ANNUNCIAMO LA TUA MORTE NELL’ATTESA DELLA TUA VENUTA

2017-03-21 17.45.45

Dio Redentore,
eccoci alle porte della fede,
eccoci alle porte della morte,
eccoci di fronte all’albero della croce.

Solo Maria resta in piedi nell’ora voluta dal Padre,
nell’ora della fede.
Tutto è compiuto,
ma, allo sguardo umano, la sconfitta sembra completa.

Sul ruvido legno della croce, tu fondi la chiesa:
affidi Giovanni come figlio a tua madre, e tua madre,
da questo momento entra nella casa di Giovanni.

Tutto è compiuto.
Tu hai dato la vita, apri il nostro cuore a questo dono totale.
Sul legno hai elevato tutto a te.

O Signore,
disceso dalla croce raggiungi l’uomo in lacrime,

per dirgli che l’hai amato fino in fondo.

MERCOLEDI DELLA SETTIMANA AUTENTICA

Gli occhi del Signore
non abbandonano chi lo ama
e chi spera nella sua bontà.
Egli ascolta il lamento del prigioniero;
per il mistero della sua morte
dona libertà e vita.

 

Mt 26, 14-16
Vangelo secondo Matteo.

In quel tempo. Uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.

 

Il tradimento di Giuda ci introduce nel Triduo Pasquale. Un inizio triste e scoraggiante. D’istinto ci sentiamo lontani da un gesto simile. Ma a ben vedere mostra subito com’è il cuore dell’uomo. La tentazione del denaro, di salvarsi a qualunque costo quando le cose precipitano, la delusione e il desiderio di rivalsa, la paura che rende vigliacchi…e mille altre realtà oscure che in modo consapevole o no abitavano nel cuore dell’apostolo Giuda in quel momento.

Tutte cose che ci appartengono, che sono anche nel nostro cuore

Da questo inferno del cuore ci salva Gesù, … amandoci da morire!

 

MARTEDI DELLA SETTIMANA AUTENTICA

Is 53, 4; Ap 5, 9

Cristo si è caricato dei nostri mali,
ha preso su di sé le nostre colpe.
Ci hai riscattato con il tuo sangue, o Signore;
uomini di ogni razza e di ogni lingua,
di ogni tribù e nazione.

Vangelo secondo Matteo.

Mt 26, 1-5

In quel tempo. Terminati tutti questi discorsi, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso».
Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, e tennero consiglio per catturare Gesù con un inganno e farlo morire. Dicevano però: «Non durante la festa, perché non avvenga una rivolta fra il popolo».

Fino a due giorni prima Gesù ha ripetuto quello che sarebbe successo, eppure i discepoli non comprendevano. Noi siamo fatti così. Sappiamo tutto e tutto va avanti come se nulla fosse. Un rischio terribile.

Ma Gesù non si lascia deludere o scoraggiare. Sa cosa occorre fare perché possiamo guarire. Sa bene che senza la sua vita rimarremmo eternamente così.

Ma se il Suo spirito, effuso dall’alto della croce, scende su di noi 

… allora possiamo cambiare, invece di sapere tutto… impariamo da Lui a vivere in umiltà, abbandonati al Padre … veniamo resi come Lui.

 

Sal 118 (119), 161-168

Dal profondo a te grido, Signore; ascolta la mia voce!

I potenti mi perseguitano senza motivo, ma il mio cuore teme solo le tue parole.
Io gioisco per la tua promessa, come chi trova un grande bottino. Odio la menzogna e la detesto, amo la tua legge. Sette volte al giorno io ti lodo,
per i tuoi giusti giudizi. Grande pace per chi ama la tua legge:
nel suo cammino non trova inciampo.
Aspetto da te la salvezza, Signore, e metto in pratica i tuoi comandi. Io osservo i tuoi insegnamenti e li amo intensamente.
Osservo i tuoi precetti e i tuoi insegnamenti: davanti a te sono tutte le mie vie. 

 

 

Incontro con i giovani profughi

I nostri adolescenti hanno trascorso la loro serata incontrando un gruppo di ragazzi, come loro, ma profughi. L’intensità e la semplicità di questo incontro ci hanno aperto la mente e il cuore per i tanti che ancora oggi – come la santa Famiglia – devono vivere il dramma di mettersi in cammino, in mezzo a tanti pericoli (sono molti quelli che muoiono nel deserto), scappando da situazione di guerra, trattati come schiavi nelle carceri, sperando di trovare in un’altra terra speranza per il loro futuro. L’incontro diretto con persone che vivono questo dramma ci rende sicuramente meno banali; consapevoli delle tante fortune che abbiamo; sperando di migliorarci e di essere sempre più umani e compassionevoli.

Ecco la testimonianza di Matteo Fasola, adolescente di 4 superiore al liceo scientifico

Sabato 18 febbraio noi giovani del gruppo ADO con i nostri educatori e con don Giuseppe ci siamo incontrati, come di consueto, per svolgere le nostre attività formative. Questa volta però il nostro incontro si è svolto in maniera diversa dal solito: la nostra parrocchia ha infatti accolto i ragazzi rifugiati che risiedono presso l’Associazione Arca di via Fantoli e i loro responsabili. Dopo una breve introduzione del parroco e dei responsabili del centro di accoglienza  abbiamo ascoltato le testimonianze di questi giovanissimi ragazzi (di età compresa tra i 17 e i 25 anni), la loro esperienza, le loro speranze… Le loro storie, nonostante alcune difficoltà di comprensione (pochi tra loro sono in grado di parlare un buon italiano), hanno davvero colpito noi giovani ascoltatori. Ciò che più stupisce è la gratitudine verso l’Italia e verso gli italiani e la loro voglia di fare, di imparare e di rendersi utili. Al termine dell’incontro noi ADO e i ragazzi dell’associazione abbiamo cenato insieme. Dopo alcune foto, balli e canti tipici dei loro paesi di provenienza ci siamo salutati. Questa esperienza è una delle attività di integrazione nate dalla consapevolezza di una necessaria collaborazione interculturale per il futuro delle nuove generazioni e del paese.

 

 

la mappa delle rotte della tratta dei profughi

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