che si manifesta in un sorriso e nel tendere le sue mani verso chiunque.
    La nascita di un bambino suscita gioia e stupore, perché pone dinanzi al grande mistero della vita. Vedendo brillare gli occhi dei giovani sposi davanti al loro figlio appena nato, comprendiamo i sentimenti di Maria e Giuseppe che guardando il bambino Gesù percepivano la presenza di Dio nella loro vita.
    «La vita infatti si manifestò» (1 Gv 1,2): così l’apostolo Giovanni riassume il mistero dell’Incarnazione. Il presepe ci fa vedere, ci fa toccare questo evento unico e straordinario che ha cambiato il corso della storia, e a partire dal quale anche si ordina la numerazione degli anni, prima e dopo la nascita di Cristo.
    Il modo di agire di Dio quasi tramortisce, perché sembra impossibile che Egli rinunci alla sua gloria per farsi uomo come noi. Che sorpresa vedere Dio che assume i nostri stessi comportamenti: dorme, prende il latte dalla mamma, piange e gioca come tutti i bambini! Come sempre, Dio sconcerta, è imprevedibile, continuamente fuori dai nostri schemi. Dunque il presepe, mentre ci mostra Dio così come è entrato nel mondo, ci provoca a pensare alla nostra vita inserita in quella di Dio; invita a diventare suoi discepoli se si vuole raggiungere il senso ultimo della vita.
  8. Quando si avvicina la festa dell’Epifania, si collocano nel presepe le tre statuine dei Re Magi. Osservando la stella, quei saggi e ricchi signori dell’Oriente si erano messi in cammino verso Betlemme per conoscere Gesù, e offrirgli in dono oro, incenso e mirra. Anche questi regali hanno un significato allegorico: l’oro onora la regalità di Gesù; l’incenso la sua divinità; la mirra la sua santa umanità che conoscerà la morte e la sepoltura.
    Guardando questa scena nel presepe siamo chiamati a riflettere sulla responsabilità che ogni cristiano ha di essere evangelizzatore. Ognuno di noi si fa portatore della Bella Notizia presso quanti incontra, testimoniando la gioia di aver incontrato Gesù e il suo amore con concrete azioni di misericordia.
    I Magi insegnano che si può partire da molto lontano per raggiungere Cristo. Sono uomini ricchi, stranieri sapienti, assetati d’infinito, che partono per un lungo e pericoloso viaggio che li porta fino a Betlemme (cfr Mt 2,1-12). Davanti al Re Bambino li pervade una gioia grande. Non si lasciano scandalizzare dalla povertà dell’ambiente; non esitano a mettersi in ginocchio e ad adorarlo. Davanti a Lui comprendono che Dio, come regola con sovrana sapienza il corso degli astri, così guida il corso della storia, abbassando i potenti ed esaltando gli umili. E certamente, tornati nel loro Paese, avranno raccontato questo incontro sorprendente con il Messia, inaugurando il viaggio del Vangelo tra le genti.
  9. Davanti al presepe, la mente va volentieri a quando si era bambini e con impazienza si aspettava il tempo per iniziare a costruirlo. Questi ricordi ci inducono a prendere sempre nuovamente coscienza del grande dono che ci è stato fatto trasmettendoci la fede; e al tempo stesso ci fanno sentire il dovere e la gioia di partecipare ai figli e ai nipoti la stessa esperienza. Non è importante come si allestisce il presepe, può essere sempre uguale o modificarsi ogni anno; ciò che conta, è che esso parli alla nostra vita. Dovunque e in qualsiasi forma, il presepe racconta l’amore di Dio, il Dio che si è fatto bambino per dirci quanto è vicino ad ogni essere umano, in qualunque condizione si trovi.
    Cari fratelli e sorelle, il presepe fa parte del dolce ed esigente processo di trasmissione della fede. A partire dall’infanzia e poi in ogni età della vita, ci educa a contemplare Gesù, a sentire l’amore di Dio per noi, a sentire e credere che Dio è con noi e noi siamo con Lui, tutti figli e fratelli grazie a quel Bambino Figlio di Dio e della Vergine Maria. E a sentire che in questo sta la felicità. Alla scuola di San Francesco, apriamo il cuore a questa grazia semplice, lasciamo che dallo stupore nasca una preghiera umile: il nostro “grazie” a Dio che ha voluto condividere con noi tutto per non lasciarci mai soli.

Dato a Greccio, nel Santuario del Presepe, 1° dicembre 2019, settimo del pontificato.
FRANCESCO

AVVENTO 2019 … dove ti trovo Signore?

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L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea, chiamata Nazaret,
Il mistero di Nazareth ci fa capire che Dio si rivela nella quotidianità, nelle cose ordinarie che per certi aspetti ci sembrano insignificanti, banali perché normalissime, di tutti i giorni. Noi a tanti gesti della giornata non facciamo assolutamente caso …Anzi spesso sono solo noia, stanchezza, una vita così … 
Verrebbe voglia di scappare e di andare altrove … spesso la vita di tutti i giorni sembra solo un peso da cui si vorrebbe fuggire.

Nazareth di fatto era un posto insignificante …. Nessuno avrebbe pensato che Dio si incarnasse là. Non una città, ma un villaggio di appena 150 persone, un clan familiare di esuli che aspettavano il Messia. Nessuno sapeva di questo posto ….

E Dio sconvolge tutto decidendo di incarnarsi lì! Dio è tenace nel far capire la sua via, il suo stile …
Dio si incarna nella nostra vita, nella nostra storia e noi lo possiamo trovare in quelle cose piccole che per noi sono insignificanti, addirittura tra gli insignificanti, tra quelli che non fanno testo e non hanno peso nella società. Eppure non ci si accorge che proprio lì posso trovare la presenza di Dio; anzi ciò che spesso noi tralasciamo è ciò che Dio sceglie!
E’ la grazia del quotidiano, della via di Dio, che con la sua presenza rende santa tutta la nostra vita, anche ciò che non vale ai nostri occhi. O la vita è una presenza da scoprire, in tutte le cose, oppure è un peso da sopportare. Se Dio si rivela in ogni cosa, vuol dire che posso vivere la vita innanzitutto come relazione con LUIAllora la vita è un cercare LUI, il mio tempo è il mio stare con LUI, tutto mi dice qualcosa di LUI. 

Maria, nella sua vita, ha cercato Dio e lo ha trovato.

Per questo la sua vita è stata bella ed è diventata un dono per tutti.

 

Prepariamoci a vivere insieme il S. Natale

PREGHIERA DI BENEDIZIONE IN OCCASIONE DEL SANTO NATALE
Invitiamo la vostra famiglia a pregare insieme con le altre famiglie

DOMENICA 16 DICEMBRE, in Chiesa Parrocchiale, alle ore 17.00

Durante questa celebrazione ciascuno riceverà la benedizione con il segno dell’acqua benedetta.
Inoltre ognuno è invitato a portare dell’acqua, che sarà benedetta, e che poi ciascuno potrà riportare alla propria abitazione come segno di benedizione e comunione nella fede.

 

NELLA NOVENA DEL NATALE MEDITAZIONE SUI NUOVI MOSAICI
VENERDÌ 21 DICEMBRE

 alle ore 16,00 S. Messa e a seguire spiegazione dei mosaici
alle ore 21,00 S. Rosario e a seguire spiegazione dei mosaici

 

CONFESSIONI DI NATALE PER ADULTI
I sacerdoti saranno presenti oltre ai consueti orari anche
DOMENICA 23 dalle ore 16,30 alle ore 18,30
LUNEDI’ 24 dalle ore 10,00 alle ore 12,00

 

CELEBRAZIONI TEMPO DI NATALE
Orari delle messe nel tempo natalizio

LUNEDI’ 24 DICEMBRE ore 17,30 S. Messa di Vigilia
ORE 22.00 SANTA MESSA DI NATALE

MARTEDI’  25 DICEMBRE – S.NATALE DEL SIGNORE: ore 9.00 e ore 10.30

MERCOLEDI’ 26 DICEMBRE SANTO STEFANO: ore 10.30

GIOVEDI’ 27 DICEMBRE – SAN GIOVANNI: ore 9,00

VENERDI’ 28 DICEMBRE – SANTI MARTIRI: ore 9.00

SABATO 29 DICEMBRE: ore 17,30 S. Messa di Vigilia

DOMENICA 30 DICEMBRE: ore 9.00 e ore 10,30

LUNEDI’ 31 DICEMBRE: ore 9.00
ore 17,30 (S. Messa di Vigilia con Te Deum di ringraziamento) 

MARTEDI’ 1 GENNAIO – OTTAVA DEL NATALE ore 9.00 e ore 10.30

MERCOLEDI’ 2 GENNAIO: ore 9.00

GIOVEDI’ 3 GENNAIO: ore 9,00

VENERDI’ 4 GENNAIO: ore 9.00

SABATO 5 GENNAIO: ore 17,30 S. Messa di Vigilia Epifania

DOMENICA 6 GENNAIO – EPIFANIA DEL SIGNORE: ore 9.00 e ore 10.30

AMARE LA PROPRIA CHIESA

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Una Comunità che assomiglia a un mosaico … di umanità e fede.…  la storia continua….

Grazie Don Giuseppe perché ancora una volta ci hai coinvolti in un lavoro manuale, ma ricco di spiritualità.

In questo periodo dove insieme stiamo imparando a conoscere la Bibbia è maturata l’idea di fare un’altra catechesi visiva per la nostra comunità.

Abbiamo “mosaicato” l’ambone dove viene proclamata la Parola: un’immagine che racchiuda la forza della Parola che porta buon frutto (le spighe) e la forza dello Spirito Santo che guida e illumina le nostre vite.

Anche l’altare (con al centro l’altorilievo dell’Ultima Cena) è stato valorizzato con i segni vissuti in quello stesso cenacolo nel giorno di Pentecoste: il vento che soffia e i sette doni dello Spirito Santo.

Siamo grati per questo ennesimo segno che ci aiuta davvero a vivere intensamente ogni messa o ascolto della Parola come momento di reale comunione nella nostra comunità e a renderla “visibile” per tutti, grandi e piccini.

Ci mettimo all’Opera!Inizia l’oratorio estivo 2018

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Al via un’altra estate ricca di forti momenti educativi per i più piccoli e i loro animatori.

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UN’ESTATE A TEMPO PIENO DI GIOCO, FORMAZIONE, PREGHIERA, CULTURA. I PIÙ PICCOLI ALL’OPERA PER SCOPRIRE IL VALORE DEL LAVORO, DEL RISPETTO DEL CREATO E CONTRO LE INGIUSTIZIE SOCIALI.

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Inizia in tutta la Diocesi di Milano l’oratorio estivo: 250mila i ragazzi coinvolti, 50 mila i giovani volontari!!!

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La proposta prosegue idealmente l’avventura dell’estate scorsa. Dopo aver contemplato il creato come splendido dono di Dio è ora di rimboccarsi le maniche e darsi da fare: «Ora tocca a te, allOpera! Tu prendi questa vita e giocala! Avrai il coraggio di chi il mondo cambierà…», si canta in uno degli inni dell’Oratorio estivo 2018.

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A prendersi cura dei bambini e preadolescenti nei 1000 oratori ambrosiani saranno gli animatori, adolescenti e giovani dai 15 anni in su: circa 50 mila in tutta la Diocesi. «Ragazzi improbabili» li ha definiti l’arcivescovo in occasione della presentazione dell’Oratorio estivo in piazza Duomo. Ragazzi improbabili perché, «mentre il luogo comune li definisce egoisti, loro invece sono generosi; mentre il giudizio universale prevede che ciascuno pensi per sé e usi il suo tempo per fare quello che vuole, pensano agli altri, hanno intenzione di dedicare le prossime settimane per far radunare i più giovani, invitarli alla preghiera, organizzare per loro i giochi e i laboratori».

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PROFESSIONE DI FEDE dei nuovi animatori e MANDATO EDUCATIVO per l’Oratorio Estivo 2018

Sono chiamati i ragazzi e le ragazze che faranno la loro Professione di Fede davanti a tutta la Comunità. Questo gesto è il segno di un cammino spirituale che li abilita a prendersi cura dei ragazzi che verranno loro affidati. Preghiamo il Signore perché questi giovani ragazzi sappiano testimoniare nella vita ciò che ora professano nella fede.

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Volete impegnarvi a testimoniare in mezzo alla società l’amore crocifisso e risorto del Signore Gesù con una vita di preghiera, di fedeltà alla vostra vocazione, di generosa dedizione ai fratelli? Sì, con la grazia di Dio, lo vogliamo.

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Volete impegnarvi a testimoniare in mezzo alla società l’amore crocifisso e risorto del Signore Gesù con una vita di preghiera, di fedeltà alla vostra vocazione, di generosa dedizione ai fratelli? Sì, con la grazia di Dio, lo vogliamo.

Ricevi il Vangelo e testimonialo nella vita!

Siamo felici di presentare all’intera comunità e, in particolare, ai bambini e ai ragazzi, gli animatori dell’Oratorio estivo di quest’anno

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Carissimi, con gioia la comunità cristiana accoglie il vostro entusiasmo alla vigilia di questo Oratorio estivo. Animare le giornate dei nostri ragazzi non è compito facile né scontato. Richiede passione e pazienza. A nome della comunità, vi ringrazio per la vostra disponibilità. In queste settimane vi affidiamo i più piccoli tra noi: sono il tesoro prezioso della nostra comunità, la nostra riserva di futuro. Abbiatene cura! 

Grazie, Signore, per il dono della vita, per il dono dei nostri amici e per le persone che ci vogliono bene! Grazie per averci creati a tua immagine come opere meravigliose del tuo amore. Anche quest’anno abbiamo accolto il tuo invito a fare gli animatori dell’Oratorio estivo. Ci impegniamo a giocare tutte le nostre qualità e le nostre capacità a servizio dei più piccoli e delle loro famiglie. Signore, in queste settimane desideriamo scoprire quanto siamo preziosi ai tuoi occhi e quante bellezze hai creato per noi. Donaci occhi capaci di stupore e un cuore sempre grato.

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FESTA PER IL 25 ° ANNIVERSARIO DELL’ORDINAZIONE SACERDOTALE DI DON GIUSEPPE

ordinazione-1993003La liturgia Eucaristica che stiamo per iniziare, assume un particolare significato. Oggi la nostra comunità parrocchiale è in festa. Vogliamo, infatti,  ringraziare il Signore per il dono di Don Giuseppe, nella ricorrenza del suo venticinquesimo anniversario  di ordinazione sacerdotale. Dire qualche pensiero su una persona amica  è sempre difficile e il più delle volte inappropriato. Se questa persona è anche sacerdote, è ancora più complicato. Essere amico, infatti, vuol dire condividere gioie e difficoltà, rispettando il ruolo che ognuno ricopre.

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In questi anni, noi tutti con Don Giuseppe, siamo cresciuti in “età” , e speriamo un po’ anche “in sapienza e in grazia”, perché il sacerdote è uomo di Dio. Caro Don Giuseppe, in questo periodo storico, in una società che si definisce liquida, abbiamo nel cuore una richiesta da farti: Ti chiediamo di aiutarci ad essere la “Chiesa del grembiule”, come sognava Mons. Tonino Bello. Una chiesa finalmente libera, che esce dal chiuso dei propri privilegi e dalle mura del tempio, per farsi presente e vicina a ogni uomo, là dove si vive e si lavora, là dove si costruisce la città, si soffre e si muore.Forse un po’ con te siamo già “Chiesa del Grembiule”.

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CONFIDIAMO NEL SIGNORE POICHE’ LUI PUO’ PRENDERE DELLA POVERA E MISERA ARGILLA E FARLA DIVENIRE ORO PURISSIMO CHE RISPLENDE NELLA CASA DEL PADRE!

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Ci hai insegnato ad alzare lo sguardo, indicandoci sempre il Crocefisso come punto di riferimento, insegnandoci una spiritualità concreta e creativa… pensiamo alle tue omelie… Ci hai aiutato ad accogliere e ad avere attenzione alle povertà… Pensiamo agli invisibili… Questo era anche il sogno di un grande Padre della Chiesa: il Card. Carlo Maria Martini, da te tanto amato. Un sogno che sta diventando sempre più realtà con Papa Francesco.

Grazie di tutto, caro Don Giuseppe, la preghiera del Beato Card. John Henry Newman,  ti accompagni nella stupenda avventura di annunciare con entusiasmo il Risorto:

“Guidami, luce, amica, in mezzo alle tenebre: guidami innanzi… Non ti chiedo di vedere l’orizzonte lontano, un solo passo mi basta…. Tantissimi auguri, con stima e affetto.

 

“Un prete uscito dal nostro Oratorio”

di Luca Zaninello

Circa 40 anni fa, io e l’amico Marco Rizzi iniziammo l’esperienza di educatori in San
Gregorio con un gruppo di ragazzini, classe 1968: dopo tre anni uno di questi disse
che sarebbe entrato in seminario.
Ancora oggi questo tipo di notizia desta sempre un po’ di sorpresa, ma allora
non ci stupimmo più di tanto: si vedeva che questo preadolescente aveva una sensibilità
e un’attenzione alla parola di Dio particolare. Ed è così che con grande gioia oggi festeggiamo i 25 anni di Giuseppe Facchineri.
Se non ricordo male Giuseppe era abbastanza angosciato dalle materie umanistiche che
il seminario gli proponeva, quei latino e greco non sembravano essere proprio delle
passeggiate: tuttavia lui aveva chiara la meta da raggiungere.
Abbiamo avuto la fortuna di vederlo crescere, maturare, diventare sempre più convinto
nella sua scelta: tutte le volte in cui ritornava in oratorio ci raccontava della bellezza
e dell’intensità del suo cammino, e quel sorriso che non ha mai perduto comunicava
subito la gioia di avere trovato la propria vocazione. Ho il ricordo di diverse vacanze
estive e di capodanni trascorsi insieme, con la preziosa guida di don Antonio Riva, che ci ha aiutato a crescere come cristiani e quindi come uomini, e che credo abbia trasmesso a Giuseppe quello stile pastorale, sano e vero, che mi sembra lui abbia fatto suo. Man mano che trascorrevano gli anni che lo avvicinavano al giorno dell’ordinazione sacerdotale, in tanti dicevamo che Giuseppe sarebbe diventato un ottimo “prete da oratorio”: la capacità di stare con tutti i ragazzi, quell’allegria contagiosa, e contemporaneamente la profondità di comunicare la parola di Dio con serietà, sono
tutte qualità che ne hanno caratterizzato la crescita.
La prima Messa in San Gregorio fu una grande festa, attorniato dalla sua famiglia e
dai tantissimi amici: qualche mese dopo don Giuseppe iniziava il suo ministero come
coadiutore nelle parrocchie dell’Annunciazione e poi successivamente di Santo Spirito.
Come era prevedibile, il suo carisma con i ragazzi ha lasciato segni molto positivi: in
particolare, mi ricordo quando mi parlava dei pellegrinaggi in Terra Santa o dei viaggi
che aveva organizzato con i suoi giovani, uno addirittura in Uruguay, se non ricordo
male; inoltre, la sua attenzione alla bellezza dell’arte, lo ha portato a usare questo
linguaggio per avvicinare ulteriormente adulti e giovani.
Proprio quando era a Santo Spirito che ci fece vedere i mosaici che aveva saputo realizzare coinvolgendo i suoi parrocchiani in un percorso artistico, ma soprattutto educativo: noi suoi amici eravamo stupiti per l’idea pastorale che stava alla base di tutto ciò e della qualità del risultato finale.
Poi nel 2007 don Giuseppe viene nominato parroco presso la comunità della Beata
Vergine Addolorata in Morsenchio, dove tuttora si trova: ho un ricordo ancora molto
chiaro della celebrazione in cui lui fece l’ingresso ufficiale in quella parrocchia, ma sono
stati soprattutto gli anni successivi, in cui mi è capitato di andarlo a trovare con incontri
sporadici, che mi hanno fatto percepire i bellissimi frutti che lui aveva aiutato a far crescere. Tutte le volte respiravo un clima di accoglienza, il sorriso e l’allegria delle persone sapevo bene da chi derivavano; ma fu soprattutto in occasione del crollo parziale del soffitto della chiesa, mi pare nel 2011, che don Giuseppe ha saputo far camminare unita la comunità la quale, rimboccatasi le maniche, è riuscita a
superare un momento e una prova decisamente impegnativi.
Quante volte l’ho sentito dire: “ringrazio il Signore per la comunità nella quale mi ha
messo, mi sta dando sicuramente più di quello che io sto dando a lei”.
E desidero concludere riparlando ancora dei mosaici, che don Giuseppe ha creato
anche in quest’ultima parrocchia: credo che il primo di questi risalga al 2008, nella
Cappella della Shekinà (Santa Presenza), poi ad esso ne sono succeduti altri. All’inizio
di quest’anno il suo amico padre Marko Rupnik, sacerdote artista sloveno, è passato a
trovarlo e, oltre a ricevere una straordinaria accoglienza, non ha nascosto la sua sorpresa nel vedere le opere artistiche che quella comunità aveva realizzato,
in cui la sua influenza e il suo stile erano decisamente palesi. Ma oltre ad apprezzare
i mosaici fatti in questi anni lui ha visto “l’altro grande mosaico” che tutti insieme
hanno realizzato: la comunità riunita intorno al Signore. Allora anche noi, tua comunità
originaria, ci riuniamo attorno al Signore per ringraziarLo della tua vocazione, del
bene che hai lasciato fra di noi e preghiamo per il tuo ministero sacerdotale.

Tantissimi
auguri don Giuseppe!

Il cancro del “familismo”!

Oggi viene inaugurata a Gerusalemme l’ambasciata degli USA. Pubblichiamo il commento a questo episodio di cronaca fatto dal Dott.Venturoli, che mette in evidenza le dinamiche che muovono dentro le famiglie, quindi anche le nostre, rilativamente a ciò che induce a compromessi, complicità, omertà, privilegiando il proprio interesse rispetto al bene comune. L’analisi di Venturoli, che va letta con calma soppesando i passaggi del pensiero,  evidenzia linguaggi e strutture che sono alla base della cultura deviata delle famiglie… si proprio cosi, quello che intendete ora… le famiglie mafiose; dove un certo modo di intendere i legami, unito a un uso prepotente dell’illegalità, somatizza violenza e scelte che creano una cultura deviata. Ovviamente il paragone vuole essere volutamente provocatorio, ma sufficientemente stimolante nel valutare cosa capita nelle nostre famiglie quando si toccano i propri interessi; quali sono i valori prioritari, su quali scelte si converge, che passaggi si ha (o non si ha) il coraggio di agire.

Si parte da un episodio che sembra lontano da noi (ma è una miccia che innescherà tanto) e tra le righe si intravedono dinamiche molto, molto a noi contigue.

“La politica estera di Trump è decisa con il marito di sua figlia, suo consigliere di fiducia per le questioni questionig mediorientali.
In passato la famiglia era considerata il principale luogo di socializzazione, oltreché di iniziazione alla fede, propedeutico alla entrata, da adulti, nella posizione già assegnata, nella società civile.
Non era al di sopra della dimensione pubblica e, a volte, censo e interessi politici potevamo andare a discapito dei legami famigliari e di sangue.
La storia è piena di padri, figli, madri, fratelli, sorelle, zii e zieassassinati o assassini, per questioni di potere.
Oggi in molti ambiti si mischiano relazioni famigliari e funzioni pubbliche:

imprese, professioni, politica, spettacolo, organizzazioni mafiose e criminali, con un
tendenziale predominio dei legami famigliari sulle pubbliche funzioni.
Unità di misura di queste relazioni “pasticciate” non è quella degli affetti, come si afferma, ma la complicità su interessi collusi, condivisi e goduti.

Ne è conferma la lotta all’ultimo sangue che avviene tra questi consanguinei, ad ogni spartizione di eredità.
Vi è una responsabilità anche della Chiesa Cattolica in questo ribaltamento di valori.
Nei Vangeli si esorta a vedere i bisogni del prossimo e ad agire nella carità e giustizia, senza nulla sottrarre alle persone con cui si vive.
Oggi gli interessi della famiglia, per molti post-moderni vanno “difesi” anche “ a discapito” del prossimo.
Costoro per la famiglia giustificano, l’evasione, la corruzione, l’appropriazione indebita, la raccomandazione.
Ideologizzare la famiglia significa giustificare tutte le nefandezze che possono accadere al suo interno.
Difenderla sempre e comunque anche quando c’è un padre pedofilo, una moglie “complice” (per non rompere la famiglia naturalmente) e fratelli ciechi; oppure quando si fanno carte false per evitare tasse, porta a queste aberrazioni.

La famiglia è, o dovrebbe essere, il luogo sacro degli affetti, dovrebbe entrarvi il memo possibile la polvere del mondo. Li si viene educati alla relazione con se e gli altri.

La famiglia Trump ha deciso di spostare l’ambasciata Americana a Gerusalemme città, per metà, occupata dall’esercito israeliano e, per l’altra metà già appartenente, dal ‘48, allo Stato d’Israele, soggetta all’autorita’ di un Governatorato Militare, a sua volta soggetto al diritto internazionale.

La famiglia Trump, usando il potere che gli hanno dato gli americani, ha calpestato il diritto internazionale a discapito di una vera convivenza tra i popoli. Viene spacciato come atto di pace ma, in realtà è un atto di guerra, che radicalizzera’ ulteriormente le divisioni.
È la rappresentazione fenomenologica di come il familismo se arriva al potere è devastante per la società così com’è lo è un cancro nel nostro organismo.”

Dott. Venturoli Sandro

PREGHIERA PER OPERARE SECONDO LO SPIRITO DEL SIGNORE

Signore Gesù, tu  Maestro e Signore della mia vita, ti invoco affinché diventi sempre più coraggioso testimone della bellezza della tua costante Presenza. Per questo ho bisogno che tu mi possieda totalmente, perché io riesca a essere una cosa sola in te e diventi espressione profonda e limpida della tua volontà.

Spirito Santo, ti prego di aiutarmi a essere docile ai tuoi suggerimenti e segua sempre il tuo Vangelo. Illumina e guida in questo giorno i miei passi. La luce della tua presenza illumini il mio cammino.

Aiutami e consigliami in ogni situazione, affinché la mia vita possa far brillare un raggio della tua santità e l’ amore per la tua Chiesa.

Mi rivolgo a te Maria, Madre del Buon Consiglio, certo della tua preghiera e del tuo aiuto.

AMARE…continuare a cercare l’altro

L’opposto del “buon senso”, non è il “mal senso”, o “senso malevolo”; ma, il “non senso”. Fare cose prive di senso o delle quali si è dimenticati il senso. Su questo piano l’abitudine, che pur garantisce stabilità può svolgere un azione mortifera. Abitudine e grigiore paiono sinonimi, nella continua, inebriante, ricerca di sensazioni “forti”.Senso”, è una parola “rumorosa”, quasi onomatopeica, indica significato e direzione,, è dinamica, in movimento; ricorda più il fruscio dell’aria, che la staticità; è qualcosa che si precisa continuamente, si scopre progressivamente; un po’ come l’amore, o la fede, che non è il continuo ritorno alle emozioni dell’inizio, ma il lungo viaggio alla scoperta e conoscenza dell’altro, delle sue mille possibilità e fragilità. Mai si potrà dire di “conoscere” la donna o l’uomo, il figlio o la figlia, che si dice di amare, o di conoscere Dio. Chi lo afferma ha semplicemente smesso di amare e di cercare, nell’altro , ciò che ha solo bisogno di essere fecondato per potersi esprimere.
Il “buon senso”, a volte, lo si confonde con Il “senso comune”, o ” comune sentire”, ma questo si riferisce a una cornice culturale; e non vi è nulla di più “provvisorio” e “transitorio”, delle cornici culturali.
Un paio di generazioni nella migliore delle ipotesi.
Tutte le nefandezze che l’uomo ha provocato, sono transitate attraverso strade lastricate di buon senso.
La ricerca di senso e significato è lo scopo di una vita, e dovrebbe esserlo di ogni vita, sin dai primissimi anni, perché ne abbiamo a disposizione una sola, senza possibilità di replica. Ci servono genitori e insegnanti, che insegnino, non l’attaccamento a cose e persone, ma la ricerca e la scoperta di significati.
E non vi è un “senso” comune, ma personale: io, con la mia biografia, le mie caratteristiche di personalità, le paure, i desideri, le speranze, le fobie; nel rapporto con me stesso, nella relazione con le persone che ho incontrato, a partire da mia madre e mio padre, con la donna che amo, con l’ambiente, la società.
Il senso di quel che faccio, non è dato dal fare ciò che fanno i più, la maggioranza, e nemmeno nel soddisfare “desideri”, chiamati, “bisogni”, in realtà “pulsioni”.
Solo questo ci consente di viverla in pienezza, la pienezza della nostra umanità, non accontentandoci di vite vissute parzialmente, completate da qualche inconsistente surrogato: sesso, soldi, potere, sostanze inebrianti, o sballanti, dominio su altri esseri umani. Surrogati ! Le donne esprimono, senso e significato, in tutto quel che fanno, ma noi lo chiamiamo “agitazione”. Hanno imparato ad adattarsi ai nostri schemi mentali, è ancora lì subiscono, perché alla sostanza sono “prevalente”madri, quando amano.
Siamo ancora molto lontano da una vera democrazia tra i “generi”.

Ecco, faccio nuove tutte le cose!

Domenica 14 e 21 maggio i nostri ragazzi e ragazze di 5° elementare e 1° media hanno ricevuto il  sacramento della Cresima. E’ il dono dello Spirito santo che nel sacramento amministrato dal Vescovo ci dona la forza di vivere in pienezza la VITA NELLO SPIRITO DEL SIGNORE GESU’, RAFFORZA LA NOSTRA FEDE DI DISCEPOLI PER VIVERE NELLE DIFFICOLTA’ DEL NOSTRO MONDO CON LA LUCE DEL SUO VANGELO.

In queste 4 domeniche di maggio abbiamo vissuto la MATERNITA’  della Chieda che continua a generare nel tempo – come una vera Madre – figli di Dio. E’ il frutto della Pasqua che abbiamo celebrato e che ci orienta alla PENTECOSTE (4giugno), solennità che ci abilita a vivere prendendoci cura del fratello con misericordia e amore.

Siamo certi che tutta questa GRAZIA DI DIO che si è riversata sulla nostra comunità darà buon frutto secondo la grazia di Dio nel cuore di ciascuno.

Ecco, faccio nuove tutte le cose!

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ORATORIO – (luogo dove si prega)

Non tutti sanno che l’oratorio è nato con san Filippo Neri nel 1500 e poi riattualizzato da san Giovanni Bosco nell’800.

Nato come luogo di raccolta per i più abbandonati tra la gioventù, è stato uno strumento missionario prezioso nella storia per raccogliere bambini ai margini della società e destinati alla miseria.

Ogni giorno nel nostro oratorio si prega, in cappellina o sul campo, per custodire il cuore di tante attività con i ragazzi e le loro famiglie. Questi tempi di sosta ricordano a tutti il cuore prezioso dell’oratorio… portare tutti a Gesù Signore, accendendo nel cuore il desiderio di santità… ora piccoli discepoli, per essere nel mondo grandi testimoni del Vangelo. Allora il gioco non è solo intrattenimento e babysitteraggio, ma momento essenziale per realizzare la comunione e crescere come amici e fratelli, come ha fatto il Signore con tutti noi.

Il Padre benedica e sostenga il servizio paziente e amorevole di chi si dedica all’Oratorio.

don Giuseppe Facchineri

Una Lamborghini e una grigliata

Tra le tante iniziative per sostenere il pellegrinaggio dei nostri animatori a Santiago de Compostela si sono aggiunte due ulteriori iniziative.

Il lavaggio auto con la sorpresa di un amico che ci ha portato la sua Lamborghini che ovviamente ha incuriosito e sorpreso i nostri ragazzi.

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ma non con meno dedizione li ha fatti dedicare  a modelli più  semplici

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Un ringraziamento a tutti coloro che ci stanno aiutando e grande apprezzamento a tutti i ragazzi che con entusiasmo e buon impegno stanno “guadagnandosi” questo pellegrinaggio.

Sabato 13 alla grigliata hanno partecipato 200 persone … siamo rimasti sorpresi e contenti per tutta questa partecipazione e ringraziamo in modo speciale i genitori che instancabili hanno supportato i ragazzi… un bell’esempio di buona integrazione tra le varie generazioni che ci riempie di speranza vedendo crescere e maturare la nostra comunità.

Vi aspettiamo alla FESTA DEL GRUPPO SPORTIVO SABATO 28 MAGGIO dove i ragazzi organizzeranno un “mercatino delle pulci” e domenica 11 giugno per il torneo benefico di BURRACO preceduto da un brunch. Presto daremo tutte le indicazioni per partecipare.

Grazie a tutti! don Giuseppe

SANTA MESSA CON IL RITO DELLA CANONIZZAZIONE DEI BEATI FRANCISCO MARTO E JACINTA MARTO

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OMELIA DEL SANTO PADRE

Solennità della Beata Vergine Maria di Fátima
Sagrato del Santuario
Sabato, 13 maggio 2017

«Apparve nel cielo […] una donna vestita di sole»: attesta il veggente di Patmos nell’Apocalisse (12,1), osservando anche che ella era in procinto di dare alla luce un figlio. Poi, nel Vangelo, abbiamo sentito Gesù dire al discepolo: «Ecco tua madre» (Gv 19,26-27). Abbiamo una Madre! Una “Signora tanto bella”, commentavano tra di loro i veggenti di Fatima sulla strada di casa, in quel benedetto giorno 13 maggio di cento anni fa. E, alla sera, Giacinta non riuscì a trattenersi e svelò il segreto alla mamma: “Oggi ho visto la Madonna”. Essi avevano visto la Madre del cielo. Nella scia che seguivano i loro occhi, si sono protesi gli occhi di molti, ma… questi non l’hanno vista. La Vergine Madre non è venuta qui perché noi la vedessimo: per questo avremo tutta l’eternità, beninteso se andremo in Cielo. Continua a leggere SANTA MESSA CON IL RITO DELLA CANONIZZAZIONE DEI BEATI FRANCISCO MARTO E JACINTA MARTO

Prenditi tempo

Prenditi tempo per pensare
perché questa è la vera forza dell’uomo.
Prenditi tempo per leggere
perché questa è la vera base della saggezza.
Prenditi tempo per pregare
perché questo è il maggior potere sulla terra.
Prenditi tempo per amare ed essere amato
perché questo è il cammino della felicità.
Prenditi tempo per ridere
perché il riso è la musica dell’anima.
Prenditi tempo per dare
perché il giorno è troppo corto per essere egoisti.

Pablo Neruda

La grazia dell’incontro con Gesù

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I bimbi della 1° Comunione (2° turno) – 7 maggio

Il 30 aprile e il 7 maggio nella nostra comunità sono state celebrate le Prime Comunioni.

La chiesa sembrava pervasa da una ventata di aria nuova, da sguardi di vivacità e da un clima di vera festa.

Il sacramento che questi bambini hanno ricevuto è davvero molto grande: il pane della vita è entrato dentro di loro, dono d’amore e sostegno quotidiano!

E’ per questo che tutti, piccoli o grandi, ogni volta che riceviamo l’Eucaristia non possiamo che essere felici e grati.

Durante la celebrazione del 7 maggio, 5 bambini hanno anche ricevuto il battesimo.

Un momento di grazia per la nostra Chiesa che come una madre continua a generare nuovi figli in Cristo.

La festa delle prime comunioni è stata una festa per tutti: guardare questi bimbi, così belli e luminosi, ha riempito il nostro cuore e il nostro spirito.

La grazia dell’incontro con Gesù ancora una volta ci ha rinnovato!

Valentina Mainetti

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tutti i bimbi della 1° Comunione 2017

La gioia di un imprevedibile incontro

La Comunità del Piccolo Gruppo di Cristo ha ricordato  il sessantesimo anniversario di fondazione con un pellegrinaggio a Gozo nell’isola di Malta dal 22 al 25 Aprile scorso. In quei giorni abbiamo avuto la gioia di incontrare la piccola comunità di Gozo (Malta). Ci siamo poi recati a visitare la grotta, dove san Paolo, in viaggio per Roma per essere giudicato dall’imperatore,  fece naufragio a causa di una violenta tempesta (cfr. Atti degli Apostoli 28, 1-10). La meta più importante è stato però il pellegrinaggio al Santuario  della Madonna   di Ta’ Pinu, per ringraziare il Signore e la Vergine Maria per i sessant’anni della Comunità.  Dopo un breve percorso  a piedi, siamo arrivati al santuario per la celebrazione della Santa Messa,  presieduta dal  Vescovo di Gozo Mario Grech. Al termine della Santa Messa abbiamo avuto la felice sorpresa di incontrare Padre Marko Ivan Rupnik (oramai famoso teologo e mosaicista in tutto il mondo) che, sulla piazza antistante la basilica, stava lavorando alla costruzione dei suo preziosi e caratteristici mosaici. Ci siamo intrattenuti con lui portando anche i saluti del nostro Don Giuseppe, suo allievo, invitandolo a visitare i mosaici nella nostra parrocchia. Dopo aver inviato a Don Giuseppe le foto del nostro incontro, Don Giuseppe e Padre Rupnik si sono sentiti telefonicamente, esprimendo la gioia di questo imprevedibile ma gioioso incontro.

Galliani Augusto

Nadia Tra il Vescovo e p.Marko

I nostri parrocchiani  con il vescovo di Gozo +Mario Grech e padre Marko Rupnik

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il cantiere dei mosaici del Rosario4

il cantiere dei mosaici del Rosario3

p.Marko Rupnik coordina il cantiere

il cantiere dei mosaici del Rosario1

 

 

Un GRAZIE per Santiago

Sabato 29 aprile si è svolta un ulteriore inziativa a favore dell’esperienza estiva dei nostri animatori a Santiago De Compostela; un splendida “paella” alla Valenciana per 150 persone!!! Grazie di cuore a chi ha partecipato e un grazie infinito ai genitori dello staff della cucina. Con quel menù e quelle quantità …. insuperabili! Grazie!

PS: vi aspettiamo domenica 7 maggio, alle ore 11,15 per lavaggio auto… anche interni!!!

Santiago-groppo animatori

Cristo Signore è risorto! Alleluja

crocifisso risortoGuarda le foto della Veglia Pasquale 2017

Preghiera del perdono

Signore,
guarda e proteggi me e tutti noi;
guarda i miei limiti e aiutami a superarli;
guarda le mie infedeltà e perdonami;
guarda il tuo amore e abbi misericordia;
guarda la mia confusione e diradala;
guarda la mia debole fede e rinforzala.

Fammi guardare dentro il mio cuore
e riconoscere lealmente chi sono.

Purifica il mio sguardo
e aiutami a superare antipatie e giudizi.

Illumina il mio sguardo perché mi accorga
di come vivo la mia vocazione.

Il nostro reciproco sguardo mi apra a ogni persona
e mi trattenga dal ritenermi migliore degli altri.

Il mio sguardo sia il tuo sguardo, per te, con te, in te.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo,

nei secoli dei secoli. Amen.

Piccolo gruppo

GESÙ RISORGE DA MORTE

1Corinzi 15,1-8

1 Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, 2 e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l’ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano!
3 Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto:

che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, 4 fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, 5 e che apparve a Cefa (Pietro) e quindi ai Dodici. 6 In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. 7 Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. 8 Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.

1. GESÙ RISORGE DA MORTE (MT – 28,1 -6a.8)

 2. I DISCEPOLI TROVANO IL SEPOLCRO VUOTO (Gv 20,3-9)

 3.GESÙ SI MANIFESTA ALLA MADDALENA  (Gv 20,11-16)

 4.GESÙ IN CAMMINO CON I DISCEPOLI DI EMMAUS (Lc 24,13-19.25-27)

 5.GESÙ SI MANIFESTA ALLO SPEZZARE DEL PANE (Lc 24,28-34)

6. GESÙ SI MOSTRA VIVO AI DISCEPOLI (Lc 24,3643.4548)

 7.GESÙ DÀ AI DISCEPOLI IL POTERE DI RIMETTERE I PECCATI (Gv 20,19-23)

 8. GESÙ CONFERMA LA FEDE DI TOMMASO (Gv 20,24-29)

 9.GESÙ SI MOSTRA AI DISCEPOLI AL LAGO DI TIBERIADE (Gv 21,1-6.9-13)

 10. GESÙ CONFERISCE IL PRIMATO A PIETRO (Gv 21,15-19)

 11. GESÙ AFFIDA AI DISCEPOLI LA MISSIONE UNIVERSALE (MT – 28,16-20)

12.GESÙ SALE AL CIELO (AT – 1,6-11)

 13. CON MARIA IN ATTESA DELLO SPIRITO (AT – 1,12-14

14. GESÙ MANDA AI DISCEPOLI LO SPIRITO SANTO (AT – 2,1-6)

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Ecco l’Agnello che porta i peccati del mondo

2017-03-21 17.46.07Guarda le foto del Venerdì Santo 2017

Ogni volta che il sacrificio della croce, con il quale Cristo, nostro agnello pasquale,

è stato immolato (cfr. 1 Cor 5,7),

viene celebrato sull’altare, si rinnova l’opera della nostra redenzione.

 E insieme, con il sacramento del pane eucaristico, viene rappresentata ed effettuata l’unità dei fedeli, che costituiscono un solo corpo in Cristo (cfr. 1 Cor 10,17).

 Lumen Gentium n.3

Una cosa sola in te

Signore, mio Dio,
mentre recepisco
la bellezza della tua costante presenza,
sperimento
la mia debole corrispondenza alla tua Parola.

Ho bisogno che tu mi possieda totalmente,
perché io riesca a essere una cosa sola in te
e diventi una profonda espressione
della tua volontà.

Il tuo amore è così grande
da perdonare i miei peccati
e innalzarmi nella tua santità.

Aiutami a realizzare il tuo progetto su di me,
affinché la nostra unione sia completa
e io sia in grado di rendere visibile
il tuo misericordioso amore. Amen.

Piccolo gruppo

Une seule chose en toi
Seigneur, mon Dieu,

tandis que j’accueille

la beauté de ta constante présence,

j’expérimente la faiblesse de ma réponse à ta Parole.

J’ai besoin que tu me possédes totalement, pour que je parvienne à être une seul chose en toi et que ju devienne

une profonde expression  de ta  volonté.

Ton amour est si grand que tu pardonnes mes péchés

et m’élèves  dans ta sainteté.

Aide-moi à réaliser ton projet sur moi,

afin que notre soit complète

et que je sois en mesure de rendre visible

ton amour miséricordieux. Amen.

Piccolo gruppo

ANNUNCIAMO LA TUA MORTE NELL’ATTESA DELLA TUA VENUTA

2017-03-21 17.45.45

Dio Redentore,
eccoci alle porte della fede,
eccoci alle porte della morte,
eccoci di fronte all’albero della croce.

Solo Maria resta in piedi nell’ora voluta dal Padre,
nell’ora della fede.
Tutto è compiuto,
ma, allo sguardo umano, la sconfitta sembra completa.

Sul ruvido legno della croce, tu fondi la chiesa:
affidi Giovanni come figlio a tua madre, e tua madre,
da questo momento entra nella casa di Giovanni.

Tutto è compiuto.
Tu hai dato la vita, apri il nostro cuore a questo dono totale.
Sul legno hai elevato tutto a te.

O Signore,
disceso dalla croce raggiungi l’uomo in lacrime,

per dirgli che l’hai amato fino in fondo.

Ho desiderato ardentemente celebrare questa Pasqua con voi

dscn4059Guarda le foto della Messa in Coena Domini

Pane del cielo sei tu, Gesù,
via d’amore, tu ci fai come te.

No, non è rimasta fredda la terra.
tu sei rimasto con noi
per nutrirci di te, pane di vita,
ed infiammare col tuo amore tutta l’umanità.

Sì, il cielo è qui su questa terra
tu sei rimasto con noi,
ma ci porti con te nella tua casa,
dove vivremo insieme a te tutta l’eternità.

No, la morte non può farci paura:
tu sei rimasto con noi
e chi vive di te, vive per sempre.
Sei Dio con noi, sei Dio per noi,
Dio in mezzo a noi.

MESSA CRISMALE IN DUOMO  2017

Mi abbandono a te

Signore,
fammi conoscere la bellezza della tua chiamata
e il dono della tua costante presenza.

Aiutami a capire il tuo disegno su di me
e ad ascoltarti e imitarti con filiale docilità.

Fammi comprendere a che punto sono
nel cammino della vita cristiana:
quali sono i difetti da superare
e le virtù da conquistare.

Mi abbandono a te,
perché tu mi aiuti sempre più a fare
la tua soave volontà.

Te lo chiedo con cuore nuovo,
più grande e più forte,
per Cristo Signore nostro. Amen.

Piccolo gruppo

Je m’abandonne à toi
Seigneur,

fais-moi connaitre la beauté de ton appel

et le don de ta constante preèsence.

Aide-moi à comprendere ton dessein sur moi à t’écouter et à t’imiter avec une filiale docilité.

Fais-mois percevoir à quel strade je me trouve sur le chemin de la vie chrétienne:

quels sont les défauts à surmonter

et les vertus à conquérir.

Je m’abandonne à toi,

pour que, toujours, tu m’aides à faire

ta suave volonté.

Je te le demande avec un cœur nouveau, grand et fort,

Par le Christ notre Seigneur. Amen.

Piccolo gruppo

MERCOLEDI DELLA SETTIMANA AUTENTICA

Gli occhi del Signore
non abbandonano chi lo ama
e chi spera nella sua bontà.
Egli ascolta il lamento del prigioniero;
per il mistero della sua morte
dona libertà e vita.

 

Mt 26, 14-16
Vangelo secondo Matteo.

In quel tempo. Uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.

 

Il tradimento di Giuda ci introduce nel Triduo Pasquale. Un inizio triste e scoraggiante. D’istinto ci sentiamo lontani da un gesto simile. Ma a ben vedere mostra subito com’è il cuore dell’uomo. La tentazione del denaro, di salvarsi a qualunque costo quando le cose precipitano, la delusione e il desiderio di rivalsa, la paura che rende vigliacchi…e mille altre realtà oscure che in modo consapevole o no abitavano nel cuore dell’apostolo Giuda in quel momento.

Tutte cose che ci appartengono, che sono anche nel nostro cuore

Da questo inferno del cuore ci salva Gesù, … amandoci da morire!

 

MARTEDI DELLA SETTIMANA AUTENTICA

Is 53, 4; Ap 5, 9

Cristo si è caricato dei nostri mali,
ha preso su di sé le nostre colpe.
Ci hai riscattato con il tuo sangue, o Signore;
uomini di ogni razza e di ogni lingua,
di ogni tribù e nazione.

Vangelo secondo Matteo.

Mt 26, 1-5

In quel tempo. Terminati tutti questi discorsi, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso».
Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, e tennero consiglio per catturare Gesù con un inganno e farlo morire. Dicevano però: «Non durante la festa, perché non avvenga una rivolta fra il popolo».

Fino a due giorni prima Gesù ha ripetuto quello che sarebbe successo, eppure i discepoli non comprendevano. Noi siamo fatti così. Sappiamo tutto e tutto va avanti come se nulla fosse. Un rischio terribile.

Ma Gesù non si lascia deludere o scoraggiare. Sa cosa occorre fare perché possiamo guarire. Sa bene che senza la sua vita rimarremmo eternamente così.

Ma se il Suo spirito, effuso dall’alto della croce, scende su di noi 

… allora possiamo cambiare, invece di sapere tutto… impariamo da Lui a vivere in umiltà, abbandonati al Padre … veniamo resi come Lui.

 

Sal 118 (119), 161-168

Dal profondo a te grido, Signore; ascolta la mia voce!

I potenti mi perseguitano senza motivo, ma il mio cuore teme solo le tue parole.
Io gioisco per la tua promessa, come chi trova un grande bottino. Odio la menzogna e la detesto, amo la tua legge. Sette volte al giorno io ti lodo,
per i tuoi giusti giudizi. Grande pace per chi ama la tua legge:
nel suo cammino non trova inciampo.
Aspetto da te la salvezza, Signore, e metto in pratica i tuoi comandi. Io osservo i tuoi insegnamenti e li amo intensamente.
Osservo i tuoi precetti e i tuoi insegnamenti: davanti a te sono tutte le mie vie. 

 

 

Vegliate … per non essere rintronati!

LUNEDì  DELLA SETTIMANA SANTA

Fratelli, seguiamo il cammino di Cristo che conduce a salvezza.
Egli morì per noi, lasciando un esempio.
Sulla croce portò nel suo corpo i nostri peccati
perché, morendo alla colpa, risorgessimo alla vita di grazia.


Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: “State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo” – Lc 21, 34-36

 

Per leggere i segni dei tempi, per attendere il Maestro e il suo ritorno nella gloria, abbiamo urgente bisogno di vegliare, di vigilare, di stare attenti, desti, pronti. Se il nostro cuore si appesantisce, non siamo più in grado di riconoscere la sua Presenza, di leggere la sua dolce presenza nei nostri cuori.

Gesù parla di dissipazioni e ubriachezze che ci fanno cadere nella dimenticanza, la grande tentazione a cui reagire con la quieta preghiera e la meditazione della Parola di Dio.

Dissipazioni, cioè lo spreco del tempo, l’ossessione dell’organizzazione della vita o del benessere, cioè un gettare via le energie che – in verità – a ben altro ci dovrebbero servire… Ubriachezze, cioè l’intontimento generale che ci provoca stress, la tensione sul lavoro e nella scuola … un continuo stato di ansia sotterranea.

Stiamo svegli, presenti, amici … che il Signore, in questa giornata, ci trovi quando passerà a bussare alla nostra porta. Aiutaci a vegliare e pregare, Maestro, per avere la forza di restare fedeli nelle fatiche di questo mondo, custodendo la tua Presenza … anche in questa giornata! 

Buona Settimana  SANTA, l’ “Autentica”.

Non chiudere la tua porta, anche se ho fatto tardi.
Non chiudere la tua porta: sono venuto a bussare.

A chi ti cerca nel pianto apri, Signore pietoso.
Accoglimi al tuo convito, donami il Pane del regno.

 

Andate a preparare la Pasqua

ASINUS PORTA MYSTERIA 

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Guarda le foto della Domenica delle Palme 2017

Il dizionario biblico lo descrive così: «L’asino palestinese è assai robusto, sopporta bene il caldo,si nutre di cardi; grazie alla forma degli zoccoli, ha un’andatura molto sicura; infine, il suo mantenimento è poco costoso. Suoi unici difetti sono la testardaggine e la pigrizia».

Tiro avanti come l’asina di Gerusalemme,  che nel giorno delle Palme fu per il Messia una cavalcatura regale e pacifica. Non so granché, ma so di portare Cristo sul mio dorso Sono io che lo porto, ma è lui che mi guida. So che mi conduce verso il suo Regno, dove sarò a mio agio per sempre in verdi pascoli.

Tiro avanti a passettini, per sentieri scoscesi, lontano dalle autostrade, dove la velocità impedisce di riconoscere cavalcatura e cavaliere.

Quando inciampo in un sasso, il mio Signore viene certamente sballottato,ma non mi rimprovera mai niente.

La sua gentilezza e pazienza verso di me sono meravigliose: mi lascia il tempo per salutare l’incantevole asina di Balaam, per sognare davanti a un campo di lavanda, per dimenticare perfino che lo porto.

Tiro avanti in silenzio.  E’ incredibile come ci comprendiamo senza parlare; d’altronde, non capisco bene, quando mi bisbiglia qualcosa all’orecchio.Le uniche parole che ho compreso sembrano dirette solo a me e ne posso testimoniare la verità:”Il mio giogo é dolce e il mio carico leggero” (Mt 11, 30)Parola d’animale, è proprio come quando portavo alacremente sua madre verso Betlemme, in una sera di Natale.

“Ella pesava poco, perché tesa solo verso il futuro che si portava dentro”.

Tiro avanti nella gioia.  Quando voglio cantare le sue lodi, faccio un baccano del diavolo, pieno di stonature. Allora lui ride di buon cuore, con un riso che trasforma i sentieri in piste da ballo, i miei zoccoli in sandali alati.In quei giorni, ve l’assicuro, se ne fa di strada!

Tiro avanti, tiro avanti come un asino che porta Cristo sul suo dorso!

SETTIMANA SANTA - volantino orari BVA 2017

Entrare nella Pasqua …da discepoli

dscf1580TUTTA LA CASA SI RIEMPI’ DI PROFUMO

 Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. 4 (Gv 12)

Ecco un gesto sorprendente, di un amore senza calcolo, libero, gratuito. 

Maria versa del profumo sui suoi piedi: profumo preziosissimo, il nardo, olio ricavato dalle radici di una pianta che cresce nelle montagne dell’India settentrionale.

Giuda lo valuterà in trecento denari, salario di trecento giornate lavorative. 

Il profumo di questo amore GRATUITO riempie la casa!

Entriamo nella Settimana Santa, come discepoli

…. che non sannno già cos’è l’amore (si fa la fine di Giuda!),

ma che IMPARANO ad AMARE GRATUITAMENTE,

senza chiedere nulla in cambio.

Gratuitamente, senza pretesa di riconoscimenti e contraccambi.

Questa è la Pasqua:

assoluta gratuità

ad altissimo prezzo,

amore fino alla fine.

Preghiamo perchè il buon profumo dell’amore totale e gratuito di Cristo Signore  riempia di questa sua grazia  tutta la casa della nostra vita.

Buon cammino pasquale a tutti!

don Giuseppe Facchineri

 

 

Non ha senso… la Croce

La Croce non ha valore… per chi confida solo nell’efficienza materiale, nei programmi tecnici, nei progetti sociali;

non ha senso… per chi non vuole dare spazio alla vita interiore, per chi ritiene che i problemi umani si possono risolvere scavalcando l’uomo, la sua libertà, il suo cuore;
è inconcepibile… per chi desidera prevalere, vincere, comandare, possedere;
è faticosa… per chi non ha speranze sull’uomo e le sue possibilità;
è dolorosa… in una realtà in cui arroganza, mediocrità, diffidenza sono chiamate normalità.

Invece è germe d’amore la Croce… per chi sa che l’esperienza realistica della vita ci dice che il dolore, la sofferenza, la morte riempiono di sé la nostra storia e che l’amore, solo l’amore, è la speranza dell’uomo.

L’uomo è un mistero, il suo cuore un abisso

Quando Sant’Agostino 1300 anni fa scrisse questa frase, veniva da un lungo cammino interiore, che aveva attraversato , con coraggio e descritto, nelle “confessioni”.
In fondo ha anticipato quel che, la psicanalisi prima e la cosiddetta scienza psicologica in seguito, 1100 anni dopo, hanno confermato.
Nell’uomo vi è una parte, una dimensione, un luogo, indicibile, indescrivibile, incomunicabile, che chiamiamo inconscio, o non conscio per dirla con Faggioli.
In quegli abissi albergano energie distruttive ed autodistruttive, ed energie costruttive; demoni e angeli, ombre e luci.
I demoni sono alimentati dalla nostra solitudine, ( condizione ineludibile, che nessun frastuono, voce o nota può ridurre) e dalla paura della morte, che ci induce a una voracità, verso la vita, in tutte le sue dimensioni, anche a discapito dei nostri simili.
Le energie costruttive sono alimentati dalla nostra natura relazionale, costitutiva della nostra personalità; dal bisogno di amore e incontro, profondo, veritiero, che permeano la nostra memoria fisiologica e il nostro presente.
Ogni essere umano è lacerato da queste contrastanti energie, da queste tensioni opposte.
È mia convinzione che buona parte del disagio di noi moderni venga da questa, divaricazione di energie, che si incontrano e contaminano in una sorta di “terra di nessuno”, che delinea l’ambivalenza e contraddittorietà di noi umani, nel rapporto con se, con gli altri, con l’ambiente, con la storia.
Perché, quindi, un uomo di 45 anni, con capacità cognitive integre e un buon
livello culturale, ( faceva il mediatore finanziario, dopo avere trasformato una passione nel suo lavoro); in grado di distinguere il bene dal male, con conoscenza del valore delle norme e delle leggi ( è stato carabiniere, dopo essere stato selezionato, formato); con volontà, carattere e coraggio e buona percezione di se e delle proprie capacità, ( non è facile cambiare lavoro, passando dalla sicurezza del dipendente, alla precarietà del professionista); perché un uomo così uccide i suoi figli, piccoli e inermi, completamente fiduciosi nei suoi riguardi, a martellate ? Quante martellate ha dato, prima che morissero? Dicono cinque! Li ha uccisi con un colpo secco? E quando il secondo ( non poteva ucciderli contemporaneamente), ha cominciato a gridare, forse a scappare, con quale determinazione ha ucciso anche lui? Quante ore, giorni, ha pensato a questa soluzione, come la migliore per se e i suoi figli maschi?
È stato un raptus, il pensiero lo ha invaso all’improvviso, oppure ha programmato la cosa, aspettando proprio il momento in cui era solo con i due piccoli maschi?
Forse la scientifica ricostruirà l’evento, ma quel che è accaduto nel cuore di quell’uomo, solo Dio può conoscerlo.
Vi sono comunque dei paradigmi culturali, che possono fare da linfa a queste esplosioni distruttive,sui quali varrebbe la pena indagare!
– Uno dei frutti nefasti dell’individualismo autosufficiente, ( così necessario al capitale finanziario per erodere alla base ogni spinta verso la socialità) ; è l’incapacità di chiedere aiuto.
Chi chiede aiuto ammette la propria debolezza, la propria vulnerabilità; è uno sfigato!

Inoltre si da per certo che nessuno ci aiuterà, perché ognuno penserà principalmente a se stesso. Terribile questa sfiducia sull’umano, questo dover dimostrare, agli altri e a se stessi, che ce la si fa da soli. Vi sarà comunque, per ognuno, nella vita, un momento in cui dovremo accettare la nostra impotenza, lasciarci aiutare, attraversare quella frantumazione di idoli e maschere, che ci siamo appiccicati addosso.
– Il proprietario dello sperma che ha contribuito a introdurre in questo mondo il figlio, spesso si sente padrone di quel corpo e di quella vita: lui sa come deve svilupparsi e andare. Non sono solo le madri ad essere condizionate a volte da questo schema, in parte comprensibile: per trentatré mesi ( 9 dentro il corpo della donna), quell’organismo e’ vissuto dipendendo totalmente da loro.
Anche i padri, sono, spesso “inconsciamente ” condizionati da questo schema.
Possiamo lasciare aperti i varchi ai demoni distruttivi o chiuderli e, allo stesso modo, aprirne alle energie costruttive.
Non siamo schiavi di un destino, abbiamo la capacità di fare spazio, all’una o all’altra energia. È la nostra libertà e capacità di scelta, tra il bene e il male, dentro e fuori di noi.
Occorre imparare lo sguardo interiore, il modo in cui si formano i nostri pensieri, a prendere confidenza con le nostre emozioni, consapevolizzare, radicalmente, la nostra dimensione relazionale; interiorizzare la nostra dimensione trinitaria: persona unica e irripetibile; la dimensione sociale e comunitaria come condizione costitutiva della nostra identità; apparteniamo ad un unica specie umana e abbiamo la responsabilità di contribuire alla costruzione di un destino comune, al di qua, molto al di qua di culture, lingue, tradizioni.
Questa antropologia dovrebbe essere insegnate nelle scuole a partire da quelle dell’infanzia.
Quell’uomo non può essere giudicato. Solo pregare per lui e i suoi figli si può e cercare di lenire le ferite della madre e della sorella.
Perché l’uomo è un mistero, il suo cuore un abisso.

dott.Venturoli Sandro

Foglietti del TEMPO PASQUALE (aprile e maggio)

23 APRILE 2017 – II DOMENICA DOPO PASQUA A   (scarica PDF)

30 APRILE 2017 – III DOMENICA DOPO PASQUA A (scarica PDF)

7 MAGGIO 2017 – IV DOMENICA DOPO PASQUA A- COMUNIONI  (scarica PDF)

14 MAGGIO 2017 – V DOMENICA DOPO PASQUA A CRESIME (scarica PDF)

28 MAGGIO 2017 – VII DOMENICA DOPO PASQUA – dopo l’Ascensione A professione di fede (scarica PDF)