AMARE…continuare a cercare l’altro

L’opposto del “buon senso”, non è il “mal senso”, o “senso malevolo”; ma, il “non senso”. Fare cose prive di senso o delle quali si è dimenticati il senso. Su questo piano l’abitudine, che pur garantisce stabilità può svolgere un azione mortifera. Abitudine e grigiore paiono sinonimi, nella continua, inebriante, ricerca di sensazioni “forti”.Senso”, è una parola “rumorosa”, quasi onomatopeica, indica significato e direzione,, è dinamica, in movimento; ricorda più il fruscio dell’aria, che la staticità; è qualcosa che si precisa continuamente, si scopre progressivamente; un po’ come l’amore, o la fede, che non è il continuo ritorno alle emozioni dell’inizio, ma il lungo viaggio alla scoperta e conoscenza dell’altro, delle sue mille possibilità e fragilità. Mai si potrà dire di “conoscere” la donna o l’uomo, il figlio o la figlia, che si dice di amare, o di conoscere Dio. Chi lo afferma ha semplicemente smesso di amare e di cercare, nell’altro , ciò che ha solo bisogno di essere fecondato per potersi esprimere.
Il “buon senso”, a volte, lo si confonde con Il “senso comune”, o ” comune sentire”, ma questo si riferisce a una cornice culturale; e non vi è nulla di più “provvisorio” e “transitorio”, delle cornici culturali.
Un paio di generazioni nella migliore delle ipotesi.
Tutte le nefandezze che l’uomo ha provocato, sono transitate attraverso strade lastricate di buon senso.
La ricerca di senso e significato è lo scopo di una vita, e dovrebbe esserlo di ogni vita, sin dai primissimi anni, perché ne abbiamo a disposizione una sola, senza possibilità di replica. Ci servono genitori e insegnanti, che insegnino, non l’attaccamento a cose e persone, ma la ricerca e la scoperta di significati.
E non vi è un “senso” comune, ma personale: io, con la mia biografia, le mie caratteristiche di personalità, le paure, i desideri, le speranze, le fobie; nel rapporto con me stesso, nella relazione con le persone che ho incontrato, a partire da mia madre e mio padre, con la donna che amo, con l’ambiente, la società.
Il senso di quel che faccio, non è dato dal fare ciò che fanno i più, la maggioranza, e nemmeno nel soddisfare “desideri”, chiamati, “bisogni”, in realtà “pulsioni”.
Solo questo ci consente di viverla in pienezza, la pienezza della nostra umanità, non accontentandoci di vite vissute parzialmente, completate da qualche inconsistente surrogato: sesso, soldi, potere, sostanze inebrianti, o sballanti, dominio su altri esseri umani. Surrogati ! Le donne esprimono, senso e significato, in tutto quel che fanno, ma noi lo chiamiamo “agitazione”. Hanno imparato ad adattarsi ai nostri schemi mentali, è ancora lì subiscono, perché alla sostanza sono “prevalente”madri, quando amano.
Siamo ancora molto lontano da una vera democrazia tra i “generi”.

Approvata dalla Camera la legge sul Cyberbullismo

È stato approvato alla Camera con una larghissima maggioranza il testo di legge per contrastare il fenomeno del cyberbullismo.

È un primo passo importante che dovrà essere ratificato dal Senato, che per la prima volta affronta un tema diventato sempre più rilevante come hanno dimostrato recenti casi di cronaca e come sottolineato da alcuni programmi e serie televisive (“Tredici” – in originale “13 Reasons Why” – ad esempio).

Il disegno di legge cerca prima di tutto di definire in maniera chiara il fenomeno:

«qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito dei dati personali in danno di minorenni, nonché la diffusione di contenuti online il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo».

Il testo prevede inoltre alcuni provvedimenti fondamentali, tra gli altri:

  • la possibilità dei minori di 14 anni, di sporgere direttamente denuncia;
  • un ruolo importante assegnato alla prevenzione, soprattutto in ambito scolastico, con l’istituzione di un referente per ogni istituto, corsi di formazione specifici per gli insegnanti e programmi educativi che coinvolgano gli studenti per un uso consapevole di Internet;
  • lo stanziamento di risorse specifiche per la prevenzione in ambito scolastico.

In questo video di AGI (disponibile anche a questo link) una spiegazione sintetica della legge, il cui testo completo è consultabile a questo link

 

Al di là della legge è comunque importante, come abbiamo ribadito negli incontri in Parrocchia con gli adolescenti e i genitori, mantenere una attenzione sui valori dell’educazione e dell’esempio e su cosa significa un uso di Internet e dei nuovi strumenti di comunicazione nella piena consapevolezza delle opportunità, ma anche dei rischi che possono nascere da un uso irresponsabile o non rispettoso delle dignità delle persone.

Entrare nella Pasqua …da discepoli

dscf1580TUTTA LA CASA SI RIEMPI’ DI PROFUMO

 Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. 4 (Gv 12)

Ecco un gesto sorprendente, di un amore senza calcolo, libero, gratuito. 

Maria versa del profumo sui suoi piedi: profumo preziosissimo, il nardo, olio ricavato dalle radici di una pianta che cresce nelle montagne dell’India settentrionale.

Giuda lo valuterà in trecento denari, salario di trecento giornate lavorative. 

Il profumo di questo amore GRATUITO riempie la casa!

Entriamo nella Settimana Santa, come discepoli

…. che non sannno già cos’è l’amore (si fa la fine di Giuda!),

ma che IMPARANO ad AMARE GRATUITAMENTE,

senza chiedere nulla in cambio.

Gratuitamente, senza pretesa di riconoscimenti e contraccambi.

Questa è la Pasqua:

assoluta gratuità

ad altissimo prezzo,

amore fino alla fine.

Preghiamo perchè il buon profumo dell’amore totale e gratuito di Cristo Signore  riempia di questa sua grazia  tutta la casa della nostra vita.

Buon cammino pasquale a tutti!

don Giuseppe Facchineri

 

 

L’uomo è un mistero, il suo cuore un abisso

Quando Sant’Agostino 1300 anni fa scrisse questa frase, veniva da un lungo cammino interiore, che aveva attraversato , con coraggio e descritto, nelle “confessioni”.
In fondo ha anticipato quel che, la psicanalisi prima e la cosiddetta scienza psicologica in seguito, 1100 anni dopo, hanno confermato.
Nell’uomo vi è una parte, una dimensione, un luogo, indicibile, indescrivibile, incomunicabile, che chiamiamo inconscio, o non conscio per dirla con Faggioli.
In quegli abissi albergano energie distruttive ed autodistruttive, ed energie costruttive; demoni e angeli, ombre e luci.
I demoni sono alimentati dalla nostra solitudine, ( condizione ineludibile, che nessun frastuono, voce o nota può ridurre) e dalla paura della morte, che ci induce a una voracità, verso la vita, in tutte le sue dimensioni, anche a discapito dei nostri simili.
Le energie costruttive sono alimentati dalla nostra natura relazionale, costitutiva della nostra personalità; dal bisogno di amore e incontro, profondo, veritiero, che permeano la nostra memoria fisiologica e il nostro presente.
Ogni essere umano è lacerato da queste contrastanti energie, da queste tensioni opposte.
È mia convinzione che buona parte del disagio di noi moderni venga da questa, divaricazione di energie, che si incontrano e contaminano in una sorta di “terra di nessuno”, che delinea l’ambivalenza e contraddittorietà di noi umani, nel rapporto con se, con gli altri, con l’ambiente, con la storia.
Perché, quindi, un uomo di 45 anni, con capacità cognitive integre e un buon
livello culturale, ( faceva il mediatore finanziario, dopo avere trasformato una passione nel suo lavoro); in grado di distinguere il bene dal male, con conoscenza del valore delle norme e delle leggi ( è stato carabiniere, dopo essere stato selezionato, formato); con volontà, carattere e coraggio e buona percezione di se e delle proprie capacità, ( non è facile cambiare lavoro, passando dalla sicurezza del dipendente, alla precarietà del professionista); perché un uomo così uccide i suoi figli, piccoli e inermi, completamente fiduciosi nei suoi riguardi, a martellate ? Quante martellate ha dato, prima che morissero? Dicono cinque! Li ha uccisi con un colpo secco? E quando il secondo ( non poteva ucciderli contemporaneamente), ha cominciato a gridare, forse a scappare, con quale determinazione ha ucciso anche lui? Quante ore, giorni, ha pensato a questa soluzione, come la migliore per se e i suoi figli maschi?
È stato un raptus, il pensiero lo ha invaso all’improvviso, oppure ha programmato la cosa, aspettando proprio il momento in cui era solo con i due piccoli maschi?
Forse la scientifica ricostruirà l’evento, ma quel che è accaduto nel cuore di quell’uomo, solo Dio può conoscerlo.
Vi sono comunque dei paradigmi culturali, che possono fare da linfa a queste esplosioni distruttive,sui quali varrebbe la pena indagare!
– Uno dei frutti nefasti dell’individualismo autosufficiente, ( così necessario al capitale finanziario per erodere alla base ogni spinta verso la socialità) ; è l’incapacità di chiedere aiuto.
Chi chiede aiuto ammette la propria debolezza, la propria vulnerabilità; è uno sfigato!

Inoltre si da per certo che nessuno ci aiuterà, perché ognuno penserà principalmente a se stesso. Terribile questa sfiducia sull’umano, questo dover dimostrare, agli altri e a se stessi, che ce la si fa da soli. Vi sarà comunque, per ognuno, nella vita, un momento in cui dovremo accettare la nostra impotenza, lasciarci aiutare, attraversare quella frantumazione di idoli e maschere, che ci siamo appiccicati addosso.
– Il proprietario dello sperma che ha contribuito a introdurre in questo mondo il figlio, spesso si sente padrone di quel corpo e di quella vita: lui sa come deve svilupparsi e andare. Non sono solo le madri ad essere condizionate a volte da questo schema, in parte comprensibile: per trentatré mesi ( 9 dentro il corpo della donna), quell’organismo e’ vissuto dipendendo totalmente da loro.
Anche i padri, sono, spesso “inconsciamente ” condizionati da questo schema.
Possiamo lasciare aperti i varchi ai demoni distruttivi o chiuderli e, allo stesso modo, aprirne alle energie costruttive.
Non siamo schiavi di un destino, abbiamo la capacità di fare spazio, all’una o all’altra energia. È la nostra libertà e capacità di scelta, tra il bene e il male, dentro e fuori di noi.
Occorre imparare lo sguardo interiore, il modo in cui si formano i nostri pensieri, a prendere confidenza con le nostre emozioni, consapevolizzare, radicalmente, la nostra dimensione relazionale; interiorizzare la nostra dimensione trinitaria: persona unica e irripetibile; la dimensione sociale e comunitaria come condizione costitutiva della nostra identità; apparteniamo ad un unica specie umana e abbiamo la responsabilità di contribuire alla costruzione di un destino comune, al di qua, molto al di qua di culture, lingue, tradizioni.
Questa antropologia dovrebbe essere insegnate nelle scuole a partire da quelle dell’infanzia.
Quell’uomo non può essere giudicato. Solo pregare per lui e i suoi figli si può e cercare di lenire le ferite della madre e della sorella.
Perché l’uomo è un mistero, il suo cuore un abisso.

dott.Venturoli Sandro

Viaggio nelle Case Bianche

Il quartiere popolare Case Bianche sorge nella periferia sud est di Milano e comprende 477 appartamenti in cui vivono più di 1000 persone. È questa la prima tappa del viaggio del Papa a Milano. Ma perché il Papa ha deciso di iniziare la sua visita proprio da qui? Per capirlo siamo dovuti entrare nelle case e incontrare chi in questi quartieri ci abita da sempre. Palazzi abbandonati a se stessi dalla proprietà, Aler, che ha permesso che in questi anni si sviluppasse un racket diffuso degli alloggi popolari oltre all’incuria delle strutture. “Se non si interverrà subito – racconta Oscar Strano, presidente del Comitato inquilini di via Salomone – questi palazzi imploderanno, nel senso letterale del termine”.

 

Pellegrinaggio in TERRASANTA

Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio” (Sal 83,6)

Qui puoi guardare  LE FOTO DEL PELLEGRINAGGIO 2016

Il viaggio verso un luogo sacro rivela l’incessante ricerca umana di Dio. E Gesù descrive se stesso come la strada (io sono la via…Gv.14,6) in grado di svelare il mistero dell’essere umano e la via per arrivare a Dio. Per questo il pellegrinaggio dove trasformarsi in vita. Non deve trattarsi dunque solo di un movimento nello spazio ,ma di un percorso interiore. Il pellegrinaggio deve essere “esercizio di ascesi operosa, preparazione interiore alla riforma del cuore”.   In Israele, in Palestina, in Terra Santa, o nella Terra del Santo?

 La ricerca delle proprie radici1Ascoltatemi, voi che siete in cerca di giustizia, voi che cercate il Signore; guardate alla roccia da cui siete stati tagliati,alla cava da cui siete stati estratti2Guardate ad Abramo vostro padre, a Sara che vi ha partorito; poiché io chiamai lui solo, lo benedissi e lo moltiplicai.      (Is 51,1-2)

 16Se le primizie sono sante, lo sarà anche tutta la pasta; se è santa la radice, lo saranno anche i rami. 17Se però alcuni rami sono stati tagliati e tu, essendo oleastro, sei stato innestato al loro posto, diventando così partecipe della radice e della linfa dell’olivo, 18non menar tanto vanto contro i rami! Se ti vuoi proprio vantare, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te.  (Rm 11,16-18)

  • La ricerca di quella Parola che risuonò in quei luoghi 2000 anni fa e che ancora oggi risuona per me!
  • La ricerca di culture differenti in un mondo pieno di contrasti.

Il rapporto tra arabi ed ebrei, la situazione difficile dei cristiani divisi in molte confessioni. Israele è l’ombelico del mondo, un microcosmo di problemi che toccano tutta l’umanità.

 RITORNIAMO A GERUSALEMME! A Gerusalemme non “si va”, ma “SI RITORNA” Questo vale anche per chi vi accede per la prima volta, ma perché là è presente la nostra consolazione. Si ritorna alle fonti (la fonte di Gihon!), alle radici, alla madre, in un rapporto intimo e consolante. 10Rallegratevi con Gerusalemme,  esultate per essa quanti la amate.Sfavillate di gioia con essa voi tutti che avete partecipato al suo lutto.11Così succhierete al suo petto e vi sazierete delle sue consolazioni;succhierete, deliziandovi,all’abbondanza del suo seno. 12Poiché così dice il Signore:«Ecco io farò scorrere verso di essa,come un fiume, la prosperità; come un torrente in piena la ricchezza dei popoli; i suoi bimbi saranno portati in braccio, sulle ginocchia saranno accarezzati. 13Come una madre consola un figlio così io vi consolerò; in Gerusalemme sarete consolati.  (Is 66,10-13)

Consolazione è rifugiarsi presso chi “sa già” la nostra pena e non c’è bisogno di raccontare; qualcuno che capisce e condivide le nostre ragioni e siamo sicuri che in ogni caso si schiererà per noi (Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Rm 8,31). Consolazione è stare sulle ginocchia della madre e percepire “da cuore a cuore” che siamo il suo unico interesse, il suo unico compiacimento.Questo si può trovare a Gerusalemme, perché “lì c’è il nostro Dio” e perché: Le sue fondamenta sono sui monti santi; 2il Signore ama le porte di Sion più di tutte le dimore di Giacobbe.3Di te si dicono cose stupende, città di Dio. 4Ricorderò Raab e Babilonia fra quelli che mi conoscono; ecco, Palestina, Tiro ed Etiopia: tutti là sono nati5Si dirà di Sion: «L’uno e l’altro è nato in essa e l’Altissimo la tiene salda». 6Il Signore scriverà nel libro dei popoli: «Là costui è nato». 7E danzando canteranno: «Sono in te tutte le mie sorgenti»(Sal 87).  E Dio sa se abbiamo bisogno di essere consolati! A Gerusalemme non “si va”, ma “SI SALE” Gerusalemme è la città della presenza di Dio (la shekinàh); il suo nome arabo è El Kudz (la Santa). E chi vuole avvicinarsi a Dio, deve in ogni caso “salire”, fare una “ascesa” (o ascesi). La Bibbia ci insegna che esistono due città: Babele e Gerusalemme. Babele è la città che gli uomini costruiscono per se stessi: “Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra»” (Gen 11,4). “Farsi un nome” per gli uomini di ogni Babele, equivale a fissare lo scopo della propria esistenza, scegliere da sé il senso da dare alla propria umanità. Determinare l’esistenza a partire da quaggiù e costruire una torre che raggiunga il cielo. Babilonia è dunque l’immagine di ogni umanesimo fuori dalla legge di Dio, autosufficiente e che pretende di dare una interpretazione definitiva dell’esistenza umana…… Gerusalemme invece è una città piccola piccola, circondata da colline molto più alte, lontana dalle grandi vie di comunicazione…… ma è la città che Dio ha costruito per gli uomini. All’uomo è stato ordinato di dare un nome a tutte le cose, ma egli non può dare il nome a se stesso. Dio solo può rivelarci il nostro nome. Gerusalemme è il laboratorio di quella umanità che impara a “farsi chiamare” da Dio, cioè a ricevere da Lui il senso e il valore della propria esistenza.

A Gerusalemme non “si abita”, ma “SI STA”  Quale gioia, quando mi dissero:  «Andremo alla casa del Signore». E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme! (Sal 122).  Se dal punto di vista politico e storico è sempre stata una città contesa, dal punto di vista strettamente religioso essa è la città di Dio: “…… ora mi sono scelto Gerusalemme perché vi dimori il mio Nome……” (1Re 8,16).  Gerusalemme appartiene solo a Lui e perciò è una città accogliente: tutte le religioni vi “stanno” senza che alcuna possa vantarne l’esclusiva. Beato chi “sosta” a Gerusalemme! A Gerusalemme non “si resta”, ma da essa “SI RIPARTE”. L’esperienza spirituale ricordata sopra, del “ritornare”, del “salire”, dello “stare” si conclude con il “ripartire”. Perché a Gerusalemme Dio rivela a ciascuno il proprio “nome”, cioè l’impegno della vita, che deve essere svolto, vissuto, dispiegato nel luogo che Dio a ciascuno ha fissato. Non ci sono nemmeno tombe in Gerusalemme (solamente fuori). L’unico sepolcro che c’è, è vuoto: anche Gesù è ripartito…… e similmente ha detto ai suoi: “…… avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni in Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (At 1,6). Dopo essere stati consolati, santificati, dopo che ci si è intrattenuti a Gerusalemme, bisogna “ripartire”, scendere nel mondo, nelle città che sono Babilonia, dove Dio ci ha collocati. Senza paure (perché Lui conosce il nome che ci ha dato), ma con una grande nostalgia; bisogna tornare tra gli uomini, affinché Gerusalemme svolga la sua funzione, perché sia quello che deve essere: la città di Dio, la Santa, la Madre alla quale tutti gli uomini tendono e che tutti gli uomini attende. Gerusalemme è la sola città il cui nome valica questo nostro spazio e tempo ed entra nel mondo futuro: essa è la sola città che abbia un destino eterno: 1Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. 2Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. 3Udii allora una voce potente che usciva dal trono: « Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro  ed essi saranno suo popolo  ed egli sarà il “Dio-con-loro”. 4E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;  non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate»” (Ap 21,1ss).

Partita multietnica

Continua la collaborazione con il centro di via Fantoli e la nostra Comunità. Oltre ai momenti di incontro e di scambio, ci sono anche i momenti di gioco come una bella partita a pallone, ottimo riscaldamento muscolare e tecnico per il quadrangolare che  faremo sabato 18 nel contesto di una grande festa in cui condivideremo il gioco, la musica e il cibo con tutta la comunità. Piccoli segni che costruiscono dal basso una cordiale e possibile capacità di vivere insieme.

Vi aspettiamo tutti sabato dalle ore 16.0

0!!!

Per non ridursi in povertà

Oggi la povertà è un dramma che tocca molte famiglie e molte persone. La situazione è sicuramente seria, ma richiede di essere attenti e vigilanti anche nella propria gestione economica. Tante persone sono povere. Tante persone finiscono in povertà per una superficiale gestione economica. Le seguente schede vogliono essere un aiuto ad una gestione oculata e attenta delle proprie risorse.

Nomofobia

La patologia del futuro?

È la paura di rimanere disconnessi. Si chiamo Nomofobia

Terrore di rimanere disconnessi.

Si chiama ‘Nomofobia’ (no-mobile-phone-phobia, termine di recente introduzione nel vocabolario della lingua italiana Zingarelli) ed è la malattia da iperconnessione del 21° secolo