Una canzone per l’estate…piena di vita e speranza

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“Il video presentato all’Istituto dei Tumori di Milano è stata un’esperienza molto bella per noi che lo guardavamo e soprattutto per i pazieni che oltre a dover superare le situazioni difficili ogni giorno si sono divertiti a stare insieme cantando e ballando. Inoltre è stato molto bello vedere i medici interagire con i pazienti, e vederli tutti insieme, come se facessero parte di un’ unica famiglia.” (Irina Polonio)

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“Abbiamo assistito ad alcuni interventi fatti da dei ragazzi riguardo al “progetto giovani”: dai loro racconti traspare quanto sia difficile affrontare una malattia che li fa star male sia fisicamente che psicologicamente. Grazie a questa istituzione, che punta sul curare la persona e poi la malattia, i ragazzi riescono ad esternare le loro emozioni attraverso dei progetti, scoprendo un nuovo mondo, da loro definito fantastico, ma soprattutto trovando la forza per superare gli ostacoli che la vita pone…”
(Sara Rocchetto)

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A questo punto vorremmo chiedere un favore.
SEI TU L’ESTATE (LA DANZA DELLA PIOGGIA AL CONTRARIO) è la nuova canzone dei pazienti adolescenti del Progetto Giovani dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, quelli del successo di  PALLE DI NATALE
Per loro è VERAMENTE IMPORTANTE riuscire a far arrivare il loro messaggio il più LONTANO POSSIBILE.
Aiutali a raccontare la loro storia condividendo il loro  video.
Scarica il brano al link e aiuterai la ricerca

https://itunes.apple.com/it/album/sei-tu-lestate-la-danza-della-pioggia-al-contrario-single/1398262984

 

Per noi partecipare a questo evento e poi poterlo comunicare a tutti gli altri 200 bambini dell’oratorio è stato bellissimo. Abbiamo visto persone che lavorano con impegno e professionalità, ma soprattutto abbiamo percepito l’amore che mettono nel loro lavoro. Anche noi  possiamo imparare che fare bene è importante, ma non basta … occorre fare con amore! per questo  vi diciamo grazie per quello che fate…ma soprattutto grazie per quello che siete

in particolare ai dottori Maura Massimino, Ferrari Andrea, Alfredo Clerici, Stefano Signoroni, a don Tullio proserpio, al nostro carissimo animatore Marco Chisari, a Samuele e a tutti i ragazzi in cura nel “progetto Giovani” della Pediatria Oncologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Grazie!

don Giuseppe Facchineri

QUANDO I NOSTRI FIGLI DIVENTANO CATTIVI. A proposito di bullismo…

Ultimamente la cronaca ci riporta numerosi e continui episodi di bullismo, di violenze e aggressività nei ragazzi giovanissimi.

Colpa dei genitori, degli insegnanti, della società?
Questa propensione a cercare sempre una “responsabilità” esterna ai nostri comportamenti è da “irresponsabili”.

In ognuno vi è, anche, una energia distruttiva e autodistruttiva che ci rende “capaci” di innumerevoli cattiverie.

Lo sa bene chiunque non sia complice della propria miseria.

Non vi è dubbio che, nella nostra cultura” occidentale”, manca completamente una pedagogia della mitezza, della solidarietà, della collaborazione, della cura reciproca.
Nessuno accompagna, sin da piccoli, alla consapevolezza antropologica della complessità e unicità di noi umani, sempre proiettati al superamento del limite, proprio perché siamo limitati, precari, fragili. Tutti compresi quelli che si atteggiano a spavaldi.

Nessuno concima, coltiva,protegge ed evidenzia queste attitudini che ci appartengono.

Non vi è scuola materna, elementare, media o superiore che educhi alla comunità “luogo” di appartenenza e di costruzione della propria personalissima identità e alla interdipendenza relazionale come “costitutiva” della nostra umanità.
Tutti: genitori, insegnanti, psicologi, allenatori a stressare su competizione, conflitti, vincere, tirar fuori palle, carattere, rispetto… ed altre stupidate di questo tipo.

Il mite “non competitivo” è considerato uno sprovveduto che la famiglia, la scuola, lo sport, lo psicologo dovrebbe attrezzare per imparare a vivere in questo mondo.

In questo vuoto esistenziale coltivato attraverso modelli culturali diffusi ciò che da consistenza è la visibilità. Se non sei visibile non sei niente.

Anche accanirsi verso un debole oltre a soddisfare una predisposizione alla cattiveria e al dominio sull’altro, che è presente in ognuno di noi da visibilità.

Il “bullo”da vicino è un vigliacco, sempre! … ed umanamente disastrati, dei poveracci circondati da macerie emotive.

Ciò che gli dà forza è la non reazione degli spettatori, non per vigliaccheria, questi ultimi, ma per disinteresse e, questo, è anche peggio.

Spesso la prepotenza nasce nei ragazzi dalla debolezza vigliacca di chi non sa e vuole prendere posizione, per evitare sbattimenti e fatiche, preferendo una sudditanza stupida che genera nei ragazzi deliri di onnipotenza o peggio di prepotenza.

Da adulti saranno problematici, affettivamente prepotenti, cittadini arroganti.

Non possiamo e non dobbiamo abdicare al compito serio di insegnare la disciplina delle relazioni, l’onesta misura di sè, il convivere con i propri limiti, il rispetto degli altri.

Noi cristiani dovremmo ricordarci di Colui che è stato mite e umile di cuore … è ha cambiato il mondo.

Dovremmo ricordarci della forza di tanti uomini forti della loro mitezza … è hanno cambiato il mondo.

Dovremmo ricordarci di insegnare ai nostri figli la mitezza e la bontà dell’animo … vivranno in un mondo migliore del nostro!

MEDITATE GENTE… MEDITATE!

Figli: «Senza i “no” non si cresce, educare è una fatica»

Nelle parole di Paolo Crepet, psichiatra e sociologo padovano, l’analisi delle nuove generazioni di genitori e figli: i primi che hanno abbandonato il ruolo di educatori e i secondi che bruciano le tappe vivendo a 13 anni come i 18enni del passato. «È una generazione che non conosce i sogni perché non sono state insegnate le passioni»
 

Alunni e genitori picchiano gli insegnanti, professor Crepet cosa è cambiato di tanto profondo nella scuola italiana?
«Se tuo padre e tua madre non ti hanno mai detto un no da quando sei nato, il primo no che ti dice un esterno non lo accetti. L’educazione è una fatica che nessuno è più disposto a fare: coinvolge i genitori, i nonni, gli educatori, anche quelli fuori scuola a incominciare dall’ambito sportivo. Tutto questo ha una ricaduta drammatica: è una generazione che non conosce più i sogni perché non sono state insegnate le passioni. A forza di dire di sì tutto diventa grigio, si perdono i colori. Tutto è anticipato rispetto a ieri, oggi a 13 anni fai la vita che una volta si faceva a 18. La società anticipa i suoi riti: prima maturi, prima diventi consumista. Oggi un ragazzino di 13 anni al telefonino si compra quello che vuole e questo crea una sproporzione, è una maturazione fittizia: non sei maturo perché sei su Facebook, ma se hai una tua autonomia. Oggi giustifichiamo tutto, non conosciamo i nostri figli, siamo abituati a non negare loro mai niente, a 13 anni le figlie fanno l’amore e non ci sono molte mamme che svengono alla notizia. Si consuma tutto troppo in fretta, anche la vita».

È cambiata così tanto la famiglia italiana?
«Il problema è prima dei genitori che hanno sempre una responsabilità in più rispetto ai figli. Finché campi conservi una responsabilità nei confronti dei figli, anche quando sono adulti negli atti che faranno si rifletterà l’educazione che hai dato. Ma le cose sono cambiate improvvisamente, il mercato del lavoro è diverso e anche la proposta educativa si è allungata all’infinito. Una volta il diploma era più che sufficiente per lavorare, adesso non basta più una laurea. Hai un terzo della vita che è formazione e questo cambia la prospettiva, i bisogni, la necessità e anche i consumi. E perché tutto sia possibile, esige una famiglia che non è più educativa, ma economica. Il valore di una famiglia è passato da educativo a commerciale. I genitori da educatori sono diventati un bancomat».

A proposito di educazione: alcuni licei classici cercano nuovi alunni puntando sul fatto che sui loro banchi non siedono immigrati, disabili
«Una vecchia storia che ritorna ciclicamente è la presunzione di essere una razza migliore. C’è qualcuno che forse si era illuso che fossero bastati i 50 milioni di morti dell’ultima guerra; invece ritorna a galla, come il sughero nella laguna. Continuano a dire bestialità come la storia della razza bianca, ma questo non è un errore di un ignorante, questo nasconde un’ideologia che è quella di Hitler che pensava che Owens non avrebbe mai vinto le Olimpiadi perché nero. Quella è stata la prima rottura: Owens che vince davanti al Furher dimostrando che siamo tutti uomini, non differenti per colore ma per qualità. Un liceo che pensa di fare una sorta di scouting scegliendo così gli alunni è un liceo morto».

Oggi c’è troppa violenza nella politica italiana?
«Quando non si hanno idee si danno cazzotti. In un talk-show il primo che si alza e si toglie il microfono segna un punto. È il non parlare che porta voti, oppure il minacciare il tuo prossimo. Più che aumentata, la violenza è ben comunicata. La stessa violenza che una volta poteva avvenire in un comizio, adesso è sui social con una capacità dirompente moltiplicata».

Perché l’immigrazione fa paura?
«Perché siamo stati un paese che tranne qualche enclave nelle città portuali Venezia è un grande esempio non ha conosciuto la diversità. Ci sono mancati gli scambi e si scambia tra diversi e non tra uguali, milioni di italiani non sanno cosa vuol dire. E questo comporta una paura per tutto ciò che non è prodotto dalla tua terra. L’immigrazione è stata una selezione darwiniana, nel paesello dei cinque figli maschi andavano via i due con più carattere e più forza. In Italia, come ovunque, sono andati via i migliori. L’immigrazione aiuta un altro popolo: l’idea di mogli e buoi dei paese tuoi non funziona neanche con le vacche».

di Edoardo Pittalis

 

In preparazione alla PROSSIMA GIORNATA MONDIALE DEL MALATO 11 FEBBRAIO 2018: “PRENDERSI CURA …DI CHI CURA”

“Prendersi cura di chi cura”

La demenza è una patologia in continua crescita soprattutto a causa del miglioramento dell’aspettativa di vita e dell’aumento della popolazione anziana. Con il termine demenza si indicano tutte quelle condizioni neurologiche di degenerazione e morte cellulare che producono una progressiva perdita di capacità cognitive, in particolare la memoria. Si tratta di una patologia cronica che coinvolge non solo il malato, ma anche tutto il sistema famigliare che si trova a vivere un costante affaticamento fisico ed emotivo con disorientamento, ansia, paura, perdita di speranza. La demenza diventa così, all’interno della vita della famiglia e in senso intergenerazionale, un vero e proprio evento traumatico a cui tutti sono esposti e chiamati a fare fronte.

 Il caregiver è colui che è più direttamente coinvolto nella cura del malato e, proprio per questo, risulta spesso maggiormente esposto al rischio di dover apportare radicali modifiche alla sua organizzazione di vita con un conseguente significativo impatto emotivo. Sovente chi assiste un malato di demenza prova crescenti sentimenti di inefficacia, isolamento, ansia.

 Il progetto “prendersi cura di chi cura” si rivolge proprio ai caregiver e prevede la realizzazione all’interno dei Consultori famigliari della Fondazione Guzzetti di gruppi di sostegno tramite l’utilizzo dell’EMDR, acronimo che sta per “desensibilizzazione ed elaborazione dei traumi attraverso il movimento oculare”, una moderna tecnica psicologica che aiuta ad affrontare e superare l’evento stressante.

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 Una prima esperienza si è svolta presso il Consultorio Kolbe tra ottobre e dicembre 2017 con un ottimo riscontro da parte dei partecipanti che hanno giudicato molto utile il lavoro fatto sia per la significativa riduzione dei vissuti stressanti sia per aver potuto trovare in chi vive situazioni simili un importante conforto.

 Il progetto è strutturato in 7 incontri di 1 ora e ½, una volta la settimana, dalle 15.00 alle 17.00. La partecipazione è completamente gratuita.

 Il prossimo gruppo si terrà presso il Consultorio Kolbe – viale Corsica 68 a Milano e partirà nel mese di marzo con il seguente calendario:

14/21/28 marzo; 4/11/18 aprile; 6 giugno.

 Per informazioni e iscrizioni: 02 70006393 / info@consultorio-kolbe.it.

 Il gruppo EMDR per chi assiste un malato di demenza 

Dott.ssa Cristina Fumi  e Dott.ssa Silvia Inglese

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IN VISTA DELLE PROSSIME ELEZIONI

Conferenza Episcopale Lombarda

 Nota in vista delle elezioni politiche ed amministrative 2018

Mentre prosegue l’intensa campagna elettorale che culminerà con le elezioni amministrative regionali e politiche nazionali, la Conferenza Episcopale Lombarda ritiene opportuno offrire ai propri fedeli alcune indicazioni pastorali, per incoraggiare alla serenità e alla responsabilità nel cammino di preparazione a questi importanti appuntamenti.

  1. La premessa fondamentale è che i cristiani, come tutti i cittadini italiani, vogliono riaffermare la necessità di una buona politica. Le comunità cristiane devono essere non solo voce che chiede e critica, ma piuttosto luogo di formazione per accompagnare le persone alla maturità, quindi anche alla capacità e passione per un impegno politico coerente e generoso.

Di fronte alla tentazione molto diffusa dell’astensionismo e del disinteresse, è necessario e urgente che l’opera educativa delle comunità cristiane solleciti tutti alla presenza e alla partecipazione attiva e responsabile a questi appuntamenti elettorali: anzitutto attraverso l’espressione consapevole del proprio voto; più approfonditamente auspicando l’impegno attivo di un numero sempre maggiore di fedeli laici in ambito politico e più in generale praticando una partecipazione alla vita politica che non si limiti al momento delle elezioni, ma accompagni la vita quotidiana delle istituzioni, attraverso lo strumento dell’informazione, della vigilanza e del richiamo.

A nessuno può sfuggire l’importanza dell’esercizio del diritto-dovere del voto: con esso si concorre infatti a determinare l’indirizzo politico del proprio Stato e della nostra Regione. Chi non va a votare non è uno che si astiene dal voto; è piuttosto uno che decide che siano altri a decidere per lui.

 

  1. Ci aspettiamo che il confronto tra le parti sia il più sereno possibile e non gridato, su programmi ben articolati, sinceri e reali nelle promesse. Si devono curare le condizioni perché il popolo degli elettori possa compiere a ragion veduta la scelta che giudica più valida. Chiunque sarà chiamato a governare avrà il compito di rafforzare le condizioni per un vivere insieme che rigeneri fiducia e legami tra le persone. Soltanto a questa condizione si potranno affrontare le questioni urgenti che permetteranno di riaccendere una stagione di rinascita dopo una crisi che ha lasciato tra noi ben evidenti tanti segni di declino, in Italia come nella nostra Regione Lombardia. 

Questo clima di fiducia sarà realizzabile se insieme lavoreremo per salvaguardare dall’erosione dell’individualismo i nessi fondamentali che sostengono la nostra vita comune:

– la famiglia, e in particolare la sua capacità di donarci il futuro attraverso le nuove nascite;

– i giovani, sviluppando progetti per il loro futuro anzitutto lavorativo: soltanto in questo modo i giovani potranno sentirsi parte attiva e motore del rinnovamento sociale che tutti auspichiamo;

– le tante forme di povertà che rischiano di non coinvolgerci nemmeno più emotivamente, talmente sono visibili e diffuse nei nostri territori urbani;

– i legami sociali, promuovendo processi di accoglienza e integrazione che evitino di scaricare sui migranti stranieri e sui profughi l’insoddisfazione per i problemi che non sappiamo risolvere

– la regolamentazione della finanza affinché sia a servizio di una giusta economia e di ogni uomo; 

– il dialogo e il sostegno all’imprenditoria perché tuteli e crei nuova occupazione, favorendo una ripresa più promettente.

Alla politica, ai politici chiediamo anche attenzione alle grandi questioni che il progresso della scienza mette nelle nostre mani, come oggetto di un discernimento necessario: le questioni etiche rilevanti della vita, della morte, della dignità e sacralità della persona.

 

  1. Chiediamo attenzione perché la presenza dei cattolici nelle diverse parti in competizione non si ripercuota in termini di lacerazione dentro il corpo vivo delle comunità: la Chiesa non si schiera in modo diretto per alcuna parte politica. Ciò significa che tutti – in particolare coloro che si propongono come candidati – si guardino dalla tentazione di presentarsi come gli unici e più corretti interpreti della Dottrina sociale della Chiesa e dei valori da essa affermati. Occorre educarsi maggiormente sia alla condivisione dei medesimi principi ispirati alla retta ragione e al Vangelo, sia al rispetto dell’ineludibile diversità di esiti dell’esercizio di discernimento e della conseguente pluralità di scelte. Su ciascuna di queste scelte – purché siano coerenti con i principi derivanti dalla medesima ispirazione cristiana – il giudizio andrà formulato a partire dalle ragioni addotte a loro sostegno, dalla loro percorribilità ed efficacia, dal rispetto che esse esprimono e promuovono del sistema democratico.

 

  1. Per evitare ogni possibile strumentalizzazione e per difendere gelosamente la libertà della Chiesa di fronte a tutti, le parrocchie, gli istituti religiosi, le scuole cattoliche, le associazioni e i movimenti ecclesiali, durante il periodo elettorale non mettano sedi e strutture a disposizione delle iniziative di singoli partiti o formazioni politiche. Si deve vigilare per evitare che le ordinarie iniziative pastorali vengano strumentalizzate a fini elettorali. A tale scopo, durante questi periodi, è prudente che le iniziative di formazione, riflessione e preghiera, pensate proprio per prepararci agli appuntamenti elettorali e per accrescere la nostra coscienza critica circa la politica, non coinvolgano persone già impegnate a livello sociale e politico.

Ai presbiteri è richiesta l’astensione da qualsiasi forma di partecipazione diretta alla vita politico-partitica e alle iniziative elettorali. Per la stessa ragione, fedeli laici che presiedono o occupano cariche di rilievo in organismi ecclesiali, qualora intendano concorrere per le elezioni e assumere un ruolo politico di rilievo, si dimetteranno dai loro incarichi di responsabilità ecclesiale.

 I vescovi della Conferenza episcopale lombarda

 Caravaggio, 18 gennaio 2018

Anche se c’era la nebbia … abbiamo visto il mosaico! Da un semplice “benvenuto” ad un sorprendente incontro! La visita preziosa di padre Marko Ivan Rupnik a Morsenchio!

29 gennaio 2018, in una sera piena della tipica nebbia milanese … cosa sarà successo di strano a Morsenchio? P. Marko Rupnik è stato per una sera ospite della nostra comunità, a casa di don Giuseppe, mentre era di passaggio per una conferenza ai Parroci della città di Milano.

La sua breve permanenza- ci ha permesso di incontrarlo e di mostragli i nostri mosaici- è stata un grande dono per la nostra comunità che è molto abitata dalla sua spiritualità e abitata oramai da molti mosaici.

L’incontro (nella nebbia) è stato spettacolare -da far sbarrare gli occhi anche a padre Rupnik-… il salone dell’oratorio, a quell’ora di sera (non proprio in un orario e un clima agevole!) pieno di famiglie, adolescenti, giovani, adulti, educatori, catechiste, allenatori, CPP…

… si, c’era la nebbia, ma si sono visti benissimo i mosaici che il buon Dio ha messo in questa comunità, dove ciascuno è tessera preziosa e necessaria … e non importa la sua forma, perchè tutti riuniti dallo Spirito che rende santa la comunione … così com’è… splendida armonia delle nostre misere imperfezioni!

Abbiamo anche visto

la commozione di un uomo sapiente che ama Dio per l’accoglienza ricevuta

abbiamo visto la sua gioia nell’incontrare i nostri ragazzi e giovani

l’immediata cordialità di chi raggiunge il cuore e parla al cuore… e tutti siamo rimasti commossi e onorati per la sua riconoscenza.

Gli abbiamo fatto vedere i mosaici che abbiamo fatto in questi anni e lui ci dice che ha visto “un altro grande mosaico” che tutti insieme abbiamo realizzato in questi anni: la comunità riunita intorno al Signore.

Le sue parole e la sua benedizione finale sono state come un balsamo che incoraggia e sprona l’animo al bene.

Questa sera abbiamo anche imparato che le relazioni, quando sono vere, non si misurano sulla quantità, ma sull’intensità delle sintonie spirituali. Ci si vede … ed è come se da sempre ci si frequentasse. In questo breve tempo di incontro, semplicemente e per Grazia, abbiamo gustato la verità di una profonda amicizia nel Signore.

Non so se riusciremo a visitare l’Atelier del centro Aletti  (http://www.centroaletti.com/),

non so se riusciremo a fare qualche opera insieme

non so se riusciremo a visitare la Cappella del Papa

siamo sicuri che l’incontro di questa sera  ci ha fatto volere più bene.

ps: Caro padre Marko, se per caso tu riescissi a farci fare anche solo qualcuna di queste cose …noi (oltre a volere bene a te e alla tua comunità)… saremmo molto contenti!!! :):):)

… cosa vuoi, siamo così, … spontanei … un po’ del Viale,

ma quando passi ricordati: tu qui sei di casa!

 

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ps: seguiranno le pubblicazioni di altre foto e delle parole che il padre ci ha rivolto

 

 

Il Significato e lo scopo della politica sono gli esseri umani, solo gli esseri umani

Cosa da “significato” alla politica?
L’uomo, ogni essere umano nella sua integrità e unicità è il “significato” dell’agire politico. La politica è la “cornice” della dimensione relazionale, “costitutiva”, di noi umani.

Qual’e’lo “scopo” della politica?
La qualità delle relazioni tra gli esseri umani dentro una comunità! Qualunque cosa venga prodotta:merce o servizio dovrebbe servire al rispetto, tutela, crescita, valorizzazione della dignità di ogni singola persona.

Qual’e’ il limite della politica sinora conosciuta, nelle diverse forme che si sono susseguite ?
Un orizzonte progettuale “confinato” nel “confine” di un popolo, paese, nazione. Quando, in passato e nell’oggi questi confini sono stati “allargati”, è stato solo per dominare altri popoli e si sono chiamati “Imperi”! Manchiamo di una politica riferita all’umanità’, alla specie umana. Non vi sono modelli da esportare. La democrazia è incompiuta, peggio è aggredita all’interno degli stessi paesi democratici, dal “cancro”del mercato e del capitale finanziario. Nel mondo cosiddetto democratico non vi è democrazia economica; non vi è democrazia tra i generi; non vi è democrazia intergenerazionali e verso le generazioni future; non vi è democrazia tra i popoli; non vi è democrazia tra uomo e ambiente. Il presupposto della democrazia è il rispetto del valore dell’altro! Siamo ancora ai primi balbettii della democrazia. Il “dominio” dell’uomo sull’uomo, domina ancora in tutti gli ambiti della vita economica e sociale.
Nonostante questo Adler non aveva ragione.

Di quale politica mondiale hanno bisogno gli esseri umani?
Appunto di una politica che pur agendo in un singolo paese sappia essere “mondiale”; capace di “amministrare” il presente”, usando le riserve di esperienza racchiuse nel “granaio storico” della memoria, di ogni popolo e di tutti i popoli, guardando alle generazioni che verranno. Una politica che ancora non c’è.

Ne saremo capaci?
Certamente!

AMARE…continuare a cercare l’altro

L’opposto del “buon senso”, non è il “mal senso”, o “senso malevolo”; ma, il “non senso”. Fare cose prive di senso o delle quali si è dimenticati il senso. Su questo piano l’abitudine, che pur garantisce stabilità può svolgere un azione mortifera. Abitudine e grigiore paiono sinonimi, nella continua, inebriante, ricerca di sensazioni “forti”.Senso”, è una parola “rumorosa”, quasi onomatopeica, indica significato e direzione,, è dinamica, in movimento; ricorda più il fruscio dell’aria, che la staticità; è qualcosa che si precisa continuamente, si scopre progressivamente; un po’ come l’amore, o la fede, che non è il continuo ritorno alle emozioni dell’inizio, ma il lungo viaggio alla scoperta e conoscenza dell’altro, delle sue mille possibilità e fragilità. Mai si potrà dire di “conoscere” la donna o l’uomo, il figlio o la figlia, che si dice di amare, o di conoscere Dio. Chi lo afferma ha semplicemente smesso di amare e di cercare, nell’altro , ciò che ha solo bisogno di essere fecondato per potersi esprimere.
Il “buon senso”, a volte, lo si confonde con Il “senso comune”, o ” comune sentire”, ma questo si riferisce a una cornice culturale; e non vi è nulla di più “provvisorio” e “transitorio”, delle cornici culturali.
Un paio di generazioni nella migliore delle ipotesi.
Tutte le nefandezze che l’uomo ha provocato, sono transitate attraverso strade lastricate di buon senso.
La ricerca di senso e significato è lo scopo di una vita, e dovrebbe esserlo di ogni vita, sin dai primissimi anni, perché ne abbiamo a disposizione una sola, senza possibilità di replica. Ci servono genitori e insegnanti, che insegnino, non l’attaccamento a cose e persone, ma la ricerca e la scoperta di significati.
E non vi è un “senso” comune, ma personale: io, con la mia biografia, le mie caratteristiche di personalità, le paure, i desideri, le speranze, le fobie; nel rapporto con me stesso, nella relazione con le persone che ho incontrato, a partire da mia madre e mio padre, con la donna che amo, con l’ambiente, la società.
Il senso di quel che faccio, non è dato dal fare ciò che fanno i più, la maggioranza, e nemmeno nel soddisfare “desideri”, chiamati, “bisogni”, in realtà “pulsioni”.
Solo questo ci consente di viverla in pienezza, la pienezza della nostra umanità, non accontentandoci di vite vissute parzialmente, completate da qualche inconsistente surrogato: sesso, soldi, potere, sostanze inebrianti, o sballanti, dominio su altri esseri umani. Surrogati ! Le donne esprimono, senso e significato, in tutto quel che fanno, ma noi lo chiamiamo “agitazione”. Hanno imparato ad adattarsi ai nostri schemi mentali, è ancora lì subiscono, perché alla sostanza sono “prevalente”madri, quando amano.
Siamo ancora molto lontano da una vera democrazia tra i “generi”.

Approvata dalla Camera la legge sul Cyberbullismo

È stato approvato alla Camera con una larghissima maggioranza il testo di legge per contrastare il fenomeno del cyberbullismo.

È un primo passo importante che dovrà essere ratificato dal Senato, che per la prima volta affronta un tema diventato sempre più rilevante come hanno dimostrato recenti casi di cronaca e come sottolineato da alcuni programmi e serie televisive (“Tredici” – in originale “13 Reasons Why” – ad esempio).

Il disegno di legge cerca prima di tutto di definire in maniera chiara il fenomeno:

«qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito dei dati personali in danno di minorenni, nonché la diffusione di contenuti online il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo».

Il testo prevede inoltre alcuni provvedimenti fondamentali, tra gli altri:

  • la possibilità dei minori di 14 anni, di sporgere direttamente denuncia;
  • un ruolo importante assegnato alla prevenzione, soprattutto in ambito scolastico, con l’istituzione di un referente per ogni istituto, corsi di formazione specifici per gli insegnanti e programmi educativi che coinvolgano gli studenti per un uso consapevole di Internet;
  • lo stanziamento di risorse specifiche per la prevenzione in ambito scolastico.

In questo video di AGI (disponibile anche a questo link) una spiegazione sintetica della legge, il cui testo completo è consultabile a questo link

 

Al di là della legge è comunque importante, come abbiamo ribadito negli incontri in Parrocchia con gli adolescenti e i genitori, mantenere una attenzione sui valori dell’educazione e dell’esempio e su cosa significa un uso di Internet e dei nuovi strumenti di comunicazione nella piena consapevolezza delle opportunità, ma anche dei rischi che possono nascere da un uso irresponsabile o non rispettoso delle dignità delle persone.

Entrare nella Pasqua …da discepoli

dscf1580TUTTA LA CASA SI RIEMPI’ DI PROFUMO

 Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. 4 (Gv 12)

Ecco un gesto sorprendente, di un amore senza calcolo, libero, gratuito. 

Maria versa del profumo sui suoi piedi: profumo preziosissimo, il nardo, olio ricavato dalle radici di una pianta che cresce nelle montagne dell’India settentrionale.

Giuda lo valuterà in trecento denari, salario di trecento giornate lavorative. 

Il profumo di questo amore GRATUITO riempie la casa!

Entriamo nella Settimana Santa, come discepoli

…. che non sannno già cos’è l’amore (si fa la fine di Giuda!),

ma che IMPARANO ad AMARE GRATUITAMENTE,

senza chiedere nulla in cambio.

Gratuitamente, senza pretesa di riconoscimenti e contraccambi.

Questa è la Pasqua:

assoluta gratuità

ad altissimo prezzo,

amore fino alla fine.

Preghiamo perchè il buon profumo dell’amore totale e gratuito di Cristo Signore  riempia di questa sua grazia  tutta la casa della nostra vita.

Buon cammino pasquale a tutti!

don Giuseppe Facchineri

 

 

L’uomo è un mistero, il suo cuore un abisso

Quando Sant’Agostino 1300 anni fa scrisse questa frase, veniva da un lungo cammino interiore, che aveva attraversato , con coraggio e descritto, nelle “confessioni”.
In fondo ha anticipato quel che, la psicanalisi prima e la cosiddetta scienza psicologica in seguito, 1100 anni dopo, hanno confermato.
Nell’uomo vi è una parte, una dimensione, un luogo, indicibile, indescrivibile, incomunicabile, che chiamiamo inconscio, o non conscio per dirla con Faggioli.
In quegli abissi albergano energie distruttive ed autodistruttive, ed energie costruttive; demoni e angeli, ombre e luci.
I demoni sono alimentati dalla nostra solitudine, ( condizione ineludibile, che nessun frastuono, voce o nota può ridurre) e dalla paura della morte, che ci induce a una voracità, verso la vita, in tutte le sue dimensioni, anche a discapito dei nostri simili.
Le energie costruttive sono alimentati dalla nostra natura relazionale, costitutiva della nostra personalità; dal bisogno di amore e incontro, profondo, veritiero, che permeano la nostra memoria fisiologica e il nostro presente.
Ogni essere umano è lacerato da queste contrastanti energie, da queste tensioni opposte.
È mia convinzione che buona parte del disagio di noi moderni venga da questa, divaricazione di energie, che si incontrano e contaminano in una sorta di “terra di nessuno”, che delinea l’ambivalenza e contraddittorietà di noi umani, nel rapporto con se, con gli altri, con l’ambiente, con la storia.
Perché, quindi, un uomo di 45 anni, con capacità cognitive integre e un buon
livello culturale, ( faceva il mediatore finanziario, dopo avere trasformato una passione nel suo lavoro); in grado di distinguere il bene dal male, con conoscenza del valore delle norme e delle leggi ( è stato carabiniere, dopo essere stato selezionato, formato); con volontà, carattere e coraggio e buona percezione di se e delle proprie capacità, ( non è facile cambiare lavoro, passando dalla sicurezza del dipendente, alla precarietà del professionista); perché un uomo così uccide i suoi figli, piccoli e inermi, completamente fiduciosi nei suoi riguardi, a martellate ? Quante martellate ha dato, prima che morissero? Dicono cinque! Li ha uccisi con un colpo secco? E quando il secondo ( non poteva ucciderli contemporaneamente), ha cominciato a gridare, forse a scappare, con quale determinazione ha ucciso anche lui? Quante ore, giorni, ha pensato a questa soluzione, come la migliore per se e i suoi figli maschi?
È stato un raptus, il pensiero lo ha invaso all’improvviso, oppure ha programmato la cosa, aspettando proprio il momento in cui era solo con i due piccoli maschi?
Forse la scientifica ricostruirà l’evento, ma quel che è accaduto nel cuore di quell’uomo, solo Dio può conoscerlo.
Vi sono comunque dei paradigmi culturali, che possono fare da linfa a queste esplosioni distruttive,sui quali varrebbe la pena indagare!
– Uno dei frutti nefasti dell’individualismo autosufficiente, ( così necessario al capitale finanziario per erodere alla base ogni spinta verso la socialità) ; è l’incapacità di chiedere aiuto.
Chi chiede aiuto ammette la propria debolezza, la propria vulnerabilità; è uno sfigato!

Inoltre si da per certo che nessuno ci aiuterà, perché ognuno penserà principalmente a se stesso. Terribile questa sfiducia sull’umano, questo dover dimostrare, agli altri e a se stessi, che ce la si fa da soli. Vi sarà comunque, per ognuno, nella vita, un momento in cui dovremo accettare la nostra impotenza, lasciarci aiutare, attraversare quella frantumazione di idoli e maschere, che ci siamo appiccicati addosso.
– Il proprietario dello sperma che ha contribuito a introdurre in questo mondo il figlio, spesso si sente padrone di quel corpo e di quella vita: lui sa come deve svilupparsi e andare. Non sono solo le madri ad essere condizionate a volte da questo schema, in parte comprensibile: per trentatré mesi ( 9 dentro il corpo della donna), quell’organismo e’ vissuto dipendendo totalmente da loro.
Anche i padri, sono, spesso “inconsciamente ” condizionati da questo schema.
Possiamo lasciare aperti i varchi ai demoni distruttivi o chiuderli e, allo stesso modo, aprirne alle energie costruttive.
Non siamo schiavi di un destino, abbiamo la capacità di fare spazio, all’una o all’altra energia. È la nostra libertà e capacità di scelta, tra il bene e il male, dentro e fuori di noi.
Occorre imparare lo sguardo interiore, il modo in cui si formano i nostri pensieri, a prendere confidenza con le nostre emozioni, consapevolizzare, radicalmente, la nostra dimensione relazionale; interiorizzare la nostra dimensione trinitaria: persona unica e irripetibile; la dimensione sociale e comunitaria come condizione costitutiva della nostra identità; apparteniamo ad un unica specie umana e abbiamo la responsabilità di contribuire alla costruzione di un destino comune, al di qua, molto al di qua di culture, lingue, tradizioni.
Questa antropologia dovrebbe essere insegnate nelle scuole a partire da quelle dell’infanzia.
Quell’uomo non può essere giudicato. Solo pregare per lui e i suoi figli si può e cercare di lenire le ferite della madre e della sorella.
Perché l’uomo è un mistero, il suo cuore un abisso.

dott.Venturoli Sandro

Viaggio nelle Case Bianche

Il quartiere popolare Case Bianche sorge nella periferia sud est di Milano e comprende 477 appartamenti in cui vivono più di 1000 persone. È questa la prima tappa del viaggio del Papa a Milano. Ma perché il Papa ha deciso di iniziare la sua visita proprio da qui? Per capirlo siamo dovuti entrare nelle case e incontrare chi in questi quartieri ci abita da sempre. Palazzi abbandonati a se stessi dalla proprietà, Aler, che ha permesso che in questi anni si sviluppasse un racket diffuso degli alloggi popolari oltre all’incuria delle strutture. “Se non si interverrà subito – racconta Oscar Strano, presidente del Comitato inquilini di via Salomone – questi palazzi imploderanno, nel senso letterale del termine”.

 

Pellegrinaggio in TERRASANTA

Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio” (Sal 83,6)

Qui puoi guardare  LE FOTO DEL PELLEGRINAGGIO 2016

Il viaggio verso un luogo sacro rivela l’incessante ricerca umana di Dio. E Gesù descrive se stesso come la strada (io sono la via…Gv.14,6) in grado di svelare il mistero dell’essere umano e la via per arrivare a Dio. Per questo il pellegrinaggio dove trasformarsi in vita. Non deve trattarsi dunque solo di un movimento nello spazio ,ma di un percorso interiore. Il pellegrinaggio deve essere “esercizio di ascesi operosa, preparazione interiore alla riforma del cuore”.   In Israele, in Palestina, in Terra Santa, o nella Terra del Santo?

 La ricerca delle proprie radici1Ascoltatemi, voi che siete in cerca di giustizia, voi che cercate il Signore; guardate alla roccia da cui siete stati tagliati,alla cava da cui siete stati estratti2Guardate ad Abramo vostro padre, a Sara che vi ha partorito; poiché io chiamai lui solo, lo benedissi e lo moltiplicai.      (Is 51,1-2)

 16Se le primizie sono sante, lo sarà anche tutta la pasta; se è santa la radice, lo saranno anche i rami. 17Se però alcuni rami sono stati tagliati e tu, essendo oleastro, sei stato innestato al loro posto, diventando così partecipe della radice e della linfa dell’olivo, 18non menar tanto vanto contro i rami! Se ti vuoi proprio vantare, sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te.  (Rm 11,16-18)

  • La ricerca di quella Parola che risuonò in quei luoghi 2000 anni fa e che ancora oggi risuona per me!
  • La ricerca di culture differenti in un mondo pieno di contrasti.

Il rapporto tra arabi ed ebrei, la situazione difficile dei cristiani divisi in molte confessioni. Israele è l’ombelico del mondo, un microcosmo di problemi che toccano tutta l’umanità.

 RITORNIAMO A GERUSALEMME! A Gerusalemme non “si va”, ma “SI RITORNA” Questo vale anche per chi vi accede per la prima volta, ma perché là è presente la nostra consolazione. Si ritorna alle fonti (la fonte di Gihon!), alle radici, alla madre, in un rapporto intimo e consolante. 10Rallegratevi con Gerusalemme,  esultate per essa quanti la amate.Sfavillate di gioia con essa voi tutti che avete partecipato al suo lutto.11Così succhierete al suo petto e vi sazierete delle sue consolazioni;succhierete, deliziandovi,all’abbondanza del suo seno. 12Poiché così dice il Signore:«Ecco io farò scorrere verso di essa,come un fiume, la prosperità; come un torrente in piena la ricchezza dei popoli; i suoi bimbi saranno portati in braccio, sulle ginocchia saranno accarezzati. 13Come una madre consola un figlio così io vi consolerò; in Gerusalemme sarete consolati.  (Is 66,10-13)

Consolazione è rifugiarsi presso chi “sa già” la nostra pena e non c’è bisogno di raccontare; qualcuno che capisce e condivide le nostre ragioni e siamo sicuri che in ogni caso si schiererà per noi (Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Rm 8,31). Consolazione è stare sulle ginocchia della madre e percepire “da cuore a cuore” che siamo il suo unico interesse, il suo unico compiacimento.Questo si può trovare a Gerusalemme, perché “lì c’è il nostro Dio” e perché: Le sue fondamenta sono sui monti santi; 2il Signore ama le porte di Sion più di tutte le dimore di Giacobbe.3Di te si dicono cose stupende, città di Dio. 4Ricorderò Raab e Babilonia fra quelli che mi conoscono; ecco, Palestina, Tiro ed Etiopia: tutti là sono nati5Si dirà di Sion: «L’uno e l’altro è nato in essa e l’Altissimo la tiene salda». 6Il Signore scriverà nel libro dei popoli: «Là costui è nato». 7E danzando canteranno: «Sono in te tutte le mie sorgenti»(Sal 87).  E Dio sa se abbiamo bisogno di essere consolati! A Gerusalemme non “si va”, ma “SI SALE” Gerusalemme è la città della presenza di Dio (la shekinàh); il suo nome arabo è El Kudz (la Santa). E chi vuole avvicinarsi a Dio, deve in ogni caso “salire”, fare una “ascesa” (o ascesi). La Bibbia ci insegna che esistono due città: Babele e Gerusalemme. Babele è la città che gli uomini costruiscono per se stessi: “Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra»” (Gen 11,4). “Farsi un nome” per gli uomini di ogni Babele, equivale a fissare lo scopo della propria esistenza, scegliere da sé il senso da dare alla propria umanità. Determinare l’esistenza a partire da quaggiù e costruire una torre che raggiunga il cielo. Babilonia è dunque l’immagine di ogni umanesimo fuori dalla legge di Dio, autosufficiente e che pretende di dare una interpretazione definitiva dell’esistenza umana…… Gerusalemme invece è una città piccola piccola, circondata da colline molto più alte, lontana dalle grandi vie di comunicazione…… ma è la città che Dio ha costruito per gli uomini. All’uomo è stato ordinato di dare un nome a tutte le cose, ma egli non può dare il nome a se stesso. Dio solo può rivelarci il nostro nome. Gerusalemme è il laboratorio di quella umanità che impara a “farsi chiamare” da Dio, cioè a ricevere da Lui il senso e il valore della propria esistenza.

A Gerusalemme non “si abita”, ma “SI STA”  Quale gioia, quando mi dissero:  «Andremo alla casa del Signore». E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme! (Sal 122).  Se dal punto di vista politico e storico è sempre stata una città contesa, dal punto di vista strettamente religioso essa è la città di Dio: “…… ora mi sono scelto Gerusalemme perché vi dimori il mio Nome……” (1Re 8,16).  Gerusalemme appartiene solo a Lui e perciò è una città accogliente: tutte le religioni vi “stanno” senza che alcuna possa vantarne l’esclusiva. Beato chi “sosta” a Gerusalemme! A Gerusalemme non “si resta”, ma da essa “SI RIPARTE”. L’esperienza spirituale ricordata sopra, del “ritornare”, del “salire”, dello “stare” si conclude con il “ripartire”. Perché a Gerusalemme Dio rivela a ciascuno il proprio “nome”, cioè l’impegno della vita, che deve essere svolto, vissuto, dispiegato nel luogo che Dio a ciascuno ha fissato. Non ci sono nemmeno tombe in Gerusalemme (solamente fuori). L’unico sepolcro che c’è, è vuoto: anche Gesù è ripartito…… e similmente ha detto ai suoi: “…… avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni in Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (At 1,6). Dopo essere stati consolati, santificati, dopo che ci si è intrattenuti a Gerusalemme, bisogna “ripartire”, scendere nel mondo, nelle città che sono Babilonia, dove Dio ci ha collocati. Senza paure (perché Lui conosce il nome che ci ha dato), ma con una grande nostalgia; bisogna tornare tra gli uomini, affinché Gerusalemme svolga la sua funzione, perché sia quello che deve essere: la città di Dio, la Santa, la Madre alla quale tutti gli uomini tendono e che tutti gli uomini attende. Gerusalemme è la sola città il cui nome valica questo nostro spazio e tempo ed entra nel mondo futuro: essa è la sola città che abbia un destino eterno: 1Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. 2Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. 3Udii allora una voce potente che usciva dal trono: « Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro  ed essi saranno suo popolo  ed egli sarà il “Dio-con-loro”. 4E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;  non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate»” (Ap 21,1ss).

Partita multietnica

Continua la collaborazione con il centro di via Fantoli e la nostra Comunità. Oltre ai momenti di incontro e di scambio, ci sono anche i momenti di gioco come una bella partita a pallone, ottimo riscaldamento muscolare e tecnico per il quadrangolare che  faremo sabato 18 nel contesto di una grande festa in cui condivideremo il gioco, la musica e il cibo con tutta la comunità. Piccoli segni che costruiscono dal basso una cordiale e possibile capacità di vivere insieme.

Vi aspettiamo tutti sabato dalle ore 16.0

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Per non ridursi in povertà

Oggi la povertà è un dramma che tocca molte famiglie e molte persone. La situazione è sicuramente seria, ma richiede di essere attenti e vigilanti anche nella propria gestione economica. Tante persone sono povere. Tante persone finiscono in povertà per una superficiale gestione economica. Le seguente schede vogliono essere un aiuto ad una gestione oculata e attenta delle proprie risorse.

Nomofobia

La patologia del futuro?

È la paura di rimanere disconnessi. Si chiamo Nomofobia

Terrore di rimanere disconnessi.

Si chiama ‘Nomofobia’ (no-mobile-phone-phobia, termine di recente introduzione nel vocabolario della lingua italiana Zingarelli) ed è la malattia da iperconnessione del 21° secolo