Per non cedere alla tristezza!

“Vietato lamentarsi”:

quel cartello sulla porta del Papa

Da qualche giorno sulla porta del suo appartamentino a Santa Marta è apparso un eloquente quanto ironico cartello, che recita: «Vietato lamentarsi». Vi si legge che «i trasgressori sono soggetti da una sindrome da vittimismo con conseguente abbassamento del tono dell’umore e della capacità di risolvere i problemi». Che «la sanzione è raddoppiata qualora la violazione sia commessa in presenza di bambini». E conclude così: «Per diventare il meglio di sé bisogna concentrarsi sulle proprie potenzialità e non sui propri limiti quindi: smettila di lamentarti e agisci per cambiare in meglio la tua vita».  

 A notarlo sono stati gli interlocutori più recenti del Pontefice invitati a Santa Marta, tra i quali un anziano sacerdote italiano, amico di lunga data, il quale – dopo aver chiesto l’autorizzazione – l’ha fotografato per divulgarlo. Era stato lo stesso Francesco a farglielo notare al termine dell’udienza avvenuta all’inizio della settimana ed entrambi avevano sorriso. 

Quel cartello è un’invenzione dello psicologo e psicoterapeuta dal nome biblico Salvo Noè, autore di libri e di corsi motivazionali. Nell’ultimo dei suoi volumi ha dedicato alcune pagine proprio a Bergoglio. Lo scorso 14 giugno, al termine dell’udienza in piazza San Pietro, Noè aveva potuto salutare per alcuni istanti Francesco: gli aveva donato il libro, un braccialetto e il cartello immediatamente apprezzato dal Papa che aveva replicato: «Lo metterò alla porta del mio ufficio dove ricevo le persone». Ora, l’«ufficio» del Papa dove avvengono solitamente le udienze è nel palazzo apostolico, la cui austerità e bellezza non si sarebbero certo sposate bene con quel divieto un po’ goliardico. Così Francesco ha deciso di appenderlo fuori dalla porta del suo appartamento. 

In molte occasioni l’autore dell’esortazione «Evangelii gaudium» (la gioia del Vangelo) ha invitato i cristiani ad abbandonare l’atteggiamento di continua lamentela: «A volte – aveva detto alcuni mesi dopo l’elezione – alcuni cristiani malinconici hanno più faccia da peperoncino all’aceto che di gioiosi che hanno una vita bella!»

VIETATO LAMENTARSI

Casa Dolce casa!

“verso sera bisogna, prima di abbandonarsi al sonno, evitare le conversazioni, allontanare le agitazioni ed i rumori della giornata, purificare la propria intelligenza turbata, rendersi calmo e adatto a ricevere dei sogni salutari”

Giamblico: De vita phytagorica 15,65

Oramai ci siamo … con l’inizio dell’anno scolastico si torna tutti a casa dopo il tempo delle vacanze e della villeggiatura. Ho pensato molto a questo gesto del rientrare a casa, perchè di per sè che non viene compiuto solo in occasione del tempo estivo, ma scandisce un po’ tutta la nostra quotidianità … ogni giorno di per sè  “si rientra a casa” alla sera dopo un viaggio nei propri doveri e compiti (certamente meno coinvolgenti ed entusiasmanti delle vacanze). Si ritorna e si ENTRA IN CASA!

Nella Sacra Scrittura, Mosè leva i sandali per entrare nel recinto del Roveto Ardente, alla presenza di Dio.

Anche nell’Islam questo confine tra un fuori e un dentro è mantenuto per la preghiera e per la vita famigliare. Entrando in casa, come in moschea si è invitati a togliere le scarpe. È il modo dei beduini, di entrare nella tenda a piedi scalzi, “scrollando la polvere del deserto”. Non è una questione di pulizia ma di confidenza, intimità e accoglienza.

Addirittura vi è l’esempio di quegli industriali giapponesi che, rientrando nel loro ambiente, lasciano il loro completo di giacca e cravatta per rivestire un Kimono, ed abbigliati così, dopo il bagno, celebrano pacifici e silenziosi la cerimonia del the’.

Cambiare di abito o togliere le scarpe entrando in casa, significa, cambiare di clima, di luogo, di “tempo”. Lasciare gli abiti, anche mentali,  che significano l’azione, l’appartenenza sociale, per stare, così, “spogliati”, da ruoli, immagini, rappresentazioni, nella ricerca di se e dell’incontro umano.

È’ un passaggio, simbolicamente evidente, tra il mondo esterno e il mondo interiore.

Entrando nella propria abitazione occorrerebbe imparare a togliere simbolicamente e mentalmente i sandali, scrollandosi di dosso  la polvere del mondo, con le sue preoccupazioni, urgenze, impegni. 

Ben altro dal varcare la soglia parlando al telefono, una mano occupata con la chiave o la spesa e l’altra alla ricerca di un telecomando, per risentirsi “avvolti” dal rumore del mondo.

È, il significato della Mezuzah, un contenitore, affisso sugli stipiti delle porte degli ebrei, che contiene una pergamena con due brani della Shema, la preghiera fondamentale dell’ebraismo, e ricorda la notte dello sterminio dei primogeniti egiziani; chi varca la soglia l’accarezza, come a richiamare protezione dell’angelo sulla famiglia.

Si varca una soglia che divide il mondo del “fare” dal mondo “dell’essere”.

Si sta entrando nel luogo sacro degli affetti e dell’esperienza di sé.

Li si “rigenerano”, le energie per tornare ad affrontare la realtà con serena consapevolezza.

Non sarebbe male se anche noi, rientrando ogni giorno a casa, ritrovassimo questa nostra  calda, tenera e “forte”, energia “vitale”.

Non sarebbe male se custodissimo questo senso del sacro ogni volta che varchiamo la soglia di ogni incontro e si entra nella storia, nella casa e nella vita degli uomini.

Relazioni e incontri che hanno il gusto e lo stupore del sacro rispetto di chi è cosciente  che entra nella relazione con gli altri.

Dove manca questo senso di rispetto e di consapevole sacralità, rimane solo una devastante invasione, che brutale si impossessa di cose e persone.

Un discepolo del Signore sa bene cosa significa e come varcare certe soglie che hanno il gusto del ritornare a casa.

Buon ritorno a casa a tutti!

don Giuseppe Facchineri

 

SE RESTI IN NOI SANTO SPIRITO

 

Se resti in noi Santo Spirito vivremo proprio come Gesù.

Dacci sapienza per leggere la vita e la realtà attraverso gli occhi suoi.

Aiutaci a capire  cosa bisogna fare, facci imparare a vedere il mondo

col tuo sguardo di saggezza.

 

Se resti in noi Santo Spirito vivremo proprio come Gesù.

Dona alla mente intelletto per capire il tuo disegno grande su di noi. Infondi in noi la voglia di vita buona e vera, con il tuo aiuto comprenderemo il senso del nostro percorso.

Se resti in noi Santo Spirito vivremo proprio come Gesù.

Alcune volte la vita è complicata e non si sa che strada prenderà.

Per ogni cuore in dubbio ci doni il tuo consiglio,

e ogni passo lungo il cammino sarà fermo e più sicuro.

Se resti in noi Santo Spirito vivremo proprio come Gesù.

Dona fortezza a chi sente la stanchezza e a chi si trova in difficoltà.

Non farci scoraggiare quando la vita è dura,

nelle fatiche di ogni giorno la Parola porta frutto.

Se resti in noi Santo Spirito vivremo proprio come Gesù.

Facci scoprire ogni cosa del creato che è stupenda opera di Dio.

Il dono della scienza aprirà i nostri occhi,

e scopriremo che il mondo è bello perché è frutto del Suo amore.

Se resti in noi Santo Spirito vivremo proprio come Gesù.

E scopriremo in lui l’amico vero a cui affidarci con serenità.

Che tutta la sua Chiesa possa seguir nei passi:

nella pietà a ci legheremo a lui e resteremo saldi.

Se resti in noi Santo Spirito vivremo proprio come Gesù.

Rendici docili e lasciaci guidare come un bimbo con il suo papà.

Il Padre sa che fare, non ci farà sbagliare:

timor di Dio non è paura ma rispetto ed umiltà.

Se resti in noi Santo Spirito vivremo proprio come Gesù!

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Se resti in noi Santo Spirito vivremo proprio come Gesù!

 La più bella avventura: la meta è … il cammino!

La vita di un cristiano poi è doppiamente avventura, perché è la sete stessa di Dio che lo sospinge avanti, perché è Dio stesso che chiama a camminare con Lui e verso di Lui… Nessuno è più viandante di un cristiano. Il cristiano ha sete di tutte le cose visibili ed invisibili; la sete che non si può frazionare in piccole avventure, saldato com’è a Qualcuno, che pur non conoscendo ancora bene, pur non sapendo con qual nome chiamarlo, sa di dover cercare nella più bella avventura che è la vita… che ci ha donato!

20170710_1802161° RIFLESSIONE – INIZIO DEL PELLEGRINAGGIO

 Mt 4,18-22   Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini” . Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Preghiera del Cammino

Signore, illuminami e guidami nella fede, nella speranza e nella carità.

La strada che tu hai percorso sia da me seguita.
Tutto ciò che tu ami sia da me amato.

Tu, Luce, illumina le mie tenebre.
Tu, Forza, sorreggi la mia debolezza.

I miei occhi siano i tuoi occhi,
le mie mani siano le tue mani,
le mie spalle siano le tue.

Il mio cuore sia il tuo cuore, affinché i fratelli,
tramite la mia umile e fedele presenza,
possano incontrare Te e, nella fede, vederti e amarti.

Signore, prendimi come sono e fammi come tu mi vuoi.

2° RIFLESSIONE

 Mc 10, 35-40

Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: “Maestro, vogliamo che tu ci faccia per noi quello che ti chiederemo”. Egli disse loro: “Che cosa volete che io faccia per voi?”. Gli risposero: “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”. Gesù disse loro: “Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?”. Gli risposero: “Lo possiamo”. E Gesù disse: “Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato” .

PREGHIERA DI GIOVANNI PAOLO II SULLA TOMBA DI SAN GIACOMO

O san Giacomo di Compostela,
davanti alla tua tomba
veniamo come pellegrini
di tutti i cammini del mondo,
per onorare la tua memoria
e implorare la tua protezione.
Per il nostro pellegrinaggio
abbiamo bisogno del tuo ardore
e della tua audacia.
Tu che sei il patrono dei pellegrini,
guida il nostro pellegrinaggio cristiano.
I popoli sono venuti qui da lontano;
ora tu vieni con noi
all’incontro di tutti i popoli.
Con te vogliamo dire a tutte le genti
che Cristo è Via, Verità e Vita.

3° RIFLESSIONE

 Dal Libro della Genesi

Il Signore disse ad Abram: «Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. 2Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione. 3Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra». 4Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot.

 Come per Abramo

Abramo: il pellegrino della fede per eccellenza… come per Abramo anche per noi la promessa del senso autentico della vita diventa voce che chiama a partire, a uscire dalla false sicurezze e a fidarsi solo della sua Parola.

La voce della tua fantasia, dei tuoi sogni, dei tuoi desideri più coraggiosi, dei tuoi ideali più alti ti chiama e ti invita a metterti per strada: è la voce di Dio, di quel Dio che ti abita dentro e che ti vuole fare più grande, ti vuole più libero, e ti porta fuori.

Come per Abramo, Dio ti conduce fuori e ti dice: “Alza gli occhi e conta le stelle del cielo, se puoi. Così sarà la tua posterità” (Gn 15,5).

È Dio che ti vuole fare capire il senso profondo della tua vita, di questa tua esistenza che troppo spesso ti appare stupida o assurda, inutile per te e gli altri: è Dio che vuole aiutarti a capire la tua fede, il tuo rapporto con Lui.

E non c’è modo migliore che “uscire”, mettersi in cammino, abbandonando le sicurezze e le abitudini troppo pesanti, che soffocano il tuo slancio e ti chiudono nella tua povertà quotidiana.

Mettersi per strada è, allora, anche un modo per verificare la propria fede, per accorgersi realmente del valore del credere, per toccare con mano che cosa significa “cercare”, cioè sapere e non ancora vedere, sentire la mancanza di qualcosa che preme e di cui si ha bisogno, avvertire un vuoto che non può restare ed esige di essere colmato.

(G. Basadonna, Spiritualità della strada, p. 52)

 Signore, Abramo si è la­sciato guidare da te, pur non vedendo chiaramente dove lo conducevi: fa’ che possiamo anche noi accettare di farci guidare docilmente dalla tua Parola. Perché lo sappiamo, Signore, che sarai tu a guidare i nostri passi.  

Noi ti preghiamo: Rendici come Abramo

Signore, la missione che affidi ad Abramo è difficile. Tu gli chiedi di lasciare tutto. Gli chiedi il co­raggio di lasciare il paese in cui abita per andare verso una terra sconosciu­ta. Rendici disponibili ad accogliere le tante cose nuove e interessanti che ci verranno proposte.  

Noi ti preghiamo: Rendici come Abramo

Signore, la missione che hai affidato ad Abramo è immensa. Tu vuoi che ci siano tante perso­ne che, dietro di lui e come lui, costruiscano un mon­do migliore, in cui ci sia fiducia in te. Noi ti ringrazia­mo per averci donato delle famiglie che ci danno il necessario per la vita: fa’ che ci aiutino sempre più a crescere anche nella fede.

Noi ti preghiamo: Rendici come Abramo.

20170715_1858424° RIFLESSIONE

Dal  libro del Deuteronomio

Un arameo errante era mio padre.

Scese in Egitto e vi dimorò come straniero con poca gente».

 Spiritualità da pellegrini

“Arameo errante era mio padre”: così comincia la confessione di fede del popolo di Israele. Da quando Abramo si mette in cammino ogni credente sa che la sua vita non può che essere che una peregrinatio fidei, cioè un pellegrinaggio di fede…

 Il “pellegrino”… è solo un’immagine della nostra condizione di cristiani.

“Noi tutti – scrive Sant’Agostino – siamo dei pellegrini. Il cristiano è colui che, perfino nella sua casa e nella sua patria, si riconosce come pellegrino”.

E si potrebbe aggiungere che la spiritualità del pellegrino è la spiritualità tout court del cristiano: “ricondotta all’essenziale e vissuta nella sua avventurosa pienezza”.

Mettendosi in cammino, il pellegrino risponde a una chiamata, scegliere poche cose, perché aspira a un bene più prezioso.

Il suo ritratto… è fatto di poche, essenziali pennellate: “Per grazia di Dio sono uomo e cristiano, per azioni grande peccatore, per vocazione pellegrino della specie più misera, errante di luogo in luogo.

I miei beni terrestri sono una bisaccia sul dorso con un po’ di pan secco e, nella tasca interna del camiciotto, la sacra Bibbia. Null’altro

[N.d.R. Questa citazione è stata tratta dallo stupendo inizio de I racconti di un pellegrino russo]”.

Preghiamo insieme:

Guida, Signore, il nostro cammino.

Padre Santo, che al tuo popolo pellegrinante nel deserto ti offristi come luce e guida, veglia sui nostri passi, perché, liberi da ogni pericolo, possiamo arrivare alla mèta e tornare lieti alle nostre case.

Tu ci hai dato il tuo unico Figlio come via per giungere a te, fa che lo seguiamo sempre con fedeltà e perseveranza.

Tu nella Vergine Maria ci hai donato l’immagine e il modello della sequela di Cristo, fa’ che guardando a lei camminiamo in perenne novità di vita.

Tu per mezzo dello Spirito Santo conduci a te la Chiesa pellegrina nel mondo, fa’ che cercandoti sopra ogni cosa corriamo nella via dei tuoi precetti.

Tu che ci chiami a te attraverso i sentieri della giustizia e della pace, fa’ che al termine della vita possiamo contemplarti nella patria beata. Padre nostro.

 5° RIFLESSIONE

Dal libro dell’Esodo 14, 21-22

21 Allora Mosè stese la sua mano sul mare e il Signore fece ritirare il mare con un forte vento orientale, durato tutta la notte, e lo ridusse in terra asciutta. Le acque si divisero, 22 e i figli d’Israele entrarono in mezzo al mare sulla terra asciutta; e le acque formavano come un muro alla loro destra e alla loro sinistra. 

La strada

Ce lo ricorda l’esperienza del popolo di Israele: la strada del pellegrinaggio è anche la strada della liberazione: perché in ogni cammino ci si lascia dietro il superfluo, ci si libera da qualche catena…

La strada è una grande liberazione, ed è ben così che la vuole il Signore.

Sa che noi siamo schiavi di cose ingombranti, dei legami della nostra vita sociale. Ci offre attraverso la strada, la montagna, la povertà, questa liberazione di cui noi abbiamo sete. Che questo sia il vostro primo sforzo: liberarvi da ciò che appesantisce, che vi incatena.

Ma la strada non è un’evasione fuori dalla realtà, della vita, in un bel paese di sogno. Guardatela come una partenza, un inizio. Non ci fa sfuggire la vita, la casa, il dovere voluto da Dio.

Ci permetterà di impegnarci con un cuore nuovo in una comprensione più chiara, in una volontà più coraggiosa e più giusta.

Tutto il senso della strada sta dunque nell’impegnare al meglio la parte di noi che andiamo a riconquistare. Senza dubbio lasceremo cadere tutte le cose vane che credevamo necessarie, ma soprattutto, oseremo prendere a piene mani le cose difficili, dure, e di cui avevamo paura.

La strada deve aiutarci a fare insieme questo doppio lavoro, in uno scambio fraterno di confessione e di audacia. Non bisognerà soffrire di alcuna reticenza, di alcuna paura. Quando vi metterete in marcia a grandi passi, così farete anche nel vostro cuore. (P. Doncoeur)

Preghiamo insieme

 Aprimi, o Signore, il sentiero della vita

e guidami sulle strade dei tuoi desideri;
insegnami i paesi della tua dimora
e fa risplendere ai miei occhi la meta delle mie fatiche.
Dammi di capire la bellezza delle cose.

Donami di comprendere la bontà delle cose

e di saperne usare rettamente
per la tua gloria e per la mia felicità.
La mia preghiera, il mio canto, il mio lavoro,
tutta la mia vita, siano espressioni di riconoscenza verso di te.
Concedimi di capire gli uomini che incontro sul mio cammino
e il dolore che nascondono, quelli che dividono con me la fatica della strada,
l’amore dell’avventura, la soddisfazione della scoperta.
Dammi il dono della vera amicizia e della vera allegria;
fammi cordiale, attento, puro, magnanimo, misericordioso. Amen.

6° RIFLESSIONE

Dal vangelo secondo Luca (24, 28-35)

Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

 La più bella avventura

La vita di un cristiano poi è doppiamente avventura, perché è la sete stessa di Dio che lo sospinge avanti, perché è Dio stesso che chiama a camminare con Lui e verso di Lui…

Nessuno è più viandante di un cristiano. Un altro può sostare ove gli piace, poiché davanti ad ogni sorgente l’attende una sete. Il cristiano ha sete di tutte le cose visibili ed invisibili; la sete che non si può frazionare in piccole avventure, saldato com’è a qualcuno, che pur non conoscendo ancora bene, pur non sapendo con qual nome chiamarlo, sa di dover cercare in un’avventura, che gli impone il ritorno, qualora la strada non cammini.

(P. Mazzolari, Tempo di credere, p. 16)

Preghiamo insieme:

Ascoltaci, Padre buono,

Padre santo, fa’ che rientrando nella vita quotidiana, aderiamo a te con cuore aperto e animo generoso.

Tu ci aiuti a discendere in ogni fase del cammino i segni della tua presenza, fa’ che sentiamo accanto a noi il tuo Figlio lungo la via e lo riconosciamo alla mensa nello spezzare il pane.

Signore, grazie per questa esperienza di fede, fraternità e amicizia: fa’ che continui anche nella quotidianità della nostra vita.

 

Aquì vive un pelegrino!

RITO DI INVESTITURA DEL PELLEGRINO PER SANTIAGO DE COMPOSTELA 2017

DSCN8186Oggi il gruppo degli Animatori che il prossimo 10 luglio andranno verso Santiago de Compostela ha vissuto un momento solenne. Il mandato e la consegna della “compostela” attestazione del cammino spirituale e formativo fatto in quest’anno che prenderà forma anche nei percorsi fisici che vivranno a Santiago. Una META. un CAMMINO, un PERCORSO… così si vive da PELLEGRINI!

DSCN8205C’è una bella differenza tra essere PELLEGRINI o VIANDANTI.

IL VIANDANTE va per la strada, cerca la strada, ma si caratterizza per essere sempre per strada… spesso non importa dove si va. Tantissime persone sono solo viandanti in questa vita, sempre per strada, cercando posti o persone che rendano meno faticoso il cammino, più motivato l’avanzare; a volte con tantissimo impegno e anche retta sincerità… ma si rimane sempre sulla via …appunto viandanti.

San Paolo ci ricorda che siamo pellegrini su questa terra.

IL PELLEGRINO SA E VUOLE ARRIVARE ALLA META! Non cammina “vagando” ma “orientato” e sa che deve far convergere forze e intelligenza per non dispendersi nel tempo e nelle cose. Sin concentra per tenere il passo non perdendosi con le persone  e negli incontri, ma imparando a camminare con le persone. L’obbiettivo è chiaro: la META. Solo lì ci si ritrova. Come una nave che è al sicuro dalle tempeste e dalle agitazioni, solo quando raggiunge il porto, al sicuro. Così l’uomo cammina bene nella vita, quando sa dove andare.

Aquì vive un pelegrino! Qui vive un pellegrino! Sapere che in questa comunità ci sono molti pellegrini, uomini e donne, giovani e bambini, anziani, famiglie che hanno una meta e sanno dove andare ci aiuta moltissimo nel cammino.

Con questa esperienza chiediamo a Dio Padre la grazia di vivere la vita non da viandanti, ma da PELLEGRINI!

RITO DI INVESTITURA DEL PELLEGRINO

Educatore: Si avvicinano all’altare i giovani che parteciperanno  al pellegrinaggio a Santiago di Compostela.

Ora Maurizio Minchella, PRIORE del Capitolo Lombardo di Santiago de Compostela, spiegherà i segni e il senso dell’ investitura del pellegrino

 Accipe hanc peram habitum peregrinationis tuae ut bene castigatus et emendatus pervenire merearis ad limina sancti Iacobi, quo pergere cupis, et peracto itinere tuo ad nos incolumis con gaudio revertaris, ipso praestante qui vivit et regnat Deus in omnia saecula saeculorum.

 

Ricevi questa bisaccia, attributo del tuo pellegrinaggio affinché, purificato ed emendato, ti affretti ad arrivare ai piedi di San Giacomo dove hai desiderio di arrivare e, compiuto il tuo viaggio, torni a noi sano e salvo con grande gioia, se così vorrà Dio che vive e regna nei secoli dei secoli.

 Accipe hunc baculum, sustentacionem itineris ac laboris ad viam peregrinationis tuae ut devincere valeas omnes catervas inimici et pervenire securus ad limina sancti Iacobi et peracto cursu tuo ad non revertaris cum gaudio, ipso annuente qui vivit et regnat Deus in omnia saecula saeculorum.

Ricevi questo bastone, per sostegno nel viaggio e nella fatica sulla strada del tuo pellegrinaggio affinché ti serva a battere chiunque ti vorrà far del male e ti faccia arrivare tranquillo ai piedi di San Giacomo e, compiuto il tuo viaggio, tu possa tornare da noi con grande gioia, con l’aiuto di Dio stesso, che vive e regna nei secoli dei secoli.

INSIEME RECITIAMO LA PREGHIERA DEL PELLEGRINO

 O Dio, che non neghi mai il tuo aiuto a coloro che ti amano, e fai sì che per coloro che ti amano nessuna terra è lontana: guida il cammino dei tuoi servi secondo la tua volontà, perché, con la tua protezione e il tuo aiuto, possano camminare senza peccato per sentieri di giustizia. Per Cristo, nostro Signore. Amen

Consegna delle credenziali personali e 

CONSEGNA della COMPOSTELA DEL PELLEGRINO

COSA CI SIAMO DIMENTICATI?

MANDATO EDUCATIVO AGLI ANIMATORI 2017

DSCN6814Cosa ci siamo dimenticati?

Quando guardiamo il nostro mondo e le complessità drammatiche che vi succedono mi risuona martellante questo dubbio: cosa ci siamo dimenticati?

Lo spettacolo è sconcertante e sconcerta molti perchè sembra che non si trovi una via d’uscita, anzi… solo momenti di panico.”Prima noi”, “PRIMA IO” ci sta risucchiando in dinamiche pericolose dove ognuno nel mondo e nella politica, ma anche nella vita quotidiana, nella famiglia, nelle relazioni ci sta portando in una confusione che produce solo tensioni e alimenta conflitti? “PRIMA IO”!

Lo spettacolo penoso è sotto i nostri occhi quotidianamente:

a livello mondiale nel rapporto tra le nazioni; a livello nazionale nella grottesca misera di tutela di interessi di parte; nelle famiglie dove l’interesse personale di uomini e donne adulti priva molti figli negli affetti, sganciandosi della doverosa cura di chi ha accanto , fino a perdere il senso responsabile di essere una vero padre e una vera madre per i piccoli (e il Maestro ci ha avvertito di cosa succede a chi scandalizza i piccoli).

Cosa ci siamo dimenticati? Anche nella Chiesa, dove spesso ci si nasconde dietro il perbenismo della nostra fede in Dio; “ma io credo in Dio” … come se questo bastasse a sedare la nostra coscienza davanti al fatto che tutte queste cose capitano a noi… drammaticamente.

Ce lo ricorda l’esperienza dei fratelli dell’Islam che trova al suo interno “chi crede in Dio” in modo totale, ma con violenza inaudita, distrugge la comunità umana. (E neppure noi cristiani siamo stati esenti  e siamo esenti da questa follia ideologica.)

E ci accorgiamo che non basta neanche dire di “credere in Dio”, per evitare l’amor di parte per il proprio gruppo, l’eccessivo amor proprio … per le proprie abitudini, il gusto della ribalta, i proclami di unità – anche tra comunità – solo quando fa comodo, trovando varie convenienze, molto spesso economiche più che spirituali,  … e così si scende a compromessi “credendo in Dio!!!” e “facendo il bene!!!”.

Cosa ci siamo dimenticati? Che tutto questo non basta, anzi è pericoloso.

 “A fin di bene” … ci accorgiamo che le cose però non stanno insiemeCosa ci siamo dimenticati? … forse ci siamo persi l’insieme, che è un bene più grande del mio!

Ci siamo dimenticati che non esiste un Dio con cui mettere a posto il nostro io.

Forse, ogni tanto, ci siamo dimenticati delle parole del Maestro!

 La festa di oggi è la SANTISSIMA TRINITA’,  

che non ci dice l’ideologia in cui credere, ma ci rivela … come è DIO!!! 

Lui, il Figlio prediletto e amato dal Padre, che ci dona il suo Spirito SANTO!

Ce lo dovremmo ricordare ogni volta che facciamo il segno della croce: Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Non basta dire che crediamo in Dio ma ricordarci che crediamo a come è LUI, Comunione, Comunita’, Dono reciproco, Sacrificio e Offerta di sè. Solo questa realtà ci dà vita.

ECCO COSA CI SIAMO DIMENTICATI … la realtà più vera della nostra fede!

Legarsi a questa realtà ci ricorda che io sono parte di questa comunione, che si vive di fraternità, che siamo parte tutti della comunità umana e che quando si pensa o si vuole fare il bene…occorre pensarsi insieme.

Pensarsi insieme, vivere in comunione, costruire la fraternità… tutto questo ci protegge dai numerosi e malati deliri della nostra miseria infinita.

Oggi 42 adolescenti ricevono il mandato educativo per prendersi cura durante l’estate dei più piccoli. Non sono perfetti, tuttaltro … sono adolescenti, con tutte le loro fragilità e fatiche. Ma hanno il coraggio di mettersi in gioco, gratis. Oggi è rarissimo trovare qualcuno che fa qualcosa gratis, senza aspettarsi nulla, che non abbia un tornaconto, … anche piccolo … neanche un grazie o un altro piccolo favore  (“il favore” …. meccanismo molto italiano che genera piccole o grandi dinamiche di corruzione e mafia).

Cosa ci siamo dimenticati? Che la nostra vita vissuta insieme al Signore Gesù genera altra vita, e ci fa costruire un mondo migliore, una comunità migliore, delle famiglie migliori, una Chiesa migliore… che fare insieme, pensando all’insieme ci libera dallo stress di essere eroi solitari del nostro bene, ma ci rende “beati operatori di pace”, “uomini e donne di buona volontà a cui il Padre dona la pace”, “umili operai che lavorano nella vigna del Signore”. Questo comune lavoro edifica, questo sacrificio condiviso non si perde, questa dedizione al bene comune che ci ha insegnato lo Spirito del Signore (“la mia vita per voi e per tutti!”) ci salva! Ci salva dalla devastazione che ci circonda! Ci salva!

Voi siete molto giovani e siete il futuro nella Chiesa e in questo nostro mondo.

Scusateci quando ci siamo dimenticati di dirvi noi crediamo in DIO COMUNIONE D’AMORE, e vi abbiamo fatto vedere di credere in Dio, facendo tutte la schifezze del nostro Io. Scusateci… , noi adulti – invecchiando – perdiamo la memoria, ci dimentichiamo.. e diventiamo un po’ rintronati e rimbambiti … e ci dimentichiamo le cose e le persone … anche quelle più importanti.

Ricordatevi che noi crediamo in DIO COMUNIONE D’AMORE. Oggi iniziate in Oratorio un’esperienza che è scuola di vita: mettersi in gioco insieme,con impegno e sacrificio, per costruire un bene per tutti. 

SIATE MIGLIORI DI NOI e aiutateci a migliorare!

Cosa ci siamo dimenticati?

Ecco…. voi ricordatecelo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

 con affetto ai miei cari ragazzi 

don Giuseppe

 

SOLENNITA’ DI PENTECOSTE – UNA DIVERSITA’…RICONCILIATA!

«E mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi» (At 2,1-4)‎.

pentecoste

Non è tanto facile dimostrare a questo mondo di oggi che la pace è possibile. E’ possibile se noi siamo in pace tra noi! Se noi accentuiamo le differenze, siamo in guerra tra noi e non possiamo annunciare la pace. La pace è possibile a partire dalla nostra fede che Gesù il Vivente e ci dona il suo SANTO SPIRITO che ci rende capaci di vivere una diversità riconciliata.

Il libro degli Atti afferma: «Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proseliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio» (2,9-11)‎. Parlare nella stessa lingua, ascoltare, capire… Ci sono le differenze, ma lo Spirito ci fa capire il messaggio della risurrezione di Gesù … E TUTTI CAPISCONO … NELLA LORO LINGUA! UNA DIVERSITÀ … RICONCILIATA!

la-carita-della-comunita

 Vieni, Spirito Santo, Dio, Signore: riempi con il favore della tua grazia l’animo e la mente dei credenti, accendi in loro il fuoco del tuo amore. Con lo splendore dell’eterna luce, tu radunasti in una sola fede un popolo da tutte le nazioni: noi inneggiamo a te, Spirito Santo. Santa luce, sicuro luogo di rifugio: illumina ai credenti al parola. Donaci la vera conoscenza di Dio e la gioia di chiamarlo Padre.

Martin Lutero

 

La pedagogia dell’Aquila

Quando il piccolo completa la crescita: piumaggio, muscoli, nervi, desiderio di orizzonti ampi; scalpita per uscire dal nido e cominciare ad allontanarsene. L’Aquila adulta non glielo impedisce; lo accompagna nelle prime uscite e, quando capisce che è abbastanza forte, lo lascia andare e, esce dalla sua vista , salendo in alto e seguendo il suo volo con ampi cerchi.

Sa che è capace di volare, ma manca di alcune conoscenze fondamentali, per un predatore: il movimento e la forza  dei venti, che può influenzare la sua direzione e la capacità, di organizzare le proprie forze in modo di non trovarsi troppo lontano dal nido  al calare della notte, rischiando, di divenire preda, dei rapaci notturni.

Interviene solo se lo vede in difficoltà o in pericolo. Gli  permette di sperimentare le proprie forze ed energie, i propri limiti, poi interviene; lo pone sulle sue ali e lo riporta al nido. L’Aquila è l’unico volatile che porta sulle ali il piccolo, gli altri li prendono delicatamente con gli artigli.

Nelle nostre società complesse nessuna  famiglia potrebbe avere questo sguardo, sui propri figli, ma una comunità si, attraverso il modo in cui vengono formati e accompagnati alla crescita.

Alla base vi è il senso di responsabilità esperienzale e umana dei genitori e come vengono accolti nella loro singolarità e educati alla condivisione e al valore della diversità, a un “uguaglianza concreta” capace di valorizzare l’unicità di ciascuno.

Veramente il nostro futuro dipende da questo sguardo d’aquila, che può solo essere comunitario e tradursi in azioni profondamente radicate nelle realtà territoriali; favorendo sperimentazioni, indirizzando risorse, monitorandole, verificandole. 

 

PREGHIERA PER OPERARE SECONDO LO SPIRITO DEL SIGNORE

Signore Gesù, tu  Maestro e Signore della mia vita, ti invoco affinché diventi sempre più coraggioso testimone della bellezza della tua costante Presenza. Per questo ho bisogno che tu mi possieda totalmente, perché io riesca a essere una cosa sola in te e diventi espressione profonda e limpida della tua volontà.

Spirito Santo, ti prego di aiutarmi a essere docile ai tuoi suggerimenti e segua sempre il tuo Vangelo. Illumina e guida in questo giorno i miei passi. La luce della tua presenza illumini il mio cammino.

Aiutami e consigliami in ogni situazione, affinché la mia vita possa far brillare un raggio della tua santità e l’ amore per la tua Chiesa.

Mi rivolgo a te Maria, Madre del Buon Consiglio, certo della tua preghiera e del tuo aiuto.

PREGHIERA PER OPERARE SECONDO LO SPIRITO DEL SIGNORE

Signore Gesù, tu  Maestro e Signore della mia vita, ti invoco affinché diventi sempre più coraggioso testimone della bellezza della tua costante Presenza. Per questo ho bisogno che tu mi possieda totalmente, perché io riesca a essere una cosa sola in te e diventi espressione profonda e limpida della tua volontà.

Spirito Santo, ti prego di aiutarmi a essere docile ai tuoi suggerimenti e segua sempre il tuo Vangelo. Illumina e guida in questo giorno i miei passi. La luce della tua presenza illumini il mio cammino.

Aiutami e consigliami in ogni situazione, affinché la mia vita possa far brillare un raggio della tua santità e l’ amore per la tua Chiesa.

Mi rivolgo a te Maria, Madre del Buon Consiglio, certo della tua preghiera e del tuo aiuto.

SANTA MESSA CON IL RITO DELLA CANONIZZAZIONE DEI BEATI FRANCISCO MARTO E JACINTA MARTO

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OMELIA DEL SANTO PADRE

Solennità della Beata Vergine Maria di Fátima
Sagrato del Santuario
Sabato, 13 maggio 2017

«Apparve nel cielo […] una donna vestita di sole»: attesta il veggente di Patmos nell’Apocalisse (12,1), osservando anche che ella era in procinto di dare alla luce un figlio. Poi, nel Vangelo, abbiamo sentito Gesù dire al discepolo: «Ecco tua madre» (Gv 19,26-27). Abbiamo una Madre! Una “Signora tanto bella”, commentavano tra di loro i veggenti di Fatima sulla strada di casa, in quel benedetto giorno 13 maggio di cento anni fa. E, alla sera, Giacinta non riuscì a trattenersi e svelò il segreto alla mamma: “Oggi ho visto la Madonna”. Essi avevano visto la Madre del cielo. Nella scia che seguivano i loro occhi, si sono protesi gli occhi di molti, ma… questi non l’hanno vista. La Vergine Madre non è venuta qui perché noi la vedessimo: per questo avremo tutta l’eternità, beninteso se andremo in Cielo. Continua a leggere SANTA MESSA CON IL RITO DELLA CANONIZZAZIONE DEI BEATI FRANCISCO MARTO E JACINTA MARTO

Prenditi tempo

Prenditi tempo per pensare
perché questa è la vera forza dell’uomo.
Prenditi tempo per leggere
perché questa è la vera base della saggezza.
Prenditi tempo per pregare
perché questo è il maggior potere sulla terra.
Prenditi tempo per amare ed essere amato
perché questo è il cammino della felicità.
Prenditi tempo per ridere
perché il riso è la musica dell’anima.
Prenditi tempo per dare
perché il giorno è troppo corto per essere egoisti.

Pablo Neruda

Vegliate … per non essere rintronati!

LUNEDì  DELLA SETTIMANA SANTA

Fratelli, seguiamo il cammino di Cristo che conduce a salvezza.
Egli morì per noi, lasciando un esempio.
Sulla croce portò nel suo corpo i nostri peccati
perché, morendo alla colpa, risorgessimo alla vita di grazia.


Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: “State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo” – Lc 21, 34-36

 

Per leggere i segni dei tempi, per attendere il Maestro e il suo ritorno nella gloria, abbiamo urgente bisogno di vegliare, di vigilare, di stare attenti, desti, pronti. Se il nostro cuore si appesantisce, non siamo più in grado di riconoscere la sua Presenza, di leggere la sua dolce presenza nei nostri cuori.

Gesù parla di dissipazioni e ubriachezze che ci fanno cadere nella dimenticanza, la grande tentazione a cui reagire con la quieta preghiera e la meditazione della Parola di Dio.

Dissipazioni, cioè lo spreco del tempo, l’ossessione dell’organizzazione della vita o del benessere, cioè un gettare via le energie che – in verità – a ben altro ci dovrebbero servire… Ubriachezze, cioè l’intontimento generale che ci provoca stress, la tensione sul lavoro e nella scuola … un continuo stato di ansia sotterranea.

Stiamo svegli, presenti, amici … che il Signore, in questa giornata, ci trovi quando passerà a bussare alla nostra porta. Aiutaci a vegliare e pregare, Maestro, per avere la forza di restare fedeli nelle fatiche di questo mondo, custodendo la tua Presenza … anche in questa giornata! 

Buona Settimana  SANTA, l’ “Autentica”.

Non chiudere la tua porta, anche se ho fatto tardi.
Non chiudere la tua porta: sono venuto a bussare.

A chi ti cerca nel pianto apri, Signore pietoso.
Accoglimi al tuo convito, donami il Pane del regno.

 

Entrare nella Pasqua …da discepoli

dscf1580TUTTA LA CASA SI RIEMPI’ DI PROFUMO

 Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. 4 (Gv 12)

Ecco un gesto sorprendente, di un amore senza calcolo, libero, gratuito. 

Maria versa del profumo sui suoi piedi: profumo preziosissimo, il nardo, olio ricavato dalle radici di una pianta che cresce nelle montagne dell’India settentrionale.

Giuda lo valuterà in trecento denari, salario di trecento giornate lavorative. 

Il profumo di questo amore GRATUITO riempie la casa!

Entriamo nella Settimana Santa, come discepoli

…. che non sannno già cos’è l’amore (si fa la fine di Giuda!),

ma che IMPARANO ad AMARE GRATUITAMENTE,

senza chiedere nulla in cambio.

Gratuitamente, senza pretesa di riconoscimenti e contraccambi.

Questa è la Pasqua:

assoluta gratuità

ad altissimo prezzo,

amore fino alla fine.

Preghiamo perchè il buon profumo dell’amore totale e gratuito di Cristo Signore  riempia di questa sua grazia  tutta la casa della nostra vita.

Buon cammino pasquale a tutti!

don Giuseppe Facchineri

 

 

Non ha senso… la Croce

La Croce non ha valore… per chi confida solo nell’efficienza materiale, nei programmi tecnici, nei progetti sociali;

non ha senso… per chi non vuole dare spazio alla vita interiore, per chi ritiene che i problemi umani si possono risolvere scavalcando l’uomo, la sua libertà, il suo cuore;
è inconcepibile… per chi desidera prevalere, vincere, comandare, possedere;
è faticosa… per chi non ha speranze sull’uomo e le sue possibilità;
è dolorosa… in una realtà in cui arroganza, mediocrità, diffidenza sono chiamate normalità.

Invece è germe d’amore la Croce… per chi sa che l’esperienza realistica della vita ci dice che il dolore, la sofferenza, la morte riempiono di sé la nostra storia e che l’amore, solo l’amore, è la speranza dell’uomo.

La Chiesa deve uscire da se stessa verso le periferie umane

Ecco il discorso di Bergoglio che convinse i cardinali
Reso pubblico dal cardinal Ortega. Fu pronunciato alla congregazione generale, alla vigilia del conclave che elesse Francesco.

Ecco il discorso di Bergoglio che convinse i cardinali ad eleggerlo: "Chiesa deve uscire da se stessa"

La grafia è minuta, difficile da leggere, ma del tutto comprensibile, in lingua spagnola. Sono gli appunti originali scritti dal cardinale Jorge Mario Bergoglio per la congregazione generale del 9 marzo 2013, pochi giorni prima del conclave. Fu questo testo a far crescere il consenso intorno a lui, fino alla successiva elezione.

Il cardinale cubano Jaime Ortega, dopo che i contenuti erano già stati resi noti in passato, ha chiesto a Francesco una copia del testo originale ricevendo anche l’ok per la pubblicazione. Diramati in queste ore, a quattro anni di distanza dall’elezione, gli appunti ridestano stupore. In particolare, come scrive “Il sismografo”, il quarto punto. Bergoglio dice la sua sul futuro Papa, un uomo che, attraverso la contemplazione di Gesù e l’adorazione di Gesù, aiuti la Chiesa “a uscire da se stessa verso le periferie esistenziali, che la aiuti a essere la madre feconda che vive della dolce e confortante gioia dell’evangelizzare”. Francesco spiega cosa significa evangelizzare. Implica “zelo apostolico” e “presuppone nella Chiesa la ‘parresìa’ di uscire da se stessi”, per andare “verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali: quelle del mistero del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, quelle dell’ignoranza e dell’assenza di fede, quelle del pensiero, quelle di ogni forma di miseria”.

Bergoglio ricorda anche i mali che affliggono la Chiesa, in particolare l’autoreferenzialità, il “narcisismo teologico”. Il futuro Papa ricorda l’Apocalisse, dove è scritto che Gesù sta sulla soglia e chiama.

Evidentemente il testo si riferisce al fatto che “Lui sta fuori dalla porta e bussa per entrare…”. Però a volte “penso che Gesù bussi da dentro, perché lo lasciamo uscire. La Chiesa autoreferenziale pretende di tenere Gesù Cristo dentro di sé e non lo lascia uscire”.

E ancora: “La Chiesa, quando è autoreferenziale, senza rendersene conto, crede di avere luce propria; smette di essere il ‘mysterium lunae’ e dà luogo a quel male così grave che è la mondanità spirituale (secondo De Lubac, il male peggiore in cui può incorrere la Chiesa): quel vivere per darsi gloria gli uni con gli altri. Semplificando, ci sono due immagini di Chiesa: la Chiesa evangelizzatrice che esce da se stessa; quella del ‘Dei Verbum religiose audiens et fidenter proclamans’ – La Chiesa che religiosamente ascolta e fedelmente proclama la Parola di Dio -, o la Chiesa mondana che vive in sé, da sé, per sé. Questo deve illuminare i possibili cambiamenti e riforme da realizzare per la salvezza delle anime.

Mi abbandono a te

Signore,
fammi conoscere la bellezza della tua chiamata
e il dono della tua costante presenza.
Aiutami a capire il tuo disegno su di me
e ad ascoltarti e imitarti con filiale docilità.
Fammi comprendere a che punto sono
nel cammino della vita cristiana:
quali sono i difetti da superare
e le virtù da conquistare.
Mi abbandono a te,
perché tu mi aiuti sempre a fare
la tua soave volontà.
Te lo chiedo con cuore nuovo,
grande e forte,
per Cristo Signore nostro. Amen.

Voglio essere profumo

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Signore Gesù, voglio essere per te come quel barattolino di olio di nardo che Maria riversò sui tuoi piedi.

Voglio essere come nardo per camminare con te, amare con te le persone che incontriamo quotidianamente; voglio essere strumento di rivelazione della tua presenza. Dal mio profumo tutti devono sentire che tu sei qui. Continua a leggere Voglio essere profumo