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Si sono formate delle équipe educative (ormai da 7 anni) a cui partecipano i catechisti e giovani catechisti adolescenti con una preparazione a loro dedicata.

Queste équipe sono coordinate da adulti che hanno frequentato i percorsi diocesani e stanno assumendo gradualmente sempre maggiori corresponsabilità pastorali.

Altre équipe educative composte da adulti, giovani coppie di sposi con figli e coppie di fidanzati seguono i cammini formativi degli adolescenti (un gruppo di 40 ragazzi/e) mentre équipe composte da adulti e giovani universitari seguono i cammini formativi dei
pre-adolescenti (un gruppo di 45 ragazzi/e).

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Sarebbe opportuno che i familiari del defunto avvertissero personalmente il Parroco per poter valutare insieme la forma più adeguata della celebrazione della morte, compreso un eventuale momento di preghiera nella casa del defunto; «in alcune circostanze si proponga ai familiari la celebrazione senza la messa» (Sinodo Diocesano, cost. 83,4).

Il giorno e l’orario del funerale sono stabiliti direttamente dal Comune: per la nostra Parrocchia gli orari possibili sono le ore 9.00 o le ore 11.00, direttamente in chiesa, senza corteo (cost. 83,3).

 

IN TE

Signore, mio Dio, tu non hai abbandonato Gesù Cristo, tuo figlio,in balia della morte.Tu l’hai fatto risorgere alla vita perché chi crede in lui possa vivere nella speranza. In questa speranza, che va al di là di tutto ciò che la nostra ragione può immaginare, io rivolgo a te la mia preghiera per la persona cara che ci ha lasciati. Accanto a te, egli possiede già la vita che io attendo: mi ha preceduto sulla strada che conduce a te. Per questo, Signore, non ho più tanta paura della mia morte…Un giorno, tu ci riunirai tutti nel tuo regno.

Sia benedetto il tuo nome, Signore!

ALLA MORTE DI UN UOMO SI RIVELANO LE SUE OPERE (Siracide 11,27)

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L’unzione degli infermi può essere amministrata al fedele che comincia a trovarsi in pericolo di vita sia per malattia o vecchiaia.

Per coloro che hanno difficoltà a raggiungere la chiesa c’è la possibilità di farsi accompagnare da persone messe a disposizione dalla parrocchia.

I sacerdoti con i Ministri dell’Eucaristia e i collaboratori sono lieti di invitarvi  gratuitamente anche al pranzo che si terrà alle ore 12,30 in parrocchia.

 

 

 

DESIDERO RICEVERE IL SACRAMENTO:

 COGNOME________________________ NOME__________________________

Via________________________   nr. ___   scala/piano ________

Nominativo o Numero posto sul Citofono______________________

Telefono___________________    Cellulare___________________

 *               Vengo in Chiesa da solo

*                Ho bisogno che mi vengano a prendere

*                Mi fermo al pranzo in parrocchia


Firma del malato o di coloro che lo assistono

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Gli Ammalati della Comunità, che non possono partecipare alla Messa domenicale per gravi motivi di salute, possono segnalare il proprio desiderio di ricevere l’Eucarestia telefonando al Parroco in segreteria Parrocchiale (025065261).

I Familiari o le badanti sono invitati – con semplicità e senza paura di scomodare  – a segnalare la presenza di un ammalato che desidera ricevere la Comunione Eucaristica.

Come segno pasquale e comunione con tutta la Chiesa che celebra la Messa, si riceve la Comunione Eucaristica alla Domenica (i Ministri Straordinari dell’Eucaristia la porteranno al termine di una delle Messe festive di orario. E’ buona cosa prepararsi assistendo ad una Messa trasmessa in televisione la domenica mattina).

È opportuno concordare anche la possibilità di essere visitati per la Confessione.

 

Ascoltami, Signore,
presta attenzione al mio grido, tendi l’orecchio alla mia preghiera. Mostra la tua misericordia, tu che salvi con la tua mano chi cerca in te rifugio. Proteggimi come la pupilla dei tuoi occhi, nascondimi all’ombra delle tue ali. Con la tua forza liberami al mio risveglio, mi sazierò della tua presenza.

dal salmo 77

È possibile richiedere il servizio della comunione a casa scaricando l’apposito modulo cliccando qui

Novena a Maria che scioglie i nodi (Scarica PDF)

matrimoniPERCORSO PER I FIDANZATI
E CELEBRAZIONE DEI MATRIMONI

Il percorso per i fidanzati è promosso dall’Unità Pastorale e ha come intenzionalità pratica anche quella di farli incontrare con il volto della nostra Comunità, nella quale sono chiamati ad inserirsi, come parte viva.
I futuri sposi sono invitati a contattare con intelligente anticipo il Parroco per concordare al meglio la partecipazione al corso fidanzati e la preparazione dei documenti.

 

Programma Corso ottobre-novembre 2017-1Programma Corso gennaio-marzo 2018-1Iscrizione ottobre 2017-1

 

  1. CELEBRAZIONE ANNIVERSARI DI MATRIMONIO

Ogni anno, in occasione della festa della famiglia, le coppie che festeggiano nell’anno pastorale un anniversario significativo (10°, 15°… 35°, 40° 50°, 55°), possono segnalare in segreteria il loro nominativo per partecipare agli anniversari  celebrati alla s. Messa delle ore 10.30, durante la domenica della Santa famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe.

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Per la celebrazione del Battesimo, i genitori sono invitati a un colloquio con il Parroco per definire tempi e modalità. Per la catechesi battesimale si sono ben formate in questi anni delle équipe composte da coppie di sposi che aiutano le giovani coppie a riscoprire la fondamentale vocazione battesimale attraverso un percorso formativo anche con altre coppie.

Video per la preparazione genitori al S. Battesimo

Dichiarazione dei genitori idoneità padrino/madrina

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Il dono del battesimo – Una guida alla preparazione

 

Visita di Papa Francesco a Milano

  • Sabato 25 marzo alle ore 8.00 il Papa incontrerà le comunità del nostro decanato presso le Case Bianche di via Salomone.

L’incontro con Il Papa è riservato alla popolazione delle nostre parrocchpapa_francesco_visita_milano_chiesa_morsenchio_beatavergineaddolorataie.                     

  • Comunque tutti sono attesi da Papa Francesco sabato 25 marzo alle ore 15.00 nel parco di Monza per la celebrazione della s. Messa.

È l’incontro cuore della visita del Pontefice alla Diocesi di Milano, Partecipare è gratuito e, per far sì che sia anche facile per tutti, è necessario che ciascuno segnali la propria presenza alla propria parrocchia.

  • Alle 17,30 il Pontefice entrerà nello stadio di San Siro  verrà accolto da decine di migliaia di ragazzi cresimandi e cresimati, dai loro educatori, genitori, padrini e madrine, che saranno nello stadio già dalle 17, ora di inizio dell’evento. Anche noi parteciperemo! (in seguito daremo tutte le indicazioni per partecipare).
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Precedente incontro con i cresimandi a San Siro

Il CPP E IL CAEP

Il Consigliare nella Chiesa è necessario per il cammino da compiere e per le scelte pastorali da fare. A questo è principalmente delegato il Consiglio Pastorale che rappresenta, da una parte l’immagine della fraternità e comunione dell’intera comunità, dall’altra costituisce lo strumento della decisione comune pastorale, dove il ministero della presidenza, proprio del parroco, e la corresponsabilità di tutti i fedeli, devono trovare la loro sintesi.

Calendario Generale BVA 2016-2017

RIEPILOGO INTERVENTI MANUTENZIONE STRAORDINARIA

(dal 2007 aggiornato al luglio 2019)

Settembre 2007                  Lavori sala Addolorata (iniziati a giugno 2007 da don Gabriele)

Settembre 2008                  Casa parroco nel cambio preti- Ristrutturazione per cedimenti

Novembre 2008                   Messa a norma (legge 626) impianto elettrico casa                                                                parrocchiale e quadro generale della parrocchia

Dicembre 2008                   Ripristino ambienti sottochiesa (aule catechismo-cantinone                                                 allagato per innalzamento falda acquifera)

Febbraio 2009                    Ripristino tubature gas

Luglio-Agosto 2009          Rifacimento campo calcio (con Fondazione Magnoni)

Settembre 2009                  Primo sollevamento pavimento parquet sala Addolorata per                                                allagamento. Eseguito ripristino. Secondo allagamento e                                                    ulteriore ripristino. Terzo allagamento con sollevamento totale.                                           Decisione di ripristino con piastrelle in gress porcellanato (2010)

Dicembre 2009                   Crollo di una parte della struttura adiacente agli spogliatoi                                                     della  palestra (ex-Chiesa parrocchiale). 2009 cedimenti palestra

Gennaio 2010                     Perizia strutturale e carotaggio. Indagine geologica.

Gennaio 2010                     Rottura della centrale termica della Chiesa parrocchiale.

                                               A partire da questa circostanza, sono state verificate anche le                                            altre 3 caldaie della parrocchia, risultate tutte nelle medesime                                             condizioni.

Febbraio 2010                     Problemi strutturali al campanile con distacco di pannelli.

Marzo 2010                           Rimozione e smaltimento copertura in amianto locali                                                              spogliatoi    e sostituzione con copertura idonea

 Maggio 2010                        Ripristino impianto illuminazione chiesa parrocchiale.

Estate 2010                          Scavi per posa teleriscaldamento e scambiatore

Settembre 2010                   Allacciamento al teleriscaldamento.

Novembre 2010                   Messa a norma cucina oratorio

Dicembre 2010                   Inizio lavori per messa in sicurezza e ripristino zona spogliatoi.

Gennaio 2011                     Sfondellamenti casa parrocchiale e locali uso terza età, centro                                           d’ascolto, banco alimentare e doposcuola. Indicazione di                                                     sospendere l’utilizzo degli ambienti.

Febbraio 2011                    Tecnoindagini – Sicurtetto (perizie e verifiche statiche)

Febbraio 2011                     Per infiltrazioni rifacimento copertura in catramina tetto casa                                               parrocchiale.

Marzo 2011                          Messa in sicurezza controsoffitti Sicurtetto casa prete residente.

Marzo 2011                          Allagamento e sollevamento pavimento sala bandiere.

Aprile 2011                          Controsoffitto chiesa (Fondazione Lambriana)

Aprile 2011                          Messa in sicurezza campanile

                                               (ditta Gasparoli restauri – fondazione Cariplo)

Giugno 2013                       Ripristino parquet palestra

Settembre 2013                  Sistemazione definitiva spogliatoi palestra.

casa prete residente per infiltrazioni e lavori interni casa per                                                arrivo nuovo prete residente.

Rifacimento terrazza per infiltrazioni

Rifacimento controsoffitto Sicurtetto locali uso terza età,

centro d’ascolto, banco alimentare e doposcuola.

Rifacimento tubatura cortile per grossa perdita d’acqua.

Novembre 2014                  Lucernai sala don bosco e tetto sacrestia per infiltrazioni

Marzo  2015                         Copertura tetto chiesa

Settembre 2015                  Installato addolcitore per tenere pulito l’impianto di                                                              teleriscaldamento – lavaggio piastre del 1° scambiatore

Agosto 2017                       sostituzione scambiatore

Novembre 2017                  Installazione defangatore

Dicembre 2017                   Sostituzione di tutte le lampade alogene di cortile, oratorio,

sala Don Bosco con lampade a led, sia per una questione di                                               sicurezza (maggiore illuminazione dei vialetti e delle zone                                                    intorno agli ambienti parrocchiali), sia per una questione di
risparmio. Inoltre installato sistema di telecamere interno alla
Chiesa e in tutta la Parrocchia. Messo in sicurezza anche il

piazzale della Chiesa con una maggiore illuminazione.

Dicembre 2017                   Verificate 3 grosse perdite alle tubature del riscaldamento che                                            vanno dalla caldaia alla casa parrocchiale e all’oratorio.

Gennaio 2018                     Intervento con a2a per la pulizia del  defangatore

Febbraio 2018                    Danneggiamento della struttura della sala don Bosco a

causa dell’urto con un autotrasporto. Danni alla struttura.

Febbraio 2018                    A causa delle perdite riscontrate, si intervenire con tubazioni                                              esterne evitando di toccare la struttura della casa da anni

ormai fatiscente.

Febbraio 2018                    Cambiati i fari del campo da calcio con fari a led.

Marzo 2018                          Sostituzione totale  della linea di riscaldamento della casa

parroco su montante sinistro con tubazioni a vista all’interno

dell’edificio.

 Aprile 2018                    bypassare dei 10 mt. interrati in modo da avere tutti i tubi a vista

opere murarie in casa del parroco e negli uffici

rottura della pompa della linea riscaldamento oratorio

Marzo 2019                          Esterramento tubi passanti casa/chiesa

Risanamento box casa parrocchiale

Ripristino tetto oratorio e locali servizi e magazzino

Aprile 2019                          rifacimento parziale del manto sintetico del campo sportivo realizzato nel 2009

Sostituzione lampade esaurite chiesa (2004) con led

Sostituzione pompa circuito oratorio teleriscaldamento

Maggio 2019                       Ripristino crepe segreteria e casa parroco

Don Giuseppe Facchineri

parroco

 

Festa liturgica della Madonna della ADDOLORATA martedì 15 settembre 2020

Il 15 Settembre la Chiesa celebra la festa liturgica della Madonna della Addolorata. Iniziamo l’anno pastorale della nostra Comunità Cristiana con questa festa. lo facciamo ogni anno e in modo ancora più intenso in questo anno segnato dalla pandemia del Covid-19.
Se ci fermiamo a riflettere possiamo prendere consapevolezza di come la Vergine Maria sia realmente sempre accanto all’umanità in modo costante nella storia, attraverso i secoli. Non c’è un periodo in cui la Sua materna protezione non si sia rivelata in qualche modo dentro il vissuto umano, la Sua mano sempre tesa in soccorso del povero e del sofferente, Lei sostegno degli ultimi e degli indifesi. È bello pensare a Maria come ad uno scudo contro il male, considerarla il nostro baluardo di difesa dal maligno nella tentazione, la nostra soccorritrice nelle difficoltà.
Ci siamo abituati a riporla su troni dorati, a posizionarla sulle mensole piene di fiori dei nostri altari, a rivestirla di abiti ricamati e luccicanti che spesso dimentichiamo che Lei è stata una donna vera, vestita di umili abiti, che ha conosciuto il lavoro e la fatica, il dolore e il pianto ed è diventata madre dell’umanità sotto la croce di Suo figlio.
Maria non è lontana! Si inginocchia accanto a tutte le madri che in silenzio si preoccupano per i propri figli, si siede vicino agli anziani soli, accompagna i bambini e i giovani in questo travagliato mondo pieno di insidie e pericoli, sostiene i padri di famiglia che faticano per mandare avanti la famiglia, cammina accanto agli uomini e alle donne provati dalla sofferenza, piegati dal peso delle responsabilità, delusi dalla vita. È una presenza silenziosa e discreta che si manifesta nei luoghi e nelle situazioni più impensate e paradossali; laddove Dio “sembra” assente interviene lei che ci aiuta a ritrovarLo, a riscoprirLo.
Maria, dunque, è la nostra compagna di viaggio nei percorsi tortuosi dell’esistenza, e non si mette problemi a camminare accanto alle nostre miserie ben celate dietro una facciata di benessere fisico, che spesso non corrisponde a quello spirituale e morale. Lei, Regina del Cielo e della terra, sveste volentieri gli abiti di broccato abilmente ricamati d’oro fino, per indossare camici di ospedale, divise, grembiuli, tailleurs, jeans felpe e scarpe da tennis. È la migliore compagna di viaggio e non possiamo non ringraziarla.
Vi invitiamo a prepararci bene alla solenne Messa del 15 settembre alle ore 21.00, partecipando venerdì 11 alla recita del Santo Rosario nel cortile dell’oratorio, dove, intorno all’immagine della Vergine ci raduneremo (seguendo scrupolosamente tutte le indicazioni di sicurezza) per affidare a Lei il cammino delle nostre famiglie in questo momento particolare di ripresa.
Chi confida in Maria non si sentirà mai defraudato.
(San Giovanni Bosco)

Care Sorelle!!! IL NOSTRO GRAZIE A SUOR GABRIELLA E A SUOR STEFANIA

Care Sorelle … potrebbe diventare ovvio parlando di due suore. Eppure c’è qualcosa di più profondo in questo riferimento. Ci sono tanti tipo di relazioni e di legami … di naturale familiarità, di collaborazione o di lavoro, di circostanze … e poi c’è un tipo di legame che avviene a chi vive intensamente il Vangelo. E’ la grazia di sentire l’altro, al di là delle sue funzioni o incarichi, come parte importente di sè … non è solo una capacità di sintonia o di empatia, ma una profonda grazia del Signore che concede a noi creature: sentire l’altro prezioso, parte di sè (è quello che il Padre ci ha rivelato in Gesù cfr. Isaia 43,4). Allora si genera una nuova familarità che non viene dalla carne, ma è frutto della comunione.

Per questo possiamo dire il nostro grazie a queste due SORELLE!!!

IL NOSTRO GRAZIE A SUOR GABRIELLA E A SUOR STEFANIA.

È con il cuore pieno di gratitudine e anche con un po’ di tristezza che salutiamo con affetto le nostre suor Gabriella e suor Stefania.

Suor Gabriella con la sua dolcezza, la sua pazienza e la sua discreta presenza ha accompagnato tanti nostri bambini nel cammino di iniziazione cristiana, ha condiviso mesi di oratorio estivo, ha seguito tante famiglie e tante persone, sempre disponibile a ascoltare e a dire una buona parola di consolazione. 

Suor Stefania per tanti, tanti anni, sfrecciano con la sua bicicletta per le vie del nostro quartiere non ha mai fatto mancare l’Eucaristia, il suo conforto e la sua professionalità ai nostri anziani e ai nostri ammalati.

Ora ci lasciano per le loro nuove destinazioni: suor Gabriella a Trento in un quartiere popolare a seguire famiglie in difficoltà e suor Stefania a Bergamo in casa di riposo.

Sono state per la nostra comunità e per ognuno di noi una testimonianza concreta dell’amore di Dio che si fa carità e dono gratuito per gli altri, senza misura e con immensa dedizione. Non dimentichiamo anche il loro dedicarsi ai ragazzi della Grangia di Monlue.

Siamo certi che non ci dimenticheranno e non ci faranno mancare le loro preghiere.

…E noi carissime suor Gabriella e suor Stefania vi terremo sempre nel cuore e vi accompagniamo con le nostre preghiere e con il nostro affetto. 

P. S. :…. Ci mancate già… e molto!!! 

IREOS E’ IN CIELO CON IL PADRE!

dscn3188Il giorno 29 marzo 2020 Ireos  Della Savia ha concluso la sua vita.

Era nato nel 1926 a Spilimbergo in Friuli. Ancora ragazzo si trasferì a Milano, dove fu apprezzato modellista di tomaie e poi impiegato all’ortomercato.

Durante l’adolescenza abbandonò la fede ma nell’anno Santo del 1950 lo colpì una strana malattia che gli impose molta solitudine e riflessione.

Guarì insperatamente. Aveva 23 anni. Si trovò cambiato: alla paura della dannazione subentrò una grande affettuosa fiducia nel Signore. Ritrovò l’amore per Dio. Ricuperò la preghiera e si impegnò in un cammino di conversione che consistette nel consegnarsi a Gesù, nel fidarsi di lui, nel cercare la sua volontà, nel darsi a lui come strumento nelle sue mani.

Quando capì che il Signore lo voleva totalmente per lui, lasciò la ragazza che aveva. Rinunciò alla famiglia e scelse il celibato consacrato che visse dapprima nell’Istituto secolare “Cristo Re”, fondato dal venerabile Giuseppe Lazzati. La sua crescita spirituale lo portò ad amare con intensità l’Eucarestia.

Trovò amici che volevano condividere il suo cammino spirituale. Nacque così nel 1957 il Piccolo Gruppo di Cristo, cristiani comuni, che intendono unire le forze per una testimonianza più credibile, per offrire alle persone incontrate la gioia della fede, accompagnando fratelli e sorelle ancora in ricerca e anche fratelli che hanno capito che la fede ha da crescere per essere luce che brilla nelle tenebre e sale che dà sapore alla vita.

Il card. Carlo Maria Martini appoggio’ e incoraggiò questa esperienza e ne approvò la regola di vita il 24 giugno 2002.

Ireos è stato definito una presenza “mite e angelica” dal vicario episcopale Monsignor Paolo Martinelli.

All’Istituto Biraghi di Cernusco sul Naviglio, dove era ricoverato, “è stato  un maestro di preghiera e di modello di adorazione”, così lo ha definito Don Ettore, cappellano delle suore Marcelline.

Ireos aveva desiderato morire povero e solo! E’ stato esaudito! Riferendosi a quel bambino che Gesù chiamò a sé e l’abbracciò Ireos disse: “Sono contento che quel bambino che Gesù pose accanto a sé non avesse un nome, perché così a quel bambino posso dare il mio nome. Quello sono io! Ognuno può mettere a quel bambino il suo nome e saremo tutti salvi”.

Ora Ireos, il piccolo Vangelo è nelle braccia di Gesù e vive in Dio e si riempie della sua luce. Ireos è stato sepolto nel cimitero di Cernusco sul Naviglio. Affidiamo quest’anima bella al Signore e desideriamo la sua intercessione nella beata aurora dell’eternità.

SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA

PAPA IN PREGHIERA

IL PAPA PREGA PER LA FINE DELLA PANDEMIA – 27 marzo 2020

Francesco ha presieduto uno storico momento di preghiera sul sagrato della Basilica di San Pietro con la piazza vuota, ma seguito dai cattolici di tutto il mondo, sempre più minacciato dalla diffusione del Covid-19. “Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori”, sappiamo “che Tu hai cura di noi”, ha detto prima dell’adorazione del Santissimo Sacramento e della Benedizione Urbi et Orbi, alla quale è stata annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria

In una piazza San Pietro vuota e lucida di pioggia, in un silenzio che echeggiava milioni di preghiere e un bisogno universale di speranza, si è posato lo sguardo del mondo. Alla voce emozionata di Papa Francesco si è unito il respiro affannoso della terra, in ansia per la pandemia che in questo tempo di Quaresima sembra adombrare e sospendere il futuro. A partire dalle ore 18.00, l’universalità della preghiera e l’unità spirituale hanno dato un timbro corale alle speranze del popolo di Dio, con Francesco solo a incarnare in modo plastico l’essenza del ruolo di “Pontefice”, di ponte tra la terra bisognosa di risposte e il cielo a cui chiederle.

Un’umanità provata ma protesa a Dio ha vissuto questo straordinario evento, trasmesso in diretta mondovisione, ha ascoltato la Parola di Dio con le immagini che lentamente mostravano, alternandole, due “icone” sacre care a Roma e, grazie al Papa, diventate note a ogni latitudine, quella della Salus populi romani, da sempre venerata in Santa Maria Maggiore, e il crocifisso ligneo della chiesa di San Marcello al Corso, che protesse l’Urbe dalla “grande peste” e davanti al quale Francesco si è inginocchiato il 15 marzo scorso. Un Crocifisso che per l’angolatura delle riprese contro la pioggia è parso talvolta piangere e condividere il lutto di tanti sul pianeta.

Di seguito il testo integrale dell’omelia pronunciata da Papa Francesco al momento di preghiera straordinario in tempo di epidemia:

TEMPESTA SEDATA

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.

È facile ritrovarci in questo racconto. Quello che risulta difficile è capire l’atteggiamento di Gesù. Mentre i discepoli sono naturalmente allarmati e disperati, Egli sta a poppa, proprio nella parte della barca che per prima va a fondo. E che cosa fa? Nonostante il trambusto, dorme sereno, fiducioso nel Padre – è l’unica volta in cui nel Vangelo vediamo Gesù che dorme –. Quando poi viene svegliato, dopo aver calmato il vento e le acque, si rivolge ai discepoli in tono di rimprovero: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» (v. 40).

Cerchiamo di comprendere. In che cosa consiste la mancanza di fede dei discepoli, che si contrappone alla fiducia di Gesù? Essi non avevano smesso di credere in Lui, infatti lo invocano. Ma vediamo come lo invocano: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (v. 38). Non t’importa: pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro. Tra di noi, nelle nostre famiglie, una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire: “Non t’importa di me?”. È una frase che ferisce e scatena tempeste nel cuore. Avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a Lui importa di noi. Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati.

La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità.

Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.

Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi. Il Signore ci interpella dalla sua croce a ritrovare la vita che ci attende, a guardare verso coloro che ci reclamano, a rafforzare, riconoscere e incentivare la grazia che ci abita. Non spegniamo la fiammella smorta (cfr Is 42,3), che mai si ammala, e lasciamo che riaccenda la speranza.

Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, e di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” (cfr 1 Pt 5,7).

LA PASQUA ARRIVERÀ!

LA PASQUA VERRÀ CELEBRATA NELLA NOSTRA PARROCCHIA. Abbiamo cercato degli orari in modo che ciascuno, anche quelli che lavorano o lavorano da casa, possano seguire la celebrazione in Parrocchia, o quella dell’Arcivescovo Mario o quella di Papa Francesco. Tutte le Celebrazioni del TRIDUO PASQUALE saranno trasmesse in diretta. Gli orari delle celebrazioni sono i seguenti:

DOMENICA –  5 aprile 2020 DOMENICA DELLE PALME

dalla Cappella feriale della nostra Chiesa (ore 10.00) su Zoom o canale YOUTUBE – con link su whatsApp

dalla Basilica di san Pietro con Papa Francesco (ore 11.00)  su TV2000 canale 28

dal Duomo di Milano con il nostro vescovo Mario (ore 11.00) su Chiesa Tv canale 195

(canale YouTube chiesadimilano.it ; per chi non usa i “media” si può ascoltare su Radio Marconi, Radio Mater)

 

GIOVEDI’ SANTO  – 9 aprile 2020 MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE

dal Duomo di Milano con il nostro vescovo Mario (ore 17.30) su Chiesa Tv canale 195

dalla Basilica di san Pietro con Papa Francesco (ore 18.00)  su TV2000 canale 28

dalla Cappella feriale della nostra Chiesa (ore 21.00) su Zoom o canale YOUTUBE – con link su whatsApp

 

VENERDI’ SANTO 10 aprile CELEBRAZIONE DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

dal Duomo di Milano con il nostro vescovo Mario (ore 15.00) su Chiesa Tv canale 195

dalla Cappella feriale della nostra Chiesa (ore 17.00) su Zoom o canale YOUTUBE – con link su whatsApp

dalla Basilica di san Pietro con Papa Francesco (ore 18.00)  su TV2000 canale 28

dalla Basilica di san Pietro con Papa Francesco VIA CRUCIS (ore 21.00)  su TV2000 canale 28

SABATO SANTO 11 aprile VEGLIA PASQUALE

dalla Cappella feriale della nostra Chiesa (ore 18.30) su Zoom o canale YOUTUBE – con link su whatsApp

dalla Basilica di san Pietro con Papa Francesco (ore 21.00)  su TV2000 canale 28

dal Duomo di Milano con il nostro vescovo Mario (ore 21.00) su Chiesa Tv canale 195

 

DOMENICA 12 aprile PASQUA DI RESURREZIONE

dalla Cappella feriale della nostra Chiesa (ore 10.00) su Zoom o canale YOUTUBE – con link su whatsApp

dalla Basilica di san Pietro con Papa Francesco (ore 11.00)  su TV2000 canale 28

dal Duomo di Milano con il nostro vescovo Mario (ore 11.00) su Chiesa Tv canale 195

alle ore 12.00  Benedizione Urbi et Orbi.

 

In Parrocchia le celebrazioni saranno trasmesse in diretta tramite collegamento ZOOM (arriverà con un giorno di anticipo sui gruppi whatsapp il collegamento con cui connettersi) o sul canale YOUTUBE della nostra parrocchia semplicemente cliccando sui link che vi saranno inviati tramite whatApp.

I link potranno essere inoltrati direttamente da voi ad amici e conoscenti.

La Diocesi trasmette su Chiesa Tv canale 195 canale YouTube chiesadimilano.it ; per chi non usa i “media” si può ascoltare su Radio Marconi, Radio Mater.

Il Vaticano trasmette solitamente sulla Rai o TV2000 o Home page (https://www.vaticannews.va/it.html), sulla pagina Facebook (https://www.facebook.com/vaticannews.it/?ref=bookmarks), sul canale youtube (https://www.youtube.com/user/vaticanit).

 

La confessione pasquale.

Poiché si verificherà l’impossibilità di celebrare il sacramento della penitenza, per la ragionevole e responsabile prudenza legata all’emergenza sanitaria, si ricordi quanto la Chiesa insegna: quando si è sinceramente pentiti dei propri peccati, ci si propone con gioia di camminare nuovamente nel Vangelo e, per un’impossibilità fisica o morale, non ci si può confessare e ricevere l’assoluzione, si è già realmente e pienamente riconciliati con il Signore e con la Chiesa (cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1451-1452). Pertanto, a misura della sincerità del pentimento e del proponimento, nell’intimità con il Signore si faccia un atto di profonda contrizione e si scelga un gesto di penitenza che in qualche modo ripari al male commesso e rafforzi la volontà di servire il Signore. Non appena venga meno quell’impossibilità, si cerchi comunque un confessore per la confessione e l’assoluzione.

L’impossibilità di celebrare il sacramento non impedisce alla misericordia infinita di Dio di raggiungere, perdonare, salvare ogni suo figlio, ogni sua figlia.

Emergenza aiuti alimentari alle famiglie della nostra parrocchia

Il nostro centro di ascolto è operativo nel continuare a sostenere le famiglie bisognose della nostra parrocchia. Continuiamo infatti a restare in contatto con loro e a portare borse alimentari dove ce ne fosse la necessità. Possiamo continuare a farlo con quello che abbiamo a disposizione nel nostro banco alimentare.

Se qualcuno volesse sostenere l’acquisto di generi ne abbiamo veramente un gran bisogno. Li può portare in parrocchia, al mattino, concordando precedentemente per telefono (per attenerci alle misure prudenziali del distanziamento sociale). 

Sicuramente è prezioso segnalare situazioni di famiglie in difficoltà alimentare direttamente al Parroco o telefonando in parrocchia al Centro Caritas “MISERICORDIA DELLA B.V.A.” 

Inoltre, se volete, potete aiutarci anche con un piccolo contributo economico per permetterci di andare a comprare quello che manca. Ecco l’IBAN della parrocchia: IT 66 M 03069 09606 1 0000 0011560 Parrocchia Beata Vergine Addolorata in Morsenchio Banca Intesa San Paolo – causale CARITAS- BORSE ALIMENTARI FAMIGLIE

Grazie del vostro buon cuore, Dio ve ne renda merito… don Giuseppe

san Giuseppe custodisci la nostra umanità

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Miei cari, oggi è la festa solenne di san Giuseppe. Un santo molto caro alla Chiesa che da tempo lo invoca come “Patrono della Chiesa Cattolica” nei momenti difficili e di prova. Infatti nei Vangeli è presentato chiaramente il compito paterno di Giuseppe verso Gesù: custodire l’umanità del Figlio di Dio. E questo in mezzo a tante difficoltà, prove e turbolenze.

L’immagine che vi propongo rappresenta proprio tutto questo.

«Mentre dunque stava pensando a queste cose, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te, Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”» (Mt 1,20-21).

Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”» (Mt 2,13).

San Giuseppe dorme, “mentre stava pensando a tutte queste cose” … immagino come dormisse tranquillo??? Quanti tormenti, quante ansie per la sicurezza della sua famiglia, sapendo che Erode li cerca per ucciderli… c’è paura per la vita.

Penso a questi difficili giorni, per certi versi molto simili, dove turbamenti, ansie e paure spesso abitano la nostra vita … e spesso il nostro sonno. Il Padre manda dal cielo un angelo che indica la via a Giuseppe e questo gli da forza e speranza. Io prego che ciascuno possa sentire vicino a sé questa presenza buona, dono del Padre. Magari siamo chiamati tutti noi ad essere buoni angeli, presenza buona del Padre, a farci vicini a quanti hanno sonni faticosi e pensieri tormentati, per indicare vie buone e ridare fiducia. San Giuseppe si prende cura del bambino e della madre e li porta in Egitto, al sicuro. Agisce prendendosi cura. Beh… un grande e limpido esempio di qual è la via per venir fuori da pensieri e situazioni tormentate: prendersi cura di chi dio ci mette accanto.

Anche oggi ascoltiamo le indicazioni di questa angelica presenza buona come ha fatto Giuseppe.

Per questo oggi la Chiesa, alle 21.00, farà una preghiera speciale proprio a san Giuseppe per questi nostri giorni turbolenti. Vi invito a unirvi a questa enorme preghiera del popolo di Dio all’uomo Giusto, al quale il Padre ha affidato l’umanità più preziosa, quella di suo Figlio. Preghiano per i padri con riconoscenza e affetto, e chiediamo tutti la grazia di PRENDERCI CURA E DI CUSTODIRE gli uni degli altri, ciò che il Padre ci affida ogni giorno.

Tu mi basti, Signore

Signore Gesù, Tu sei i miei giorni, non ho altri che Te nella mia vita.

Quando troverò un qualcosa che mi aiuta, te ne sarò intensamente grato;

però, Signore, quand’anche io fossi solo,

quand’anche non ci fosse nulla che mi dà una mano,

non ci fosse neanche un fratello di fede che mi sostiene,

Tu, o Signore, mi basti,

e con Te ricomincio da capo.

Tu mi basti, Signore:

il mio cuore, il mio corpo, la mia vita,

nel suo normale modo di vestire, di alimentarsi, di desiderare

è tutta orientata a Te.

Io vivo nella semplicità e nella povertà di cuore;

non ho una famiglia mia, perchè Tu sei la mia casa,

la mia dimora, il mio vestito, il mio cibo,

Tu sei il mio desiderio.

 

d. Luigi Serenthà

LA CHIESA DI TERRA E DI CIELO

Condividiamo questo comunicato della Presidenza della CEI:

Viviamo una situazione gravissima sul piano sanitario – con ospedali sovraffollati, personale sanitario esposto in prima linea – come su quello economico, con conseguenze enormi per le famiglie dell’intero Paese, a maggior ragione per quelle già in difficoltà o al limite della sussistenza.

Le comunicazioni del Governo rappresentano uno sforzo di incoraggiamento, all’interno di un quadro di onesto realismo, con cui si chiede a ogni cittadino un supplemento di responsabilità. A questo riguardo, facciamo nostre le parole di questa mattina del Santo Padre Francesco: «Soprattutto io vorrei chiedervi di pregare per le autorità: loro devono decidere e tante volte decidere su misure che non piacciono al popolo. Ma è per il nostro bene. E tante volte, l’autorità si sente sola, non capita. Preghiamo per i nostri governanti che devono prendere la decisione su queste misure: che si sentano accompagnati dalla preghiera del popolo».

La Chiesa c’è, è presente. A partire dai suoi Pastori – Vescovi e sacerdoti – condivide le preoccupazioni e le sofferenze di tutta la popolazione. È vicina nella preghiera: l’appuntamento con il Rosario in famiglia promosso per il giorno di San Giuseppe è solo un esempio di una preghiera che si eleva continua. Televisioni, radio, piattaforme digitali sono ambienti che – se non potranno mai sostituire la ricchezza dell’incontro personale – rivelano potenzialità straordinarie nel sostenere la fede del Popolo di Dio.

È una Chiesa, la nostra, presente, anche in questo frangente, nella carità: siamo edificati da tanti volontari delle Caritas, delle parrocchie, dei gruppi, delle associazioni giovanili, delle Misericordie, delle Confraternite… che si adoperano per sollevare e aiutare i più fragili.

«I cristiani non si differenziano dagli altri uomini – osserva la lettera A Diogneto –: vivono nella carne, ma non secondo la carne. Vivono sulla terra, ma hanno la loro cittadinanza in cielo». È con questo sguardo di fiducia, speranza e carità che intendiamo affrontare questa stagione. Ne è parte anche la condivisione delle limitazioni a cui ogni cittadino è sottoposto. A ciascuno, in particolare, viene chiesto di avere la massima attenzione, perché un’eventuale sua imprudenza nell’osservare le misure sanitarie potrebbe danneggiare altre persone.

Di questa responsabilità può essere espressione anche la decisione di chiudere le chiese. Questo non perché lo Stato ce lo imponga, ma per un senso di appartenenza alla famiglia umana, esposta a un virus di cui ancora non conosciamo la natura né la propagazione.

I sacerdoti celebrano quotidianamente per il Popolo, vivono l’adorazione

eucaristica con un maggior supplemento di tempo e di preghiera. Nel rispetto delle norme sanitarie, si fanno prossimi ai fratelli e alle sorelle, specialmente i più bisognosi. Da monasteri e comunità religiose sappiamo di poter contare su un’orazione continua per il Paese. Con questo spirito, viviamo i giorni che abbiamo davanti: quelli fino al 25 marzo ( termine dell’attuale decreto), quelli successivi, nei quali resta in vigore il decreto precedente ( fino al 3 aprile), quelli che traguardano.

Giorni, tutti, intrisi di fiducia nel Mistero pasquale.

La Presidenza della CEI

Ai miei ragazzi … per essere GRANDI!

Miei cari ragazzi e ragazze, stiamo vivendo tutti un momento particolare e strano: la nostra vita per alcune settimane, probabilmente mesi, vi chiederà un cambio di passo importante e penso che tante cose che abbiamo imparato nei nostri incontri di formazione, all’Oratorio Estivo, alla vacanzina, ora diventano fortemente REALI!

Cosa vi sta succedendo?… Non sarete più padroni del vostro territorio di esplorazione. Vivrete in uno spazio limitato, confinato. E dovrete starci. Non solo perché ve lo chiede la legge, ma perché ve lo chiede la stessa vita. Volete vivere? Allora quella vita ora dovete proteggerla. Non è tanto la vostra vita, in gioco, in questo momento. Non siete a rischio voi. Uno strano incantesimo del virus COVID 19 rende voi bambini, adolescenti e giovani apparentemente non suscettibili o pochissimo suscettibili agli effetti clinici del virus che sta piegando il mondo. Voi non venite piegati dal virus. Ma molte altre persone sì.

I vostri nonni. In parte anche noi adulti …i vostri genitori. E poi le persone vulnerabili in termini di sistema immunitario. Ovvero chi sta facendo una terapia antitumorale e altri. Per loro oggi, tutto diventa una minaccia. Bene, è a loro che in questo momento dovete pensare, prima di tutto,  A CHI E’ PIU’ FRAGILE E DEBOLE. E’ di loro che vi dovete occupare… e preoccupare.

Tutto ciò che abbiamo imparato in questi anni in cui vi abbiamo insegnato quanto è importante vivere PRENDENDOSI CURA DEGLI ALTRI, soprattutto dei più piccoli ORA DIVENTA UNA SCELTA IMPORTANTE DELLA VOSTRA VITA.

Ma dovete anche pensare a tutto il personale sanitario che in questo momento sta combattendo una guerra che rischia di essere superiore alle forze in gioco. Medici, infermieri, paramedici: Anche oggi, di fronte al moltiplicarsi dei malati infettivi che hanno invaso i nostri ospedali, loro lavorano a favore dei loro pazienti. Ma al tempo stesso, sono in trincea contro un nemico che, anche per loro, rappresenta un rischio, molto più che per noi.

Essere adolescenti, giovani uomini e donne porta un bisogno di muoversi per il mondo. E’ stato così fino a poche settimane fa. Ricordate che voi siete i figli che hanno potuto godere di enormi possibilità e libertà. Ora siete quei bambini che noi adulti ed educatori abbiamo preso per mano per farvi crescere nella capacità di vivere la vita nella fede e nella bellezza del Vangelo.

Lo abbiamo continuato a fare anche quando i terroristi volevano convincerci del contrario. Volevano farci chiudere nelle case, pieni di spavento, impauriti dal rischio connesso alle loro azioni omicide. Noi non ci siamo piegati. Abbiamo continuato a spingervi nel fuori, a dirvi di andare, di non fermarvi. Niente avrebbe dovuto piegare il vostro diritto alla libertà.

Oggi, però, vi diciamo l’esatto contrario. Vi chiediamo di rimanere in casa.

Hanno dovuto chiudere le scuole. Pensate che i nostri bisnonni e i nostri nonni questo diritto non lo avevano e lo hanno conquistato per voi. Molti di loro a scuola ci andavano fino ai 12,13 anni. Poi tutti a lavorare. Molti di loro, al compimento del diciottesimo anno, si sono trovati obbligati ad andare in guerra. E molti vostri padri, al compimento dei 18 anni si sono trovati obbligati dallo stato a regalare un anno della loro vita per addestrarsi alla difesa della nazione, facendo il servizio di leva. Voi siete stati “sollevati” da tutto questo. Ed è stato un bene per la vostra libertà.

Ma oggi, questo ritmo si è spezzato.

E voi dovete imparare una competenza che forse non siamo stati molto bravi a trasmettervi noi adulti. Quella competenza si chiama responsabilità, ed è ciò che differenzia un adulto da un bambino.

L’adulto è quello che sa le risposte e le fornisce al bambino che gli fa domande. Tutti noi di fronte a questo virus, siamo pieni di domande: “Perché? Quanto dura? Come si fa a sconfiggerlo? Come posso essere certo di non averlo preso?”.

Siamo tutti bambini di fronte al COVID 19, fondamentalmente irresponsabili, perché queste risposte non le abbiamo. Le stiamo trovando. Le stanno trovando gli scienziati e i ricercatori che lavorano giorno e notte senza tregua. Ma c’è una risposta che ci compete: possiamo limitare la diffusione del contagio diventando responsabili e limitando la nostra zona di libertà personale. Significa che per un po’ vige il “coprifuoco”.

Tutti dobbiamo fare grandi sacrifici.

Voi dovrete imparare a studiare da casa. Vi potrete incontrare a due o tre negli spazi privati, anziché pubblici. Non possiamo farla noi per voi questa cosa. Dovete convincervi da soli che è un passaggio necessario.  Dovete cominciare a dirvelo nei social, di persona, quando vi contattate e quando vi parlate. Dovete imparare che questa è, oggi, l’educazione tra amici che serve al mondo, di cui voi dovete essere protagonisti.

Dovete vivere questo tempo come tempo di impegno.
Continuare a studiare, riempire lo spazio di vita confinato che avete disponibile di bellezza e di significato.

Questo è un tempo di sacrificio.
La parola Sacrificio è importante perchè vuole dire “rendere sacro”. Non c’è nulla di più sacro della vita e del suo valore. E oggi la vita va difesa. Più di tutto. Più di sempre.

Responsabilità e sacrificio: non ve l’avevamo mai chiesto prima di oggi in questo modo così forte. Ma oggi non possiamo non farlo. Per favore, ascoltate con tutta la vostra intelligenza questi pensieri per essere veri cristiani, cioè uomini e donne, anche giovani, che vivono nel mondo con la cura e la premura del Signore per la nostra umanità.

Da oggi, per un po’, queste saranno criteri chiave che vi daranno accesso, tra qualche mese, di nuovo al vostro futuro… che amerete di più. Molto di più di quanto succeda ora. Perché vi apparirà più sacro. E voi, in quella sacralità, sarete diventati più responsabili.

Anche questo è crescere. Anche questo è prepararsi alla vita adulta che vi aspetta. Vi penso tutti con affetto, prego per voi e vi benedico con tutto il cuore. Don Giuseppe

Ecco ora il momento favorevole!

Prima domenica di Quaresima    Milano – 1 marzo 2020

omelia dell’Arcivescovo + Mario Delpini

  1. La parola inopportuna.

Ci viene rivolta oggi una parola che suona inopportuna. Risuona una di quelle parole che possono mettere di malumore, come un intervento maldestro, come di un richiamo che sconcerta. Una parola inopportuna mette a disagio, sembra venire da chi non comprende la situazione.

E la parola inopportuna è quella di Paolo: ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!

È inopportuna questa parola, ma non possiamo tacerla. Suona come maldestra e sconcertante, ma non possiamo rifiutarla.

Questo inizio di Quaresima, così strano, senza messa, senza ceneri, senza prediche, questo è il momento favorevole.

Questo momento di allarme e di malumore, di strade quasi deserte e di attività rallentate proprio nella città frenetica, questo è il momento favorevole.

È una parola inopportuna, ma è stata proclamata. Non possiamo lasciarla cadere come un seme che vada perduto. Risuoni dunque ancora, illumini questo nostro momento, chiami a conversione, se è una parola che viene da Dio.

  1. Il momento favorevole.

Vorrei perciò giungere a tutti, farmi vicino a ogni fratello e sorella che ascolta, entrare in ogni casa, visitare ogni solitudine, guardare negli occhi ciascuno di coloro che vivono male questo momento, accompagnarmi a tutti coloro che sono preoccupati per i loro cari, per i programmi di studio, di lavoro che sono saltati, per gli affari che sono sfumati…

Vorrei ripetere per tutti la parola inopportuna: ecco ora il momento favorevole!

Ecco il momento favorevole per cercare Dio: vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Non c’è niente che possa sostituire la partecipazione corale all’assemblea domenicale. La differenza tra partecipare alla messa in Chiesa e seguire la messa in televisione è la stessa che c’è tra stare vicino al fuoco che scalda e rallegra e guardare una fotografia del fuoco. Ma in questo momento in cui non è senza pericolo radunarsi in assemblea è possibile dedicare lo stesso tempo che si dedicherebbe alla messa al silenzio, alla meditazione della Parola di Dio, alla preghiera. Sono certo che lo Spirito di Dio ci aiuterà ad ascoltare l’appello di Paolo, ci incoraggerà alla conversione, ci darà ragioni per partecipare con intensità inedita alla prossima celebrazione eucaristica.

Ecco ora il momento favorevole per abitare il deserto, per esercitare la libertà, riconoscere l’insidia del tentatore e prendere posizione. È il momento favorevole per dire sì e per dire no: chi vuoi adorare, Satana o Dio? di che cosa vuoi sfamarti: della sazietà che intontisce o della parola che illumina? Quale immagine vuoi costruirti: quella che esibisce la vanità o quella che cerca la verità propria e altrui?

Ecco il momento favorevole per essere liberi.

Ecco ora il momento favorevole per esplorare le vie del digiuno gradito al Signore. Ecco il momento favorevole per cercare la riconciliazione, per praticare il buon vicinato, per spezzare il pane con l’affamato, per farsi vicini a coloro dai quali tutti si allontanano.

Ecco il momento favorevole per essere uniti nella lotta contro il male. L’allarme dei medici, le decisioni delle autorità, le pressioni mediatiche si sono rivelate di straordinaria efficacia nel lottare per contenere la diffusione del virus. E se noi fossimo tutti uniti, con tutte le forze della scienza, della amministrazione pubblica, della pressione mediatica per combattere la diffusione di ciò che rovina la vita di troppa gente? Se noi fossimo così uniti nel contrastare le dipendenze, la diffusione della droga, dell’alcol, del bullismo forse cambieremmo il volto della società.

Ecco il momento favorevole per diventare saggi ed evitare lo sperpero. Se abbiamo tempo perché sono interrotte o ridotte le attività ordinarie, possiamo evitare lo sperpero: possiamo usare il tempo per fare del bene, per pregare, per studiare, pensare, dare una mano.

Se abbiamo parole, invece di parlare dell’unico argomento imposto in questo momento, possiamo usarle per dire parole buone, per dire parole intelligenti, sagge, costruttive.

Tu sei il mio DESIDERIO!!!

Come una cerva desidera trovare un po’ d’acqua, così l’anima mia desidera Te, o mio Signore (salmo 41)

A Milano chi vuole andare alla Messa non può farlo perché l’arcivescovo Delpini ha disposto di non celebrare più Messe pubbliche fino a nuovo ordine, che sarà quello stabilito dall’autorità sanitaria. La sua decisione era stata preceduta, e poi seguita, da altri vescovi ma, naturalmente, quella del vescovo di Milano è quella che fa più scalpore.

Il cattolico che apprende, con tristezza, di non poter partecipare all’Eucarestia, se n’è dispiaciuto, certo, ma non ha pensato di essere venuto meno a un precetto (se l’ordinario del luogo dispone che non c’è la Messa, alla Messa non ci si può andare…), né ha creduto di trovarsi di fronte a una Chiesa “senza fede” che, invece di credere al Padre Eterno, ha cominciato a credere a San Roberto Burioni; né ha borbottato che “i santi preti di una volta si stanno rivoltando nella tomba” e che “ci negano di fare la Comunione proprio adesso che ne abbiamo più bisogno”. Perché i preti – anzi i santi – di una volta, facevano esattamente lo stesso. Emblematico il caso del venerabile Angelo Ramazzotti, vescovo di Pavia, che nel 1854 durante l’epidemia di colera dispone che ai moribondi non si dia il viatico perché, anche se non era chiaro il come, era evidente che il colera si contagiasse.

Insomma la Chiesa, fin dai tempi del Vangelo, sa che il sabato è per l’uomo e non l’uomo per il sabato. Il riposo rituale ebraico richiamava il riposo di Dio dopo il compimento della creazione: compimento nel quale Dio si compiace con sguardo di immenso amore. Nel momento in cui l’arcivescovo di Milano, e non solo, ha sospeso la celebrazione delle messe per prevenire il possibile contagio e la diffusione del coronavirus, bisogna vivere questa momentanea sospensione guardandola con lo sguardo di Dio che guarda la sua creazione compiuta e “vide che era cosa buona”. Viviamola con lo sguardo del Padre che ha cura delle sue creatura e le ama sopra ogni cosa.

Nella Messa il centro sono il corpo e il sangue di Cristo che elevano a dignità divina l’umanità: preservare le persone da un contagio, collaborare alla prevenzione, è un modo di celebrare lo stesso Mistero, magari valorizzando altre strade per essere intimi con Dio: per esempio quella della Comunione spirituale o quella di unirsi in preghiera al tocco delle campane.

Rinunciare alla Messa è anche un modo per sentirsi più vicini a coloro che feriti da situazioni particolari già normalmente non possono accedere al Sacramento e per poter provare quel Desiderio ardente di unione col Signore che dovrebbe animare ogni Eucarestia, ma che a volte è un po’ soffocato dall’abitudine e dalla frenesiaIn questo momento di forzata immobilità, di pausa determinata dall’emergenza, possiamo ritrovare gli spazi e i tempi dell’orazione perché, proprio in questi istanti di paura e di presenza della fragilità umana, possiamo vivere la preghiera come unione con il prossimo. 

Questi giorni di emergenza a causa del coronavirus possono farci idealmente procedere proprio in quel cammino assieme, annullando ogni differenza di razza, di religione, di lingua. Il coronavirus come altri malanni è un rischio per tutti. Quando si è nella precarietà si ha bisogno di ritrovarsi uniti contando sulla solidarietà e sul superamento di dissidi irrilevanti facendoci apprezzare davvero il senso della fraternità.

Come i discepoli chiusi nel Cenacolo, siamo pieni di paura e spavento.

È il momento in cui Gesù entra con la sua luce e dice: “Pace a voi”.

Buon cammino di Quaresima!

Foglietto Della s.messa del 1 marzo 2020 – I di Quaresima

Parrocchia B.V.Addolorata in Morsenchio
parrocchia.bvaddolorata@gmail.com – tel/fax 025065261

http://www.chiesamorsenchio.com

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Kyrie Tu che sei venuto nel mondo per salvarci, eleison. Kyrie Kyrie Kyrie eleison
Kyrie Tu che continui a visitarci con la grazia del tuo Spirito, eleison. Kyrie Kyrie Kyrie eleison
Kyrie Tu che vieni a visitare il tuo popolo nella pace, eleison. Kyrie Kyrie Kyrie eleison
Dio Onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna. Amen.

ALL’INIZIO DELL’ASSEMBLEA LITURGICA
Assisti, o Dio di misericordia, la tua Chiesa, che entra in questo tempo di penitenza con animo docile e pronto, perché, liberandosi dall’antico contagio del male, possa giungere in novità di vita alla gioia della Pasqua. Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

LITURGIA DELLA PAROLA
Lettura del profeta Isaia                         58, 4b-12b

Così dice il Signore: «Non digiunate più come fate oggi, così da fare udire in alto il vostro chiasso. E’ forse come questo il digiuno che bramo, il giorno in cui l’uomo sì mortifica? Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore? Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”. Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio. Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono. La tua gente riedificherà le rovine antiche, ricostruirai le fondamenta di trascorse generazioni». 
Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

Dal Salmo 102
(in canto) Il tuo perdono chiedo Signore, tu sei grande e buono.

Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Non è in lite per sempre, non rimane adirato in eterno. Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe.  

Quanto il cielo é alto sulla terra, così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono; quanto dista l’oriente dall’occidente, così egli allontana da noi le nostre colpe. Come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono.  

Egli sa bene di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere. Ma l’amore del Signore è da sempre, per sempre su quelli che lo temono, e la sua giustizia per i figli dei figli, per quelli che custodiscono la sua alleanza e ricordano i suoi precetti per osservarli.   

II lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi               2Cor 5, 18 – 6, 2

Fratelli, tutto questo viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio. Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: «AI momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso». Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza! Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Il Signore sia con Voi. E con il tuo Spirito
Lettura del Vangelo secondo Matteo

Gloria a te, o Signore                                                                           4, 1-11

In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, dì che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Parola del Signore. Lode a te o Cristo

DOPO IL VANGELO
Ecco: ora è il tempo propizio, ecco: ora è il giorno della salvezza. Prepariamoci con molta pazienza, con molte rinunce, con armi di giustizia, per grazia di Dio. Nessuno si faccia trovare, nel giorno di redenzione, ancora schiavo del vecchio mondo di peccato.

Fratelli e sorelle, la voce dello Spirito ci chiama a seguire Gesù nel deserto della Quaresima: con cuore libero, eleviamo le nostre suppliche a Dio, Padre di misericordia, perché sostenga il nostro cammino verso la Pasqua: Ascoltaci, Padre buono.

All’inizio del tempo quaresimale, ti chiediamo di sostenere il cammino della Chiesa, perché rinnovi il proposito di seguire il Signore Gesù, ti preghiamo.

Per chi si sente troppo lontano e perduto: fa’ che scopra la tua misericordia e il tuo perdono, ti preghiamo.

Per noi tutti, perché questo tempo opportuno ci renda più attenti alle necessità dei fratelli, ti preghiamo.

A CONCLUSIONE DELLA LITURGIA DELLA PAROLA
Perdona, o Dio, le colpe dei tuoi servi e purifica il nostro cuore perché possiamo cominciare con volonterosa letizia i giorni della penitenza quaresimale e meritiamo di ottenere gli aiuti che ti chiediamo con fede. Per Cristo nostro Signore. Amen.

PROFESSIONE DI FEDE BATTESIMALE

 Rinunciate al peccato, per vivere nella libertà dei figli di Dio?  Rinuncio.

Rinunciate alle seduzioni del male, per non lasciarvi dominare dal peccato?    Rinuncio.

Rinunciate a satana, origine e causa di ogni peccato?  Rinuncio.

 Credete in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra?  Credo.

Credete in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che nacque da Maria vergine, mori e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla destra del Padre?   Credo.

Credete nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna?  Credo.

 Questa è la nostra fede. Questa è la fede della Chiesa. E noi ci gloriamo di professarla, in Cristo Gesù nostro Signore. Amen

SUI DONI
Ti offriamo solennemente, o Dio eterno, il sacrificio che inizia la quaresima; fa che l’esercizio della penitenza e della carità ci allontani dai nostri egoismi e, purificandoci dalle colpe, ci faccia degni di celebrare la Pasqua del Figlio tuo, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito.
In alto i nostri cuori. Sono rivolti al Signore.
Rendiamo grazie al Signore nostro Dio. E’ cosa buona e giusta.

È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre, qui e in ogni luogo, a te, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno. In Cristo Signore nostro si nutre la fede di chi digiuna, si rianima la speranza, si riaccende l’amore. In lui riconosciamo la tua parola che ha creato ogni cosa; in lui ritroviamo il pane vivo e vero che, quaggiù, ci sostenta nel faticoso cammino del bene e, lassù, ci sazierà della sua sostanza nell’eternità beata del cielo. Il Tuo servo Mosè, sorretto da questo pane, digiunò quaranta giorni e quaranta notti, quando ricevette la legge. Per meglio assaporarne la soavità, si astenne dal cibo; rinvigorito dalla visione della tua gloria, non avvertì la fame del corpo né pensò a nutrimenti terreni: gli bastava la parola di Dio e la luce dello Spirito che in lui discendeva. Lo stesso Pane, che è Cristo, tua vivente Parola, tu ora ci doni alla tua mensa, o Padre, e ci induci a bramarlo senza fine. Per lui, uniti ai cori degli angeli, tutti insieme innalziamo a te l’inno di lode: Santo, …

 Mistero della fede
Tu ci hai redento con la tua Croce e la tua Risurrezione: salvaci, o Salvatore del mondo.

ALLO SPEZZARE DEL PANE
Come è dolce il tuo spirito, o Signore! Coi tuoi prodigi hai reso grande il tuo popolo, in ogni tempo e in ogni luogo lo hai sostenuto. Tu sei il nostro Signore, soave e fedele, ci attendi con pazienza, disponi con bontà tutte le cose.

Sac. – Obbedienti alla parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento osiamo dire:
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,  venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,  e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.

 Liberaci, o Signore, da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni e con l’aiuto della tua misericordia vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo.
Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria nei secoli.

 Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”, non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa, e donale unità e pace secondo la tua volontà. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

 La pace e la comunione del Signore nostro Gesù Cristo siano sempre con voi.
E con il tuo spirito.

 Beati gli invitati alla cena del Signore. Ecco l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo.

O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma di’ soltanto una parola e io sarò salvato.

ATTO DI COMUNIONE SPIRITUALE

Gesù mio, credo che sei presente nel Santissimo Sacramento, Ti amo sopra ogni cosa e Ti desidero nell’anima mia, poiché ora non posso riceverti nella Santa Comunione, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. (Pausa di silenzio) Come già venuto, io Ti abbraccio e mi unisco totalmente a Te, e non permettere che io mi separi mai più da Te

DOPO LA COMUNIONE
Nutriti alla tua mensa, o Dio, ti chiediamo: donaci sempre il desiderio di questo Pane che ai nostri cuori incerti dà vigore di eterna sostanza.Per Cristo nostro Signore. Amen.

RITI DI CONCLUSIONE

Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito
Kyrie eleison Kyrie eleison Kyrie eleison

Vi benedica Dio Onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen
Andiamo in pace. Nel nome di Cristo.

INIZIA LA QUARESIMA…al tempo del coronavirus COVID-19

Comunicato stampa n. 08/2020

LA QUARESIMA AMBROSIANA INIZIA DOMENICA 1 MARZO CON LA SANTA MESSA PRESIEDUTA DALL’ARCIVESCOVO MONS. MARIO DELPINI IN DIRETTA SU TGR LOMBARDIA – RAI3

 LA CELEBRAZIONE AVVERRÀ SENZA PUBBLICO, IN ACCORDO CON L’ORDINANZA REGIONALE E TUTTI I FEDELI DALLE LORO CASE POTRANNO UNIRSI IN COMUNIONE SPIRITUALE 

RIMANGONO SOSPESE LE S.MESSE NELLE CHIESE PARROCCHIALI

 Domenica 1 marzo, tutti i fedeli della Diocesi di Milano, stando riuniti con i propri famigliari in casa, potranno unirsi in preghiera con l’Arcivescovo, mons. Mario Delpini, che dalla Cripta del Duomo di Milano presiederà la celebrazione eucaristica della “Domenica di inizio Quaresima”. La celebrazione sarà trasmessa in diretta su TgrLombardia – Rai 3 per tutto il territorio regionale a partire dalle ore 11.00.

L’iniziativa, che non ha precedenti, è nata per ottemperare alle misure emanate dal presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, di concerto con il Ministro della Salute, Roberto Speranza, in merito all’emergenza epidemiologica da CODIV-19.

La celebrazione, presieduta dall’Arcivescovo, avrà luogo nella Cripta dei Canonici del Duomo di Milano senza la presenza dei fedeli che potranno in ogni caso assistere alla S. Messa in collegamento tv, grazie alla collaborazione di TgrLombardia, che interpreta così il suo ruolo di servizio pubblico.

Seppure in questa forma del tutto particolare, dettata dall’esigenza di tutelare la salute pubblica recependo le indicazioni delle autorità competenti, al momento della comunione tutti i fedeli saranno invitati a recitare la formula della Comunione Spirituale.

Sempre allo scopo di favorire la partecipazione alla vita della Chiesa, pur in questo momento del tutto eccezionale, come previsto dal diritto canonico nei casi in cui non è possibile partecipare all’Eucarestia, l’Arcivescovo invita i fedeli alla preghiera individuale e in famiglia, utilizzando il sussidio disponibile sul portale www.chiesadimilano.it.

 don Walter Magni,
Responsabile Ufficio Comunicazione Arcidiocesi di Milano
Portavoce Arcivescovo

per fortuna c’è Francesco

Per fortuna c’è Francesco che ci ricorda cos è il Natale per i Cristiani!

Per tanti oramai è lo spirito del natale … ma noi non crediamo agli spiriti!

per tanti sono i centri commerciali… ma noi non siamo consumatori!

per tanti è il calcio … ma noi viviamo di ben altre priorità

per tanti sono le mangiate … ma noi siamo più di animali che si cibano

Un discepolo sa di chi é, a chi appartiene e sa le sue priorità. Grazie a papa Francesco che ci ricorda cosa viene prima a Natale!

Admirabile signum

LETTERA APOSTOLICA  DEL SANTO PADRE FRANCESCO SUL SIGNIFICATO E IL VALORE DEL PRESEPE

  1. Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia. Rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Il presepe, infatti, è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. Mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui.

Con questa Lettera vorrei sostenere la bella tradizione delle nostre famiglie, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe. Come pure la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze… È davvero un esercizio di fantasia creativa, che impiega i materiali più disparati per dare vita a piccoli capolavori di bellezza. Si impara da bambini: quando papà e mamma, insieme ai nonni, trasmettono questa gioiosa abitudine, che racchiude in sé una ricca spiritualità popolare. Mi auguro che questa pratica non venga mai meno; anzi, spero che, là dove fosse caduta in disuso, possa essere riscoperta e rivitalizzata.

  1. L’origine del presepe trova riscontro anzitutto in alcuni dettagli evangelici della nascita di Gesù a Betlemme. L’Evangelista Luca dice semplicemente che Maria «diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio» (2,7). Gesù viene deposto in una mangiatoia, che in latino si dice praesepium, da cui presepe.
    Entrando in questo mondo, il Figlio di Dio trova posto dove gli animali vanno a mangiare. Il fieno diventa il primo giaciglio per Colui che si rivelerà come «il pane disceso dal cielo» (Gv 6,41). Una simbologia che già Sant’Agostino, insieme ad altri Padri, aveva colto quando scriveva: «Adagiato in una mangiatoia, divenne nostro cibo» (Serm. 189,4). In realtà, il presepe contiene diversi misteri della vita di Gesù e li fa sentire vicini alla nostra vita quotidiana.
    Ma veniamo subito all’origine del presepe come noi lo intendiamo. Ci rechiamo con la mente a Greccio, nella Valle Reatina, dove San Francesco si fermò venendo probabilmente da Roma, dove il 29 novembre 1223 aveva ricevuto dal Papa Onorio III la conferma della sua Regola. Dopo il suo viaggio in Terra Santa, quelle grotte gli ricordavano in modo particolare il paesaggio di Betlemme. Ed è possibile che il Poverello fosse rimasto colpito, a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, dai mosaici con la rappresentazione della nascita di Gesù, proprio accanto al luogo dove si conservavano, secondo un’antica tradizione, le tavole della mangiatoia.
    Le Fonti Francescane raccontano nei particolari cosa avvenne a Greccio. Quindici giorni prima di Natale, Francesco chiamò un uomo del posto, di nome Giovanni, e lo pregò di aiutarlo nell’attuare un desiderio: «Vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello».[1] Appena l’ebbe ascoltato, il fedele amico andò subito ad approntare sul luogo designato tutto il necessario, secondo il desiderio del Santo. Il 25 dicembre giunsero a Greccio molti frati da varie parti e arrivarono anche uomini e donne dai casolari della zona, portando fiori e fiaccole per illuminare quella santa notte. Arrivato Francesco, trovò la greppia con il fieno, il bue e l’asinello. La gente accorsa manifestò una gioia indicibile, mai assaporata prima, davanti alla scena del Natale. Poi il sacerdote, sulla mangiatoia, celebrò solennemente l’Eucaristia, mostrando il legame tra l’Incarnazione del Figlio di Dio e l’Eucaristia. In quella circostanza, a Greccio, non c’erano statuine: il presepe fu realizzato e vissuto da quanti erano presenti.[2]
    È così che nasce la nostra tradizione: tutti attorno alla grotta e ricolmi di gioia, senza più alcuna distanza tra l’evento che si compie e quanti diventano partecipi del mistero.
    Il primo biografo di San Francesco, Tommaso da Celano, ricorda che quella notte, alla scena semplice e toccante s’aggiunse anche il dono di una visione meravigliosa: uno dei presenti vide giacere nella mangiatoia Gesù Bambino stesso. Da quel presepe del Natale 1223, «ciascuno se ne tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia».[3]
  2. San Francesco, con la semplicità di quel segno, realizzò una grande opera di evangelizzazione. Il suo insegnamento è penetrato nel cuore dei cristiani e permane fino ai nostri giorni come una genuina forma per riproporre la bellezza della nostra fede con semplicità. D’altronde, il luogo stesso dove si realizzò il primo presepe esprime e suscita questi sentimenti. Greccio diventa un rifugio per l’anima che si nasconde sulla roccia per lasciarsi avvolgere nel silenzio.
    Perché il presepe suscita tanto stupore e ci commuove? Anzitutto perché manifesta la tenerezza di Dio. Lui, il Creatore dell’universo, si abbassa alla nostra piccolezza. Il dono della vita, già misterioso ogni volta per noi, ci affascina ancora di più vedendo che Colui che è nato da Maria è la fonte e il sostegno di ogni vita. In Gesù, il Padre ci ha dato un fratello che viene a cercarci quando siamo disorientati e perdiamo la direzione; un amico fedele che ci sta sempre vicino; ci ha dato il suo Figlio che ci perdona e ci risolleva dal peccato.
    Comporre il presepe nelle nostre case ci aiuta a rivivere la storia che si è vissuta a Betlemme. Naturalmente, i Vangeli rimangono sempre la fonte che permette di conoscere e meditare quell’Avvenimento; tuttavia, la sua rappresentazione nel presepe aiuta ad immaginare le scene, stimola gli affetti, invita a sentirsi coinvolti nella storia della salvezza, contemporanei dell’evento che è vivo e attuale nei più diversi contesti storici e culturali.
    In modo particolare, fin dall’origine francescana il presepe è un invito a “sentire”, a “toccare” la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sé nella sua Incarnazione. E così, implicitamente, è un appello a seguirlo sulla via dell’umiltà, della povertà, della spogliazione, che dalla mangiatoia di Betlemme conduce alla Croce. È un appello a incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi (cfr Mt 25,31-46).
  3. Mi piace ora passare in rassegna i vari segni del presepe per cogliere il senso che portano in sé. In primo luogo, rappresentiamo il contesto del cielo stellato nel buio e nel silenzio della notte. Non è solo per fedeltà ai racconti evangelici che lo facciamo così, ma anche per il significato che possiede. Pensiamo a quante volte la notte circonda la nostra vita. Ebbene, anche in quei momenti, Dio non ci lascia soli, ma si fa presente per rispondere alle domande decisive che riguardano il senso della nostra esistenza: chi sono io? Da dove vengo? Perché sono nato in questo tempo? Perché amo? Perché soffro? Perché morirò? Per dare una risposta a questi interrogativi Dio si è fatto uomo. La sua vicinanza porta luce dove c’è il buio e rischiara quanti attraversano le tenebre della sofferenza (cfr Lc 1,79).
    Una parola meritano anche i paesaggi che fanno parte del presepe e che spesso rappresentano le rovine di case e palazzi antichi, che in alcuni casi sostituiscono la grotta di Betlemme e diventano l’abitazione della Santa Famiglia. Queste rovine sembra che si ispirino alla Legenda Aurea del domenicano Jacopo da Varazze (secolo XIII), dove si legge di una credenza pagana secondo cui il tempio della Pace a Roma sarebbe crollato quando una Vergine avesse partorito. Quelle rovine sono soprattutto il segno visibile dell’umanità decaduta, di tutto ciò che va in rovina, che è corrotto e intristito. Questo scenario dice che Gesù è la novità in mezzo a un mondo vecchio, ed è venuto a guarire e ricostruire, a riportare la nostra vita e il mondo al loro splendore originario.
  4. Quanta emozione dovrebbe accompagnarci mentre collochiamo nel presepe le montagne, i ruscelli, le pecore e i pastori! In questo modo ricordiamo, come avevano preannunciato i profeti, che tutto il creato partecipa alla festa della venuta del Messia. Gli angeli e la stella cometa sono il segno che noi pure siamo chiamati a metterci in cammino per raggiungere la grotta e adorare il Signore.
    «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere» (Lc 2,15): così dicono i pastori dopo l’annuncio fatto dagli angeli. È un insegnamento molto bello che ci proviene nella semplicità della descrizione. A differenza di tanta gente intenta a fare mille altre cose, i pastori diventano i primi testimoni dell’essenziale, cioè della salvezza che viene donata. Sono i più umili e i più poveri che sanno accogliere l’avvenimento dell’Incarnazione. A Dio che ci viene incontro nel Bambino Gesù, i pastori rispondono mettendosi in cammino verso di Lui, per un incontro di amore e di grato stupore. È proprio questo incontro tra Dio e i suoi figli, grazie a Gesù, a dar vita alla nostra religione, a costituire la sua singolare bellezza, che traspare in modo particolare nel presepe.
  5. Nei nostri presepi siamo soliti mettere tante statuine simboliche. Anzitutto, quelle di mendicanti e di gente che non conosce altra abbondanza se non quella del cuore. Anche loro stanno vicine a Gesù Bambino a pieno titolo, senza che nessuno possa sfrattarle o allontanarle da una culla talmente improvvisata che i poveri attorno ad essa non stonano affatto. I poveri, anzi, sono i privilegiati di questo mistero e, spesso, coloro che maggiormente riescono a riconoscere la presenza di Dio in mezzo a noi.
    I poveri e i semplici nel presepe ricordano che Dio si fa uomo per quelli che più sentono il bisogno del suo amore e chiedono la sua vicinanza. Gesù, «mite e umile di cuore» (Mt 11,29), è nato povero, ha condotto una vita semplice per insegnarci a cogliere l’essenziale e vivere di esso. Dal presepe emerge chiaro il messaggio che non possiamo lasciarci illudere dalla ricchezza e da tante proposte effimere di felicità. Il palazzo di Erode è sullo sfondo, chiuso, sordo all’annuncio di gioia. Nascendo nel presepe, Dio stesso inizia l’unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati, agli emarginati: la rivoluzione dell’amore, la rivoluzione della tenerezza. Dal presepe, Gesù proclama, con mite potenza, l’appello alla condivisione con gli ultimi quale strada verso un mondo più umano e fraterno, dove nessuno sia escluso ed emarginato.
    Spesso i bambini – ma anche gli adulti! – amano aggiungere al presepe altre statuine che sembrano non avere alcuna relazione con i racconti evangelici. Eppure, questa immaginazione intende esprimere che in questo nuovo mondo inaugurato da Gesù c’è spazio per tutto ciò che è umano e per ogni creatura. Dal pastore al fabbro, dal fornaio ai musicisti, dalle donne che portano le brocche d’acqua ai bambini che giocano…: tutto ciò rappresenta la santità quotidiana, la gioia di fare in modo straordinario le cose di tutti i giorni, quando Gesù condivide con noi la sua vita divina.
  6. Poco alla volta il presepe ci conduce alla grotta, dove troviamo le statuine di Maria e di Giuseppe. Maria è una mamma che contempla il suo bambino e lo mostra a quanti vengono a visitarlo. La sua statuetta fa pensare al grande mistero che ha coinvolto questa ragazza quando Dio ha bussato alla porta del suo cuore immacolato. All’annuncio dell’angelo che le chiedeva di diventare la madre di Dio, Maria rispose con obbedienza piena e totale. Le sue parole: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38), sono per tutti noi la testimonianza di come abbandonarsi nella fede alla volontà di Dio. Con quel “sì” Maria diventava madre del Figlio di Dio senza perdere, anzi consacrando grazie a Lui la sua verginità. Vediamo in lei la Madre di Dio che non tiene il suo Figlio solo per sé, ma a tutti chiede di obbedire alla sua parola e metterla in pratica (cfr Gv 2,5).
    Accanto a Maria, in atteggiamento di proteggere il Bambino e la sua mamma, c’è San Giuseppe. In genere è raffigurato con il bastone in mano, e a volte anche mentre regge una lampada. San Giuseppe svolge un ruolo molto importante nella vita di Gesù e di Maria. Lui è il custode che non si stanca mai di proteggere la sua famiglia. Quando Dio lo avvertirà della minaccia di Erode, non esiterà a mettersi in viaggio ed emigrare in Egitto (cfr Mt 2,13-15). E una volta passato il pericolo, riporterà la famiglia a Nazareth, dove sarà il primo educatore di Gesù fanciullo e adolescente. Giuseppe portava nel cuore il grande mistero che avvolgeva Gesù e Maria sua sposa, e da uomo giusto si è sempre affidato alla volontà di Dio e l’ha messa in pratica.
  7. Il cuore del presepe comincia a palpitare quando, a Natale, vi deponiamo la statuina di Gesù Bambino. Dio si presenta così, in un bambino, per farsi accogliere tra le nostre braccia. Nella debolezza e nella fragilità nasconde la sua potenza che tutto crea e trasforma. Sembra impossibile, eppure è così: in Gesù Dio è stato bambino e in questa condizione ha voluto rivelare la grandezza del suo amore, che si manifesta in un sorriso e nel tendere le sue mani verso chiunque.
    La nascita di un bambino suscita gioia e stupore, perché pone dinanzi al grande mistero della vita. Vedendo brillare gli occhi dei giovani sposi davanti al loro figlio appena nato, comprendiamo i sentimenti di Maria e Giuseppe che guardando il bambino Gesù percepivano la presenza di Dio nella loro vita.
    «La vita infatti si manifestò» (1 Gv 1,2): così l’apostolo Giovanni riassume il mistero dell’Incarnazione. Il presepe ci fa vedere, ci fa toccare questo evento unico e straordinario che ha cambiato il corso della storia, e a partire dal quale anche si ordina la numerazione degli anni, prima e dopo la nascita di Cristo.
    Il modo di agire di Dio quasi tramortisce, perché sembra impossibile che Egli rinunci alla sua gloria per farsi uomo come noi. Che sorpresa vedere Dio che assume i nostri stessi comportamenti: dorme, prende il latte dalla mamma, piange e gioca come tutti i bambini! Come sempre, Dio sconcerta, è imprevedibile, continuamente fuori dai nostri schemi. Dunque il presepe, mentre ci mostra Dio così come è entrato nel mondo, ci provoca a pensare alla nostra vita inserita in quella di Dio; invita a diventare suoi discepoli se si vuole raggiungere il senso ultimo della vita.
  8. Quando si avvicina la festa dell’Epifania, si collocano nel presepe le tre statuine dei Re Magi. Osservando la stella, quei saggi e ricchi signori dell’Oriente si erano messi in cammino verso Betlemme per conoscere Gesù, e offrirgli in dono oro, incenso e mirra. Anche questi regali hanno un significato allegorico: l’oro onora la regalità di Gesù; l’incenso la sua divinità; la mirra la sua santa umanità che conoscerà la morte e la sepoltura.
    Guardando questa scena nel presepe siamo chiamati a riflettere sulla responsabilità che ogni cristiano ha di essere evangelizzatore. Ognuno di noi si fa portatore della Bella Notizia presso quanti incontra, testimoniando la gioia di aver incontrato Gesù e il suo amore con concrete azioni di misericordia.
    I Magi insegnano che si può partire da molto lontano per raggiungere Cristo. Sono uomini ricchi, stranieri sapienti, assetati d’infinito, che partono per un lungo e pericoloso viaggio che li porta fino a Betlemme (cfr Mt 2,1-12). Davanti al Re Bambino li pervade una gioia grande. Non si lasciano scandalizzare dalla povertà dell’ambiente; non esitano a mettersi in ginocchio e ad adorarlo. Davanti a Lui comprendono che Dio, come regola con sovrana sapienza il corso degli astri, così guida il corso della storia, abbassando i potenti ed esaltando gli umili. E certamente, tornati nel loro Paese, avranno raccontato questo incontro sorprendente con il Messia, inaugurando il viaggio del Vangelo tra le genti.
  9. Davanti al presepe, la mente va volentieri a quando si era bambini e con impazienza si aspettava il tempo per iniziare a costruirlo. Questi ricordi ci inducono a prendere sempre nuovamente coscienza del grande dono che ci è stato fatto trasmettendoci la fede; e al tempo stesso ci fanno sentire il dovere e la gioia di partecipare ai figli e ai nipoti la stessa esperienza. Non è importante come si allestisce il presepe, può essere sempre uguale o modificarsi ogni anno; ciò che conta, è che esso parli alla nostra vita. Dovunque e in qualsiasi forma, il presepe racconta l’amore di Dio, il Dio che si è fatto bambino per dirci quanto è vicino ad ogni essere umano, in qualunque condizione si trovi.
    Cari fratelli e sorelle, il presepe fa parte del dolce ed esigente processo di trasmissione della fede. A partire dall’infanzia e poi in ogni età della vita, ci educa a contemplare Gesù, a sentire l’amore di Dio per noi, a sentire e credere che Dio è con noi e noi siamo con Lui, tutti figli e fratelli grazie a quel Bambino Figlio di Dio e della Vergine Maria. E a sentire che in questo sta la felicità. Alla scuola di San Francesco, apriamo il cuore a questa grazia semplice, lasciamo che dallo stupore nasca una preghiera umile: il nostro “grazie” a Dio che ha voluto condividere con noi tutto per non lasciarci mai soli.

Dato a Greccio, nel Santuario del Presepe, 1° dicembre 2019, settimo del pontificato.
FRANCESCO

AVVENTO 2019 … dove ti trovo Signore?

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L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea, chiamata Nazaret,
Il mistero di Nazareth ci fa capire che Dio si rivela nella quotidianità, nelle cose ordinarie che per certi aspetti ci sembrano insignificanti, banali perché normalissime, di tutti i giorni. Noi a tanti gesti della giornata non facciamo assolutamente caso …Anzi spesso sono solo noia, stanchezza, una vita così … 
Verrebbe voglia di scappare e di andare altrove … spesso la vita di tutti i giorni sembra solo un peso da cui si vorrebbe fuggire.

Nazareth di fatto era un posto insignificante …. Nessuno avrebbe pensato che Dio si incarnasse là. Non una città, ma un villaggio di appena 150 persone, un clan familiare di esuli che aspettavano il Messia. Nessuno sapeva di questo posto ….

E Dio sconvolge tutto decidendo di incarnarsi lì! Dio è tenace nel far capire la sua via, il suo stile …
Dio si incarna nella nostra vita, nella nostra storia e noi lo possiamo trovare in quelle cose piccole che per noi sono insignificanti, addirittura tra gli insignificanti, tra quelli che non fanno testo e non hanno peso nella società. Eppure non ci si accorge che proprio lì posso trovare la presenza di Dio; anzi ciò che spesso noi tralasciamo è ciò che Dio sceglie!
E’ la grazia del quotidiano, della via di Dio, che con la sua presenza rende santa tutta la nostra vita, anche ciò che non vale ai nostri occhi. O la vita è una presenza da scoprire, in tutte le cose, oppure è un peso da sopportare. Se Dio si rivela in ogni cosa, vuol dire che posso vivere la vita innanzitutto come relazione con LUIAllora la vita è un cercare LUI, il mio tempo è il mio stare con LUI, tutto mi dice qualcosa di LUI. 

Maria, nella sua vita, ha cercato Dio e lo ha trovato.

Per questo la sua vita è stata bella ed è diventata un dono per tutti.

 

IL TUO PASSAGGIO E’ STATO UNA BENEDIZIONE!

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Sono passati pochi giorni da quando abbiamo vissuto la Pasqua cristiana del nostro carissimo amico Sandro Venturoli.
La nostra comunità si è stretta alla carissima Wilma, al figlio Giovanni e al Piccolo Gruppo di Cristo per ringraziare il Padre per averci donato la presenza di questo uomo.
Sandro è stato un grande uomo, non solo nella sua imponente fisicità, ma nella sua imponente umanità e nella sua grande fede.
Chi ha avuto la fortuna di incrociarlo sul suo cammino ha potuto godere della sua intelligente capacità di leggere i cuori. Questa capacità lo ha reso sempre vicino alle fragilità e alle debolezze della nostra umanità e, nella sua vita, si è espressa in maniera chiara e forte stando sempre con gli ultimi.
Per tanti queste potrebbero essere qualità o attitudini personali… chi ha condiviso con lui un’amicizia profonda e intima sa bene che la sua passione intensa per l’umano è frutto fecondo del profondo legame con il suo Signore, vero tesoro della sua vita e cuore della sua totale dedizione.
Per questo molti che lo hanno conosciuto nell’ambito professionale, nei momenti formativi, nell’accompagnamento personale, nei viaggi a Gerusalemme e, nella nostra parrocchia in modo speciale nei percorsi sulla genitorialità e formazione dei ragazzi, hanno potuto realmente percepire in lui una vera benedizione che ha dato tanta speranza e vita a situazioni che sembravano senza via d’uscita.
Ha donato a tanti buona vita e in questo non possiamo non leggere il segno di un discepolo che ripete la compassione del suo Maestro!
Le parole ora sono fragili nell’esprimere l’intensità dei legami e degli affetti. Sicuramente rimane in tutti una percezione che lenisce e attenua il senso enorme della mancanza della sua presenza: l’essere stato per tutti veramente il buon profumo di Cristo!
Don Giuseppe

Catechesi dei bimbi… si riparte alla grande!!!

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Domenica 22 settembre abbiamo iniziato solennemente il nuovo anno dell’iniziazione cristiana con la consegna dei catechismi. E’ stato un momento molto intenso sia per la presenza dei bimbi e dei loro genitori che per la partecipazione di tutta la comunità. Questo momento, apparentemente ovvio all’inizio di un nuovo anno pastorale, ci permette invece di ricordare il senso, il compito e il dovere di una comunità cristiana in un quartiere: ANNUNCIARE IL VANGELO ALLE NUOVE GENERAZIONI!
La Madonna alla quale è dedicata la nostra comunità nel Magnificat dice: “… DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE LA TUA MISERICORDIA SI STENDE SU QUELLI CHE LO TEMONO…”.
E’ con questa intensità che vogliamo riprendere tutte le attività formative, non come una mera abitudine (si è sempre fatto così!), ma con l’intelligenza spirituale di chi vive una preziosa occasione di annuncio del Vangelo.
A questo proposito tutta la nostra comunità deve sinceramente rivolgere a catechiste ed educatori una profonda stima e riconoscenza per il servizio dell’educare alla fede i più piccoli introducendoli alla vita cristiana. Per questo DOMENICA 29 SETTEMBRE durante la S. Messa delle ore 10,30 educatori e catechiste riceveranno il MANDATO EDUCATIVO.

ITINERARIO DI PREPARAZIONE AL MATRIMONIO CRISTIANO 2019

Per iscriversi occorre compilare l’apposito modulo che è a disposizione presso la propria Parrocchia. È necessario consegnarlo poi al proprio parroco entro il 30 settembre 2019. Appuntamenti presso la Parrocchia

S. Cuore in Ponte Lambro

Via Parea 18 – ore 21.00

Mercoledì 9 ottobre 2019 Introduzione al percorso.

La storia di un incontro, la nostra storia… a che punto siamo nel cammino verso il Matrimonio cristiano?

Mercoledì 16 ottobre 2019 «Non è bene che l’uomo sia solo»

Riflessione biblica sul testo della Genesi (Gn 2, 18-25)

Mercoledì 23 ottobre 2019 «Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre»

La relazione con la famiglia di origine, distacchi e ritrovamenti…

Mercoledì 30 ottobre 2019 «depose le vesti, prese un asciugatoio… e cominció a lavare i piedi dei discepoli»

Qual’è il volto di Dio? (Gv 13,4-5).

Mercoledì 6 novembre 2019 «Si accostò e camminava con loro…»

Noi due in dialogo: la comunicazione nell’intimitá della coppia (Lc 24, 13-35).

Mercoledì 13 novembre 2019 «I tuoi figli intorno alla tua mensa…».

Il frutto dell’amore: i figli e la vita di coppia. Diventare una famiglia…

Mercoledì 20 novembre 2019 Il Rito del Sacramento del Matrimonio: per sempre, con l’aiuto di Dio. L’amore secondo il Vangelo
Sabato 23 novembre 2019          Incontro di testimonianza familiare.
Domenica 24 novembre 2019          Ore 10.00 momento conclusivo di riflessione presso la Parrocchia di S. Ambrogio in Linate

Ore 11.30 S. Messa conclusiva e pranzo condiviso.

 

 

Pastorale dei Battesimi 2019-2020

 

*si ricorda alle famiglie che é opportuno concordare prima (due mesi prima) con il parroco un incontro per definire la celebrazione del battesimo.

*le celebrazioni dei battesimi si svolgono in forma comunitaria (massimo 4 famiglie) alle ore 16.00 della domenica

 

domenica 22 settembre 2019

27 ottobre 2019, 24 novembre 2019

22 dicembre 2019, 12 gennaio 2020

23 febbraio 2020, 29 marzo 2020

19 aprile 2020, 31 maggio 2020, 21 giugno 2020

 

PER CHI HA GIÀ RICEVUTO IL BATTESIMO NEGLI SCORSI ANNI

Domenica  15 DICEMBRE inviteremo le famiglie con i bimbi a un pranzo di fraternità.

Proporremo 3 incontri al SABATO mattina suddivisi per fasce d’età dei bimbi:
1° SABATO 11 GENNAIO 2020:

 famiglie con bimbi fino ai 3 anni;
2° SABATO 1 FEBBRAIO 2020:

famiglie con bambini da 3 ai 6 anni;
3° SABATO 29 FEBBRAIO 2020: tutti insieme.

Durante questi incontri i bambini potranno giocare negli spazi a loro adibiti con gli animatori della parrocchia mentre i genitori potranno fare un percorso formativo dove potersi confrontare sulle tematiche della famiglia

Al Signore della storia …

Padre dell’umanità, Signore della storia,

guarda questo continente europeo

al quale tu hai inviato tanti filosofi, legislatori e saggi,

precursori della fede nel tuo Figlio morto e risorto.

Guarda questi popoli evangelizzati da Pietro e Paolo,

dai profeti, dai monaci, dai santi;

guarda queste regioni bagnate dal sangue dei martiri

e toccate dalla voce dei Riformatori.

Guarda i popoli uniti da tanti legami

ma anche divisi, nel tempo, dall’odio e dalla guerra.

Donaci di lavorare per una Europa dello Spirito

fondata non soltanto sugli accordi economici,

ma anche sui valori umani ed eterni.

Una Europa capace di riconciliazioni etniche ed ecumeniche,

pronta ad accogliere lo straniero, rispettosa di ogni dignità.

Donaci di assumere con fiducia il nostro dovere

di suscitare e promuovere un’ intesa tra i popoli

che assicuri per tutti i continenti,

la giustizia e il pane, la libertà e la pace.

 

Card. Carlo Maria Martini

50° Anniversario di Sacerdozio di Don Franco Cecchin, Coadiutore dell’oratorio dal 1969 al 1973

Domenica 5 maggio 2019  la nostra comunità parrocchiale della B.V.Addolorata in Morsenchio è in festa per il 50° Anniversario di Sacerdozio di Don Franco Cecchin, Coadiutore dell’oratorio dal 1969 al 1973.

don Franco cecchin e i suoi ragazzi-anni 70

Domenica sarà l’occasione per incontrarlo, soprattutto, per i suoi “ragazzi” di allora e benedire insieme il Signore per il dono del suo ministero. Vi aspettiamo alla santa Messa solenne delle ore 10.30.

DON FRANCO CECCHIN

DOPO LA CELEBRAZIONE SIAMO TUTTI INVITATI A UN MOMENTO DI FESTA IN ORATORIO PER CONDIVIDERE LA GIOIA DI QUESTO ANNIVERSARIO SACERDOTALE CON DON FRANCO

 

Dedicato ai nostri calciatori “in erba”

Per i piccoli e i più grandi il nostro campo di calcio è tutto nuovo! 

campo nuovo 2019

Per poter giocare meglio e in sicurezza, il nostro campo sportivo è stato rinnovato; oramai era necessario a causa dell’usura di 10 anni di intenso utilizzo.
Il nuovo manto erboso – di ultima generazione –  ora aspetta solo di essere calpestato dalle squadre del CEA e dai bambini e ragazzi del nostro oratorio. Il terreno di gioco di 2805 mq è stato completamente rinnovato con la posa di un nuovo manto di erba sintetica, con 60 tonnellate di sabbia di fiume (appositamente trattata per mantenere stabile il terreno) e con diversi quintali di pallini di gomma antiurto per dare elasticità al suolo.  

Sono state inoltre ristrutturate le porte, rigenerate le panchine e sostituita completamente la protezione paraspigoli di fondo campo.

Anche nel campetto di calcio del baby-park è stata ristrutturata tutta la protezione.

Questi sono stati importanti interventi per dare ancora più il piacere di giocare insieme e favorire l’accoglienza del nostro oratorio a tutti coloro che lo frequentano.

Questo è anche un patrimonio importante da preservare e custodire con attenzione e cura affinché il suo valore sportivo e di aggregazione rimanga a lungo fruibile per tutti. Avere cura dei luoghi in cui si vive, rende più evidente la bellezza di un ambiente educativo e la premura per coloro che lo abitano.

COME POSSO AIUTARE LA MIA PARROCCHIA?

Cari Amici,
stiamo pensando ad alcune iniziative per aiutare la nostra parrocchia in questo periodo dove stiamo affrontando un po’ di lavori straordinari di manutenzione della casa parrocchiale danneggiata dalle perdite d’acqua dovute alle tubature risalenti agli anni ’50 e di ristrutturazione urgenti sulle strutture dell’oratorio.
Inoltre stiamo prevedendo il rifacimento del campo di calcio (ormai arrivato a fine vita) per permettere ai nostri ragazzi di usufruirne anche durante l’oratorio estivo in sicurezza.

Un modo semplice ma molto concreto per sostenere la raccolta fondi per questi lavori è scegliere di partecipare.

Tra le varie iniziative che verranno proposte, la prima sarà questa :

volantino fritto misto

Per permettere a tutti di partecipare terremo aperte le iscrizioni anche durante il fine settimana, direttamente in oratorio. Vi ringraziamo e contiamo sulla vostra presenza e quella di altri amici.

PARTECIPATE NUMEROSI!!!

VI ASPETTIAMO!

Arriva la quaresima!!! Prestate attenzione…Il nostro cammino verso la Pasqua sia serio e lieto, vissuto con un sorriso e un gesto di carità

Vangelo: Mc 2,18-22
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

Ecco la lezione di Papa Francesco:

Arriva la quaresima!!! Prestate attenzione.. Arriva il periodo di Quaresima.. per quelli che staranno 40 giorni senza bere e senza mangiare … evitando cioccolato, senza bibita, senza fumare, senza spettegolare e ecc… a nulla serve questo per essere Una persona migliore…

Il miglior digiuno

Digiuno di parole negative e dire parole gentili.

Digiuno di malcontento e riempirsi di gratitudine.

Digiuno di rabbia e riempirsi con mitezza e pazienza.

Digiuno di pessimismo e riempirsi di speranza e ottimismo.

Digiuno di preoccupazioni e riempirsi di fiducia in Dio.

Digiuno di denunce e riempirsi con le cose semplici della vita.

Digiuno di tensioni e riempirsi con preghiere.

Digiuno di amarezza e tristezza e riempire il cuore di gioia.

Digiuno di egoismo e riempirsi con compassione per gli altri.

Digiuno di mancanza di perdono e riempirsi di riconciliazione.

Digiuno di parole e riempirsi di silenzio per ascoltare gli altri… assicurati, aiuterà molte persone..

Per la quaresima il papa Francesco propone 15 semplici atti di carità che ha citato come manifestazioni concrete d’amore:

* 1. Sorridere, un cristiano è sempre allegro!

* 2. Ringraziare (anche se non “bisogno” farlo).

* 3. Ricordare all’altro quanto lo ami.

* 4. Salutare con gioia le persone che vedi ogni giorno.

* 5. Ascoltare la storia dell’altro, senza processo, con amore.

* 6. Stop per aiutare. Stare attento a chi ha bisogno di te.

* 7. Animare qualcuno.

* 8. Riconoscere i successi e le qualità dell’altro.

* 9. Separare ciò che non usi e dare a chi ha bisogno.

* 10. Aiutare qualcuno in modo che possa riposare.

* 11. Correggere con amore; non tacere per paura.

* 12. avere finezze con quelli che sono vicino a te.

* 13. Pulire ciò che si è sporcato a casa.

* 14. aiutare gli altri a superare gli ostacoli.

* 15. Telefonare o visitare + i vostri genitori.

Il nostro cammino verso la Pasqua sia serio e lieto, vissuto con un sorriso e un gesto di carità

L’ospitalità della sabbia

L’ospitalità della sabbia
(Virgilio, Eneide, Libro I 538-543)


“Huc pauci vestris adnavimus oris.
Quod genus hoc hominum?
Quaeve hunc tam barbara morem permittit patria? Hospitio prohibemur harenae;

bella cient primaque vetant consistere terra.
Si genus humanum et mortalia temnitis arma,
at sperate deos memores fandi atque nefandi.”

In pochi a nuoto arrivammo qui sulle vostre spiagge.
Ma che razza di uomini è questa?
Quale patria permette un costume così barbaro,
che ci nega perfino l’ospitalità della sabbia;
che ci dichiara guerra e ci vieta di posarci sulla vicina terra.

Se non nel genere umano e nella fraternità tra le braccia mortali,
credete almeno negli Dei, memori del giusto e dell’ingiusto.

COMMENTO ARTISTICO-SPIRITUALE DEI DUE NUOVI MOSAICI POSTI ALL’INGRESSO DELLA CHIESA

 Nel Avvento 2018 un gruppo di parrocchiani ha realizzato due mosaici:

uno dedicato alla Madonna Addolorata

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e uno dedicato al Cristo risorto e alle Gerusalemme Celeste.

La nostra Chiesa è dedicata alla Madonna “Addolorata”. Non “devastata” o “disperata”; “Addolorata” cioè capace di vivere realmente la sofferenza, ma con una forte speranza. Donna capace di provare momenti di dolore reali (Cristo morto) pur rimanendo profondamente viva. Ecco perché l’abbiamo anche messa in rilievo, impreziosita, imbellita, perché non annunciamo soltanto l’eroicità di una donna, una persona che riesce a resistere agli imprevisti della vita che arrivano,

ma avviene qualcosa di più … e il mosaico che la avvolge vuole spiegare esattamente questa azione di salvezza.

Partiamo dall’alto: si parte dalla mano di Dio, mano di Dio che ritroviamo anche nell’altro mosaico, speculare. Lui è sempre origine e fine della salvezza.

Da Lui partono tre discese:

la prima, d’oro (Padre), scende su Maria;

la seconda a destra, blu (l’umanità del Figlio) scende fino al nero della nostra umanità;

la terza a sinistra, rossa, rappresenta lo Spirito Santo sulla Vergine.

San Paolo userà il tema della discesa (Fil cap. 2, 10) intesa come l’abbassamento della Trinità, (in greco Kenosi) fino al punto più profondo della nostra umanità che è il mistero della morte.

Maria è la donna, colma della presenza di Dio (“Il Signore è con te”), e questa pienezza di santità si distende in tutta la sua vita che vediamo sintetizzata e riprodotta nei riquadri marmorei (l’Annunciazione, la visitazione, il Natale la presentazione al tempio, le nozze di Cana, la crocifissione e la pietà).

L’insieme della composizione ci dice che tutto il mistero di Dio scende nella nostra umanità che ritorna a fiorire (c’è movimento, luce, colore, vita) e diventa luminosa e splendente. Addirittura questa povera e fragile terra inizia a produrre un germoglio. Dio assume la nostra umanità così tanto da condividerne la parte più terribile (la morte) per salvarci e riportarci tutti nella Casa del Padre (Gv 14).

Per questo Gesù è venuto in mezzo a noi!

Come un seme messo nella terra (Gv 12,24ss) che ci riporta alla vita, al Padre.

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Ecco perché l’Incarnazione di Cristo ci porta al Terzo Giorno, il giorno della resurrezione (statua lignea di Gesù risorto con i segni della crocifissione, che mostra il suo cuore d’oro) .

Finalmente in Gesù risorto si vede il cuore del Padre che ama tutti i suoi figli. L’umanità di Gesù è il risultato più bello dell’umanità generata dal Padre (Gv 1).

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Tutta questa grazia è frutto del sacrificio d’amore di Gesù raffigurato dall’agnello pasquale, caratterizzato dall’aureola cristoforme e dalla bandiera di vittoria sulla morte.

Sopra l’immagine dell’agnello pasquale c’è la Gerusalemme celeste mostrata dalla mano del Padre come il risultato della nostra piena comunione con lui.

Per questo c’è solo il sole, solo la luce e la mano del Padre, e noi con lui. Uno abita in Dio!

Ecco la vita cristiana! questi due mosaici ci dicono cosa succede quando entri nella Chiesa: Dio ti riempie del Suo Spirito perché tu possa stare in questa vita, in questa comunità, con uomini e donne che (guardate l’altare)

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grazie al sacrificio di Cristo e al dono della Sua Parola (guardate l’ambone)

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diventano pieni di grazia perché noi abitiamo in Dio e Dio abita in noi tutti.

Per questo i due mosaici sono frontali, consecutivi e complementari nel descrivere l’opera della nostra salvezza.

Tutto questo avviene mentre noi siamo su questa terra? Come lo viviamo?

Lo viviamo grazie alla Comunione dei Santi: uomini e donne che hanno vissuto questa benedizione di una vita con Dio; hanno capito cosa vuol dire diventare uomini abitati dal Signore.

comunità in preghieraChe ciascuno sia sempre con Lui,

abitato dalla Sua presenza!

“Prendersi Cura”

di Paolo Crepet

” Oggi, due parole molto importanti sono scomparse dal vocabolario dell’educazione: DOLORE e FATICA. Tuteliamo i figli da tutto. Se dovessimo costringere per un giorno i nostri ragazzi a indossare i pantaloni corti, noteremmo che non esiste più un ginocchio sbucciato. Conseguenza: quella di oggi è una generazione FRAGILE. Ed è colpa nostra.
I dolori che non si hanno da piccoli faranno soffrire da grandi. Meglio sbucciarsi le ginocchia a 8 anni che a 48!
Una volta non c’erano i cellulari e i figli andavano lontano da casa e non erano raggiungibili dai genitori e si dovevano arrangiare. Così diventavano grandi.

Il fatto di correre sempre in aiuto dei figli, di fare le cose per loro di sostituirci a loro nella soluzione dei problemi rende loro la vita FACILE: per loro non c’è più nemmeno il gusto della CONQUISTA.
SE NOI PERMETTIAMO TUTTO, SVALUTIAMO TUTTO E UCCIDIAMO IL DESIDERIO. DOBBIAMO AVERE IL CORAGGIO DI TOGLIERE AI NOSTRI FIGLI, NON DI DARE!!!

LASCIAMO CHE I NOSTRI FIGLI SBAGLINO: LA CRESCITA E’ FATTA DI TENTATIVI ED ERRORI! Non dobbiamo spianargli noi la vita e rendergli tutto facile! Che si ingegnino a risolvere i problemi!
Altra cosa importante: BISOGNA INSEGNARE AI BAMBINI A STARE DA SOLI. La solitudine aiuta a pensare e se penso sono (cogito ergo sum). I nostri figli, oggi, non pensano, FANNO. E fanno tante di quelle cose, che non hanno mai il tempo di pensare. Se ci sostituiamo a loro in ogni cosa e non gli diamo nemmeno il tempo per pensare, come faranno a voler diventare se stessi? “Se cominci a voler diventare te stesso a 20 anni, non ce la farai mai. Se inizi a 5, puoi farcela!”. E non inseriamo i nostri figli dentro a rigidi schemi: apprezziamo la loro originalità.

Ricordiamoci che ogni bambino ha un TALENTO e che il nostro compito è di saperlo TIRAR FUORI. E’ così che educhiamo. Diversamente, istruiamo, mettiamo dentro qualcosa che viene da noi e che non esce da lui. Lasciamoci STUPIRE dai nostri ragazzi! E cerchiamo di non essere amici dei figli, ma genitori, che danno regole e che sono punto di riferimento nelle difficoltà della vita!

Non diamo tutto ai nostri figli! SE UNO HA TUTTO, NON HA PIU’ DESIDERI, QUINDI NON HA PIU’ PASSIONI, QUINDI NON HA PROGETTUALITA’.
E non teniamo i figli presso di noi! Quello è puro egoismo genitoriale, siamo noi che abbiamo paura del nido vuoto. Lasciamoli liberi di andare per il Mondo. Torneranno.

Insegniamo, che PER AVERE SUCCESSO NELLA VITA CI VUOLE TALENTO e che IL TALENTO AL 98% E’ FRUTTO DEL SUDORE. DISCIPLINA: questa è la parola chiave. E’ da lì che esce il talento. I 4 a scuola servono, perché fanno capire i nostri limiti e fanno capire che la vita non è dei furbi, come si crede. La VITA E’ UNA MARATONA e ogni cosa va sudata, conquistata con fatica.

Se c’è una cosa sana nella vita è INSEGUIRE I PROPRI SOGNI, RINCORRERE LE PROPRIE PASSIONI!!! NON ACCONTENTIAMOCI DELLA MEDIOCRITA’. RENDIAMO LA NOSTRA VITA STRAORDINARIA, come diceva il professor Kitting nell’Attimo Fuggente. E’ meglio un ignorante appassionato che un colto indifferente. Non andiamo mai al di sotto del livello della passione.

Sapremo se avremo avuto successo nel nostro compito educativo come genitori o avremo fallito, solo nell’ultimo giorno. Se quel giorno avremo qualcuno a tenerci la mano e ad accarezzarci la fronte, vorrà dire che siamo stati buoni genitori; se, invece di essere lì con noi, i nostri figli saranno davanti a un notaio a litigare per l’eredità… allora avremo fallito”.

Prepariamoci a vivere insieme il S. Natale

PREGHIERA DI BENEDIZIONE IN OCCASIONE DEL SANTO NATALE
Invitiamo la vostra famiglia a pregare insieme con le altre famiglie

DOMENICA 16 DICEMBRE, in Chiesa Parrocchiale, alle ore 17.00

Durante questa celebrazione ciascuno riceverà la benedizione con il segno dell’acqua benedetta.
Inoltre ognuno è invitato a portare dell’acqua, che sarà benedetta, e che poi ciascuno potrà riportare alla propria abitazione come segno di benedizione e comunione nella fede.

 

NELLA NOVENA DEL NATALE MEDITAZIONE SUI NUOVI MOSAICI
VENERDÌ 21 DICEMBRE

 alle ore 16,00 S. Messa e a seguire spiegazione dei mosaici
alle ore 21,00 S. Rosario e a seguire spiegazione dei mosaici

 

CONFESSIONI DI NATALE PER ADULTI
I sacerdoti saranno presenti oltre ai consueti orari anche
DOMENICA 23 dalle ore 16,30 alle ore 18,30
LUNEDI’ 24 dalle ore 10,00 alle ore 12,00

 

CELEBRAZIONI TEMPO DI NATALE
Orari delle messe nel tempo natalizio

LUNEDI’ 24 DICEMBRE ore 17,30 S. Messa di Vigilia
ORE 22.00 SANTA MESSA DI NATALE

MARTEDI’  25 DICEMBRE – S.NATALE DEL SIGNORE: ore 9.00 e ore 10.30

MERCOLEDI’ 26 DICEMBRE SANTO STEFANO: ore 10.30

GIOVEDI’ 27 DICEMBRE – SAN GIOVANNI: ore 9,00

VENERDI’ 28 DICEMBRE – SANTI MARTIRI: ore 9.00

SABATO 29 DICEMBRE: ore 17,30 S. Messa di Vigilia

DOMENICA 30 DICEMBRE: ore 9.00 e ore 10,30

LUNEDI’ 31 DICEMBRE: ore 9.00
ore 17,30 (S. Messa di Vigilia con Te Deum di ringraziamento) 

MARTEDI’ 1 GENNAIO – OTTAVA DEL NATALE ore 9.00 e ore 10.30

MERCOLEDI’ 2 GENNAIO: ore 9.00

GIOVEDI’ 3 GENNAIO: ore 9,00

VENERDI’ 4 GENNAIO: ore 9.00

SABATO 5 GENNAIO: ore 17,30 S. Messa di Vigilia Epifania

DOMENICA 6 GENNAIO – EPIFANIA DEL SIGNORE: ore 9.00 e ore 10.30

AMARE LA PROPRIA CHIESA

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Una Comunità che assomiglia a un mosaico … di umanità e fede.…  la storia continua….

Grazie Don Giuseppe perché ancora una volta ci hai coinvolti in un lavoro manuale, ma ricco di spiritualità.

In questo periodo dove insieme stiamo imparando a conoscere la Bibbia è maturata l’idea di fare un’altra catechesi visiva per la nostra comunità.

Abbiamo “mosaicato” l’ambone dove viene proclamata la Parola: un’immagine che racchiuda la forza della Parola che porta buon frutto (le spighe) e la forza dello Spirito Santo che guida e illumina le nostre vite.

Anche l’altare (con al centro l’altorilievo dell’Ultima Cena) è stato valorizzato con i segni vissuti in quello stesso cenacolo nel giorno di Pentecoste: il vento che soffia e i sette doni dello Spirito Santo.

Siamo grati per questo ennesimo segno che ci aiuta davvero a vivere intensamente ogni messa o ascolto della Parola come momento di reale comunione nella nostra comunità e a renderla “visibile” per tutti, grandi e piccini.

TUTTI ALLOPERA anche a Bormio2000

Continua con…..

LE AVVENTURE DI PINOCCHIO!

Per ricordarci che siamo FIGLI

e non BURATTINI!

Accompagnati dalla storia di Pinocchio è continuata l’avventura estiva del nostro oratorio con la vacanza a Bormio 2000!

Tra riflessioni, momenti di preghiera, gite, giochi e tanta voglia di stare insieme,  abbiamo vissuto una settimana intensa di convivenza fraterna che ha coinvolto tante fasce d’età: piccoli, bambini, ragazzi, adolescenti, giovani e adulti.

Ringraziamo il Signore anche quest’anno per questa esperienza dove ognuno ha sicuramente portato a casa la consapevolezza che siamo Figli di un Padre che ci ama incondizionatamente nonostante le nostre fragilità,  nuove amicizie e….. un piccolo Pinocchio per ricordarci tutto questo!

ECCO QUANTO E’ BELLO E DOLCE CHE I FRATELLI STIANO INSIEME! salmo 132

A TUTTI L’AUGURIO DI CONTINUARE UN BUON TEMPO DI RIPRESA E DI RIPOSO.DSCN3016

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Una canzone per l’estate…piena di vita e speranza

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“Il video presentato all’Istituto dei Tumori di Milano è stata un’esperienza molto bella per noi che lo guardavamo e soprattutto per i pazieni che oltre a dover superare le situazioni difficili ogni giorno si sono divertiti a stare insieme cantando e ballando. Inoltre è stato molto bello vedere i medici interagire con i pazienti, e vederli tutti insieme, come se facessero parte di un’ unica famiglia.” (Irina Polonio)

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“Abbiamo assistito ad alcuni interventi fatti da dei ragazzi riguardo al “progetto giovani”: dai loro racconti traspare quanto sia difficile affrontare una malattia che li fa star male sia fisicamente che psicologicamente. Grazie a questa istituzione, che punta sul curare la persona e poi la malattia, i ragazzi riescono ad esternare le loro emozioni attraverso dei progetti, scoprendo un nuovo mondo, da loro definito fantastico, ma soprattutto trovando la forza per superare gli ostacoli che la vita pone…”
(Sara Rocchetto)

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A questo punto vorremmo chiedere un favore.
SEI TU L’ESTATE (LA DANZA DELLA PIOGGIA AL CONTRARIO) è la nuova canzone dei pazienti adolescenti del Progetto Giovani dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, quelli del successo di  PALLE DI NATALE
Per loro è VERAMENTE IMPORTANTE riuscire a far arrivare il loro messaggio il più LONTANO POSSIBILE.
Aiutali a raccontare la loro storia condividendo il loro  video.
Scarica il brano al link e aiuterai la ricerca

https://itunes.apple.com/it/album/sei-tu-lestate-la-danza-della-pioggia-al-contrario-single/1398262984

 

Per noi partecipare a questo evento e poi poterlo comunicare a tutti gli altri 200 bambini dell’oratorio è stato bellissimo. Abbiamo visto persone che lavorano con impegno e professionalità, ma soprattutto abbiamo percepito l’amore che mettono nel loro lavoro. Anche noi  possiamo imparare che fare bene è importante, ma non basta … occorre fare con amore! per questo  vi diciamo grazie per quello che fate…ma soprattutto grazie per quello che siete

in particolare ai dottori Maura Massimino, Ferrari Andrea, Alfredo Clerici, Stefano Signoroni, a don Tullio proserpio, al nostro carissimo animatore Marco Chisari, a Samuele e a tutti i ragazzi in cura nel “progetto Giovani” della Pediatria Oncologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Grazie!

don Giuseppe Facchineri

Ci mettimo all’Opera!Inizia l’oratorio estivo 2018

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Al via un’altra estate ricca di forti momenti educativi per i più piccoli e i loro animatori.

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UN’ESTATE A TEMPO PIENO DI GIOCO, FORMAZIONE, PREGHIERA, CULTURA. I PIÙ PICCOLI ALL’OPERA PER SCOPRIRE IL VALORE DEL LAVORO, DEL RISPETTO DEL CREATO E CONTRO LE INGIUSTIZIE SOCIALI.

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Inizia in tutta la Diocesi di Milano l’oratorio estivo: 250mila i ragazzi coinvolti, 50 mila i giovani volontari!!!

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La proposta prosegue idealmente l’avventura dell’estate scorsa. Dopo aver contemplato il creato come splendido dono di Dio è ora di rimboccarsi le maniche e darsi da fare: «Ora tocca a te, allOpera! Tu prendi questa vita e giocala! Avrai il coraggio di chi il mondo cambierà…», si canta in uno degli inni dell’Oratorio estivo 2018.

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A prendersi cura dei bambini e preadolescenti nei 1000 oratori ambrosiani saranno gli animatori, adolescenti e giovani dai 15 anni in su: circa 50 mila in tutta la Diocesi. «Ragazzi improbabili» li ha definiti l’arcivescovo in occasione della presentazione dell’Oratorio estivo in piazza Duomo. Ragazzi improbabili perché, «mentre il luogo comune li definisce egoisti, loro invece sono generosi; mentre il giudizio universale prevede che ciascuno pensi per sé e usi il suo tempo per fare quello che vuole, pensano agli altri, hanno intenzione di dedicare le prossime settimane per far radunare i più giovani, invitarli alla preghiera, organizzare per loro i giochi e i laboratori».

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PROFESSIONE DI FEDE dei nuovi animatori e MANDATO EDUCATIVO per l’Oratorio Estivo 2018

Sono chiamati i ragazzi e le ragazze che faranno la loro Professione di Fede davanti a tutta la Comunità. Questo gesto è il segno di un cammino spirituale che li abilita a prendersi cura dei ragazzi che verranno loro affidati. Preghiamo il Signore perché questi giovani ragazzi sappiano testimoniare nella vita ciò che ora professano nella fede.

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Volete impegnarvi a testimoniare in mezzo alla società l’amore crocifisso e risorto del Signore Gesù con una vita di preghiera, di fedeltà alla vostra vocazione, di generosa dedizione ai fratelli? Sì, con la grazia di Dio, lo vogliamo.

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Volete impegnarvi a testimoniare in mezzo alla società l’amore crocifisso e risorto del Signore Gesù con una vita di preghiera, di fedeltà alla vostra vocazione, di generosa dedizione ai fratelli? Sì, con la grazia di Dio, lo vogliamo.

Ricevi il Vangelo e testimonialo nella vita!

Siamo felici di presentare all’intera comunità e, in particolare, ai bambini e ai ragazzi, gli animatori dell’Oratorio estivo di quest’anno

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Carissimi, con gioia la comunità cristiana accoglie il vostro entusiasmo alla vigilia di questo Oratorio estivo. Animare le giornate dei nostri ragazzi non è compito facile né scontato. Richiede passione e pazienza. A nome della comunità, vi ringrazio per la vostra disponibilità. In queste settimane vi affidiamo i più piccoli tra noi: sono il tesoro prezioso della nostra comunità, la nostra riserva di futuro. Abbiatene cura! 

Grazie, Signore, per il dono della vita, per il dono dei nostri amici e per le persone che ci vogliono bene! Grazie per averci creati a tua immagine come opere meravigliose del tuo amore. Anche quest’anno abbiamo accolto il tuo invito a fare gli animatori dell’Oratorio estivo. Ci impegniamo a giocare tutte le nostre qualità e le nostre capacità a servizio dei più piccoli e delle loro famiglie. Signore, in queste settimane desideriamo scoprire quanto siamo preziosi ai tuoi occhi e quante bellezze hai creato per noi. Donaci occhi capaci di stupore e un cuore sempre grato.

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FESTA PER IL 25 ° ANNIVERSARIO DELL’ORDINAZIONE SACERDOTALE DI DON GIUSEPPE

ordinazione-1993003La liturgia Eucaristica che stiamo per iniziare, assume un particolare significato. Oggi la nostra comunità parrocchiale è in festa. Vogliamo, infatti,  ringraziare il Signore per il dono di Don Giuseppe, nella ricorrenza del suo venticinquesimo anniversario  di ordinazione sacerdotale. Dire qualche pensiero su una persona amica  è sempre difficile e il più delle volte inappropriato. Se questa persona è anche sacerdote, è ancora più complicato. Essere amico, infatti, vuol dire condividere gioie e difficoltà, rispettando il ruolo che ognuno ricopre.

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In questi anni, noi tutti con Don Giuseppe, siamo cresciuti in “età” , e speriamo un po’ anche “in sapienza e in grazia”, perché il sacerdote è uomo di Dio. Caro Don Giuseppe, in questo periodo storico, in una società che si definisce liquida, abbiamo nel cuore una richiesta da farti: Ti chiediamo di aiutarci ad essere la “Chiesa del grembiule”, come sognava Mons. Tonino Bello. Una chiesa finalmente libera, che esce dal chiuso dei propri privilegi e dalle mura del tempio, per farsi presente e vicina a ogni uomo, là dove si vive e si lavora, là dove si costruisce la città, si soffre e si muore.Forse un po’ con te siamo già “Chiesa del Grembiule”.

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CONFIDIAMO NEL SIGNORE POICHE’ LUI PUO’ PRENDERE DELLA POVERA E MISERA ARGILLA E FARLA DIVENIRE ORO PURISSIMO CHE RISPLENDE NELLA CASA DEL PADRE!

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Ci hai insegnato ad alzare lo sguardo, indicandoci sempre il Crocefisso come punto di riferimento, insegnandoci una spiritualità concreta e creativa… pensiamo alle tue omelie… Ci hai aiutato ad accogliere e ad avere attenzione alle povertà… Pensiamo agli invisibili… Questo era anche il sogno di un grande Padre della Chiesa: il Card. Carlo Maria Martini, da te tanto amato. Un sogno che sta diventando sempre più realtà con Papa Francesco.

Grazie di tutto, caro Don Giuseppe, la preghiera del Beato Card. John Henry Newman,  ti accompagni nella stupenda avventura di annunciare con entusiasmo il Risorto:

“Guidami, luce, amica, in mezzo alle tenebre: guidami innanzi… Non ti chiedo di vedere l’orizzonte lontano, un solo passo mi basta…. Tantissimi auguri, con stima e affetto.

 

“Un prete uscito dal nostro Oratorio”

di Luca Zaninello

Circa 40 anni fa, io e l’amico Marco Rizzi iniziammo l’esperienza di educatori in San
Gregorio con un gruppo di ragazzini, classe 1968: dopo tre anni uno di questi disse
che sarebbe entrato in seminario.
Ancora oggi questo tipo di notizia desta sempre un po’ di sorpresa, ma allora
non ci stupimmo più di tanto: si vedeva che questo preadolescente aveva una sensibilità
e un’attenzione alla parola di Dio particolare. Ed è così che con grande gioia oggi festeggiamo i 25 anni di Giuseppe Facchineri.
Se non ricordo male Giuseppe era abbastanza angosciato dalle materie umanistiche che
il seminario gli proponeva, quei latino e greco non sembravano essere proprio delle
passeggiate: tuttavia lui aveva chiara la meta da raggiungere.
Abbiamo avuto la fortuna di vederlo crescere, maturare, diventare sempre più convinto
nella sua scelta: tutte le volte in cui ritornava in oratorio ci raccontava della bellezza
e dell’intensità del suo cammino, e quel sorriso che non ha mai perduto comunicava
subito la gioia di avere trovato la propria vocazione. Ho il ricordo di diverse vacanze
estive e di capodanni trascorsi insieme, con la preziosa guida di don Antonio Riva, che ci ha aiutato a crescere come cristiani e quindi come uomini, e che credo abbia trasmesso a Giuseppe quello stile pastorale, sano e vero, che mi sembra lui abbia fatto suo. Man mano che trascorrevano gli anni che lo avvicinavano al giorno dell’ordinazione sacerdotale, in tanti dicevamo che Giuseppe sarebbe diventato un ottimo “prete da oratorio”: la capacità di stare con tutti i ragazzi, quell’allegria contagiosa, e contemporaneamente la profondità di comunicare la parola di Dio con serietà, sono
tutte qualità che ne hanno caratterizzato la crescita.
La prima Messa in San Gregorio fu una grande festa, attorniato dalla sua famiglia e
dai tantissimi amici: qualche mese dopo don Giuseppe iniziava il suo ministero come
coadiutore nelle parrocchie dell’Annunciazione e poi successivamente di Santo Spirito.
Come era prevedibile, il suo carisma con i ragazzi ha lasciato segni molto positivi: in
particolare, mi ricordo quando mi parlava dei pellegrinaggi in Terra Santa o dei viaggi
che aveva organizzato con i suoi giovani, uno addirittura in Uruguay, se non ricordo
male; inoltre, la sua attenzione alla bellezza dell’arte, lo ha portato a usare questo
linguaggio per avvicinare ulteriormente adulti e giovani.
Proprio quando era a Santo Spirito che ci fece vedere i mosaici che aveva saputo realizzare coinvolgendo i suoi parrocchiani in un percorso artistico, ma soprattutto educativo: noi suoi amici eravamo stupiti per l’idea pastorale che stava alla base di tutto ciò e della qualità del risultato finale.
Poi nel 2007 don Giuseppe viene nominato parroco presso la comunità della Beata
Vergine Addolorata in Morsenchio, dove tuttora si trova: ho un ricordo ancora molto
chiaro della celebrazione in cui lui fece l’ingresso ufficiale in quella parrocchia, ma sono
stati soprattutto gli anni successivi, in cui mi è capitato di andarlo a trovare con incontri
sporadici, che mi hanno fatto percepire i bellissimi frutti che lui aveva aiutato a far crescere. Tutte le volte respiravo un clima di accoglienza, il sorriso e l’allegria delle persone sapevo bene da chi derivavano; ma fu soprattutto in occasione del crollo parziale del soffitto della chiesa, mi pare nel 2011, che don Giuseppe ha saputo far camminare unita la comunità la quale, rimboccatasi le maniche, è riuscita a
superare un momento e una prova decisamente impegnativi.
Quante volte l’ho sentito dire: “ringrazio il Signore per la comunità nella quale mi ha
messo, mi sta dando sicuramente più di quello che io sto dando a lei”.
E desidero concludere riparlando ancora dei mosaici, che don Giuseppe ha creato
anche in quest’ultima parrocchia: credo che il primo di questi risalga al 2008, nella
Cappella della Shekinà (Santa Presenza), poi ad esso ne sono succeduti altri. All’inizio
di quest’anno il suo amico padre Marko Rupnik, sacerdote artista sloveno, è passato a
trovarlo e, oltre a ricevere una straordinaria accoglienza, non ha nascosto la sua sorpresa nel vedere le opere artistiche che quella comunità aveva realizzato,
in cui la sua influenza e il suo stile erano decisamente palesi. Ma oltre ad apprezzare
i mosaici fatti in questi anni lui ha visto “l’altro grande mosaico” che tutti insieme
hanno realizzato: la comunità riunita intorno al Signore. Allora anche noi, tua comunità
originaria, ci riuniamo attorno al Signore per ringraziarLo della tua vocazione, del
bene che hai lasciato fra di noi e preghiamo per il tuo ministero sacerdotale.

Tantissimi
auguri don Giuseppe!

Il cancro del “familismo”!

Oggi viene inaugurata a Gerusalemme l’ambasciata degli USA. Pubblichiamo il commento a questo episodio di cronaca fatto dal Dott.Venturoli, che mette in evidenza le dinamiche che muovono dentro le famiglie, quindi anche le nostre, rilativamente a ciò che induce a compromessi, complicità, omertà, privilegiando il proprio interesse rispetto al bene comune. L’analisi di Venturoli, che va letta con calma soppesando i passaggi del pensiero,  evidenzia linguaggi e strutture che sono alla base della cultura deviata delle famiglie… si proprio cosi, quello che intendete ora… le famiglie mafiose; dove un certo modo di intendere i legami, unito a un uso prepotente dell’illegalità, somatizza violenza e scelte che creano una cultura deviata. Ovviamente il paragone vuole essere volutamente provocatorio, ma sufficientemente stimolante nel valutare cosa capita nelle nostre famiglie quando si toccano i propri interessi; quali sono i valori prioritari, su quali scelte si converge, che passaggi si ha (o non si ha) il coraggio di agire.

Si parte da un episodio che sembra lontano da noi (ma è una miccia che innescherà tanto) e tra le righe si intravedono dinamiche molto, molto a noi contigue.

“La politica estera di Trump è decisa con il marito di sua figlia, suo consigliere di fiducia per le questioni questionig mediorientali.
In passato la famiglia era considerata il principale luogo di socializzazione, oltreché di iniziazione alla fede, propedeutico alla entrata, da adulti, nella posizione già assegnata, nella società civile.
Non era al di sopra della dimensione pubblica e, a volte, censo e interessi politici potevamo andare a discapito dei legami famigliari e di sangue.
La storia è piena di padri, figli, madri, fratelli, sorelle, zii e zieassassinati o assassini, per questioni di potere.
Oggi in molti ambiti si mischiano relazioni famigliari e funzioni pubbliche:

imprese, professioni, politica, spettacolo, organizzazioni mafiose e criminali, con un
tendenziale predominio dei legami famigliari sulle pubbliche funzioni.
Unità di misura di queste relazioni “pasticciate” non è quella degli affetti, come si afferma, ma la complicità su interessi collusi, condivisi e goduti.

Ne è conferma la lotta all’ultimo sangue che avviene tra questi consanguinei, ad ogni spartizione di eredità.
Vi è una responsabilità anche della Chiesa Cattolica in questo ribaltamento di valori.
Nei Vangeli si esorta a vedere i bisogni del prossimo e ad agire nella carità e giustizia, senza nulla sottrarre alle persone con cui si vive.
Oggi gli interessi della famiglia, per molti post-moderni vanno “difesi” anche “ a discapito” del prossimo.
Costoro per la famiglia giustificano, l’evasione, la corruzione, l’appropriazione indebita, la raccomandazione.
Ideologizzare la famiglia significa giustificare tutte le nefandezze che possono accadere al suo interno.
Difenderla sempre e comunque anche quando c’è un padre pedofilo, una moglie “complice” (per non rompere la famiglia naturalmente) e fratelli ciechi; oppure quando si fanno carte false per evitare tasse, porta a queste aberrazioni.

La famiglia è, o dovrebbe essere, il luogo sacro degli affetti, dovrebbe entrarvi il memo possibile la polvere del mondo. Li si viene educati alla relazione con se e gli altri.

La famiglia Trump ha deciso di spostare l’ambasciata Americana a Gerusalemme città, per metà, occupata dall’esercito israeliano e, per l’altra metà già appartenente, dal ‘48, allo Stato d’Israele, soggetta all’autorita’ di un Governatorato Militare, a sua volta soggetto al diritto internazionale.

La famiglia Trump, usando il potere che gli hanno dato gli americani, ha calpestato il diritto internazionale a discapito di una vera convivenza tra i popoli. Viene spacciato come atto di pace ma, in realtà è un atto di guerra, che radicalizzera’ ulteriormente le divisioni.
È la rappresentazione fenomenologica di come il familismo se arriva al potere è devastante per la società così com’è lo è un cancro nel nostro organismo.”

Dott. Venturoli Sandro